Esperta Allieva

Infine, questo cuor trova la pace,
di giorni travagliati ad affrontare
arbusti pien di spine, attraversare
sentieri d’una mente assai mendace.

Rimorso e falsa colpa, o te, vorace,
rimordi di ricordi e sanguinare
lo fai fino a sentirti soffocare,
finché tutto finisce, tutto tace.

E splende finalmente questo sole,
e, guarda, infin per giunta si solleva,
già dopo il temporale, fresca brezza;

e dolce, questa pelle t’accarezza,
ormai, di tal dolore, esperta allieva,
sopporti stoicamente la sua mole.

La Pandemia degli Addii Al Nubilato

Questo post vuol essere una dedica a noi donne, naturalmente e geneticamente superiori e migliori delle nostre controparti di sesso non femminile, delle quali al momento mi sfugge la definizione. Sarà un post un po’ irriverente e caustico, facendo un’eccezione, dato che come ben sapete sono generalmente una fanciulla molto posata, usa a dir le cose con un certo tatto, quel tatto che si confà a una damigella di buona famiglia, cordiale ed educata come la sottoscritta.

Davvero, care utentesse, è bene che qualcuno ne parli e sarò io la prima a farlo: ma quanto ci ha rotto le ovaie questo vaiolo, questa cazzo di peste nera degli addii al nubilato? È cosa buona e giusta che qualcuna vi dia uno scossone. Avete finito di sperperare i soldi di vostro padre direttore di banca in queste cazzo di limousine, vestite tutte allo stesso modo, nella convinzione di partecipare a un party unico e speciale, quando in realtà siete solo delle replicanti scontate e banali, la copia di mille riassunti, per dirla con Samuele Bersani e farvi bagnare tutte? Ma è possibile che queste feste siano poi tutte uguali? Indossate tutte una maglietta rosa che recita generalmente uno slogan banale e stereotipato sul matrimonio, mediante il quale fingete che la futura sposa, che si distingue da voi unicamente per via del velo bianco in testa, stia subendo una sorta di condanna. Vi prego, smettetela con questa pagliacciata, piantatela di andare in giro per la città a bighellonare e a coprirvi di ridicolo, richiedendo foto buffe generalmente ai più morti di fica del quartiere, ai quali donerete un briciolo di speme facendogliela annusare, facendogli credere che siate in giro alla ricerca di poderosi uccelloni quando, non appena Mariarita, la bruttarella del gruppo, riceverà un invito a uscire da parte del nerd Gwencàlon che ha appena scattato la foto, sarà soverchiata dal timore atavico e isterico di essere pisellata e si tirerà indietro. A fine festa poi, tornata a casa, nella solitudine della sua cameretta, prona sul suo lettino, piangerà lacrime di rabbia e di dolore con la faccia sommersa nel cuscino, sapendo che Naomi, l’odiata migliore amica, ha sempre avuto più uomini di lei e finalmente convolerà a nozze con quel fustacchione di Michelangelo, l’unico che ha saputo tenerle testa, ché stare con lei non è mica semplice, oh! Non sono mica tutti capaci di combattere per lei, bellissima, complessa e dolcemente complicata com’è.

Care utentesse, un consiglio da amica: lasciate perdere la voce interiore di vostra madre e di vostro padre, che vi hanno instillato un sacco di complessi e di traumi, in base ai quali non siete degne di essere chiamate donne se non convolate a nozze. Emancipatevi sul serio, guardatevi dentro, scavate in fondo alla cloaca della vostra cazzo di interiorità, guardate bene in faccia i vostri demoni, i quali sono lì per una precisa ragione, guardate quella mezza sega del vostro compagno o di vostro marito, il cui sguardo spento è degno certificato di garanzia della sua castrazione causata da altrettanti, seppur differenti, condizionamenti sociali, della sua vitalità ormai soffocata dal grigiore di una routine mortifera. Guardatelo bene e, per fare un’altra altissima citazione, ricordatevi della serie tv Scrubs. Ricordate bene cosa dice il Dr. Cox a Elliot Reid, prima che quest’ultima stia per sposare Keith Dudemeister: – Elliot, vuoi sposare Keith o vuoi semplicemente sposarti?

