Esperta Allieva

Infine, questo cuor trova la pace,
di giorni travagliati ad affrontare
arbusti pien di spine, attraversare
sentieri d’una mente assai mendace.

Rimorso e falsa colpa, o te, vorace,
rimordi di ricordi e sanguinare
lo fai fino a sentirti soffocare,
finché tutto finisce, tutto tace.

E splende finalmente questo sole,
e, guarda, infin per giunta si solleva,
già dopo il temporale, fresca brezza;

e dolce, questa pelle t’accarezza,
ormai, di tal dolore, esperta allieva,
sopporti stoicamente la sua mole.

Il Tuo Presente

Ebbro già vaghi, non sai dove andare,
rimani dove sei, non ti decidi,
e chi per via diritta va ora invidi,
mentre il passato continua a bruciare.

Ardono ancora, rimembranze amare
d’amori e d’amicizie andate, affidi
quel tuo fidato istinto ad altri lidi,
perché sol su di te potrai contare.

Ma adesso sprofondare vuoi soltanto
nel buio ardente del tuo caldo inferno,
l’oracolo ora tace, muto, assente;

e spesso a ricordare resti, affranto,
luce splendente, invero un freddo inverno
che gela ciò che conta, il tuo presente.

Volo

E torni a libertà tant’agognata,
ritorni nella tana mentr’osservi
color che del passato restan servi
e schiavi d’una vita soffocata.

È dunque cosa giusta esser fuggita,
per dare già sollievo a que’ tuoi nervi
seppur traverso andrai sentieri impervi,
padrona ancor sarai della tua vita.

E soffri, ché chi è libero è anche solo,
ché schiavo fa sentir chi sta in catene
sicuro e soffocato in gabbie d’oro.

E lasciali, che restino tra loro,
ch’il sangue ribollisca nelle vene,
che l’ira sia il motore del tuo volo.

Paradiso

E giunge anche per lei questo momento,
di lasciar tutto e andar per altri mondi,
e tu nel tuo dolore intanto affondi,
un canto del tuo cuor ora s’è spento.

Di quella sua Lisbona resta vento
che soffia, mentre soffri e ti nascondi,
bestemmi quegli dei crudeli, immondi,
e piangi; il tempo scorre adesso lento.

Eppur sono ricordi d’altri tempi,
di giovani speranze, di legami,
sbiaditi e nebulosi, del suo viso;

e serbali con te, non farne scempi,
mia quercia, anche se perdi alcuni rami,
è solo per entrare in Paradiso.



Chiudi Gli Occhi

Le foglie mosse, tacite, dal vento,
ch’osservi mentre ondeggiano soavi,
già mandan via lontano certi ignavi
e placano il dolor del tradimento.

E non ti riconosci, quasi a stento,
nei tempi ormai lontani, quando urlavi
e immerso con il fango te ne stavi,
e tutto quell’ardore pare spento.

Eppure quella fiamma ancora brucia,
ci s’alza ancora in piedi, pur feriti
da mani che t’abbassan sui ginocchi.

Che il tempo certi graffi ormai ricucia
e scuoti le tue vesti dai detriti,
e ignuda t’addormenti; chiudi gli occhi.

In Eterno

Chi porta verità vive in eterno,
nell’opere compiute sulla terra,
umano, appare fermo, stanco ed erra
lontano ormai dal gelo dell’inverno.

Risorta è la realtà, l’amor fraterno
sarà sempre più forte della guerra
e lesto, ritto, il contrattacco sferra,
invano porteranno qui l’inferno.

E scende sera, ancora passi avanti,
per dove non è noto ma si libra
nell’aria d’una fresca primavera;

quell’aria ricompone l’alma intera,
congiunge i suoi frammenti, adesso vibra,
si ama solamente in certi istanti.

Sospesa

Sospesa, nel tepore d’una casa
che ha crepe sui soffitti e cade a pezzi,
di morti dalle mura son gli olezzi,
d’insetti ormai completamente invasa.

Appesi, nel livore che ti intasa
le siepi così fitte ormai disprezzi,
assorta, dell’incuria paghi i prezzi,
gli effetti ormai della tua mente evasa.

Alterchi quasi invano su disguidi
e sporgi, un po’ testarda, allo scoperto;
difenditi indisposta, tu non strisci;

attendi una risposta, intanto agisci
e volgi quel tuo sguardo in mare aperto
in cerca d’una mano che ti guidi.

Un Gesto d’Affetto

Le verdi foglie fruscian con il vento,
zittiscono inquietudi e frenesia,
sovente di dolor anestesia,
che non guardiamo mai, se non a stento.

E vedi spoglie, lascian te un po’ spento,
svaniscon gioventudi, che eresia!
Assenti i grandi amor, per amnesia,
ché non ci amiamo, sai, solo l’ostento.

Passano i giorni e di quel ragazzetto,
schiacciato e servo dell’altrui volere,
non resta che nostalgico ricordo;

un re sta, alquanto energico, un po’ sordo,
lanciato verso lotte di potere,
spera ritorni anche un gesto d’affetto.

Nomadi

Non siam che nomadi in cerca di casa,
anime in pena da sempre assetate,
senza una bussola, disorientate,
da nebbia questa via è talvolta invasa;

non si è mai monadi, d’ombre è pervasa
l’energia in piena, ma ben colorate,
non ci scombussolan cose scontate;
si debbia il cuor, è già tabula rasa.

E scivolan salate, per fatica,
le lacrime che lavano il dolore
e sciolgon vecchi nodi ormai più lievi;

e dolgon gli occhi, godi dei sollievi,
le acredini si levano e l’umore
sollevano. Lasciamo la via antica!



Mattino

Il tempo scorre e spesso non viviamo
la vita che vorremmo per timori
atavici; lasciam perdere amori
e quella fiamma ardente noi spengiamo.

Eppur quante occasioni spesso abbiamo
di smetter d’esser cani come attori
di liberarci di vecchi rancori
verso color che sovente invidiamo.

È l’alba e il cielo nero si schiarisce,
volatili bisbiglian suoni acuti
nel fresco ricreante del mattino.

Chiaror ch’invita a non star più supino
dinanzi a carcerieri che stan muti,
padron d’un mondo grigio ch’assopisce.