Il Prezzo della Consapevolezza

Vi osservo e mi osservo, mi osservo e vi osservo. Vedo le belle speranze che popolano i nostri profili, sembra siamo tutti a un momento di svolta, abbiamo tutti in mente progetti, idee, desideri, sogni, aspirazioni, visioni. Posso leggere quanto pubblicate e, in quel momento, riesco a percepire le farfalle nello stomaco, quella sensazione di euforia che vibra, risuona in voi, che come un’onda parte dal vostro ventre e vi fa andare il sangue al cervello. Avete avuto finalmente l’intuizione che vi farà svoltare, siete a un passo dal cambiare vita, dall’ottenere quanto volete da questa esistenza, eccovi lì, pronti a scattare, preparati alla partenza, verso una nuova avventura, tutto questo finché, da bravi eterni ragazzini, non avrete spiattellato il tutto sui vostri profili social, a vostra madre e a vostro padre e ai vostri presunti amici, i quali troveranno naturalmente ogni tipo di motivazione per soffocarvi, tarparvi le ali e rimettervi in riga, impaurendovi e uccidendo la vostra libertà e facendovi tornare immediatamente nel vostro carcere esistenziale, il vostro lager dal filo spinato dorato.

Cercate però di essere un attimo indulgenti, orsù, temo di aver capito perché ciò avvenga. Volete sapere perché chi vi ama e vi vuole bene vi fa questo? Sapete qual è, forse, la reale e profonda motivazione? Bene, hanno semplicemente paura di perdervi. Il salatissimo prezzo da pagare per una vostra evoluzione o un vostro reale e concreto cambiamento vi porterà, nella purtroppo lontana e improbabile ipotesi che ciò avvenga, molto, ma molto lontani dagli affetti più antichi, non necessariamente geograficamente, ma in termini di vedute, di vita, vissuta e autentica, di verità, il che sarà senz’altro un bene per la vostra salute, visto che starete finalmente alla larga da gente che vi conosce da quando vi pulisce il culo e vi etichetta con lo scopo di incasellarvi e rendervi prevedibili, un esercizio del potere che serve a rassicurare chi vi ama che non sarà abbandonato. D’altro canto, l’amara constatazione è che se davvero voi sognatori e idealisti millennials metteste davvero in opera un reale cambiamento, dovrete, a causa di ciò, tollerare una montagna di senso di colpa e di dolore, che richiede una notevole tempra per essere smaltita, ma, soprattutto dovrete fare i conti con una libertà non sempre desiderata. Ebbene sì, la libertà, tanto immaginata e sognata, in verità terrorizza e, purtroppo, costringe anche a una solitudine esistenziale che porta a dover fare i conti con il nostro peggiore nemico, un nemico pronto a spararci addosso fantasmi, demoni in forma di rabbia, dolore, paure, ansie, angosce: noi stessi.

Davvero ragazzi, osservo i vostri profili, osservo i vostri progetti proclamati al mondo intero e, di conseguenza, sputtanati, sorrido come suole fare un buon padre di famiglia sulla soglia dei sessant’anni quale sono, e vi domando: siete proprio sicuri di voler fare una stronzata simile e di passare dall’altra parte della barricata?

Ehi, Dino, questo post fa schifo! Parlaci della fica di Gramellini! Facci ridere, bertuccia burlona!

Stasera no.

Incremento dei Vaccini

Quest’oggi l’ammontare di vaccinati ha superato quota tre milioni. Gli annunzi del governo prevedono un incremento di dosi giornaliere a partire dal prossimo mese. Se davvero si raggiungerà la quota di cinquecentomila vaccinazioni al giorno, teoricamente in circa quattro mesi, tutto il popolo italiano avrà ricevuto la sua bella dose e le gabbie saranno lentamente aperte.Ora, ne ho scritto spesso, e lo ribadisco: siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Quanti battesimi e matrimoni abbiamo saltato grazie al Covid? Quanti noiosi pranzi in famiglia abbiamo evitato? Davvero, c’è qualcuno di voi che si diverte a pranzare con genitori e suoceri? Quanti aperitivi, quante pasquette, quanti capodanni, quanti eventi di gruppo in generale ci siamo risparmiati, circondandoci di gente con cui non abbiamo nulla in comune e della quale non ci interessa assolutamente nulla, purché ci siamo, purché siamo presenti, purché non si dimentichino di noi, ma soprattutto, purché non parlino male di noi, visto che se, siamo presenti, non potranno farlo?

Siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Non abbiamo fondamentalmente riassaporato il piacere di una vita sobria, ma soprattutto, non abbiamo finalmente ritrovato del tempo per noi, per fare davvero quello che ci piace, invece di ammazzare il tempo senza costruire nulla? Magari molti di noi si sono riempiti il culo di acquisti su amazon, siamo d’accordo, ma non ci siamo forse sentite libere da quest’obbligo patologico di uscire, di spendere e di spandere solo perché è sabato, e di vedere delle facce di merda come la nostra, come la mia?

Sul serio, non so se sono pronta a tornare alla vita precedente, un po’ come quello stronzo di Novecento in “La leggenda del pianista sull’oceano”, il quale, nel momento in cui sta per mollare la nave su cui è nato e cresciuto, decide che non ha nessun interesse a visitare la terra ferma e di restare su quella mastodontica imbarcazione, che tutto sommato lo faceva sentire coccolato, al sicuro e sono ben contento di aver spoilerato una parte del film. Se non l’avete visto, la colpa è solo vostra.

Un Anno di Pandemia

È passato ormai un anno dall’esplosione della pandemia, da quando il Covid-19 è entrato a far parte delle nostre vite come un inconsueto animale domestico, alla stregua di un micetto occultato dietro la tenda del soggiorno che, d’improvviso, tende un agguato al proprio padrone tirandogli un’allegra zampata con cui ci vuol ricordare la sua dispettosa presenza. Sono state molteplici le conseguenze sulla nostra cultura e sull’informazione: alla già stucchevole retorica basata sul leccare il culo alle cosiddette “minoranze”, perpetuata dai nostri giornalisti “maschi di donna” castrati, si sono aggiunte le videoconferenze di Veltroni, Jovanotti, Recalcati, quest’ultimo psicanalista dal dolcevita nero che pronuncia “Lacan” alla francese, autoproclamandosi esperto del suddetto mentre strizza l’occhietto ai progressisti, tanto che sovente mi chiedo se costui qualche volta sia presente in studio e se abbia davvero dei pazienti. Vogliamo poi aggiungere il narcisismo ridicolo e collettivo di un paese che si sente eroico e grande per essersi serrato in casa in pigiama? Mi sovvengono i nostri nonni, che forse un’autentica sofferenza esistenziale l’hanno conosciuta, avendo molti di loro toccato con mano cosa voglia dire rischiare seriamente la vita, e mi auguro davvero che voi, coglioni patetici menestrelli da balcone del cazzo, improvvisati pasticceri e panificatori da Instagram, finiate prima o poi al fronte: sarà uno spettacolo vedervi cagare addosso terrorizzati, dopo vent’anni passati a farvi le seghe sui social network.

Al solito lo dirò con fare birbantello e provocatorio, rovesciando completamente la narrazione di regime, che ci vuole tutti omologati e accondiscendenti, nel nome di un bene imposto dall’alto: dobbiamo prendere atto che questa situazione ha portato solo ed esclusivamente dei vantaggi. Pensiamo alla possibilità di lavorare comodamente da casa, consentendoci di non condividere l’alitosi e le ascelle terrificanti dei colleghi negli open space, magari partecipando a riunioni di lavoro online ostentando autorevolezza e professionalità seduti sul cesso, sorridendo sornioni all’idea che i colleghi dall’altra parte non sospetteranno mai che siamo in pigiama e stiamo cagando con la porta aperta. Pensiamo al fatto che avremo fatto sì e no due o tre pieni di benzina, all’aver speso molti meno soldi: tutto questo smentisce in maniera lapalissiana quanto i soliti frignoni e gufi sono soliti affermare in merito al fatto che la pandemia ha devastato la nostra economia. È l’esatto contrario: abbiamo risparmiato un sacco di denaro. È dunque cosa buona e giusta che molti esercizi commerciali abbiano chiuso e molte aziende abbiano avviato le procedure di cassa integrazione nei confronti dei loro dipendenti. Come vi permettete di risparmiare? È giusto che a fronte di tali cospicui capitali non spesi le vostre entrate si riducano. Vergonatevi, lazzaroni! Dovete tornare a spendere e a sperperar danaro, soprattutto perché è arrivato il cashback di Stato e la lotteria degli scontrini: al governo servono entrate, al governo serve IVA da incassare. Chissà, magari un giorno, qualcuno di voi potrebbe diventare anche milionario.