Bene, care utentesse, se dopo la vostra autoanalisi, la risposta è che volete semplicemente sposarvi, se il vostro obiettivo è semplicemente quello di mettere su famiglia con un brav’uomo che non disturba troppo, ma vi irrita profondamente esattamente per questo motivo, se dunque l’idea è quella di portare avanti un progetto che fondamentalmente interessa solo a voi, perché fidatevi, a pochissimi uomini interessa davvero metter su famiglia, allora è quello il segnale: fate le valigie, scappate a gambe levate e non guardatevi più indietro.

Questa mia missiva è valida naturalmente anche per gli utenti ammogliati, ai quali mi tocca enunciare un’amara verità: cari uomini, noi donne amiamo in pochissimi casi, stiamo con voi per paura della solitudine e del giudizio altrui. Se amiamo qualcuno, senz’altro non siete voi, al massimo possiamo provare nei vostri confronti un po’ di tiepido e insipido affetto.

Prendetene atto.

Vacanze

Ecco giunte le agognate vacanze: oh, finalmente! È giunto il momento di lasciarsi alle spalle le preoccupazioni di carattere professionale. Mi ci vedo, vi ci vedo, non vedete l’ora di terminare l’ultima riunione, timbrare quell’ultimo cartellino, uscire dall’ufficio o da ovunque vi troviate, voi “smartworker” e nomadi digitali, a sbrigare le vostre faccende lavorative, pronti ad accogliere il senso di liberazione, la felicità donata dall’illusione che per due o tre settimane sarete liberi.

Eppure, che strano, qualcosa si affaccia alla mente, siamo in ferie, cazzo, dov’è quella promessa di gioia, di felicità che tanto aspettavamo e speravamo giungesse? Cari utenti e care utentesse, da nessuna parte. Adesso il lavoro non occupa più la vostra mente, non avete più una scusa per lamentarvi del vostro capo ruffiano, del vostro collega ambizioso e cocainomane Ilario, del fatto che voi, talentuosi professionisti poco apprezzati, meritiate di più, meritiate gloria, riconoscimento e promozioni senza aumento di stipendio. In pratica, non avete più lamentele da utilizzare come arma per soffocare i vostri demoni i quali, una volta a mente libera, emergeranno con prepotenza, verranno nuovamente a tormentarvi, a ricordarvi di quanto siate insoddisfatti e scontenti, di quanto vi fa incazzare vostra suocera, di quanto sia invadente vostra madre, di quanto sia piccola la vostra casa, di quanto il vostro matrimonio zoppichi, di quanto siano deluse le vostre aspettative, di quanto, in pratica, sia mediocre la vostra vita, pur nella convinzione di essere migliori degli altri e che sì, un giorno ce la farete a essere felici. In fondo siete resilienti, non mollate mai, cazzo, siete dei veri combattenti, eroi ed eroine del ventunesimo secolo!

