Michela Murgia

Osservo gli occhietti intrisi di livore di quest’uomo e penso al fatto che, se solo fosse andata a fondo nelle sue ferite, se solo avesse perdonato i suoi genitori e i compagni di classe che la prendevano in giro da bambino, probabilmente non starebbe cercando di far pagare al paese intero la sua infanzia traumatica con la sua personalissima e violenta interpretazione della realtà, con i suoi chili di troppo portati con finto orgoglio. Mi viene da pensare che la sua ciccia sarda sia un modo per issare un muro, indossare una corazza, per essere ingombrante e farsi notare dal mondo intero in un grido simbolico che suona come: – Guardatemi, bulli, che mi prendevate in giro, guardatemi, mamma e papà, ce l’ho fatta, nonostante le prese in giro, nonostante il dolore. È giunto il momento di farla pagare al mondo intero.
Il bullismo è un fenomeno pericoloso e da combattere per un semplice motivo: può generare fenomeni con desiderio di rivalsa come Michelemurgia che, purtroppo, influenza pesantemente (è il caso di dire) il pensiero e le opinioni della collettività, generando rancore sociale.

Concludo: anche Stalin e quell’altro tizio con i baffi in Germania hanno avuto delle infanzie traumatiche.
State attenti ai vostri figli, genitori, state attenti ai vostri compagni di classe più deboli, o bulli: potreste essere responsabili nell’aver creato degli autentici mostri.

La Morte del Principe Filippo

Leggo i titoli dei giornali che commemorano la morte del principe Filippo e vedo un concentrarsi su due principali tematiche: lo stare “un passo indietro” alla moglie Elisabetta e le sue gaffe. Giustamente è morto un uomo, un “first man”, una “non-donna”, è bene concentrarsi soprattutto sui suoi difetti e sui suoi limiti, in fin dei conti noi donne lo abbiamo capito, noi donne forti, noi madri e lavoratrici, multitasking e dotate di un cervello più evoluto, superiori al maschio in tutto e per tutto, lo sappiamo ormai bene, forse lo abbiamo sempre saputo: non abbiamo bisogno di ometti, seguendo il virtuoso esempio della Svezia potremo essere in grado di riprodurci da sole anche in Italia, senza la necessità di congiungerci carnalmente con questi cosiddetti “uomini”. È meraviglioso questo progresso, siamo finalmente libere dall’oppressione patriarcale, libere di inseguire i nostri desideri, mutevoli giorno per giorno, ora dopo ora, come foglie al vento, in un perenne e inconcludente “qui e ora” e, dunque, lunga vita alla Regina Elisabetta II, che costituisce esempio di sovrana virtuosa, che ha ricevuto il potere per conto di Dea Madre, per intercessione della Figlia e della Spirita Santa, che per marito ha avuto un’appendice che, pensate un po’, ogni tanto osava contraddirla. Come si è permesso, questo cosiddetto “Principe”, di contraddire una donna che ce l’ha fatta grazie anche alle nostre battaglie femministe, le stesse battaglie che hanno aiutato Margaret Thatcher e Angela Merkel a prendere il potere? È tutto merito del femminismo, perché femminismo vuol dire pace, vuol dire sorellanza, vuol dire uguaglianza. In fondo siamo uguali, noi donne e non-donne, i sessi sono solo un’invenzione del patriarcato. Guardate me, prendete esempio dalla sottoscritto, con quanta fluidità sono capace di passare da uomo a donna. Come insegna la meccanica quantistica, se non mi osservate, vi è in me una sovrapposizione di stati, posso essere maschio e femmina allo stesso tempo, avere il cazzo e la fica nel medesimo istante e solo osservando il fenomeno che sono permette di far collassare la mia funzione d’onda e determinare che io sia uomo o donna con una data ampiezza di probabilità. Come potete vedere, la teoria del gender fluid trova ampio riscontro nella fisica moderna, è scienza allo stato puro e, come insegna il mantra, la scienza non è democratica. Abbiamo finalmente raggiunto, con il positivismo, con il Coprifuoco e progresso, una verità assoluta.