Lo so, molti di voi contesteranno il fatto che hanno dovuto sopportare la convivenza forzata con partner e prole, ma per quello basta non sposare qualcuno che non si ama per accontentare mamma e papà e per dar loro dei nipoti. Ciò nonostante, possiamo sicuramente gioire in merito al fatto che abbiamo avuto la possibilità di evitare per lungo tempo i nostri parenti e di saltare innumerevoli pranzi e cene in famiglia, incluse le feste comandate. Dopo un anno, immagino che voi ragazzacci quarantenni ci abbiate fatto l’abitudine a stare lontani dai vostri genitori e suoceri, dunque c’è speranza che questo virus un po’ impertinente sia riuscito a dare un colpetto al becero familismo amorale che perseguita il nostro devastato paese.

Ora perdonatemi, la donna che non amo e che non mi ama mi sta urlando dietro perché a suo avviso passo troppo tempo al computer e poco con dei figli che fondamentalmente detesto.

Buonanotte ❤

San Valentino

Nel giorno di San Valentino, vedo molti amori finire. Uno tra questi è quello tra Andrea Scanzi e il Movimento Cinque Stelle. La rockstar del giornalismo italiano mette già le mani avanti, mettendo più volte nero su bianco di avere unicamente a cuore un “campo progressista”, non mostrando interesse d’alcun tipo in merito al destino di qualsivoglia movimento o partito. Scanzi assomiglia a un partner appena lasciato, che ostenta disinteresse e freddezza, un po’ come una mia vecchia conoscenza che, appena mollato dalla donna, passava il tempo tra una festa e l’altra a ubriacarsi e a urlare, ostentando una gioia di facciata, “Sono single! Sono single!” per poi finire in pista da ballo, sulle note di “On The Floor ft. Pitbull” di Jennifer Lopez, a muovere il suo misero corpo flaccidamente, con lo sguardo fisso nel vuoto, lacerato dalla solitudine e dall’umiliazione di essere stato scaricato, e ricordo che, mentre danzavo anch’io ridicolmente, mi divertivo a fissarlo con un sorriso circospetto e cinico, finché il soggetto in questione, accortosi del mio sguardo insolente, negava ogni dolore, lo ingoiava come un’amara medicina e tornava a fingere di sorridere e di scatenarsi sulle note di quella vergognosa cover della Lambada.

Ecco, Scanzi sta provando la medesima sensazione, i più sensibili e acuti osservatori di voi potranno toccare con mano lo strazio che prova dentro per un progetto antisistema del quale si è sempre fatto sostenitore e portavoce, mentre al contrario il Movimento si è ormai fatto potere, un potere che non tollera vuoti, non sopporta assolutamente l’horror vacui, una pars destruens che si fa ora per forza di cose pars construens e di conseguenza si contanima, s’inquina, subisce il contagio da parte degli stessi nemici un tempo combattuti, il contagio della casta, tramutandosi inesorabilmente, a sua volta, in casta.

Il becero pragmatismo, anche a costo di compiere qualche marachella e qualche peccatuccio, soverchia l’idealismo e la voglia di imporre una propria astratta visione, è la natura, è il potere, è la vita.

Nessun problema per Lorenzotosa invece, che mostra una certa coerenza nel suo mettersi in ginocchio di fronte a figure che trasudano buone maniere, prestigio, senso delle istituzioni, incarnando nel suo gracile corpicino valori che sono un ibrido tra quelli di Bruno Vespa e quelli del Corriere della Sera.

Da parte mia, il nuovo governo faccia un po’ quello che vuole, purché si inventi altre detrazioni o deduzioni IRPEF, mi eccita sempre come una scolaretta abbattere il mio misero imponibile e ricevere il rimborso di Luglio.

Concludo augurando a voi, patetiche coppie che puntano alla durata e non alla qualità del rapporto, un buon San Valentino, sapendo che non vi amate più da tempo, ma non avete il fegato di mollarvi perché non volete deludere i vostri genitori.

Crisi di Governo

Nel chiuso del mio minuscolo studio, al termine di una dura giornata di esorcismi in video conferenza, leggo le notizie e osservo con sempre maggiore distacco ciò che accade nella politica italiana. Mi viene da sorridere se penso al fatto che tutte le volte che scoppia una crisi di governo sembra che stia per arrivare l’apocalisse, che si aprano cateratte dall’alto, che si scuotano le fondamenta della terra.

Mi sento di tranquillizzarvi, purtroppo e per fortuna abbiamo la memoria corta, ma in generale vi è spesso continuità tra un governo e l’altro, anche a seguito di un cambio di colore. Difatti, il prossimo che andrà al potere, tanto per cambiare, avrà vita durissima contro chi comanda davvero nel nostro paese, ossia un apparato burocratico mastodontico, un grigio e anonimo sistema talmente complesso e intricato che è praticamente impossibile attuare davvero delle grandi riforme senza scontrarsi contro questi gangli, questa ragnatela dal sapore kafkiano contro cui neppure il più ambizioso e motivato dei leader può davvero qualcosa.