E allora, suvvia, non bisogna pensare a tutto questo, bisogna pianificare le ferie, Dio buono! Avete fatto le valigie? Avete pulito casa? Avete preso le chiavi? Avete chiuso il gas? Avete spento il frigorifero, cavolo bisognerà sbrinarlo almeno due volte all’anno, no? Ed eccovi in auto, mentre fremete, in attesa di recarvi in spiaggia, consapevoli che in circa un paio d’ore raggiungerete finalmente la Liguria, carichi di aspettative. State tranquilli, le cose andranno esattamente come ve le siete immaginate, la realtà coinciderà in ogni minimo dettaglio con lo scenario che avete dipinto nella vostra mente, quello scenario che vi serve a soffocare il vostro dolore, che non avete alcuna voglia di guardare in faccia. Ed eccovi finalmente, imboccate la A7 e guarda un po’, sono tutti lì, in coda, pecoroni guidati dal pastore del vostro conformismo mascherato da anticonformismo, sotto un sole cocente. Tre corsie per senso di marcia inesorabilmente occupate. E vi incazzerete, voi non donne alla guida, mentre vostra moglie, con i piedi rigorosamente sul parabrezza e con aria di sufficienza, impigrita, inizierà a lamentarsi del traffico, ché non è possibile che partano tutti a quest’ora, figa! E voi abbozzerete, ingoierete l’ennesimo rospo, giustamente. Potete fare diversamente, per caso? Avete due figli a carico, Lanfranco e Mariaritanna, non è giusto mollare ora, lasciarla, come la prenderebbero i vostri pargoli, i quali sono molto meno stupidi di quello che pensate e sanno benissimo che le cose tra mamma e papà non vanno bene e soffrono in silenzio e con buone ragioni vi faranno passare le pene dell’inferno non appena diventeranno adolescenti perché siete un pessimo modello per loro, ché vi siete sposati solo per convenzione sociale e per la vostra solita schiavitù nei confronti dell’altrui compiacimento?

Buon viaggio allora, cari utenti e care utentesse, ho appena imboccato l’autostrada da Milano con moglie e figli, ci vediamo a Varazze tra dodici ore.

Buone vacanze del cazzo.

Massimo Recalcati Puro Amore

Sono davvero eccitata come una scolaretta di quarta ginnasio che ha incrociato per la prima volta lo sguardo sornione di Jonathan Mirko, il bellone di prima liceo il cui sorriso candido contrasta magnificamente con la pelle abbronzata del suo viso.

Davvero, signore e signore di sesso contrario a quello femminile, mi sono appena imbattuta in un post del mio caro amico Massimo Recalcati e debbo riconoscere che codesto profondo conoscitore dell’anima è davvero capace di mettere nero su bianco tutte le sfaccettature dell’amore. Costui sa parlare di questo sentimento dimostrando una femminile gestione della complessità, muovendosi armonioso e sinuoso, a guisa d’una foglia che libra nell’aere trasportata da un vento autunnale, attraverso le innumerevoli sfaccettature di codesta emozione.

Leggere tutto questo mi causa inevitabilmente un devastante inumidimento della mia passerotta squirtotta e tracagnotta. Debbo condividere con voi tutto quest’ardore che mi soverchia e mi fa le gote di bragia ogni qualvolta ho l’onore e il privilegio di leggere le sue righe. Dunque, a detta del nostro fine psicoanalista, l’amore è “ripetizione di un calco”, quindi un ricalco. L’amore è, dunque, “recalcato”. Da ciò non possiamo che concludere che Recalcati è egli stesso puro amore, l’archetipo dell’amore, anzi, oserei dire che Recalcati è l’idea dell’amore nell’iperuranio di Platone.

Finalmente abbiamo la risposta a un quesito che forse attanaglia un po’ noi tutti, anche i più duri di noi che fingono d’ignorare codesto sentimento: che cos’è l’amore? L’amore è un intellettuale che adopra parole ricercate per non dire assolutamente un cazzo, che strizza l’occhietto ai progressisti usando la psicoanalisi come arma di regime, indossa un dolcevita e una giacca nera, occhiali quadrati, capelli brizzolati con la riga al centro, non ride mai e pronuncia “Lacan” alla francese per autoconferirsi il titolo di maggiore esperto italiano dello psicanalista transalpino.

Cristo Santo, se l’amore è questo, vi do un consiglio da amica: disfatevi di manovelle fino alla morte.

