Tocca ai Giovani

Mi si permetta di dire che questa continua retorica sui giovani a volte stufa. Ieri, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, brava persona per carità, in occasione della Festa della Repubblica, fa presente che ora “tocca ai giovani”. Mi chiedo cosa dovrebbero fare i giovani, ma soprattutto questi giovani? Davvero qualcuno spera che il nostro paese devastato possa essere rimesso in piedi dalla peggiore generazione mai vista? Una manica di mantenuti depressi fino a quarant’anni, che ancora si definiscono come “ragazzi”, che considera la viltà, la pigrizia e la depressione come una virtù, che scambia la vita virtuale sulle reti sociali con la vita reale, dovrebbe essere fautrice della cosiddetta ricostruzione? Davvero qualcuno spera che Casa Surace e The Jackal possano dare un contributo concreto al nostro PIL e alla nostra economia? Tra l’altro, i posti chiave sono occupati da vecchi decrepiti matusalemmi, dinosauri ultrasettantenni che non mollano le poltrone nemmeno per il cazzo, intossicati dal potere e dal denaro, sapendo che se tornassero a casa e lasciassero il posto a qualcuno di questi tanto osannati “giovani” sarebbero finiti, morti, perché non sono stati capaci di costruirsi un’alternativa. Hanno vissuto per il lavoro, le loro mogli sono giustamente inviperite per tutto il sesso e le tenerezze mancate, i loro figli li odiano per la loro assenza. Ciò accade sia nel pubblico che nel privato: le chance per i giovani sono pochissime, questo paese sta tirando le cuoia e al massimo, cari giovani del cazzo, potranno darvi uno stage non retribuito con un biglietto da visita con su scritto “Manager”. Eccovi accontentati, fatelo vedere a mamma e papà, da bravi, mentre questi ultimi vi compatiranno e penseranno che siate solo dei falliti, che lavorano gratis e preferiscono avere un titolo fittizio piuttosto che una busta paga pesante.

Certo, ricordo che lo abbiamo avuto un giovane al potere, un presidente del consiglio fresco e rampante. Si chiamava Matteo Renzi, ve lo ricordate? Un “ragazzo” di trentanove anni, un megalomane narcisista che ha dato l’ennesimo colpo d’accetta alla scuola pubblica, parlando di “cultura umanista” e trasformandola in una specie di azienda, l’ennesimo che ha provato a riformare la Costituzione, incolpandola di vetustà, come se quest’ultima fosse la vera responsabile del declino del nostro paese, quando in verità per cercare i veri colpevoli dovremmo guardarci tutti quanti allo specchio.

Mi aggancio a questo perché temo che l’andazzo malato dei nostri tempi sia il seguente: tutto dev’essere efficienza, progresso, positivismo, tecnologia, bisogna preparare dei futuri disoccupati e mantenuti o, nel migliore dei casi, degli stagisti non retribuiti al mondo del lavoro fin dalla prima elementare. La stessa democrazia è divenuta uno strumento scomodo, inefficiente, inadeguato. Dobbiamo correre, modernizzare, snellire, ridurre la burocrazia, “efficientare”, porca troia che termine del cazzo, la pubblica amministrazione, militarizzare, cinesizzare. Non ci sono alternative a tutto ciò, questa è l’unica realtà possibile. Viviamo ormai in una sorta di socialismo trozkista, una rivoluzione permanente mondiale in chiave caramellosa dove tutti guadagnano quattro spiccioli per lavorare come schiavi, in una narrazione propagandistica ove le donne, i gay, i migranti, i disabili e chiunque appartenga a una qualsivoglia categoria protetta è dipinto come eroe, puro di cuore, paladino della libertà, mentre i maschi bianchi etero vengono tutti etichettati come colpevoli cacca pupù puzzoni bruttoni scoreggioni. Già si inizia a parlare della possibilità di avere una donna al Quirinale, in merito a questo le giornaliste di Repubblica di sesso maschile sono già eccitate come delle fichette ripiene, non vedono l’ora di vedere la Bonino o la Casellati al colle, inconsapevoli o forse ben consapevoli del fatto che facendo così hanno già bruciato i loro nomi.

Bene, in merito a questo, credo fermamente che questa sia una scelta sbagliata. Questo blog potrà anche essere impopolare, ma voglio che voi tutti, cari utenti e care utentesse, siate dalla mia parte per una vera scelta d’innovazione, capace di restituire prestigio al nostro paese in Europa e nel mondo: gli unici candidati idonei alla Presidenza della Repubblica sono Giuliano Amato o Massimo D’Alema. Volendo potrei fare un’eccezione per Pierferdinando Casini, ma oserei dire che costoro sono gli ultimi baluardi della nostra gloriosa Repubblica, coloro che hanno combattuto per l’unico vero obiettivo che in fin dei conti tutti inconsciamente desideriamo, ormai stufi di questa società liquida, di questo dinamismo isterico che ci sta condannando alla precarietà: la stabilità e l’immobilismo. Solo grazie a questi uomini valorosi potremo finalmente restaurare l’antico regime, sorretto magari da un ritorno della gloriosa, eterna, splendente, immortale Democrazia Cristiana.

Adesso, cari giovani, tocca a voi: è il momento di cambiare questo paese a suon di selfie.

Crisi di Governo

Nel chiuso del mio minuscolo studio, al termine di una dura giornata di esorcismi in video conferenza, leggo le notizie e osservo con sempre maggiore distacco ciò che accade nella politica italiana. Mi viene da sorridere se penso al fatto che tutte le volte che scoppia una crisi di governo sembra che stia per arrivare l’apocalisse, che si aprano cateratte dall’alto, che si scuotano le fondamenta della terra.