Conte non è l’uomo della provvidenza, la sua immagine di rassicurante uomo delle istituzioni è stata costruita ad arte dalla Casaleggio Associati e ha attecchito presso chi sentiva la necessità di avere al potere una persona seria. Sicuramente “l’avvocato del popolo” ha fatto quello che ha potuto in una situazione oggettivamente difficile, glielo riconosco umanamente, ma le cose andranno avanti comunque. Del resto, contiamo davvero qualcosa? Siamo davvero in grado di prendere delle decisioni autonome? Abbiamo ormai ceduto buona parte della nostra sovranità all’Unione Europea e non è stato né un colpo di stato né altro, tutto questo è lecito e previsto dall’articolo 11 della Costituzione e mi sento di dire che è un bene che ciò sia avvenuto: non ci meritiamo la democrazia, non ci meritiamo sovranità e potere decisionale, siamo un popolo di pecore, sciocco e infantile, è perfettamente inutile governarci, siamo dei mentecatti furbacchioni incapaci di assumerci le nostre responsabilità come singoli cittadini, siamo dei frignoni che amano fare le vittime e lamentarsi del governo, della politica, dello stato, dell’Agenzia delle Entrate, degli imprenditori, del patriarcato e del matriarcato, siamo un paese sindacalizzato perché siamo una manica di fancazzisti che non hanno voglia di muovere un dito e di lavorare. Siamo figli a vita, ragazzini viziati figli di politicanti narcisisti che passano il tempo a guardarsi allo specchio, più preoccupati del consenso che del bene comune.

Mi sento di dire che se Salvini e Meloni vinceranno le prossime elezioni è scontato e banale che non vi sarà nessun regime totalitario di destra, toccherà governare anche a loro, e dopo tanto strepitare, inevitabilmente, scenderanno a compromessi, si istituzionalizzeranno, come del resto sta già facendo il Capitano. Del resto, se davvero quest’ultimo avesse velleità dittatoriali, non ammorbidirebbe i toni tutte le volte che lo intervistano, mettendo le mani avanti e facendo presente che in fin dei conti è solo un simpatico morbidone irrequieto che gioca a essere uno di noi, che vuole gli immigrati semplicemente in regola, mentre gusta il suo pane e nutella del cazzo e costringe una figlia che si vergogna giustamente di lui a mostrarsi su Instagram mentre fa i compiti. Anche lui cederà il passo all’Europa, sapete perché? Perché si tende all’unità, alla totalità, è la vita, è la natura, è armonia, si matura, si cresce e si cambia seguito di confronti e conflitti costruttivi e, in tutto questo, le nostre belle tradizioni prima o poi andranno a farsi fottere, con buona pace dei conservatori e di coloro che si ritengono “fieri di essere italiani”. Fieri di cosa? Come se aveste fatto qualcosa per meritarvelo. Meritarvi che cosa poi, di grazia? Una nazionalità? Cito George Carlin in questo caso, dicendovi che è solo un caso che siate italiani. Di che cazzo stiamo parlando, santo Dio? Mi fate venire il mal di testa con la vostra retorica!

Con questo voglio concludere questa inutile e inconcludente geremiade, mostrando al solito profondo affetto nei vostri riguardi e dicendovi che quando vi schierate a favore di qualsiasi ideologia o di qualsiasi partito siete semplicemente ridicoli, siete patetici mentre vi ergete a esperti della res publica, a raffinati politici sempre con la soluzione pronta in tasca, mentre in realtà ripetete a pappagallo opinioni preconfezionate inculcate dai media, intossicati di informazioni come siete, con lo scopo di riempire le vostre giornate in discussioni vuote che non hanno nessun fine costruttivo, se non quello di rifuggire l’horror vacui che vi perseguita. In fin dei conti, tutto questo vi serve a sentirvi meno soli e a non ricordarvi quanto siano squallide le vostre esistenze.

E ora scusate, Renzi ha fatto saltare il tavolo e Fico non ha trovato una possibile maggioranza, sono molto preoccupato per le sorti del governo, questo proprio non ci voleva in piena pandemia. Siamo fottuti, parliamone, troviamo una soluzione, mi sento così sola, ho bisogno di un abbraccio!