Flusso di Coscienza

Mi piace pensare al fatto che se seguite questo blog, siete fondamentalmente degli scoppiati figli di buona donna, in fin dei conti un po’ soli contro il mondo, tormentati dai vostri lati oscuri che vi ostacolano nel vostro tentativo inutile di essere sempre sul pezzo, perfetti, puntuali, ambiziosi, buoni cristiani, buoni padri e madri di famiglia. Ecco perché questo spazio si propone di essere un approdo ove potrete trovare un po’ di ristoro, qualche vivanda e un letto caldo, forse un po’ di solidarietà, sentirvi tutto sommato non così diversi dagli altri, percepire che, forse, i vostri tormenti, le vostre paure, i vostri dubbi, le vostre perplessità, il vostro pasticciaccio di sentimenti, dove confondete nostalgia e tiepida e sbiadita sicurezza con amore, rapporti di vecchia data logori e stantii per amicizia, odio atavico verso i vostri genitori per amore e rispetto nei loro riguardi, sono gli stessi di chiunque altro, anche di chi manifesta felicità posticcia a suon di autoscatti e vacanze in Salento, con i loro sorrisi contriti da figli di puttana, con le mascelle dolenti per lo sforzo di dover non solo ostentare gioia, ma anche di dover soffocare, rimuovere tutto il magma inconscio del proprio squallore e della propria miseria umana.

Sappiate che potete scrivermi e confidarmi i vostri tormenti, anche in forma anonima. Tempo fa inaugurai la rubrica “La Posta di Dino”. Ovviamente non aspettatevi alcun buon consiglio, al contrario le risposte saranno acide e beffarde affinché noi tutti si apprenda a non prendersi troppo sul serio. Del resto, non abbiamo tutto questo tempo, altro non siamo che un peto di Dio mutatosi geneticamente e masochisticamente, in attesa di divenire concime per la terra con lo scopo di generare forme di vita più sensate.

Del resto, questo non è lo studio di un fottuto strizzacervelli. Per quello potrete rivolgervi tranquillamente al mio amico Massimo Recalcati, allievo naturale di Lacan, naturalmente pronunciato alla francese.

Il Tuo Presente

Ebbro già vaghi, non sai dove andare,
rimani dove sei, non ti decidi,
e chi per via diritta va ora invidi,
mentre il passato continua a bruciare.

Ardono ancora, rimembranze amare
d’amori e d’amicizie andate, affidi
quel tuo fidato istinto ad altri lidi,
perché sol su di te potrai contare.

Ma adesso sprofondare vuoi soltanto
nel buio ardente del tuo caldo inferno,
l’oracolo ora tace, muto, assente;

e spesso a ricordare resti, affranto,
luce splendente, invero un freddo inverno
che gela ciò che conta, il tuo presente.

Stanco

Troppi saluti, troppi addii improvvisi,
si resta un po’ sospesi, in preda all’ira,
che verso un dolce dolore ora vira;
i giorni non son più da tempo intrisi

delle presenze ingombranti, di visi
d’inconsci carcerieri, il tempo spira
giacché l’ignoto da tempo t’attira,
è già passato d’identità in crisi.

Eppur quanto vorresti che, al tuo fianco,
capissero chi sei, gli sforzi fatti,
insieme a te proseguano il cammino;

ma dimmi, son mai stati a te vicino?
Sei certo sian compagni per te adatti?
O loro è il peso che ti rende stanco?

Recensioni Mattacchione – Johann Wolfgang Goethe – I Dolori del Giovane Werther

Per chi non l’avesse fatto, consiglio a tutti la lettura di questa brillante commedia. Non conoscevo questo “Goethe”, credo si tratti di un autore emergente, ma è un piacere vedere come i nostri tempi riescano tutto sommato a sfornare ancora degli scrittori Europei validi, oltre ai nostri maestri Tosa e Delprete, eredi naturali di Manzoni, Pascoli e Leopardi.

Breve riassunto dell’opera: il giovane Werther, scapolo impenitente e superficiale, afflitto da dolori muscolari cronici, decide di insidiare la graziosa Charlotte, promessa sposa ad Albert, uomo al contrario rigoroso e tutto d’un pezzo, dando vita a una serie di equivoci bizzarri e di gag esilaranti da sbudellarsi dalle risa, per un finale che oserei definire esplosivo.

Spero che questa lettura possa rendervi il fine settimana più leggero.

