Liguria e Cantieri

È bello svegliarsi la mattina. Nient’altro da aggiungere a questa affermazione, visto che ieri sono stata sottoposta anch’io alla famigerata vaccinazione e nessun sintomo mi sta affliggendo, a parte un lieve indolenzimento al braccio, un po’ di debolezza e una lievissima dissenteria. Difatti, dopo aver fatto colazione, ho avuto un urgente bisogno di recarmi al gabinetto e, una volta terminata la mia seduta liberatoria, mi sono alzato e ho dato un’occhiata a quanto prodotto, trovandomi faccia a faccia con Andrea Scanzi. Certo, nei prossimi giorni i sintomi potrebbero aggravarsi e, in tal caso, forse occorre iniziare a cercare un erede che si assuma la responsabilità di portare avanti questo blog qualora passassi a peggior vita. D’altro canto, questo blog sta letteralmente cambiando il mondo, da quando ho deciso di dedicarmi alla scrittura, la politica e i principali mezzi d’informazione stanno letteralmente tremando, sono letteralmente terrorizzati dalla potenza di fuoco delle mie opinioni, supportate tra l’altro da una base di fan estremamente voluminosa. Naturalmente, spero che tutto questo mi porti come minimo a diventare direttore di qualche testata giornalistica importante, per poi entrare successivamente in politica e assicurarmi un posto da parlamentare, con l’unico scopo di poter pagare due euro per un pranzo completo e cinquanta centesimi per la messa in piega dal parrucchiere di Montecitorio, in modo da scatenare l’indignazione delle reti sociali, i quali pubblicheranno foto degli scontrini incriminati accompagnandoli con didascalie sgrammaticate pregne di indignazione, lo stesso popolo che se si trovasse davanti il politico contestato in carne e ossa sarebbe lì in ginocchio a baciargli il culo, tremante come una foglia.

Ma non divaghiamo. A quanto pare i miei desideri sono stati esauditi. Qualche giorno fa, ho espresso il mio disappunto nei confronti dei lombardi che si recano in Liguria nei fine settimana, intasando le autostrade e lasciandomi sola qui, circondato dal grigio, dal cemento, dal caldo soffocante e dalle zanzare. Questa notizia di oggi, secondo cui le autostrade liguri si sono trasformate in un eterno cantiere, non può far altro che deliziarmi e migliorare la mia giornata, che inizia con il piede giusto e conferisce un po’ di brio alla mia triste vita. Sono sicura che il Corriere ha pubblicato la notizia prendendo spunto dal mio post, ne sono convinta, ormai posso definirmi un’influencer affermata e a breve potrò iniziare a lucrare come una merda sui contenuti che propongo.

Mi fermo un momento a riflettere, odo gli uccellini cinguettare fuori dalla finestra del mio studiolo e realizzo al contrario un’amara verità: è molto probabile che se pubblicassi un libro, non lo leggerebbe neppure mia moglie.

E farebbe bene.

Stay Hungry Stay Foolish

Non manca molto al ritorno della normalità, il venti percento della nostra fiera e impavida popolazione ha ricevuto la seconda dose di vaccino. A breve, sottoporranno anche il sottoscritto a questo rituale. Non sto più nella pelle, sono eccitata come una scolaretta, chissà quale vaccino prelibato avrà il solenne compito di immunizzarmi da questo virus un po’ birbantello e, soprattutto, mi auguro di poter avere possibilità di scelta tra le quattro pietanze proposte dalle case farmaceutiche. Nel caso, gradirei una buona dose di Janssen, grazie.