Consultazioni e Prima Repubblica

Iniziano le consultazioni, alla ricerca di una nuova maggioranza, una consuetudine del nostro sistema parlamentare, sovente considerato lento e inefficiente. Non so voi, ma è da un po’ di tempo a questa parte che non si sente più parlare di questa impellente e ossessiva necessità di fare “le riforme”, di garantire la stabilità di governo, un tormentone cominciato dai tempi di Bettino Craxi che ha ripreso forza con la discesa in campo di Berlusconi e su cui parecchio ha insistito il Presidente Emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, specialmente negli ultimi anni del suo mandato. A mio modesto avviso, questa spinta riformatrice, questo voler rendere a tutti i costi i processi decisionali più snelli con l’obiettivo presunto di rendere la macchina dello Stato più efficiente ha avuto come esito principale l’emergere di leader di partito megalomani e affetti da profondi deliri di onnipotenza, i quali sgomitano, assetati di fama, di potere e di gloria, con lo scopo di poter lasciare un segno e passare alla storia come novelli Charles De Gaulle, tra coloro che hanno finalmente cambiato l’Italia modernizzandola.

Penso a questi colossi dai piedi d’argilla, ai loro ego ipertrofici, alla loro dipendenza patologica dal consenso, alla mancata rivoluzione liberale di Berlusconi, alla “Buona Scuola” e all’orrenda riforma costituzionale (fortunatamente bocciata) di Matteo Renzi, allo shock fiscale e ai confini chiusi di Salvini, in quest’ultimo punto del programma superato di gran lunga dal Covid-19 e mi sovviene un dialogo tra Alcibiade e Socrate, nel quale il filosofo ammonisce il politico ateniese dicendo: “Questo io temo più di tutto: che tu, diventato l’amante del popolo, vada in rovina”. Ci troviamo circa tra il 450 a.C. e il 400 a.C. e questo conferma il fatto che siamo da millenni una manica di pecoroni senza spirito critico, che si fanno intortare dal primo pifferaio arruffapopoli con un’autostima di cartapesta e a caccia di consenso.

Va benissimo così, l’umanità, e di conseguenza la società, è nevrotica e funziona così da sempre, nessun rancore, nessun astio verso il genere umano, amo profondamente le persone, ma ho una grande nostalgia per la vecchia Democrazia Cristiana, per il centro, un centro che trasudava fermezza e staticità, quei meravigliosi tempi della democrazia “bloccata”. In fin dei conti, lo sapete meglio di me: questo paese non ha bisogno di nessuna riforma delle istituzioni. La politica è arte, arte del dialogo, arte oratoria, arte del compromesso, ma, soprattutto, profondo pragmatismo e la Prima Repubblica è stata un vero capolavoro da questo punto di vista. Non avevamo tifoserie del cazzo, gente che considera il partito per cui vota alla stregua della squadra del cuore. Avevamo i soliti vecchi volponi, inchiodati perennemente alle loro poltrone, ma dei quali rimpiangiamo il senso di grigia sicurezza che erano in grado di trasmettere. Erano un’autentica certezza e al massimo ci si lamentava per l’aumento delle tasse.

Va bene, siamo d’accordo, molti di voi contesteranno il fatto che dal 1946 al 1994 abbiamo avuto una cinquantina di governi, abbiamo avuto Tangentopoli, condivido. Ma sapete cosa vi dico? Chi se ne fotte. Mi sento di proferire che l’unica riforma auspicabile per tornare a far splendere il nostro glorioso paese sia quella di triplicare il numero di deputati e senatori, aggiungere una terza assemblea legislativa oltre alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, inserire un ulteriore organo di controllo per l’approvazione delle leggi dopo la Corte Costituzionale e modificare una volta per tutte il sistema elettorale in senso proporzionale e senza alcuna soglia di sbarramento tramite legge costituzionale, da inserire come secondo comma dell’articolo 139 per cui non sarebbe più oggetto di revisione assieme alla forma repubblicana. Sarà bellissimo avere un Parlamento con una ventina di partiti al suo interno, con maggioranze completamente differenti tra Camera, Senato e terza assemblea e attendere mesi, forse anni, prima della formazione di un governo che durerà al massimo un mese, con un Presidente del Consiglio proposto unicamente dal Parlamento e nominato dal Presidente della Repubblica.

Date retta a una vecchia rotta in culo come me: siamo troppo pigri per cambiare le cose. Inaspriamo il parlamentarismo e le burocrazie, non cambiamo niente e, soprattutto, smettiamola di interessarci e di parlare di politica come se stessimo parlando di calcio. Siamo patetici, nel nostro fanatismo da quattro soldi e, soprattutto, l’unico sistema bipolare lo vedo nel funzionamento dei vostri cervelli del cazzo, cari millenials.

Viva la Prima Repubblica, viva la Democrazia Cristiana!