Pratica del Gender

Dinum Venita

Negli ultimi tempi vi è un gran parlare di diritti, soprattutto in merito alla sfera sessuale, all’omosessualità, alla transessualità, ma odo solamente del gran chiacchiericcio da bar. Posso dire con un certo orgoglio di essere l’unica che è passato dalle parole ai fatti, oserei definirmi il primo esempio pratico di individuo gender fluid, forse un pioniere del settore.

Sarà forse il mio pragmatismo ellenico, unito a un’educazione rigorosa fatta di meritatissime frustate da parte dei miei genitori adottivi, ma ritengo sia troppo facile partecipare alle vostre sfilate, ai vostri cortei pieni di bandiere arcobaleno. Eh già, facile mostrare solidarietà verso noi esseri un po’ speciali, fautori del nostro destino, capaci ancora di meravigliarci sotto le coperte, con il nostro seme anch’esso arcobaleno, abili nel non discernere l’amore e dal sesso, eros e agape in totale armonia. Noi, uomini e donne eroine del nostro tempo, madri, operaie, multitasking, capaci di scegliere ogni giorno cosa essere, privi di un’identità definita, protagonisti di una vita fatta di sorprese, imprevedibile, frizzante, ma soprattutto, vegetariana e animalista. Del resto, i cani sono meglio delle persone, e questo pensiero era anche condiviso da un uomo di origini austriache, proprietario di una femmina di pastore tedesco di nome Blondi.

Facevo questi pensieri proprio oggi, mentre mi dilettavo in una corsetta al parco, per mantenermi sempre giovane e in forma, per preservare il mio benessere psicofisico e mantenere disciplina e costanza nel mio percorso di crescita personale, di cui ho già parlato tempo fa. Correvo e non vi era nessuno nei paraggi e, generalmente, quando sono in solitudine, ho finalmente l’opportunità di froceggiare in libertà, di tirar fuori i miei lati da fichetta. D’un tratto, mentre sgambettavo costeggiando il fiume, mentre l’ombra proiettata dagli alberi lungo il sentiero mi donava una parvenza di frescura, un vero sollievo in questi giorni afosi, ho iniziato a sculettare come una puttanella e, mentre sculettavo, ho cominciato a emettere dei mugolii da checca matta, intanto che ondeggiavo le mani e le spalle in una danza isterica e, finalmente, mi sono sentita autocentrata, consapevole, arrivato, libera. Ho saputo proprio in quel momento di avercela fatta, che ogni obiettivo era stato raggiunto. Ora siedo qui, dinanzi al mio calcolatore, a redigere questo ennesimo articolo e a condividere i miei pensieri con voi tutti che mi seguite, cari utenti e care utentesse, care donne e maschi di donna, dopo una buona doccia durante la quale ho adoperato un delicato sapone alla mandorla per non aggredire la mia pelle sottile. Sento l’esigenza di testimoniare tutto questo, di mettermi a nudo.

Insomma, voglio solo dire che questo blog è forse l’unico autentico sostenitore del ddl Zan. Smettetela di seguire Lorenzo Tosa, costui non ci crede davvero, sono io il vero riferimento per questa battaglia di libertà. Non solo nessuno dovrà più essere preso in giro per il proprio orientamento sessuale, ma auspico che, una volta approvato in via definitiva il disegno di legge, per le strade si scateni l’inferno. Voglio vedere l’intero paese accoppiarsi per le strade, voglio vedere corpi nudi possedersi selvaggiamente, sudori, salive e umori mescolarsi in un’italica orgia in cui ognuno sarà libero di scegliere il proprio partner e la propria partneressa, auspicando ovviamente che la gran parte di voi si orienti verso individui dello stesso sesso, in modo che i maschi di donna possano spisellacciarsi tra loro e le donne possano amarsi d’un amore fatto sì di sesso, ma soprattutto di romanticismo, sapendo che fondamentalmente, l’amore tra un uomo e una donna è solo una convenzione sociale frutto di una cultura patriarcale ormai totalmente fuori dal tempo, grazie a Dea e al Vergine Mario.