Resta comunque ferma una questione di carattere geopolitico che ho avuto modo di menzionare qualche tempo fa: pace all’anima del Principe Filippo, ma ribadisco la mia diffidenza nei confronti di un popolo che non utilizza il bidet.Forse solo lui avrebbe potuto dircelo.

Se la fica di Elisabetta II puzza.

Di cheddar.

Sciacallaggio Mediatico

Sono davvero fiero della dignità che gli italiani stanno mostrando, offesi dal comportamento indegno che la TV russa sta perpetrando nei confronti del nostro popolo sul caso di Olesya Rostova e della possibilità che quest’ultima sia Denise Pipitone, la bimba scomparsa nel 2004 a Mazara del Vallo. È bello vedere questa gente scagliarsi contro il presunto sciacallaggio mediatico da parte della TV spazzatura russa, gente che si è sempre istruita e arricchita su programmi al contrario estremamente formativi quali “La Vita in Diretta” e “Pomeriggio Cinque”, format che hanno sempre fatto dell’informazione obiettiva scevra da qualsivoglia sentimentalismo, del tempismo nel fornire notizie il più possibile inerenti alla realtà dei fatti, senza temporeggiare con lo scopo di creare suspense e incrementare audience, dei solidi e inossidabili baluardi.

Sarò breve, ma voi russi avete solo da imparare dal modus operandi italico, dal metodo rigoroso con cui si fa televisione nel nostro belpaese, che ha sempre mostrato empatia e vicinanza nei confronti della gente comune, esente da qualsivoglia speculazione sul dolore delle famiglie o sull’ingenuità dei più deboli, che ha sempre avuto, come intento primario, il perseguimento dell’etica e del bene comune, senza soffiare sul fuoco dell’indignazione e senza creare false speranze con lo scopo di trarne profitto economico in termini di audience e pubblicità.

Cari russi, vi dovreste solo vergognare per aver speculato sul dolore di una madre. Avete tanto da imparare da Alberto Matano e da Barbara D’Urso, conduttori di razza che sapranno senz’altro spiegarvi meglio di me che questi comportamenti non sono degni di un paese civile.

Nel giro di pochi giorni, tutto questo sarà un brutto ricordo, e i media troveranno un’altra arma di distrazione di massa per non farci pensare alle chiusure degli esercizi commerciali, alle casse integrazioni e a quei fascisti puzzocacconi che scendono in piazza e osano mettere in pericolo il nostro sistema democratico, contestando un governo liberale che ci chiude in casa per il nostro bene e per la nostra salute.

A Mia Nonna

Nonna Veniti

Ripenso a mia nonna.

Riempirò questo post di anafore. Anafore intense. Anafore fatte di iterazioni. Anafore perentorie. Anafore ridondanti.

Mia nonna era una donna forte, una guerriera.

Ha cresciuto quattro figli. Da sola. Mentre mio nonno andava a divertirsi per dodici ore in campagna. A lavorare e a guadagnare il pane. Trascurando i suoi quattro figli meravigliosi.

Mia nonna è morta all’età di trent’anni. Tre anni prima che nascesse mia madre. È stata quest’ultima a parlarmi di lei. Basandosi sui racconti dei suoi fratelli più grandi.

Mia nonna era una donna bellissima. Quel giorno maledetto, aveva deciso di indossare un vestito più succinto del solito, per andare a fare la spesa.

Mia nonna, quel giorno, tornando a casa, lungo la strada ha incrociato un uomo. Un uomo seduto sui gradini di un negozio chiuso. Un uomo violento. Un molestatore. Uno stalker.

Quell’uomo, quel giorno, mentre mia nonna passava, le ha fischiato. Dopo il fischio, ha aggiunto: – Sei bellissima!

Mia nonna, all’udire quell’orribile suono e quelle orrende parole, è stata pervasa da una vergogna e da un’umiliazione inaudita. Il suo fragile cuore non ha potuto reggere all’impatto di quelle indicibili e terribili sensazioni. Mia nonna ha lasciato cadere i sacchetti della spesa, ha portato la mano sul suo cuore e si è accasciata al suolo.

