Il Mostro in Prima Pagina

Una notizia di cronaca nera fa molto spesso scattare l’indignazione di massa delle pecore che non vogliono guardarsi dentro e proiettano sul mostro sbattuto in prima pagina tutti i loro demoni. Penso spesso all’indignazione dei pecoroni nei confronti degli assassini o dei genitori che cacciano di casa i figli omosessuali. Stiamo molto attenti: coloro che più si infervorano verso il criminale di turno sono i primi che, inconsciamente, desiderano fare del male, ma lo rimuovono, come se quel male non fosse parte della loro personalità. Costoro sono i primi che allontanano questa eventualità da loro, terrorizzati dall’idea che un giorno la gogna mediatica possa abbattersi su di loro con la stessa violenza, devastandoli psicologicamente, perché, sotto sotto, in loro alberga la stessa identica capacità di commettere un danno a terzi.

Abbiate tanta paura dei moralisti, ve lo dico sul serio. Guardate le anime belle che si scatenano contro il figlio di Grillo e contro Grillo stesso, che si fanno paladini delle donne vittime di violenza, nascondendo ipocritamente la loro misoginia. Guardo a Maria Elena Boschi, che usa il video di Beppe Grillo come un’arma per farsi paladina del femminismo a scopi elettorali, quando è chiaro che quest’ultima ce l’ha con lui, e devo dire giustamente, perché per anni il Movimento Cinque Stelle l’ha massacrata per le accuse rivolte a suo padre attribuendole l’epiteto di Maria Etruria. Grillo, in quel video, appare a mio modesto avviso anche come un padre disperato e umanamente, andando oltre questioni ideologiche e politiche, tutta la vicenda risulta molto triste, un affresco della nostra miseria umana e di come le sirene del potere e dell’ambizione possano seriamente condurre alla rovina.

Infine, siamo tutti uguali, inclusa la sottoscritta, organismi complessi capaci di fare il bene e il male, condannati alla libertà di scelta, un discernimento obbligato, costante, tra cosa è giusto e sbagliato, operazione estremamente difficile, soprattutto perché richiede una consapevolezza ed esperienza enorme, la cui conquista è una fatica di cui ben pochi sono disposti a farsi carico.

Per cui, meno prediche, meno indignazione, meno vittimismo e facciamoci tutti un quotidiano esame di coscienza. Possiamo essere santi e demoni allo stesso tempo, vittime e carnefici nel medesimo istante. E no, non è qualunquismo o cerchiobottismo, è semplicemente la natura e cultura umana.

Ora, smettete pure di seguire questo blog del cazzo e segnalatelo.

Bilancio di Fine Anno

Tempo di bilanci, l’anno si chiude e si sente il bisogno di un resoconto, di una lista di cose accadute in questo 2020, giudicato dai più “annus horribilis”. Abbiamo questa necessità di ripetere a noi stessi quanto la pandemia ci abbia migliorati, illudendoci che abbia avuto luogo una palingenesi collettiva, quando al contrario, a mio modesto avviso, questo evento ha tirato fuori in buona parte dei casi il lato peggiore e mediocre di tutti noi, tra delazioni e scontri ideologici persino in un contesto drammatico come questo. Dobbiamo metterlo però nero su bianco qui sulle reti sociali, quanto abbiamo rivalutato l’essenziale, quanto abbiamo tenuto duro chiudendoci in casa come dei vigliacchi, con lo scopo di ricevere l’accondiscendenza dei nostri “amici”, ostentando quell’insana voglia di succhiarci vicendevolmente i nostri minuscoli uccelletti e i nostri grilletti secchi e rugosi, ostentando una profondità che, neppure osservata con troppa attenzione, è invero intrisa di banalità e di ovvietà. Lo so bene, la sento anch’io, la sentite voi, la sentiamo tutti, magari solo per un istante, quell’energia che ci ricarica, desideri e sogni che potrebbero realizzarsi, progetti, idee, visioni, missioni, voglia di cambiare noi stessi, voglia di cambiare gli altri, voglia di cambiare il mondo, ma a quel punto ci penserà nostra moglie, nostro marito, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri suoceri a farci rimettere i piedi per terra, a seguire esclusivamente il senso del dovere e il senso di colpa, a rientrare nei ranghi, rinchiusi nella gabbia di una serenità di facciata e di una vita da schiavi, tiepida, molle, piena di rimpianti e di rancori verso chi ci ama, nostri padroni e servi a loro volta d’altri padroni servi a loro volta d’altri padroni, in un circolo vizioso generazionale senza via d’uscita.Per la gran parte di noi, si sappia: una volta giunta la fatidica mezzanotte, non cambierà assolutamente nulla, a prescindere dal contesto, a prescindere da pandemie, virus, carestie, guerre, vaccini, arcobaleni, Gramellini, Lorenzotosa, Delprete, Avvocathy e “odio che ci costa”. Resteremo vincolati alle nostre coazioni a ripetere, sintomo patognomonico perfetto di un’esistenza piena di menzogne e totalmente soverchiata dall’altrui volere.

Sappiatelo: la speranza di una vita felice, piena e soddisfacente c’è, a prescindere da ciò che ci accade intorno. Le vie d’uscita ci sono, ma costano fatica e siamo troppo pigri per metterci davvero in gioco. Non divorzieremo neppure quest’anno, non compreremo quella casa al mare che ci piace tanto, non cambieremo lavoro neppure nel 2021. Pazienza.

Domani, se erro, sarà il 32 dicembre 2020.

Trentadue. Dicembre. Duemilaventi.

Buona serata.