Per farla breve: sì al ddl Zan, no alla fica e al pesciolone.

Seconda Dose

Ebbene sì, è toccato anche a me: una seconda dose di ottimo Moderna mi è stata infine somministrata. Al momento, nessun effetto collaterale sta disturbando il mio esile corpicino, nessuna mutazione sta deformando il mio volto elastico e cangiante. Tuttavia, oserei definire questa iniezione come un simbolo, la quadratura del cerchio, la fine di una lunga traversata nel deserto iniziata alla fine del mese di febbraio dello scorso anno e conclusasi con un ago che ha fatto fatica a penetrare nelle mie carni ormai indurite dagli anni e dal male di vivere.

Eppure eccoli qui, preziosi anticorpi che fanno il loro duro lavoro, ostacolando l’accesso a quella canaglia di virus, “il nemico invisibile”, com’è che dite voi? Alla fine aveva ragione quel dolce cucciolone di Massimo Gramellini: è andato tutto bene. Siamo ancora in salute, pur costretti a indossare ancora le “sorelle mascherine”, per dirla con il maestro di vita Massimo Recalcati, il quale tutte le volte che pronuncia “Lacan” alla francese mi fa bagnare come una scolaretta alle prese con i primi ardori, ma questo è un bene per taluni di voi, per celare le vostre facce inguardabili. Sono contenta perché entro finalmente a far parte di quella categoria di prodotti di alta qualità, attendo solo che oltre al Green Pass mi venga applicata l’etichetta “Bio” sulla fronte. Non che questo cambierà le cose a livello relazionale, sia chiaro. Ho sempre rifuggito i rapporti umani e il contatto fisico. Il solo sentire la pelle di qualcun altro sulla mia fa un effetto repulsivo, la considero alla stregua d’un ignobile invasione di campo. Come vi permettete di toccarmi, razza di lazzaroni? Andate a mettere le vostre manacce sporche altrove, dopo che magari avete infilato le vostre dita nel naso o peggio, vi siete toccati il pannocchione e la cicciabaffa senza darvi una bella disinfettata.

Insomma, questo mia missiva vuole senza meno chiudere un ciclo, mettere un punto fermo su questa vicenda. Diciamocela tutta, ci siamo divertiti un mondo, vero cari amici e care amichesse? Tutta questa storiaccia ci ha fatto veramente sbudellare dalle risa, in taluni frangenti ci siamo forse sentiti soli e senz’appigli, ma ce l’abbiamo fatta. Siamo ancora vivi, più carichi e più uniti di prima nel mettere in ridicolo i nostri vizi, la società di cui, ahimè, volenti o nolenti noi tutti facciamo parte, per sorridere delle nostre miserie e delle nostre vite orribili, per guardarci allo specchio e renderci conto di quanto siamo invero brutti, volti terrificanti di individui che si sentono fotomodelli, che senz’alcun pudore pubblicano autoritratti inguardabili, commentati ipocritamente dai propri “amici”. Sogno il giorno in cui qualcuno abbia il fegato di commentare la verità sotto le vostre foto di coppia, in modo che la possiate piantare di ammorbarci con le vostre immagini piene di filtri che vi rendono lisci come bambole, artificiali, artefatti, degno certificato di garanzia della vostra insicurezza: Pierangelo e Martalisa, voi e i vostri gemelli di tre anni Frangiacomo e Landomenico fate schifo al cazzo, e meno male che tramite fotografia non è possibile sentire la vostra puzza.

È stato bello passare questo anno e mezzo con voi, debbo riconoscerlo. Mi avete fatto sentire meno sola e non posso che ringraziarvi per l’affetto mostrato e concludere questa mia missiva con uno slogan, un motto che vorrei che voi tutti faceste vostro, nel nome del progresso e dell’uguaglianza, perché nessuno si senta più discriminato ed escluso qualsiasi sia la sua etnia, idea politica, ma soprattutto orientamento sessuale.

Abbasso la fica.