A Filippo

E giunge l’ora di mettersi in viaggio
per te, fratello, partenza improvvisa;
lasci una valle di lacrime intrisa
ma anche di rose che sbocciano a Maggio;

quanto ci lasci è un profondo messaggio
d’anima bella, irrequieta, precisa,
a cui mediocrità spesso era invisa,
che mai del conformismo cadde ostaggio.

Un uomo libero in volo nel cielo
forse sorride a chi resta qui, colto
da quest’addio ch’assomiglia a un inghippo;

e tutto è invece scontato e risolto
per chi leggero, solleva quel velo
che copre tutto. Buon viaggio, Filippo!

Orpello

A te, che dopo quasi dieci anni,
a me confidi un sì grande dolore,
non sopraggiunga mai chi ti condanni.

Il dono che mi fai è per me un onore,
fanciullo, fosti vittima d’inganni
cui strascichi s’avverte ancor l’odore.

Che trovi pace il tuo cuore, fratello,
sol ora so: il tuo scherzare è un orpello.

Sindaci Progressisti

Ci sono notizie che mi fanno seriamente pensare che una buona fetta di uomini di quest’epoca non abbia il cazzo. Davvero, non parlo metaforicamente, sono seriamente convinta che costoro siano completamente piallati tra le gambe e abbiano solo un minuscolo orifizio, un buchino miserabile utilizzato unicamente per la minzione, effettuata rigorosamente da seduti.

Osservo la faccia di quest’uomo e mi sovviene il volto di Pinolo, il mio migliore amico delle scuole superiori, da sempre innamorato di me e, pertanto, disposto a subire qualsiasi tipo di umiliazione da parte mia. Benché fossi completamente frigida e avessi la fica secca come un’arachide, ricordo che in quel periodo esibivo i miei capezzoli puntuti per i corridoi della scuola in sua compagnia, oltre a quella di Mariarita, la cicciona che ho già menzionato in un’altra circostanza, la quale ora è diventata “un tipo” e scopaccia selvaggiamente con il suo compagno di vita, al contrario di me che sono sola come una cagna e sono interessata soltanto all’esercizio del potere per farmi invidiare dalle donne e farmi desiderare dalle “non donne”. Dicevo, Pinolo sopportava ogni tipo di mortificazione, passava a prendermi tutte le sere, prima in scooter, poi in macchina, e in quelle serate gli riempivo la testa di racconti relativi a uomini mai esistiti che mi sarei portata a letto, narrando gesta erotiche mai avvenute, farcendo il tutto con minuziose descrizioni di posizioni acrobatiche millantate e ben sapevo che lui ascoltava tutto questo eccitato e con un dolore malcelato da un penoso compiacimento. Ero ben conscia che Pinolo, una volta tornato a casa sua, avrebbe sfogato il suo dolore e il suo desiderio in una squallida smanacciata, fantasticando su di me, sul mio culetto sodo e sui miei capezzoloni turgidoni, per concludere il tutto con quattro fiotti caldi, un rumore di sciacquone e una partita a World of Warcraft, verso cui soffriva di una terribile dipendenza. Pinolo ignorava il fatto che fossi totalmente frigida e, in realtà, tutte le sere, piangevo con la testa nel cuscino e morivo di dolore perché sapevo di non essere meritevole di ricevere nulla e usavo la mia malvagità come rivalsa verso dei genitori che non mi hanno mai amata.

Bene, il sindaco di Castelfranco Emilia mi ricorda tantissimo Pinolo. Il furbone utilizza la “Schwa”, rimarcando che si tratta di un simbolo neutro, ma sappiamo benissimo, e non ci vuole certo un genio per capirlo, che quel simbolo altro non è che una fottuta “e” rovesciata, il che vuol dire che non sta facendo altro che compiacere noi donne, non perché sia un santo, non perché sia un benefattore o una brava persona, ma perché, in fin dei conti, spera che tutto ciò si traduca in consenso elettorale e, perché no, magari in una o più generose scopacciate da parte di qualche femminista, eccitata dalla sua ruffianeria e dalla sua ridicola piaggeria.

Ce la puoi fare sindaco, io ci credo, continua così e troverai una fila di donne sotto il comune di Castelfranco Emilia, le quali non vedranno l’ora di spolparti quella triglietta progressista, quella pesciolona ricottosa, democratica e arcobaleno.

