Rinnegare la Puglia – Si avvicina il Santo Natale

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Il Santo Natale è alle porte.

Si entra in sala. La tavola, ricoperta di tovaglie rosse su cui sono disegnate ghirlande, è imbandita di ogni ben di Dio. Il nucleo familiare si riunisce finalmente. Tre, in certi casi quattro, generazioni di piccolo-borghesi sedute attorno al tavolo. La generazione più giovane viaggia ormai tra i trenta e i quarant’anni, la generazione degli eterni adolescenti, degli eterni figli, guardata con disprezzo dalle precedenti, gli eroi, coloro che hanno fatto grande questo paese, pragmatici, duri, puri, bacchettoni, moralisti, polarizzati, dicotomici, giudicanti, morti dentro, noiosi.

L’odore dei formaggi e degli insaccati, del vino rosso, del timballo, del roast beef, dell’insalata, dei finocchi, della frutta fresca e secca, dei dolci, dello spumante, del limoncello e dell’amaro, insomma, di tutto il cibo che, servito in questo santo giorno sarebbe in grado di sfamare l’intera Repubblica Democratica del Congo, ha un unico scopo, quello di coprire l’odore pestilenziale dell’incesto psicologico, la puzza dell’invadenza, dei consigli non richiesti e delle domande inopportune e fuori luogo, causate da un sostanziale handicap emotivo che è alla base della totale incapacità di amare degli esseri umani.

Eccola, zia Antonina, che non vede l’ora che ti trovi una fidanzata da poter presentare a tutta la setta, a tutto il clan contorto nel rancore degli obblighi e delle norme non rispettate, degli inviti non ricevuti, delle eredità inique, succube delle spinte endogamiche causate dalla paura del diverso, dell’ignoto, del confronto. Zia Antonina, esatto. La stessa zia Antonina che porta avanti un matrimonio disastroso con un marito capriccioso e tiranno, che non ha mai avuto il coraggio di lasciare perché vittima della colpa e del giudizio degli altri, dell’incapacità di perseguire una vita propria e di far fruttare i propri talenti. La stessa zia Antonina che è talmente abituata all’odore di merda da non farci più caso e che ti invita in ogni caso ad immergerti, in quel bagno caldo fumante al cui olezzo pestilenziale non fa più caso. La stessa zia Antonina che vomita il suo rancore, la sua disperazione e la propria frustrazione sui propri figli, adducendo pretese da questi ultimi, caricandoli di un peso insostenibile e facendosi figlia della sua stessa prole, zia Antonina che non è mai cresciuta, zia Antonina che non è mai diventata adulta e pretende di dare lezioni di vita, zia Antonina che sta provando nuovamente a lasciare suo marito, ma non ne ha parlato con tuo padre che si è offeso perché in famiglia si condivide tutto. Sono alberi cresciuti male, alberi cresciuti storti, convinti di essere querce maestose. Non sanno quello che dicono, non sanno quello che fanno, non sanno chi sono.

La cena è terminata e il giorno seguente causerà inevitabilmente delle scariche di diarrea, nella migliore delle ipotesi, o, nel caso peggiore, una bella vomitata. Si è mangiato troppo, non si è abituati a farlo per tutto l’anno, ma è Natale. Si deve, bisogna, occorre farlo, cazzo. E’ il momento dei regali ora, ovviamente. Fiumi di soldi buttati nel cesso, tredicesime scialacquate, oggetti e capi d’abbigliamento che non verranno mai usati e mai indossati, doni che servono a coprire la colpa di essere stati totalmente inadeguati, che servono a sciacquarsi la coscienza, che servono a colmare un abisso, un vuoto invischiante e mortifero che non si ha il coraggio di guardare in faccia, che servono a rendere il proprio ego ancora più ipertrofico e a manifestare il proprio potere. Il regalo costoso, il regalo grande, il regalone, il guinzaglio, la catena, il potere che abbiamo su di te, o figlio, o nostro figlio, figlio della crisi economica, incapace di stare al mondo, fragile, sensibile, depresso, malato, che hai ancora bisogno di mamma e papà.

Eppure.

Qualcuno di recente mi ha detto di guardare a tutto questo con compassione, con dolcezza, con indulgenza. Loro non sanno, ma ti amano comunque. Non hanno idea di cosa tu abbia bisogno. Perché non ti riconoscono più, perché sei cambiato e non sanno più come prenderti, non sanno di cosa parlare, non sanno come parlarti, perché fondamentalmente sei difficile da interpretare, sei complesso, sei ambiguo, sei un ossimoro vivente.

E allora ci provo, faccio uno sforzo, sovrumano, ma lo faccio, a guardare questa tavolata di minchioni con un sorriso, senza abbassare troppo la guardia, mantenendo i confini sani che ho giustamente posto, ma guardando a tutto questo con affetto. Sono umani, fallibili, limitati, narcisisti, peccatori, vigliacchi, miserabili, imbecilli.

Imbecilli. Come te.

E per quest’anno, ho deciso, mi tiro fuori. Alla larga dal consumismo, alla larga dai miei fantasmi, alla larga dai miei carcerieri, ormai immaginari, ormai ininfluenti. Ce ne stiamo a meditare, al caldo, al chiuso, a leggere, a pensare, a rigenerarci, a tornare all’essenziale, a pregare a modo nostro, per noi e per chi soffre.

Ci proviamo, almeno, a imparare ad amare davvero, e, per dirla alla Erich Fromm, a farla diventare una vera e propria arte?