Sconfitte

Siamo in pieno positivismo, abbiamo ormai una totale e cieca fiducia nel progresso e nella scienza, ogni scoperta scientifica ci fa sentire degli dei, autentici padroni del mondo, mentre un eventuale vero creatore, qualora ci fosse, con buona probabilità si fa grasse risate alle nostre spalle, ci osserva singolarmente e ride, ride di gusto, istericamente, ride della banalità delle nostre scoperte e delle nostre vite, narrate come straordinarie, ma in verità assai mediocri, sapendo che, dal suo punto di vista, abbiamo i secondi contati. Siamo solo fastidiose mosche di passaggio, ci posiamo sulla merda senza odore dei soldi e del potere, con lo scopo di dare un senso deviato alle nostre insignificanti esistenze, alla stregua di tenui scoregge emesse nell’infinità spazio-temporale dell’universo. Ci prefiggiamo mete, siamo ambiziosi, vogliamo essere ricordati, nel bene o nel male, vogliamo lasciare un segno, ricerchiamo compulsivamente un pubblico che ci ammiri, partner e amici che ci adorino, anziché amarci e volerci bene e sgomitiamo ossessivamente, malati come siamo di un narcisismo amplificato dalle reti sociali e dalla scomparsa dei padri, reali o simbolici che siano, ma comunque in grado di mettere dei sani limiti. Siamo divenuti totalmente incapaci di ammettere la sconfitta, di fare un passo di lato, contraddistinti da una tenacia che ai più può apparire come audacia, coraggio, caparbietà, ma invero ci rende semplicemente dei pericolosi psicopatici. Mi rivolgo ai più giovani di voi, nello specifico a voi adolescenti di quarant’anni, che vi sentite così indispensabili, così dinamici, incapaci di conoscere la vergogna, convinti che si possa rimpiazzare l’esperienza con una ricerca su Google. Penso a voi rampolli, penso a te, Ilario, al tuo volto inespressivo, alla tua ipocrisia e gentilezza che trasuda odio, rancore, desiderio di rivalsa, dolore, al tuo caschetto nazista del cazzo, ai tuoi sguardi omicidi, alla tua incapacità di ricevere un no come risposta, alle tue ascelle che sanno di cipolla, penso al me stesso di vent’anni fa, che considerava gli adulti come un ostacolo, penso alle urla cariche di rabbia verso quei presunti oppressori, in verità vittime del mio malessere e destabilizzati dai miei comportamenti fuori luogo. Penso ad Andrea Scanzi, fatto al novantasette percento di pene, alla sua sindrome da Peter Pan che occulta in realtà una profonda paura di morire, di non esistere più, di invecchiare. Penso a Lorenzotosa, a Delprete, a Mattia Santori, a Renzi, a Salvini, penso a costoro per non guardare ai miei difetti, penso a chiunque usi questa piattaforma per imporre la propria visione, alle guerre tra poveracci che si scatenano per una lieve divergenza di opinioni, alla presunzione di voler cambiare il mondo sapendo che ci penserà la natura a spazzarci via con un leggero soffio, a imporre un ricambio d’aria, da cui emergerà la stessa, o forse una differente società, ma comunque disturbata e nevrotica.

Rileggo al solito minuziosamente quanto scritto, sentendomi per la prima volta davvero sereno. Non vi è alcun astio nelle mie parole, ma un senso di compiutezza mi pervade, c’è davvero qualcosa di dolce nel perdere qualche battaglia, nel fallire, nel prendere atto della propria insignificanza, nel fare schifo.

Forse è questa la strada per la felicità, essere lungimiranti, avere una visione di lungo periodo, iniziare a pianificare con largo anticipo un’inevitabile uscita di scena e gioire se qualcuno ti cercherà con sincera attenzione nei tuoi riguardi, con affetto, con amore.

In sintesi, farsi, cristianamente ed evangelicamente, merda.

Ehi, Dino, figlio di puttana, questo post non fa ridere! Facci divertire, brutto stronzo!

Stasera no. 🙂❤

Renzi

In questi giorni stiamo assistendo al patetico teatrino politico nel corso del quale un leader di partito con un consenso ridotto ai minimi termini, un uomo che ha ormai la stessa autorevolezza di un amministratore di un condominio a Vaprio d’Adda, minaccia una crisi di governo nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria mondiale. No, fermi tutti, non chiedo a nessuno di schierarsi a favore di questo o quel partito, non mi interessa fare un’analisi politica del fenomeno, quanto un’analisi umana del personaggio in questione.
In effetti, guardo a Matteo Renzi e ripenso alla sua gioventù, l’Ilario della politica, ormai totalmente in crisi d’astinenza da potere, successo e visibilità, in preda al suo ego ipertrofico e al suo narcisismo. Questa mezza tacca non ha in realtà nessuna idea, nessuna visione, nessun piano in mente. Il suo unico obiettivo è quello di contare qualcosa, esserci, perché è terrorizzato dall’idea di non esistere più. Guardiamolo, l’uomo che voleva cambiare l’Italia con la sua freschezza e voleva stravolgere la Costituzione Italiana nel nome di una rapidità nei processi decisionali, specchio di una frenesia giovanile che ha contagiato persino gli over sessanta, tramutandoli in una manica di patetici coglioni in ansia da prestazione e in competizione con individui aventi trent’anni in meno.