Mia nonna è morta così. Mia nonna è morta per catcalling.

Se mia nonna fosse nata ai nostri tempi, tempi contraddistinti da eroine e guerriere del suo calibro, se avesse potuto godere della protezione di combattenti alla stregua di Laura Boldrini, Michela Murgia, Aurora Ramazzotti, Lorenzo Tosa, probabilmente sarebbe ancora viva.

Mi manchi, nonna.

Nazional Femminismo

È sabato sera e mi sento davvero felice. Forse non ce ne rendiamo conto, ma è bene che qualcuno ve lo rimembri: stiamo vivendo forse una delle epoche più fortunate e prospere che ci siano, in termini di amore e sentimenti, sinceri e autentici, soprattutto in merito al delicato tema della tutela delle minoranze. La legge Zan è in fase di approvazione, la Lega si è convinta che è una legge che ha un valore civile e universale ed è dunque un’ulteriore possibilità e un’irripetibile occasione per insegnare alla gente a pesare le parole, con lo scopo di non ferire mai più i sentimenti di nessuno. Del resto, per quanto sul nostro corpo e sul nostro viso non vi sia graffio o livido alcuno, i segni più profondi sono generalmente celati nel nostro animo, e mi sento di proferire tutto questo da donna, madre e professionista, la quale, come noto e ormai scientificamente provato da dati inconfutabili, si fa carico da sempre della sua famiglia, naturalmente per colpa della biologica negligenza degli uomini bianchi ed eterosessuali.

Dal mio punto di vista, è bene condurre questa battaglia con lo scopo di compensare il male che noi donne di colore grigio omosessuali abbiamo subito da parte degli uomini bianchi eterosessuali nel corso di questi millenni. È chiaro come le “non donne” siano tutte violente da un punto di vista biologico e siano capaci di esprimersi solo tramite la sessualità e l’ira. Intanto, mi viene in mente una proposta, un’idea che potrebbe piacere a Laura Boldrini, a Michela Murgia, a Lorenzo Tosa, donne forti ed emancipate come la sottoscritta: ma se imponessimo al Santo Padre di cambiare il sesso di Nostro Signore? Per quale motivo costui dovrebbe chiamarsi Dio e dovrebbe essere Padre? Chiamiamolo Dea Madre, perdiana, chi è il maschietto che ha stabilito che il creatore sia di sesso maschile? Vi è una chiara incongruenza sociale, antropologica, statistica, scientifica. È chiaro che siamo noi donne a partorire, siamo le massime artefici della creazione, mentre il contributo di voi “contrario delle femmine” è limitato a uno squallido fiotto di seme caldo nel nostro ventre, tenendo conto che sotto un punto di vista biologico e medico siete chiaramente incapaci di provare qualsivoglia sentimento. Naturalmente, la mia proposta vale anche per il figlio di Dea Madre. Per quale motivo costui dovrebbe essere nato uomo e chiamarsi Gesù Cristo? A mio avviso occorre riscrivere i quattro vangeli parlando delle gesta di Gesuina Crista, la vera figlia di Dea, femminista radicale che costituisce insieme alla Madre e alla Spiritosa Santa una trinità femminile che incarna la vera essenza della vita, una verità assoluta chiaramente oggetto di censura per mano del bigottismo fallocentrico millenario del cristianesimo occidentale.

