Siam Nudi e Soli

Siam nudi e soli, in questa dolce valle,
d’amari zuccheri l’avrà cosparsa
chi su di noi tramò alle nostre spalle
questa gran farsa.

Di te mi curo, fratello lontano,
e penso al male che ti porti dentro,
qualunque cosa faccia è fatta invano,
non mi decentro.

Per un po’ s’ama, in quest’intenso corso,
eterni istanti che lasciam morire,
nell’illusione che quel dolce morso
debba infinire.

Siam nudi e soli, e tali torneremo,
quando ormai sazi di quel pasto lauto,
quando ormai spenta quella fiamma avremo,
per far malcauto.

Dove Si Va Adesso?

Dov’è che condurrai quest’intervallo,
or che la solitudine accompagni?
Vuoi dir che coglierai noi tutti in fallo
e grave l’egritudine ristagni?

Sicché ci ridurrai com’un vassallo,
io ch’ero d’abitudine a guadagni?
Vuol dir ci renderai come cristallo,
a ignava inettitudine compagni?

Adesso alle latebra sol m’affido
di cui soltanto son conoscitore
e fuor di me ch’accada ciò ch’accada.

Sia il cor giammai l’invada e che non cada,
se lui, frattanto, è il sol esplicatore
oppresso d’eco ch’è ebra, ma ti sfido!

Gratitudine

Siedo la mente svuotata con gli occhi
chiusi da solo già affondo col cappio
al collo stringe l’estremità altra
grave una pietra rallenta il cammino
col mondo attorno ormai fermo lontano
distanti tempi di abbracci bramati
ora che il Grande Fratello ha vietato
stringersi amarsi donarsi trovarsi
solo mi affido alla speme e all’imago
d’un Padre assente che tace ed attende
che il figlio suo si rimetta in ascolto
a quella guida seconda paterna
le cui tenzioni sol’ora comprendo
a quei fratelli che sfidan la sorte
brindano insieme al presente e al futuro
vecchi compagni che mandan parole
aman rimembrano mostrano e sono
quei consanguinei silenti discreti
sì rispettosi dei silenzi miei
e quella donna con tanta passione
legge e gran sete di vero trasmette
dalle sue lenti e dagli occhi sì freschi
erge il dolore a cui resta legata.

 

Astruso Sole

Colpi dal petto e calore in crescendo,
nella clausura costretto mi stringo,
solo, cattivo, il pennello m’intingo,
turbo la candida tela, scribendo.

D’esiti antichi non giunge memoria,
posteri atti secreto proietto,
prono in ginocchio d’un Divo al cospetto,
scaccia remota da me vanagloria.

Astruso Sole, vestuto da nembi,
candidi cieli sul grigio deserto,
compiono vici nudati di vita.

Resto quiescente in espera infinita,
d’esser minuto ed inerme ormai certo,
logoro afferro di vesti Tue i lembi.