Silenzio Atteso

Sul petto l’aspra lapide l’atterra
incauta contra que’ mùnera lotta
lì incontra lauto, ben nero, ormai rotta,
eretto vespro, che rapido sferra

nel buio verberi antichi e la terra
zolle disfatte l’illustra e l’adotta,
imbelle matta in quel lustro corrotta,
orgoglio imberbe, tra giunchi ella erra.

Accolga i demoni tutti, è ormai ora,
tremendi spettri che tendon agguati,
turpi rumori ch’infrangon quïete

e amori e corpi divelgon. Stogliete!
Scettro sospenda, che vengan domati,
or volga e domini, muti, in controra.

A te

Sta’ qui, presenzia, viva e piena, o Musa,
discreta, attendi, ascolta i miei silenzi,
riparo da fiumana che cadenzi,
loquela che s’espande com’intrusa.

Dimanda pur, ma parlami da dentro,
mandàti negligenti o perentori
son come piè su prato pien di fiori,
amiamo, venerando il nostro centro.

A te, che qui sei occorsa d’improvviso,
di vesti priva, mergiti nel fiume,
e lasciati rapir dalla corrente,

che trarti possa all’urbe tua, imminente,
che quel liquor perspicuo faccia Lume,
speciosità permanga sul tuo viso.