Esperta Allieva

Infine, questo cuor trova la pace,
di giorni travagliati ad affrontare
arbusti pien di spine, attraversare
sentieri d’una mente assai mendace.

Rimorso e falsa colpa, o te, vorace,
rimordi di ricordi e sanguinare
lo fai fino a sentirti soffocare,
finché tutto finisce, tutto tace.

E splende finalmente questo sole,
e, guarda, infin per giunta si solleva,
già dopo il temporale, fresca brezza;

e dolce, questa pelle t’accarezza,
ormai, di tal dolore, esperta allieva,
sopporti stoicamente la sua mole.

Il Tuo Presente

Ebbro già vaghi, non sai dove andare,
rimani dove sei, non ti decidi,
e chi per via diritta va ora invidi,
mentre il passato continua a bruciare.

Ardono ancora, rimembranze amare
d’amori e d’amicizie andate, affidi
quel tuo fidato istinto ad altri lidi,
perché sol su di te potrai contare.

Ma adesso sprofondare vuoi soltanto
nel buio ardente del tuo caldo inferno,
l’oracolo ora tace, muto, assente;

e spesso a ricordare resti, affranto,
luce splendente, invero un freddo inverno
che gela ciò che conta, il tuo presente.

Stanco

Troppi saluti, troppi addii improvvisi,
si resta un po’ sospesi, in preda all’ira,
che verso un dolce dolore ora vira;
i giorni non son più da tempo intrisi

delle presenze ingombranti, di visi
d’inconsci carcerieri, il tempo spira
giacché l’ignoto da tempo t’attira,
è già passato d’identità in crisi.

Eppur quanto vorresti che, al tuo fianco,
capissero chi sei, gli sforzi fatti,
insieme a te proseguano il cammino;

ma dimmi, son mai stati a te vicino?
Sei certo sian compagni per te adatti?
O loro è il peso che ti rende stanco?

Volo

E torni a libertà tant’agognata,
ritorni nella tana mentr’osservi
color che del passato restan servi
e schiavi d’una vita soffocata.

È dunque cosa giusta esser fuggita,
per dare già sollievo a que’ tuoi nervi
seppur traverso andrai sentieri impervi,
padrona ancor sarai della tua vita.

E soffri, ché chi è libero è anche solo,
ché schiavo fa sentir chi sta in catene
sicuro e soffocato in gabbie d’oro.

E lasciali, che restino tra loro,
ch’il sangue ribollisca nelle vene,
che l’ira sia il motore del tuo volo.

Alla Finestra

E resti alla finestra e intanto in strada
luci e rumori l’assorda e l’abbaglia
e preghi ch’il deseo mai più t’invada;

sordo timore di vita si scaglia
su te, nel vuoto temi che si cada,
ma speri in quell’amor ch’ormai si staglia.

Amor ch’ormai sovrasta ogni clausura,
che spinge fuor di sé, verso l’ignoto,
permeabile non più, qual fior di loto
e cuce ogni ferita, la sutura.

Emissario

E quanto soli siamo nella scelta
di viver nel rimpianto o nel rimorso
e pur gridando: “O Dio, vieni in soccorso!”
Lui tace, tace a te, pianta divelta.

Eppur si sa ch’il fiume porta a un delta
ed altro non puoi far, seguir il corso;
se pensi che sia questo il tuo percorso,
non perder tempo, seguilo, alla svelta!

E c’è ch’invece si muove al contrario,
s’annebbia ed ogni giorno lentamente
purtroppo muor, sommerso dal dolore.

Dolor per troppo dare, quanto amore
gettato verso chi è rimasto assente,
dal lago non s’emana l’emissario.


Per Dove?

Per dove fare dunque adesso rotta,
ché siam in alto mar, nella tempesta,
e stanchi ancor non siam di questa lotta?

Il tempo ancor non giunge della festa,
far sì ch’il mare nero non c’inghiotta,
remare controvento ci s’appresta.

E presto il cielo ancor sarà sereno,
bramiamo un lungo sonno e si rinasca,
o noi di questa ciurma che, fuggiasca,
si suol di questa vita far il pieno.


Tresca

I muri crollano e s’apre il confine,
perché la vita è fuori dai castelli,
teatro già di lotte clandestine.

È tempo di guardar oltre gli orpelli,
di quelle rose rosse restan spine,
lasciamo che comàndin gli zimbelli.

E l’aria che respiri è già più fresca,
di mandorle e lavanda vien l’odore,
adesso placa pure il tuo furore,
per quando via sarai da quella tresca.

Chiudi Gli Occhi

Le foglie mosse, tacite, dal vento,
ch’osservi mentre ondeggiano soavi,
già mandan via lontano certi ignavi
e placano il dolor del tradimento.

E non ti riconosci, quasi a stento,
nei tempi ormai lontani, quando urlavi
e immerso con il fango te ne stavi,
e tutto quell’ardore pare spento.

Eppure quella fiamma ancora brucia,
ci s’alza ancora in piedi, pur feriti
da mani che t’abbassan sui ginocchi.

Che il tempo certi graffi ormai ricucia
e scuoti le tue vesti dai detriti,
e ignuda t’addormenti; chiudi gli occhi.

Ruggiti

Tramonti che s’alternano a ruggiti
che vengon da leoni chiusi in gabbia,
che per congiure caddero, traditi;

e lenti si sprofonda nella sabbia,
e s’odon di neonati già i vagiti,
proviene dai primordi quella rabbia.

Sol si può agire, aspettare, sperare
e continuar questa vita ad amare!