Ascolto la sua parlata toscanaccia, che appare ormai sempre più fuori luogo, che sa di stantio, di datato, di “già dato”, e penso che i personaggi come lui facciano perdere un sacco di tempo a chi ha davvero voglia di lavorare e di creare valore, di lasciare un segno con i fatti e non con un’arte oratoria priva di contenuti. Penso a come questi personaggi, che sono ovunque, non solo nella politica, non facciano altro che lottare contro i mulini al vento, opponendosi contro l’inesorabile scorrere del tempo, contro la vita stessa, che inevitabilmente te lo fa capire in mille modi che devi andare fuori dalle palle, che sei diventato una zavorra inutile, una palla al piede, insopportabile per chi ti circonda e che magari un tempo ti stimava.
Eppure, guardo a quest’uomo e alla sua faccia da cazzo moscio, immerso nel suo completo scuro, che lo fa somigliare ancora di più a un cadavere e tutto sommato giungo alla conclusione che provo per lui una pena acuta. Ripenso a questo eterno ragazzo un tempo pieno di sogni, entrato in politica per “rottamare”, per far fuori “i vecchi”, pieno di grinta, ma totalmente privo di esperienza, buon senso e saggezza. Del resto, si sa, la saggezza deriva dalla capacità di superare anche dolori profondi, che senz’altro il coglione fiorentino non ha vissuto, visto che la sua esperienza di vita più drammatica è stata probabilmente la sconfitta finale a “La Ruota della Fortuna”. In verità, siamo di fronte a un ragazzetto viziato con scarsa voglia di lavorare, un boy scout saputello che a un certo punto ha assaggiato il potere e il successo, la cosa gli è piaciuta e non vuole più mollarla.


Sapete perché lo so? Perché siamo tutti come Renzi, siamo tutti dei discolacci con una più o meno latente volontà di potenza, siamo identici a lui, siamo tutti suoi fratelli e sorelle e io non sono da meno. In alcuni contesti, ho una piccola quota di potere, la esercito e la percepisco anch’io, quell’ebbrezza, quell’illusione viscerale che ti fa andare il sangue al cervello e ti fa sentire migliore degli altri. Quando do un ordine a qualcuno e costui lo esegue mi sento un cazzo di rottinculo di Padreterno, finché non mi accorgo che il potere è una ragazzaccia isterica alla continua ricerca di nuovi partner, una battona da scoparsi a giorni alterni, talvolta in gruppo, in una bella orgia, una troia da condividere con altri infoiati come me e, a quel punto, dopo aver vissuto l’acuto dolore della perdita, credendo di essere l’unico per lei, sollevo le spalle e ci rido su, sapendo che fondamentalmente finirò a concimare la terra come tutti. Siamo tutti dei piccoli Renzi che cercano il loro posto su questo palcoscenico del cazzo, che ambiscono anche solo per un momento alle luci della ribalta, in questo circo di pagliacci chiamato vita, in cui tutti recitiamo un ruolo in commedia, nella gran parte dei casi per ottenere l’altrui compiacimento, schiavi come siamo del nostro essere bambini a vita, circondati da persone incompatibili a noi pur di non dirci soli.

Siate clementi, pertanto. Al posto di Renzi, ci comporteremmo allo stesso modo.

Buonanotte.

La Pandemia del Pensiero Positivo

I social network sono ormai letteralmente infestati di frasi motivazionali, citazioni di Fulatino de Tal, Menganito de Cual e Juan Nadie attribuite erroneamente a Gandhi, Steve Jobs o a quel fottuto onnipresente alcolizzato di merda di Bukowski. Quest’altra orrenda pandemia ha prescritto, da troppo tempo a questa parte e ben prima dell’avvento dei social, l’obbligo di “pensare positivo” e di rimuovere ogni dolore esistenziale, imponendoci di dare un’etichetta alle emozioni e rendendoci di conseguenza incompleti e scissi, grigi, falsamente sorridenti mentre l’anima strepita e implora pietà, esigendo la libertà di piangere e di incazzarsi, strafatti come siamo di ottimismo posticcio, al servizio di una produttività portata all’estremo e di un perfezionismo maniacale che alla lunga saranno causa, nel migliore dei casi, di diarree, orticarie, gastriti e depressioni croniche.