 

Rinnegare la Puglia – Lotta all’Evasione

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Sono tempi duri per il nostro paese, tempi di crisi economica profonda. Il debito pubblico italiano rispetto al PIL ha raggiunto nel 2018 un valore pari al 134.8%. Sono in epoche come queste che i governi italiani hanno il sacrosanto dovere di occuparsi di questa palla al piede che non ci consente di effettuare investimenti e, di conseguenza, modernizzare il nostro Bel Paese.

Naturalmente, il modo più efficace per favorire la ripresa non può che essere quello di una seria lotta all’evasione fiscale.

Ancora una volta, in qualità di ex-Pugliese e di ex-meridionale, sento la necessità di redarguire e rieducare gli abitanti della mia ex-regione di provenienza, in quanto, come già menzionato altrove, essi sono tra i maggiori responsabili del declino economico della nostra amata patria. Per fortuna, il germe sano della produttività ed efficienza meneghina mi ha ormai contagiato, si è infilato sottopelle fino a modificarmi geneticamente. Il mio DNA è ormai lombardo, persino i miei lineamenti si sono modificati, rendendoli più morbidi, più soavi, con gli occhi che cominciano a diventare azzurri e i capelli che si schiariscono, tendendo verso il biondo, rispetto ai tratti neanderthaliani che mi contraddistinguevano quando ero un giovane del sud. Anche il mio accento è ormai definitivamente nordico, anzi, comincia persino a manifestare una gradevolissima sfumatura teutonica, con cenni aspri e forti, molto simili al tedesco parlato nella Germania degli ultimi anni trenta.

Ma non divaghiamo. Il governo Conte Bis ha proposto una serie di misure nella sua manovra finanziaria, attualmente in corso di negoziazione in Parlamento con i partiti che compongono la coalizione. La manovra, come molti sapranno, prevede una mini-stangata su banche e assicurazioni, materie plastiche, zuccheri, varie ed eventuali, per un ammontare stimato pari a 5,5 miliardi di Euro, secondo una previsione de Il Sole 24 Ore del 5 novembre 2019.

Naturalmente, il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nonostante l’eleganza di cui è maestro, a prescindere dallo charme e dalla raffinatezza dei suoi modi garbati, a dispetto del suo sguardo ammaliante e della sua chioma ben pettinata e corvina e dagli abiti di classe con cui si accompagna, qualità grazie alle quali ha sedotto leader di partito italiani, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e anche primi ministri e capi di stato Europei e Mondiali, si rivela in realtà un gran furbo e opportunista.

Innanzitutto, vogliamo ricordare che purtroppo, nonostante l’indiscutibile fascino, Giuseppe Conte soffre di una grave disfunzione dalla quale non è ancora guarito: è di Volturara Appula, un comune di circa quattrocento anime in provincia di Foggia.

Provenendo da un contesto piccolo della regione Puglia, il presidente del consiglio finge di non ricordare uno dei fenomeni più gravi che affliggono questi minuscoli centri: stiamo parlando di un enorme flusso di capitali in nero non dichiarati allo stato Italiano, che favoriscono il familismo di cui purtroppo la Puglia è gravemente colpevole assieme a tutto il sud.

Nello specifico, si tratta dei regali di compleanno, matrimonio, Natale e festività varie che parenti quali zii, nonni e genitori erogano a nipoti e figli, generalmente sotto forma di denaro contante.

Facciamo un rapido conto: al 31 Dicembre 2018, il numero di giovani pugliesi dai 18 ai 34 anni che vivono ancora in famiglia risulta pari a 558 mila (dato ISTAT). Annualmente, tra paghette settimanali, compleanni, festività, matrimoni e ricorrenze varie, possiamo stimare che ciascuno di questi giovani riceva dalla sua famiglia una media annuale di 1500 Euro in contanti, pertanto non dichiarati al fisco. Facendo una rapida moltiplicazione, otteniamo dunque, nell’arco di un anno solare, un flusso di capitali in nero pari a 837 milioni di Euro.

Si ritiene necessaria, di conseguenza, l’applicazione di una seria proposta di legge che contrasti questo fenomeno, consistente nei seguenti punti:

  • Introduzione del reato di familismo
  • Serio monitoraggio da parte della guardia di Finanza di questo flusso di capitali, con arresto immediato di genitori, nonni e zii che elargiscono denaro in nero ai propri figli e nipoti, con pene fino a vent’anni di carcere e multe fino a un milione di Euro.
  • Una tassazione secca del 60% sui capitali recuperati.

In questo modo, lo Stato Italiano riceverebbe, solamente dalla Regione Puglia, delle entrate annuali pari a 502 milioni di Euro oltre ai capitali recuperati dalle ammende alle famiglie.

Se questo sistema venisse applicato a tutte le regioni meridionali, magari aggiungendo una tassazione sui pacchi da giù di cui parla in maniera reazionaria Casa Surace, ovviamente mediante opportuna revisione costituzionale che favorisca una politica economica di stampo federale, le entrate annuali incrementerebbero a dismisura, e il denaro ottenuto servirebbe a ridurre il debito pubblico italiano e potrebbe essere riutilizzato per gli investimenti in ricerca, sanità, istruzione, per una definitiva e salutare modernizzazione del nostro paese, perché ritorni tra i grandi, tra le eccellenze europee e mondiali e, perché no, per la fondazione di un nuovo impero italico, i cui confini si estendano dal mediterraneo fino al nord Europa.

Amen.