A questa prima proposta che vi ho illustrato, me ne sovviene una seconda, come diretta conseguenza. Forse i tempi non sono ancora maturi, ma una volta che noi donne, eroine dei nostri tempi, multitasking per natura, prese come siamo dal lavoro e dalla gestione delle nostre famiglie, avremo trovato anche il modo di ingravidarci da sole, metodo peraltro già esistente in quel paradiso progressista di nome Svezia, come illustrato nel documentario “La teoria svedese dell’amore” di Eric Gandini, potrà esserci finalmente la svolta definitiva: istituire una santa inquisizione, una soluzione finale che permetta di accusare tutti gli uomini di stupro e di violenza sessuale, in modo da poterci una volta per tutte disfare di loro e, perché no, condannarli al pubblico ludibrio e ai lavori forzati in qualche campo di rieducazione. Del resto, lo afferma il recente capolavoro letterario di Pauline Harmange, “Odio gli uomini”, una sorta di “sua battaglia”, un vero e proprio saggio di sociologia e un’autentica guida per seguire le verità contenute all’interno dell’ideologia femminista e ringrazio di cuore Yasmina Pani (seguite la sua ottima pagina, ne vale la pena, credetemi) per l’ottima recensione fatta sulla sua pagina: la misandria è ampiamente giustificata perché non implica nessun tipo di violenza conclamata sugli uomini.

Porca Dea ladra, siam messi male, molto male…

Buon Pasquo a tutti.

Incremento dei Vaccini

Quest’oggi l’ammontare di vaccinati ha superato quota tre milioni. Gli annunzi del governo prevedono un incremento di dosi giornaliere a partire dal prossimo mese. Se davvero si raggiungerà la quota di cinquecentomila vaccinazioni al giorno, teoricamente in circa quattro mesi, tutto il popolo italiano avrà ricevuto la sua bella dose e le gabbie saranno lentamente aperte.Ora, ne ho scritto spesso, e lo ribadisco: siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Quanti battesimi e matrimoni abbiamo saltato grazie al Covid? Quanti noiosi pranzi in famiglia abbiamo evitato? Davvero, c’è qualcuno di voi che si diverte a pranzare con genitori e suoceri? Quanti aperitivi, quante pasquette, quanti capodanni, quanti eventi di gruppo in generale ci siamo risparmiati, circondandoci di gente con cui non abbiamo nulla in comune e della quale non ci interessa assolutamente nulla, purché ci siamo, purché siamo presenti, purché non si dimentichino di noi, ma soprattutto, purché non parlino male di noi, visto che se, siamo presenti, non potranno farlo?

Siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Non abbiamo fondamentalmente riassaporato il piacere di una vita sobria, ma soprattutto, non abbiamo finalmente ritrovato del tempo per noi, per fare davvero quello che ci piace, invece di ammazzare il tempo senza costruire nulla? Magari molti di noi si sono riempiti il culo di acquisti su amazon, siamo d’accordo, ma non ci siamo forse sentite libere da quest’obbligo patologico di uscire, di spendere e di spandere solo perché è sabato, e di vedere delle facce di merda come la nostra, come la mia?

Sul serio, non so se sono pronta a tornare alla vita precedente, un po’ come quello stronzo di Novecento in “La leggenda del pianista sull’oceano”, il quale, nel momento in cui sta per mollare la nave su cui è nato e cresciuto, decide che non ha nessun interesse a visitare la terra ferma e di restare su quella mastodontica imbarcazione, che tutto sommato lo faceva sentire coccolato, al sicuro e sono ben contento di aver spoilerato una parte del film. Se non l’avete visto, la colpa è solo vostra.

Tosa Shining – Parte 1

L’hanno ammazzata. È morta così, l’ennesima vittima di femminicidio in Italia. Anche quest’anno non c’è nulla – ma davvero nulla – da festeggiare. Solo continuare a combattere.