Facciamo un bel resoconto, cari amici e care amichesse, è stata o non è stata un’esilarante e scalmanata avventura? Questo anno e mezzo non ci ha fatto forse riscoprire il nostro attaccamento alla patria? È stato davvero meraviglioso sentirsi parte di qualcosa, cantare l’inno sul balcone, sorelle e sorelli d’Italia uniti contro questo nemico invisibile, ma soprattutto lesti nel denunciare chiunque abbia attentato alla nostra Repubblica uscendo durante il coprifuoco e diffondendo di proposito il contagio. Bene hanno fatto, coloro che riprendevano con i loro smartphone questi nemici della patria e sporgevano fior di denunzie contra questi manigoldi. Stiamo parlando di gente autenticamente coraggiosa e con la schiena dritta, uomini e donne di valore che sarebbero capaci di gettarsi nel fuoco pur di salvare il paese e i propri concittadini. A loro va la mia profonda gratitudine, è anche merito loro se io stessa non ho subito alcun contagio. Grazie, delatori e delatrici d’Italia.

E ora cosa ci resta? Andrà tutto bene, giusto? Guardiamo le cose con obiettività. Siamo un paese con uno dei debiti pubblici più ciccioni del mondo, inasprito dapprima dalla potenza di fuoco devastante e incendiaria del professore e avvocato Giuseppe Conte, il quale tra quote cento, redditi di cittadinanza, casse integrazioni, ristori, ha forse guidato una delle legislature più sprecone della storia della Repubblica, un governo talmente sciupone da far sembrare Bettino Craxi un paladino dell’austerity. Di fatto, guardiamoci allo specchio e prendiamone atto, pur ingannati dai nostri genitori che ci mantengono non solo per amore, ma anche per continuare ad avere potere su di noi e farci sentire dei falliti: ci hanno ridotto con le pezze al culo. Le aziende sbattono i dipendenti in cassa integrazione ordinaria, invitandoli comunque a lavorare anche in quei giorni, avendo capito di poter risparmiare un sacco di soldi con queste operazioni e sapendo che nessun dipendente si ribellerà mai a tale andazzo, visto che in questo paese di menestrelli da balcone fuori dalle nostre case si respira un’aria di morte e “siete fortunati ad avercelo, un lavoro”. Le aziende somigliano ormai sempre più a dei grossi fondi di investimento, il cui unico interesse è quello di far quadrare i conti, facendo tagli lineari e sbattendosene delle competenze e del capitale umano. Tutto questo andazzo è anche una conseguenza di una totale assenza di imprenditori con una visione. Parte della classe imprenditoriale che ha reso grande questo paese nel dopoguerra aveva combattuto al fronte, alcuni di loro erano stati partigiani, avevano visto la morte in faccia in certi casi. Davvero possiamo sperare che possa venir fuori qualcuno con quella tempra, dopo l’anestesia dovuta a un eccesso di benessere e consumismo che ha avuto la responsabilità di aver trasformato gli uomini in amebe mezze tacche segaiole compiacenti con una floscia appendice tra le gambe, impauriti dalla propria ombra e incapaci di qualsiasi tipo di iniziativa, nel timore di sbagliare? Nelle stesse aziende, l’attuale classe dirigente è totalmente castrata e disincantata. Il vecchio Sorriso campa ormai di rendita e di prebende, non prende nessuna decisione e scarica ogni responsabilità sulle basse leve come Ilario, che lavora fino alle undici di sera perché ha sposato la “mission” ed è convinto che un giorno le sue fatiche saranno riconosciute, mentre al contrario lo aspetterà una semplice pacca sulla spalla e promesse mai mantenute, intanto che sua moglie Martina si farà sempre più malinconica e inizierà a sfiorire e a ingrassare, trascurata dalle velleità pseudo-imprenditoriali di un marito esaltato e drogato di lavoro, con il culo parato da uno stipendio a fine mese, indottrinato dalla filosofia dello “stay hungry stay foolish”, forse la vera pandemia del ventunesimo secolo, motivo per cui Steve Jobs sarà finito senz’altro all’inferno.

Miei cari, mie care, Ilario è dappertutto, è attorno a noi.

Ma soprattutto, Ilario è dentro di noi.

Non dategli ascolto.