Mi sento di tranquillizzarvi, purtroppo e per fortuna abbiamo la memoria corta, ma in generale vi è spesso continuità tra un governo e l’altro, anche a seguito di un cambio di colore. Difatti, il prossimo che andrà al potere, tanto per cambiare, avrà vita durissima contro chi comanda davvero nel nostro paese, ossia un apparato burocratico mastodontico, un grigio e anonimo sistema talmente complesso e intricato che è praticamente impossibile attuare davvero delle grandi riforme senza scontrarsi contro questi gangli, questa ragnatela dal sapore kafkiano contro cui neppure il più ambizioso e motivato dei leader può davvero qualcosa.

Conte non è l’uomo della provvidenza, la sua immagine di rassicurante uomo delle istituzioni è stata costruita ad arte dalla Casaleggio Associati e ha attecchito presso chi sentiva la necessità di avere al potere una persona seria. Sicuramente “l’avvocato del popolo” ha fatto quello che ha potuto in una situazione oggettivamente difficile, glielo riconosco umanamente, ma le cose andranno avanti comunque. Del resto, contiamo davvero qualcosa? Siamo davvero in grado di prendere delle decisioni autonome? Abbiamo ormai ceduto buona parte della nostra sovranità all’Unione Europea e non è stato né un colpo di stato né altro, tutto questo è lecito e previsto dall’articolo 11 della Costituzione e mi sento di dire che è un bene che ciò sia avvenuto: non ci meritiamo la democrazia, non ci meritiamo sovranità e potere decisionale, siamo un popolo di pecore, sciocco e infantile, è perfettamente inutile governarci, siamo dei mentecatti furbacchioni incapaci di assumerci le nostre responsabilità come singoli cittadini, siamo dei frignoni che amano fare le vittime e lamentarsi del governo, della politica, dello stato, dell’Agenzia delle Entrate, degli imprenditori, del patriarcato e del matriarcato, siamo un paese sindacalizzato perché siamo una manica di fancazzisti che non hanno voglia di muovere un dito e di lavorare. Siamo figli a vita, ragazzini viziati figli di politicanti narcisisti che passano il tempo a guardarsi allo specchio, più preoccupati del consenso che del bene comune.

Mi sento di dire che se Salvini e Meloni vinceranno le prossime elezioni è scontato e banale che non vi sarà nessun regime totalitario di destra, toccherà governare anche a loro, e dopo tanto strepitare, inevitabilmente, scenderanno a compromessi, si istituzionalizzeranno, come del resto sta già facendo il Capitano. Del resto, se davvero quest’ultimo avesse velleità dittatoriali, non ammorbidirebbe i toni tutte le volte che lo intervistano, mettendo le mani avanti e facendo presente che in fin dei conti è solo un simpatico morbidone irrequieto che gioca a essere uno di noi, che vuole gli immigrati semplicemente in regola, mentre gusta il suo pane e nutella del cazzo e costringe una figlia che si vergogna giustamente di lui a mostrarsi su Instagram mentre fa i compiti. Anche lui cederà il passo all’Europa, sapete perché? Perché si tende all’unità, alla totalità, è la vita, è la natura, è armonia, si matura, si cresce e si cambia seguito di confronti e conflitti costruttivi e, in tutto questo, le nostre belle tradizioni prima o poi andranno a farsi fottere, con buona pace dei conservatori e di coloro che si ritengono “fieri di essere italiani”. Fieri di cosa? Come se aveste fatto qualcosa per meritarvelo. Meritarvi che cosa poi, di grazia? Una nazionalità? Cito George Carlin in questo caso, dicendovi che è solo un caso che siate italiani. Di che cazzo stiamo parlando, santo Dio? Mi fate venire il mal di testa con la vostra retorica!

Con questo voglio concludere questa inutile e inconcludente geremiade, mostrando al solito profondo affetto nei vostri riguardi e dicendovi che quando vi schierate a favore di qualsiasi ideologia o di qualsiasi partito siete semplicemente ridicoli, siete patetici mentre vi ergete a esperti della res publica, a raffinati politici sempre con la soluzione pronta in tasca, mentre in realtà ripetete a pappagallo opinioni preconfezionate inculcate dai media, intossicati di informazioni come siete, con lo scopo di riempire le vostre giornate in discussioni vuote che non hanno nessun fine costruttivo, se non quello di rifuggire l’horror vacui che vi perseguita. In fin dei conti, tutto questo vi serve a sentirvi meno soli e a non ricordarvi quanto siano squallide le vostre esistenze.

E ora scusate, Renzi ha fatto saltare il tavolo e Fico non ha trovato una possibile maggioranza, sono molto preoccupato per le sorti del governo, questo proprio non ci voleva in piena pandemia. Siamo fottuti, parliamone, troviamo una soluzione, mi sento così sola, ho bisogno di un abbraccio!

BoJo e la Libertà

A volte ho dei dubbi su alcune dichiarazioni un po’ estemporanee di Boris Johnson e sui suoi comportamenti contraddittori, ma se il buonista patatoso Gramellini lo attacca nel suo “caffè”, probabilmente il primo ministro britannico ha detto una verità, affermando velatamente che siamo un popolo di pecore infantili incapaci di assumersi delle responsabilità senza dare delega al capetto di turno.
Presidente Mattarella, il punto non è che amiamo la serietà. Il problema fondamentale è che noi italiani ci prendiamo troppo sul serio.

“Siam pronti alla morte”, come no…