Tosa smise di digitare sulla tastiera del suo computer. Rilesse la conclusione di quell’ennesimo articolo impregnato di retorica zuccherosa, ma che tanto seguito gli aveva garantito nel corso degli anni. La formula utilizzata era efficace come il miele per catturare le mosche. Rilesse quelle righe, arricchite come di consueto da una punteggiatura pedante e da frasi secche e concise, eppure qualcosa andava storto quel giorno. Non era intimamente convinto di quanto aveva scritto, pervaso com’era ormai da settimane da un indecifrabile senso di inquietudine, un peso sullo stomaco del quale non riusciva a liberarsi. Distolse lo sguardo dal monitor del computer, provò a fare un respiro profondo, mentre poggiava i gomiti alla scrivania e chinava il suo volto tra le mani, cercando di recuperare quella lucidità che gli mancava da troppo tempo. Sentiva la mente annebbiata, una sensazione mai provata prima. Un miscuglio di vago dolore e rabbia lo tormentava, pur non essendo in grado di comprenderne l’origine. Nonostante tutto, quel pasticcio di sentimenti che lo solleticava non aveva avuto peso sulla resa della sua pagina Facebook. Ormai pubblicava articoli senza pensare minimamente ai contenuti, in una sorta di automatismo autoindotto, alla stregua d’un burocrate che svolge quotidianamente mansioni ripetitive e alienanti. Quella formula giornalistica era ormai talmente collaudata che non faceva neppure più caso a quanto redigeva. In fin dei conti, era un lavoro semplice: bastava prendere la notizia del giorno, edulcorarla di retorica buonista, ridurre al minimo il numero di proposizioni subordinate, operando con la stessa solerzia con cui un giardiniere si dedica alla potatura, e il gioco era fatto. Non occorreva inserire contenuti personali, sentiti, autentici, sapeva bene cosa dare in pasto al suo pubblico, usando il medesimo piglio che un addestratore cinofilo suole adoperare con i suoi cani. Eppure, dubbi e angosce lo laceravano ormai da tempo. Da quando aveva assunto la direzione di Nextquotidiano, aveva deciso di trasferirsi in una villetta sperduta sull’appennino ligure assieme alla sua famiglia. Lo aveva fatto per ritrovare una concentrazione che gli mancava ormai da molto tempo, profittando anche del fatto che la pandemia lo costringeva al lavoro da remoto. Nonostante ciò, aveva iniziato a maturare la vaga sensazione di sentirsi invischiato in una vita che forse non gli apparteneva. Era sposato da diversi anni ormai, ma, in verità, a volte lo sfiorava il pensiero che quel matrimonio assomigliasse sempre di più una gabbia. Le attenzioni di sua moglie, tra l’altro, piuttosto servile e compiacente nei suoi riguardi, cominciavano a irritarlo.

Con lo scopo di distrarsi da quell’inquietudine interiore, Lorenzo Tosa decise di programmare un altro articolo. Aveva già in mente il tema da trattare, un bel trafiletto di condanna al fascismo, prendendo spunto da una notizia relativa a un funerale “nero” avvenuto a Roma. Iniziò a digitare freneticamente sulla tastiera, le parole fluivano in automatico, finché non fu interrotto da un rumore di passi che riecheggiò nel suo grande studio. Sua moglie, Wendy Tosa, era appena entrata nella stanza, gli si avvicinò e, quasi a coglierlo di sorpresa, si chinò su di lui e gli diede un bacio sulla guancia, in una sorta di tenero attacco alle spalle.

– Ciao tesoro, come sta andando? – fece la sua consorte, smielata.

Lorenzo Tosa fece un sospiro, quasi seccato, poi replicò: – Bene…

– Fatto un gran lavoro oggi? – proseguì Wendy Tosa.

Tosa fece un altro sospiro, questa volta visibilmente seccato, e rispose: – Certo…

– Ehi – riprese sua moglie, con fare stucchevole e sciocco – alla televisione dicono che nevicherà!

Tosa si sentiva sempre più irritato dalla banalità di quelle affermazioni, dall’incapacità che aveva sua moglie di non riuscire a stare sola per un momento e dalla sua dipendenza affettiva nei suoi riguardi. Questa volta sbuffò, ormai innervosito da quella conversazione inutile: – E io che cosa dovrei farci? Wendy?

– Oh andiamo, tesoro! – sorrise stupidamente Wendy – Come sei scontroso oggi!

– Ti prego. Non sono affatto scontroso. Irritabile. Nervoso. Inavvicinabile. Suscettibile. È solo che vorrei finire
il mio lavoro. Portare a termine i miei impegni. Le mie consegne. Per soddisfare i miei lettori. Il mio pubblico. Il mio fan club. I miei sostenitori. Affezionati seguaci. Follower. – esclamò rauco, abbozzando un sorriso carico di tensione e indicando malamente lo schermo del computer.