Vaccini e Matrimoni

Non manca molto a giugno, a quanto pare ben sei regioni torneranno in zona bianca. I vaccini fanno il loro effetto e quasi il quindici percento della popolazione ha ricevuto entrambe le dosi. Naturalmente, questa non è la peggiore delle notizie. La quiete di questo anno e mezzo a breve verrà meno, probabilmente è già venuta meno da un pezzo, ma come ben sapete ho smesso di uscire di casa da quando è esplosa la pandemia, da quel fatidico giorno in cui i supermercati furono svaligiati e fui costretta a rivolgermi ad associazioni di volontariato perché mi portassero i nutrienti necessari al mio sostentamento. Ho smesso di lavarmi da quel giorno e puzzo peggio di un’acciuga, le mie ascelle sanno di cipolla e ho i denti pieni di placche e tartaro e le gengive gonfie, ma sicuramente ho risparmiato un sacco di soldi visto che non uso più l’acqua calda, il sapone e il dentifricio e, oltre a questo, i miei capelli hanno assunto una lucentezza lipidica invidiabile.

Ma non divaghiamo, dicevo che non ho la più pallida idea di cosa stia accadendo lì fuori, in quel mondo di mattacchioni che si assembrano e si mischiano spargendo il virus a tutto andare, criminali che hanno ordito questo complotto per far fuori gli anziani e far sì che l’INPS risparmiasse un miliardo di euro, come fatto notare dal servizio sul Corriere di Milena Gabanelli e Simona Ravizza, dimostrando tutto il tatto e la delicatezza che si confà giustamente a noi donne, altro che gli uomini, tutti colpevoli, tutti molestatori, tutti “catcaller”, tutti “mansplainer”, tutti “manspreader”, tutti uguali, tutti stronzi.

Naturalmente, il ritorno alla normalità non è la cosa peggiore che possa accadere, ma vi è una notizia ancor più infera e terrificante, ossia che dal quindici giugno ripartiranno i matrimoni. Davvero, vi parlo da uomo e da donna sposato, da padre e madre di famiglia, lavoratrice, multitasking ed eroina di questi tempi frenetici, naturalmente anche un po’ omosessuale e contro ogni forma di omotransfobia, parola che il correttore automatico di Word mi segna come errore, e questo la dice lunga sui tempi bui che stiamo vivendo. Ho due figli meravigliosi che amo con tutto il mio cuore. Non me ne vogliate, davvero, nessuno qui è contrario o a favore dell’istituzione, ognuno nella propria vita fa le proprie personalissime scelte, ma pensiamo seriamente all’incubo che ci aspetta a breve. I social cominceranno nuovamente a riempirsi di orribili servizi fotografici da migliaia di euro, quei servizi che servono a far sentire i novelli sposi e polli da spennare dei vip per un giorno. Già me le vedo, queste bellissime immagini di repertorio degne di Cartier-Bresson: giovane coppia accanto a una balla di fieno su prato verde costellato da qualche spiga di grano, sullo sfondo un cielo terso maculato da qualche soffice nuvola bianca, strati e stratocumuli. Lui, in abito blu, che le sorride forzatamente, mentre una piccola parte di sé già rimpiange quella scelta forse inconsapevole e frutto di un condizionamento sociale e vorrebbe darsela a gambe. Lei che ricambia quel sorriso autenticamente, intanto che il suo velo bianco chilometrico danza leggiadro grazie al soffio d’un venticello primaverile, e pensa che in fin dei conti il suo uomo è un po’ cialtrone e infantile, ma farà di tutto per cambiarlo e plasmarlo secondo un modello a lei confacente, finché non si stuferà di aver trovato un uomo troppo accondiscendente e quando lo avrà capito sarà troppo tardi, ma in fin dei conti è una brava persona verso la quale prova ormai un tenero e tiepido affetto e il sesso diverrà un antico ricordo, tanto ormai due figli li abbiamo fatti e ci auguriamo che facciano le stesse nostre scelte di infelicità per non farci sentire peggiori di loro e non sbatterci in faccia la nostra miseria e mediocrità.

