Ribolle frenesia

Ribolle frenesia di bestie in gabbia,
di mondi, d’universi immaginati,
perché noi non s’affondi nella sabbia;

teniam la schiena dritta, belli issati,
piangiamo via ogni lacrima di rabbia,
restiamo a questa vita ancor grappati.

Ché questo viaggio è soltanto all’inizio,
cannoneggiando, vi lascio un indizio.

Venti

E stride certe volte questa vita
e intanto ci s’imbatte in qualche nodo
da scioglier, pur graffiandomi le dita.

M’irride in quei momenti, un po’ a suo modo,
che tanto non si batte, ma m’invita
a coglier certi venti, ch’ora l’odo.

E attendo, ormai la nebbia si dirada,
vivendo, già che crebbi. Che m’invada!

Speranza e Delusione

E son le attese la prova più dura,
la Delusione s’accompagna in danza
ad una controparte assai più pura;

di nome tal compagna fa Speranza,
è lei di cui bisogna averne cura,
nel mentre scrivo versi in questa stanza.

Pertanto fatti avanti e non temere,
cediamo dunque al fato, al suo volere.

Quanto Spetta

Lieti son giorni e nell’aria il profumo
di fresco ghiaccio che riempie i polmoni
ed esco; addiaccio, più in te mi consumo,
t’orno, m’acqueti da varie emozioni.

Le secche foglie il vento via, ciò assumo,
si porta e porte serrano e portoni
aperti or son per te e men mi frantumo,
sopporto sorti avverse alle mie azioni.

La via si fa talvolta alquanto stretta,
il sol tramonta e a volte notti scure
ci aspettan pria ch’un’alba nova emerga.

Si speri perché l’alma ancora aderga
e ancor s’affrontin, sciolti scotti, cure;
s’espii, una volta assolti, quanto spetta!


Brezza

E navighiamo in questo mare aperto,
le onde ormai son complici fidate,
non ci aspettiamo alcun remare certo.

Le sponde già alle spalle son lasciate
e respiriamo il navigare esperto,
le stelle effondono luci velate.

E giunge sera col cuore in pienezza,
non punge fiera, il dolore è una brezza.

Ambita Luce

Quanta fatica traversar quel bosco
irto d’arbusti spinosi e sterpaglie
che laceran le sure e nelle maglie
d’infante prigioniero resti fosco.

Paludi ancor t’invischiano e conosco
orchi e trambusti onerosi e battaglie;
ch’affiorin quasi impure le avvisaglie
e intanto ne vai fiero, quasi losco.

Eppur l’ambita luce in lontananza
emerge fioca, ma pregna di speme,
di fede nel presente e nell’attesa;

non prede degli eventi, è già ripresa,
deterge e invoca, ora degna, e si freme.
Ancor vita conduce, ormai s’avanza!

Riposa

E placido ormai il fiume dolce scorre,
quei monti si tramutano in colline
e tiepido già un lume lo percorre;

son fonti che ti mutano, divine,
tu, livido di schiume e di zavorre,
le affronti, e che trasmutino il tuo fine!

Riposa adesso, ormai di quella corsa
spesso affannosa rifuggi la morsa.

Sibilo

Un sibilo sottile ed insistente
ritorna a disturbar con discrezione,
sornione l’ombra d’una direzione
sussurra al me deluso, ancora assente;

eppur si ripresenta, impenitente,
è un Dio che non s’arrende, dannazione,
un Dio che non perdona l’inazione,
ch’invita a un altro viaggio, a luci spente!

Oracolo, per dove questa volta?
Per dove debbo volgere il mio sguardo,
ancora in mare aperto, a quali lidi?

La meta tanto ambita ch’intravidi
la lascio governare al Re Vegliardo,
amico, non più ostacolo. Ora ascolta!



Scorrere

Il dì già volge al termine e rifletti
sull’armi ch’hai deposto, a quanta pace
fluisce come un fiume e siedi e aspetti,

all’ira nel tuo sangue, come antrace,
ch’antidoto di lacrime salate
assorbe, ché ad amor tutto soggiace.

E il fiume prende a scorrere, lavate
le colpe percepite, i nostri errori
che l’alme ancora splendan illibate,
sul palco della vita, nuovi attori!

Corrente

Lasciam che la corrente ci trascini,
fin verso il mar, ch’ingrossa repentino,
viviam impenitenti quei destini;

seguiam la luce, l’ente, ebbri di vini,
dispersi, e amar si possa, a capo chino,
sfiniamoci, ormai spenti, amanti affini.

Che ci sorprenda il domani e ci conti,
nulla ci offenda e ci stani, siam pronti!