Sempre che ci sia.

Villaggio

E quanto rumor fan l’anime in pena,
che san che non avranno mai risposte
da nobili caduti a pancia piena.

E furon, sai, speranze mal riposte
in pavidi che ridon come iena
tenendo verità sì ben nascoste.

Il tempo di salpare è presto giunto,
lontano da un villaggio ormai consunto.

Incontri e Addii

Incontri e addii questo tempo che passa
scandiscono, e ritornano talvolta
ricordi che memoria avea sepolta
d’amici cui membranza mi rilassa.

Un’epoca d’un’alma ch’in matassa
di nodi costringeva ed era avvolta;
lo veggo con chiarezza, è ormai disciolta
e tutto quel dolore s’oltrepassa.

Ritornano fratelli di quell’era,
rinati, frastornati dalla vita
che a volte duri colpi sa ferire;

eppur bisogna starci nel patire,
perché la gran virtù venga carpita:
pazienza, dona forza, quella vera.

Michela Murgia

Osservo gli occhietti intrisi di livore di quest’uomo e penso al fatto che, se solo fosse andata a fondo nelle sue ferite, se solo avesse perdonato i suoi genitori e i compagni di classe che la prendevano in giro da bambino, probabilmente non starebbe cercando di far pagare al paese intero la sua infanzia traumatica con la sua personalissima e violenta interpretazione della realtà, con i suoi chili di troppo portati con finto orgoglio. Mi viene da pensare che la sua ciccia sarda sia un modo per issare un muro, indossare una corazza, per essere ingombrante e farsi notare dal mondo intero in un grido simbolico che suona come: – Guardatemi, bulli, che mi prendevate in giro, guardatemi, mamma e papà, ce l’ho fatta, nonostante le prese in giro, nonostante il dolore. È giunto il momento di farla pagare al mondo intero.
Il bullismo è un fenomeno pericoloso e da combattere per un semplice motivo: può generare fenomeni con desiderio di rivalsa come Michelemurgia che, purtroppo, influenza pesantemente (è il caso di dire) il pensiero e le opinioni della collettività, generando rancore sociale.

Concludo: anche Stalin e quell’altro tizio con i baffi in Germania hanno avuto delle infanzie traumatiche.
State attenti ai vostri figli, genitori, state attenti ai vostri compagni di classe più deboli, o bulli: potreste essere responsabili nell’aver creato degli autentici mostri.

La Morte del Principe Filippo

Leggo i titoli dei giornali che commemorano la morte del principe Filippo e vedo un concentrarsi su due principali tematiche: lo stare “un passo indietro” alla moglie Elisabetta e le sue gaffe. Giustamente è morto un uomo, un “first man”, una “non-donna”, è bene concentrarsi soprattutto sui suoi difetti e sui suoi limiti, in fin dei conti noi donne lo abbiamo capito, noi donne forti, noi madri e lavoratrici, multitasking e dotate di un cervello più evoluto, superiori al maschio in tutto e per tutto, lo sappiamo ormai bene, forse lo abbiamo sempre saputo: non abbiamo bisogno di ometti, seguendo il virtuoso esempio della Svezia potremo essere in grado di riprodurci da sole anche in Italia, senza la necessità di congiungerci carnalmente con questi cosiddetti “uomini”. È meraviglioso questo progresso, siamo finalmente libere dall’oppressione patriarcale, libere di inseguire i nostri desideri, mutevoli giorno per giorno, ora dopo ora, come foglie al vento, in un perenne e inconcludente “qui e ora” e, dunque, lunga vita alla Regina Elisabetta II, che costituisce esempio di sovrana virtuosa, che ha ricevuto il potere per conto di Dea Madre, per intercessione della Figlia e della Spirita Santa, che per marito ha avuto un’appendice che, pensate un po’, ogni tanto osava contraddirla. Come si è permesso, questo cosiddetto “Principe”, di contraddire una donna che ce l’ha fatta grazie anche alle nostre battaglie femministe, le stesse battaglie che hanno aiutato Margaret Thatcher e Angela Merkel a prendere il potere? È tutto merito del femminismo, perché femminismo vuol dire pace, vuol dire sorellanza, vuol dire uguaglianza. In fondo siamo uguali, noi donne e non-donne, i sessi sono solo un’invenzione del patriarcato. Guardate me, prendete esempio dalla sottoscritto, con quanta fluidità sono capace di passare da uomo a donna. Come insegna la meccanica quantistica, se non mi osservate, vi è in me una sovrapposizione di stati, posso essere maschio e femmina allo stesso tempo, avere il cazzo e la fica nel medesimo istante e solo osservando il fenomeno che sono permette di far collassare la mia funzione d’onda e determinare che io sia uomo o donna con una data ampiezza di probabilità. Come potete vedere, la teoria del gender fluid trova ampio riscontro nella fisica moderna, è scienza allo stato puro e, come insegna il mantra, la scienza non è democratica. Abbiamo finalmente raggiunto, con il positivismo, con il Coprifuoco e progresso, una verità assoluta.