Tra le altre foto, ovviamente, non mancheranno gli sposi novelli stretti ai rispettivi genitori e suoceri. La famiglia finalmente si allarga, la comunità si amplia e i loro vecchi possono finalmente essere fieri di loro, d’altro canto sono stati loro a condurli sottilmente in quella trappola. State tranquilli, cari sposini, fateci vedere come si fa, stringetevi forte a loro, riempite il tutto di hashtag e di cuori in cui mettete in mostra il vostro amore e la vostra gratitudine verso chi vi ha dato la vita in modo che noi tutti possiamo ammirare la luce, lo splendore, la beltà della vostra famiglia modello da Mulino Bianco e invidiarvi perché i nostri genitori sono stati delle carogne che ci pigliavano a bastonate, ma in realtà sappiamo bene che dal giorno dopo quei vecchi rompipalle faranno il possibile per rovinarvi la vita. Care donne, vostra suocera avrà presto le chiavi di casa perché quel cialtrone di vostro marito non riesce a mettere dei limiti e a scrollarsi di dosso quella presenza ingombrante e castrante, afflitto da un senso di colpa atavico nei suoi riguardi, e vi tenderà agguati quando meno ve l’aspettate, verrà a trovarvi negli orari più inconsueti e fastidiosi, magari quando sarete entrambi troppo stanchi per via di una dura giornata lavorativa e lei farà commenti su quanto la casa sia in disordine, che voi giovani non siete capaci di stare al mondo e che avrete bisogno di lei per il resto della vostra vita, suocera ovviamente supportata silentemente da un marito pavido e pigro, che non prenderà mai una posizione e non farà assolutamente nulla per interrompere quella mortifera simbiosi per cercare di salvare il suo unico figlio maschio.

Cari uomini, vale anche per voi, vostra moglie non ha alcuna intenzione di smettere di ricevere i buoni e saggi consigli di sua madre e sarà spesso incollata al cellulare a messaggiare con la sua maestra di vita. A breve, il dolce zuccherino che fingeva di compiacervi e si fingeva più stupida di voi per farvi sentire il re della foresta, diverrà una despota esattamente come vostra suocera e voi abbozzerete perché tutto sommato fa comodo non prendersi responsabilità e fare delle scelte, pur sbagliando, e supporterete sempre silentemente vostra moglie, diverrete pavidi e pigri come vostro padre e non prenderete mai una posizione e non farete nulla per interrompere la mortifera simbiosi che si genererà tra vostra moglie e vostro figlio, che sarà rimpiazzato da voi eccetto che per il sesso. Forse.

Ma la cosa peggiore è che tutte queste foto saranno accompagnate da didascalie orrende, pregne di retorica relativa al ritorno di una festa così importante, al tornare a stringersi e a stare finalmente insieme, finalmente assieme ai vostri familiari, amici, in pratica alle solite noiosissime persone di sempre, le persone che vedete da quando siete nati, tutta quella gente convinta di conoscervi e di volervi bene, ma che vi giudica e vi etichetta perché ha paura che possiate abbandonarla. State tranquilli, cari sposini, non andrete da nessuna parte, dovete restare inchiodati lì, con mamma, papà e i vostri compagni delle scuole elementari, delle scuole medie e delle scuole superiori, non dovete capire che c’è tutto un mondo lì fuori che vi aspetta. Odierete tutto questo, non lo ammetterete mai a voi stessi e inizierete a soffrire di diarrea, orticaria e dermatiti. Diverrete frigide e impotenti, ma solo reciprocamente. Stranamente, però, tutto funzionerà con i vostri amanti, se eventualmente avrete questa fortuna.

Non so se sono pronta ad affrontare tutto questo, non so se sono pronta a inventare ancora delle scuse per bidonare l’ennesimo matrimonio e risparmiare migliaia di euro.

Ho freddo e paura.

