Chiudi Gli Occhi

Le foglie mosse, tacite, dal vento,
ch’osservi mentre ondeggiano soavi,
già mandan via lontano certi ignavi
e placano il dolor del tradimento.

E non ti riconosci, quasi a stento,
nei tempi ormai lontani, quando urlavi
e immerso con il fango te ne stavi,
e tutto quell’ardore pare spento.

Eppure quella fiamma ancora brucia,
ci s’alza ancora in piedi, pur feriti
da mani che t’abbassan sui ginocchi.

Che il tempo certi graffi ormai ricucia
e scuoti le tue vesti dai detriti,
e ignuda t’addormenti; chiudi gli occhi.

Ora

Resto sospeso sin fissa dimora,
logoro e perso, viandante perenne,
passi leggeri che portan per ora
rivoluzione da cui volgo indenne.

Cascan le ciglia, in caligin cinereo
casco, sognante un giaciglio ospitale,
in un complesso benigno ed etereo
donde annegare e lo spirto vitale

già ritrovare e lasciarmi agitare
lève una volta levato, invenito
quel meritato ristoro e sperare
che il corso perga ostinato, infinito.