Resta comunque ferma una questione di carattere geopolitico che ho avuto modo di menzionare qualche tempo fa: pace all’anima del Principe Filippo, ma ribadisco la mia diffidenza nei confronti di un popolo che non utilizza il bidet.Forse solo lui avrebbe potuto dircelo.

Se la fica di Elisabetta II puzza.

Di cheddar.

Cambiarsi d’Abito

Cedon le mura, ed in fiamme i miei occhi
vedon castelli d’un florido regno
ora crollare per man di tre allocchi;

Fuggir è dura da un mondo sì indegno,
s’han mille scelte, ma troppi gli sbocchi;
per dove andare, a che ammonta il suo pegno?

Cambiarsi d’abito, è giunto il momento,
coi piedi a terra, resistere al vento!

Sciacallaggio Mediatico

Sono davvero fiero della dignità che gli italiani stanno mostrando, offesi dal comportamento indegno che la TV russa sta perpetrando nei confronti del nostro popolo sul caso di Olesya Rostova e della possibilità che quest’ultima sia Denise Pipitone, la bimba scomparsa nel 2004 a Mazara del Vallo. È bello vedere questa gente scagliarsi contro il presunto sciacallaggio mediatico da parte della TV spazzatura russa, gente che si è sempre istruita e arricchita su programmi al contrario estremamente formativi quali “La Vita in Diretta” e “Pomeriggio Cinque”, format che hanno sempre fatto dell’informazione obiettiva scevra da qualsivoglia sentimentalismo, del tempismo nel fornire notizie il più possibile inerenti alla realtà dei fatti, senza temporeggiare con lo scopo di creare suspense e incrementare audience, dei solidi e inossidabili baluardi.

Sarò breve, ma voi russi avete solo da imparare dal modus operandi italico, dal metodo rigoroso con cui si fa televisione nel nostro belpaese, che ha sempre mostrato empatia e vicinanza nei confronti della gente comune, esente da qualsivoglia speculazione sul dolore delle famiglie o sull’ingenuità dei più deboli, che ha sempre avuto, come intento primario, il perseguimento dell’etica e del bene comune, senza soffiare sul fuoco dell’indignazione e senza creare false speranze con lo scopo di trarne profitto economico in termini di audience e pubblicità.

Cari russi, vi dovreste solo vergognare per aver speculato sul dolore di una madre. Avete tanto da imparare da Alberto Matano e da Barbara D’Urso, conduttori di razza che sapranno senz’altro spiegarvi meglio di me che questi comportamenti non sono degni di un paese civile.

Nel giro di pochi giorni, tutto questo sarà un brutto ricordo, e i media troveranno un’altra arma di distrazione di massa per non farci pensare alle chiusure degli esercizi commerciali, alle casse integrazioni e a quei fascisti puzzocacconi che scendono in piazza e osano mettere in pericolo il nostro sistema democratico, contestando un governo liberale che ci chiude in casa per il nostro bene e per la nostra salute.

Sciacalli

Sciacalli su un dolore familiare,
a fiaschi vengon fusi certi fischi,
la gente scende giù a manifestare;

le piazze ormai dimenticano i rischi,
da chi terrore vuole alimentare,
diffusi; non vogliam che ci s’invischi!

Che tutto questo finisca un bel giorno,
che questo scempio non faccia ritorno!