Andrea Scanzi e il Vaccino

La vicenda del vaccino di Scanzi ci insegna che è sufficiente sedersi in riva al fiume e attendere il passaggio del corpo esanime del nemico. Non che ritenga il giornalista aretino un mio nemico, intendiamoci, provo per lui la pena acuta che si prova nei confronti di un cinquantenne patetico come ce ne sono tanti al giorno d’oggi. Oggettivamente, Andrea ha pestato un merdone di notevoli dimensioni e d’altro canto, se ti esponi con milioni di persone con la tua pagina ridicola in cui commenti la politica in maniera del tutto soggettiva, ergendoti a sommelier della domenica e a critico musicale de noantri, se percepisci quell’ebbrezza che ti fa sentire venerato come un Cristo in terra, appena pisci fuori dal vaso te la fanno pagare cara e quel delirio di onnipotenza non può che tramutarsi in una morte cupa dell’anima, nonostante i goffi tentativi di giustificarsi e di autoproclamarsi cittadino responsabile per esseri reso immune.

Mi rendo conto che il nostro Andrea si sia vaccinato probabilmente perché rientra in una categoria fragile, quella dei narcisisti insicuri, ma persino il collega Peter Gomez lo sta scaricando. Del resto, quest’ultimo ha fatto un’osservazione giusta e di buon senso: il grosso danno dei social e di quest’epoca è proprio che, nel nome della trasparenza, tutti parlano e danno aria alla bocca, condividendo cazzi e fiche con la massa per poi piangere miseria quando la massa stessa, volubile per natura, spara loro merda addosso. Questa vicenda mi ricorda quella di Federica Pellegrini, la quale non troppo tempo fa ebbe modo di documentare su Instagram il modo in cui aveva affrontato il Covid, inizialmente sostenuta dai suoi seguaci per poi essere letteralmente massacrata nel momento in cui, non ricordo se ancora positiva o appena guarita, è andata a far visita alla madre non più giovane, rischiando di trasmetterle il virus e di farle seriamente del male.

Sul serio, mi rivolgo a tutti, come se qualcuno segua davvero questa porcheria di blog che ho messo su. Nel nome della trasparenza siamo diventati letteralmente invisibili, completamente uniformati in questo terzo millennio banale e stritolato da una dittatura del manierismo che ha letteralmente rotto i cosiddetti. Impariamo invece nuovamente un’antica virtù: quella del silenzio, quando opportuno, e del riserbo. Tenete i vostri cazzi e le vostre fiche a debita distanza dagli sconosciuti, per una questione di dignità personale, valore scomparso al giorno d’oggi, e di rispetto verso voi stessi. Vi garantisco che più terrete quella fogna chiusa, prima smetterete di pubblicare il vostro squallore su queste piattaforme che hanno lo scopo principale di mandarvi pubblicità mirata, più apparirete al contrario interessanti agli occhi degli altri.

Siate rivoluzionari per davvero, non nel conformismo dell’anticonformismo: tacete e imparate a tenervi i cazzi vostri per voi. Perché fondamentalmente, è proprio per il fatto di esservi sputtanati così tanto che non scopate da anni.

Chissà, magari con quest’ultima affermazione sono riuscita a convincervi (come no…).

Vaccino Anti-Covid

Molto bene, è una giornata storica, il vaccino anti-covid è finalmente giunto nel Belpaese e le prime dosi sono state somministrate. La collettività gioisce dinanzi a questa notizia, nutrendo la speranza che in circa sei mesi si possa tornare alla vita d’un tempo.

Eppure, parliamoci chiaro, siamo davvero sicuri che questa sia una buona notizia? Pensateci seriamente: tra pochi mesi si tornerà a condividere l’ufficio con gente che abbiamo sempre detestato, le mascherine verranno meno e torneremo a sentire l’alito fetido dei nostri colleghi. Ilario, il toccaccione di trent’anni appena compiuti che vuole cambiare il mondo, magari assunto da poco, si presenterà dandoci una pacca sulla schiena e massaggiandocela, chiamandoci con il nome di battesimo o, peggio, con il nostro diminuitivo, come se ci conoscesse da una vita, con lo scopo di elemosinare la nostra simpatia prima di sferrare l’inevitabile coltellata alla schiena. Le strade torneranno a essere trafficate, saremo costretti nuovamente a uscire il sabato sera alla ricerca di parcheggio e di un posto libero in pizzeria e il prossimo Natale lo passeremo nuovamente con genitori, suoceri e parenti, non più in videochiamata, per cui saremo costretti a rispondere de visu a tutte le domande imbarazzanti dei nostri vecchi rottinculo.
Cari lettori e care lettrici, diciamoci la verità: ma quanto cazzo siamo stati da Dio in questa situazione?