– Ok – sorrise incurante Wendy, poi proseguì: – non ti darò fastidio. Torno tra poco con un paio di sandwich, che ne dici? Così magari mi fai leggere qualcosa!

Tosa fece un profondo respiro, l’atteggiamento compiacente di sua moglie stava cominciando a innervosirlo seriamente. Strinse le labbra, la fissò intensamente negli occhi e disse: – Wendy. Forse è bene che tu lo sappia. Che lo comprenda. Che ne sia consapevole. Conscia. Che metabolizzi il concetto. La questione. In ogni suo aspetto. Dettaglio. Peculiarità. E ora, per colpa tua, mi tocca usare una proposizione in più. Subordinata. Quando vieni da queste parti e mi interrompi, mi fai perdere la concentrazione! – fece Tosa, dandosi una manata sulla fronte, con lo scopo di ribadire il concetto, cercando di contenere una rabbia sempre più crescente che gli faceva ribollire il sangue nelle vene, poi riprese: – Mi distrai! Mi distogli! Mi deconcentri! Mi svii! Capisci? Intendi? Comprendi? Metabolizzi? Assorbi? Digerisci il concetto? – A quel punto, sentì che era il momento di utilizzare nuovamente una subordinata, era già la seconda della giornata: – Mi ci vuole un casino di tempo prima che io riesca a ritrovare il filo! La concentrazione! Sono chiaro? Limpido? Cristallino? Lapalissiano? – Ormai fuori di sé, Tosa diede un pugno sulla scrivania, incredulo egli stesso di quella reazione. Era la prima volta che faceva una scenata simile davanti alla sua consorte, un alterco che non si addiceva a un paladino dei diritti, del femminismo, dell’antirazzismo, dell’antifascismo e, più in generale, del politicamente corretto come lui. Neppure lui era consapevole di quanto gli stava accadendo, quella partaccia lo faceva sentire al contempo sollevato e in colpa, ma sapeva di non aver concluso ancora quell’inconsueta geremiade.

Nel frattempo, Wendy lo fissava, tra lo sbalordita e l’inquieta, mentre sentiva il suo cuore spezzarsi. Non avrebbe mai immaginato che le sue gentilezze avrebbero potuto scatenare quella reazione totalmente scomposta da parte di suo marito. Si limitò a proferire, con voce rotta: – Sì…

– Bene – proseguì Tosa, ormai incontenibile e con una voglia malsana di infierire sullo stato d’animo già provato di sua moglie – mettiamo una regola nuova. Una norma. Una legge. Un dettame. Un principio. Un precetto. Una direttiva. E ora mi costringi a usare un altro periodo. Quando io sono qua e mi senti battere sulla tastiera – Tosa fissò sua moglie con un sorriso inquietante, picchiando con forza gli indici sui tasti in modo che il rumore risultasse familiare a sua moglie per le volte successive – o non mi senti battere a macchina, qualsiasi cazzo tu mi senti fare qui, quando mi trovo qui vuol dire sempre che sto lavorando! Allora fammi il santo piacere di non venire! Di non recarti qui! Di non presentarti! Di non fare la tua comparsa! Di non farti trovare! Tu che ne dici? Ci riesci a farlo?

Wendy Tosa, sempre più perplessa, addolorata e inquieta, fissò suo marito e si limitò ancora una volta a rispondere con un semplice monosillabo: – Sì…

– Brava! – ribadì Tosa, con voce roca – Allora vedi di iniziare! Da adesso. Da ora. Da subito. Da questo istante. Da questo momento. Immediatamente. Levati dai coglioni!