Buon vaccino, una volta immuni, sapete qual è la prima cosa che dovete fare. A buon intenditor…

La pandemia del turismo compulsivo

È ormai domenica sera. Il buon Giacomo d’altro canto ci aveva avvertiti: …tristezza e noia / recheran l’ore, ed al travaglio usato / ciascuno in suo pensier farà ritorno. È dunque questo un momento assai propizio per stemperare l’angoscia dell’incombente settimana lavorativa, mediante una riflessione, al solito moderata e pacata, sull’ennesima pandemia che, purtroppo, neppure il Covid-19 è stato capace di debellare: quella del turismo compulsivo.

Facciamo un riepilogo. Immagino ricordiate bene in che condizioni erano i social network fino allo scorso anno. Mi riferisco, nello specifico, ai profili di coloro che hanno girato il mondo con i soldi di mamma e papà e ci hanno ammorbato con innumerevoli fotografie, tutte tristemente identiche tra loro, dinanzi a monumenti, paesaggi, spiagge esotiche, ostentando dita a V e sorrisi sui loro volti patinati dagli orribili filtri che riescono solo a far apparir loro ancor più miserabili, magari sentendosi anche un po’ speciali, nella convinzione di aver fatto una vacanza unica, diversa da quella fatta dai compagni di liceo con cui, alla veneranda età di quarant’anni, sono tuttora in competizione, in una ridicola guerra tra poveracci, e mai termine fu più appropriato in questa circostanza. Bene, ad oggi, spulciando tra i profili social di costoro, tra una focaccia integrale e una torta di mele, una copertina e una tisana con il partner con il quale il sesso è ormai un’antica e vetusta rimembranza, emerge una nicchia di nostalgici, una carovana di sensibiloni che si ostina a pubblicare fotografie di viaggi passati, accompagnando le immagini a struggenti didascalie che magnificano il senso d’attesa fremente in merito alla fine delle restrizioni e alla conseguente possibilità di tornare quanto prima a sperperare capitali ereditati e immeritati. Tra i post, ce n’è uno che mi ha colpito in particolare: foto di coppia, bacio platonico con lei che poggia le natiche su una palma, in una spiaggia non identificata. La didascalia che accompagnava questa meravigliosa immagine, peraltro impeccabile da un punto di vista della composizione fotografica, e questo fa molto riflettere sulla spontaneità e l’autenticità di questi momenti, era la seguente: Il giorno dopo il vaccino #dreamingof.

Bene, a questo punto, visto che a quanto pare siamo tutti un po’ sognatori e visionari, in questo mondo pazzerello e birbante, un po’ hungry e foolish, vorrei condividere un mio di sogno, un desiderio che nasce dal profondo del mio cuore: non posso che augurarmi che il vaccino contro Sars-Cov-2 funzioni pienamente, che gli anticorpi facciano il loro dovere nel proteggervi dal Coronavirus, ma che quest’ultimo sia pieno di effetti collaterali paradossali. La mia grande speranza è che, non appena avrete ricevuto in vena l’ambito antidoto, vi colga una violenta diarrea, la pelle vi si riempia di squame, diventiate verdi e magari vi spunti una bella coda, auspicando che quest’ultima ogni mezz’ora vi riempia di ceffoni, compensando anni di mancate cinghiate che i vostri genitori avrebbero dovuto darvi anziché mandarvi in giro per il mondo a bighellonare come dei lazzaroni. I vostri selfie, in quelle condizioni, sarebbero un vero spettacolo. Sarà uno spasso ammirare le vostre facce da rettili deperite con una didascalia del tipo “Sono diventato/a orribile, ma ciò nonostante sorrido sempre e questo mi dà la forza per andare avanti”.

Andare avanti verso dove, mi chiedo poi? Ma dove cazzo volete andare?

Buonanotte.