Wendy guardò suo marito, corrucciata. Stentava a riconoscere l’uomo che aveva sposato. Quel paladino dell’antifascismo in quel momento le parve esattamente uguale ai presunti nemici contro cui combatteva. Una lacrima salata iniziò a solcarle la guancia, facendole bruciare la pelle del viso, finché, dopo aver sospirato profondamente, obbedì all’ordine del suo compagno di vita: – Ok…

Wendy si girò e lasciò lo studio in lacrime. Mentre si allontanava, Lorenzo Tosa la osservava con uno sguardo severo e pieno di odio, finché non scomparve completamente dalla sua visuale. A quel punto, il direttore di Nextquotidiano fece un lungo respiro e, solo dopo aver buttato fuori tutta l’aria immagazzinata nei polmoni, riprese a scrivere.

(Continua…)

Nuovi Materiali a Indice di Rifrazione Unitario

In base al secondo postulato della relatività ristretta, la velocità della luce nel vuoto presenta sempre il medesimo valore in tutti i sistemi di riferimento inerziali, pari a circa 3 x 10^8 m/s . Quando la luce incontra un mezzo diverso dal vuoto, la sua velocità si riduce di un fattore n, definito come indice di rifrazione, una costante adimensionale che quantifica la capacità di un materiale di ridurre tale velocità.

Bene, da questo si evince che l’indice di rifrazione del vuoto può essere considerato pari a 1. Tuttavia, di recente, la scienza ha scoperto dei nuovi materiali a indice di rifrazione unitario, attraversando i quali, se si applica la legge di Snell, la luce non subisce alcun fenomeno rifrattivo e nessuna deviazione rispetto alla sua direzione di propagazione. Ve ne mostro un’anteprima.

Solitudine e Vaccini

I vaccini purtroppo funzionano, a quanto pare la curva dei contagi sugli operatori sanitari si è significativamente ridotta, di conseguenza, quando tra non molto sarà il turno di noi tutti, il virus sarà tenuto sotto controllo e torneremo a fare la vita di prima. Non ne vedo la ragione sinceramente, molti vogliono tornare a stringersi, ad abbracciarsi, a uscire per tornare a fare l’aperitivo sui Navigli, ma non comprendo per quale ragione dovrei tornare a mischiare il mio sudore e i miei odori con quelli altrui. Il mio corpo non ha bisogno di contatto con altri corpi, non capisco perché voi essere umani abbiate questa assoluta necessità di relazionarvi con gli altri. A volte vi osservo e vi ascolto, pur dissimulando distacco e indifferenza. Mi piace osservarvi soprattutto quando siete in gruppo, riuniti a parlare senza fondamentalmente dirvi un cazzo, incapaci di ascoltarvi come siete. Vi toccate e vi date pacche sulle spalle quando in realtà siete in perenne competizione tra voi, ma si può capire che cazzo avete da buttare tutte le vostre energie in questo reciproco inconcludente compiacimento?

La verità è che anche dopo il vaccino, anche quando tornerete ai vostri concerti del cazzo di Fulminacci, di Gio Evan, dei Maneskin, de Il Volo, a bere birra in un pub il sabato sera, a guardare le vostre partite di calcio con i vostri amici, a dimenticare anche solo per un momento quanto siano mediocri e tristi le vostre vite, sarete comunque soli. Sarete circondati nuovamente di gente, ma saranno solo una distrazione, presenze distaccate, nessuna differenza con il vostro arredamento, con il vostro telefono, con il vostro orologio, solo un vociare che vi darà l’illusione della compagnia, esattamente come può fare una serie TV, senza nessuna reale e autentica connessione emotiva.

La verità, cari lettori e care lettrici, è che nessun vaccino potrà risolvere la vostra solitudine. Siete bestie sole e spero vivamente che il prossimo virus non comporti alcun sintomo fisico, ma che il suo effetto più devastante sia l’induzione di un’improvvisa e profonda autocoscienza in chiunque lo contragga, una consapevolezza che vi faccia rendere conto all’istante di quanto siate senza amici e di come i vostri stessi familiari in realtà vi disprezzino. Sarà bellissimo vedere una pandemia con milioni di persone disperate e consce, consce della loro disperazione.

Vi voglio sempre bene, eh. Ho semplicemente bevuto troppo caffè quest’oggi.

Piano Vaccini

Ascolto i Dead Daisies, ringraziando il blog lemiecose di Filippo Fenara che mi ha consentito di approfondire lo scatenato rock di questi vecchi mattacchioni, intanto che qui in Italia si discute se i Maneskin possano considerarsi anche loro rock o il primato nell’ambito spetti a Ligabue o a Vasco Rossi, il che la dice lunga sullo stato di salute di questo paese.

Proprio parlando della mia bella Italia, mi sovviene questa sera una riflessione relativa al cambio di governo. A quanto pare, Draghi non è il tipo da perder tempo e il piano vaccinale sta prendendo forma. Ho avuto modo di disquisire con alcuni autorevoli docenti e, a quanto pare, molti di loro sono stati sottoposti all’agognata punturina, benché abbiano dovuto tollerare terribili effetti collaterali, tra cui mutazioni genetiche, doppi cambi di sesso e, nei casi più gravi, brucianti dissenterie. Noto che Super Mario agisce dietro le quinte, ricorda un po’ il Pio XIII di Jude Law in “The Young Pope”, che sfrutta il principio di presenza-assenza e nel mentre agisce, ingigantendo in questo modo il suo prestigio con lo scopo di farsi trovare pronto per la Presidenza della Repubblica.

Osservo tutto questo, lodando tutto sommato l’apprezzabile pragmatismo dell’ex presidente della BCE e mi domando: come mai la scalmanata coppia Conte-Casalino non è riuscita ad accelerare i tempi e a organizzare la cosa con metodo? Viene in effetti il sospetto, e solo di una vaga sensazione si tratta, intendiamoci, non dubiterei mai della buona fede di un politico e del suo portavoce (come no…), che i due abbiano temporeggiato perché tutto sommato ci avevano preso gusto a governare il paese senza contraddittorio e senza un potere legislativo che facesse da contrappeso, convinti che avrebbero potuto godere dell’apprezzamento del popolo italiano in eterno. In fin dei conti, non posso biasimare del tutto Conte, il quale, alla stregua di un padre, appariva nelle sue dirette come novello Papa laico, a rassicurare il suo popolo e i suoi fedeli, mentre le sue bimbe mugolavano in preda al piacere massaggiandosi i rugosi grilletti, le loro secche e a lungo inutilizzate ciliegine. Posso capire la sensazione, il nostro pregiatissimo docente e avvocato, con il suo completino e il fazzolettino bianco nel taschino, si sarà sentito un Cristerrimo onnipotente e, credetemi quando vi dico che al suo posto mi sarei comportato anche peggio, perché il potere e la gloria sono due troie capaci di darti l’illusione dell’immortalità, una sensazione a cui è molto difficile resistere.

Insomma, ripenso all’ex-presidente del consiglio e alle subdole velleità totalitarie spacciate per democrazia diretta dell’azienda-burattinaio che lo manovrava e giungo alla conclusione che c’è una persona verso la quale dobbiamo profonda gratitudine: Matteo Renzi. In qualche modo, costui ha avuto il merito di aver liberato il paese dallo strapotere della Casaleggio Associati. Ne ho parlato molto male in passato, ma in fin dei conti, pur con lo scopo di ingrassare il proprio ego già patologicamente ipertrofico, la sua azione sabotatrice ha avuto il merito di ripristinare un minimo di democrazia in uno stato di emergenza che, per un anno buono, ci ha costretto a mettere in discussione le nostre libertà, i nostri diritti costituzionali e il ruolo del parlamento e del potere legislativo. Ho la ferma intenzione di scrivere al Presidente della Repubblica per una sua nomina a senatore a vita e di inviare una missiva anche a Papa Francesco per proporre la sua beatificazione, una volta passato a miglior vita.

Ehi, Dino, ma che cazzo dici? Questi ci chiudono di nuovo in casa fino a Pasqua! – Avete ragione, ma posso solo rispondervi di tenere duro: non manca molto al vaccino, facciamocelo piantare su per il culo, facciamoci due tre giorni di diarrea e questa storia sarà solo un brutto ricordo.

Fino alla prossima pandemia.