Fermiamoci per un momento a pensare alla degenerazione dell’arte. Questa rimozione di massa del dolore ha avuto, tra le tante conseguenze, la produzione di contenuti artistici mediocri, banali e squallidi. Chi ha prodotto contenuti immortali è sempre stato caratterizzato da infanzie traumatiche e profondamente pervaso da tormenti inesprimibili e da un’inquietudine esistenziale di fondo. Pensiamo a Jim Morrison, Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Chris Cornell, Janis Joplin, per citarne alcuni del mondo della musica, pensiamo a Vincent Van Gogh, volendo menzionare un pittore lacerato da uno strazio indicibile. Costoro si sono letteralmente lasciati andare, si sono assunti la responsabilità della loro autodistruzione, in certi casi dando un taglio finale netto o, in alternativa, per opera di uno stillicidio cagionato da un abuso di alcol e droghe. Bene, siamo grati a costoro e alle loro depressioni del cazzo, per la grandiosità delle loro opere e del privilegio di poterne usufruire.

Pensiamo ora a ciò che resta al giorno d’oggi, invece. Figli di papà schiavi del consumismo con una videocamera acquistata su un qualsiasi portale di e-commerce, ed eccoci circondati da robaccia da voltastomaco come Casa Surace e The Jackal. Ragazzetti che dovrebbero tornare a frequentare le scuole dell’obbligo anziché tentare una carriera nel mondo della musica ed ecco a voi Il Volo, Benji e Fede, Gio Evan del cazzo, pronti a tormentarci nel prossimo festival di Sanremo. A questo si aggiungano i fotografi della domenica con relativo account Flickr e Tumblr, reduci da inutili costosissimi corsi, muniti di ridicole reflex, in perenne competizione tra chi predilige il marchio Canon e chi il marchio Nikon, che immortalano banali tramonti e si sentono novelli Cartier-Bresson. Per non parlare, infine, dei poetastri da quattro soldi che parlano di fiore cuore amore, vanno a capo senza criterio convinti di adoperare correttamente l’enjambement, totalmente a digiuno di metrica e di figure retoriche, nel vano obiettivo, scontatissimo, di attirare fica, lemma che, in questo caso, sto adoperando come sineddoche.

Noi tutti auspichiamo che questi ultimi altro non siano che fuochi di paglia che prima o poi cadano in miseria, ma per intenderci ed essere molto chiari: questa mia invettiva finale contro i presunti poeti da social non è affatto un mio tentativo di emergere. Al contrario, ritengo le mie poesie velleitarie, eccessivamente e forzatamente barocche e criptiche e, ogni volta che le rileggo, me ne vergogno e mi faccio schifo.

Vi invito pertanto a continuare come avete sempre fatto: a non mettere nessun like ai miei versi ridicoli e, possibilmente, anche a smettere di seguire questo patetico blog, in modo che possa tornare a fare il mio lavoro di esorcista senza distrazioni e continuare a umiliare Ilario ignorandolo con i miei silenzi.

Teoria e Pratica del Gender

Riflettevo, come uomo e padre di famiglia, sulle conquiste ottenute da noi donne con il femminismo, sulla parità di genere, sulla lotta contro il patriarcato, nello specifico nei confronti dei temibili uomini di quest’epoca, fino allo scorso anno, prima della pandemia, taciturni animali da compagnia dagli occhi spenti di donne in cerca d’intrattenimento isterico e in preda a desideri capricciosi presso notti bianche, concerti, serate, eventi, mostre. Guardo costernato quelle foto ormai risalenti a un’epoca antica, che immortalano gruppi eterogenei di uomini e donne, almeno da un punto di vista biologico, donne e “maschi di donna”, soffermandomi su questi ultimi, contriti, privi di slancio, svuotati, ammaestrati come cani da compagnia, probabilmente muniti solamente d’un minuscolo orifizio utile alla minzione, tristemente piallati lì nell’area circostante, dove non batte il sole. Non posso fare a meno di pensare a quanto tutta questa gente si sia magari frequentata anche per diversi anni senza aver avuto nessun tipo di flirt, nessun approccio, reciprocamente spaventati da quest’idea, nel timore di rovinare una “bella amicizia”, nell’attesa di una persona giusta, sognata e astratta, che tarda ad arrivare perché abbiamo dato priorità all’intelletto e a qualsiasi tipo di razionalizzazione, terrorizzati dalle pulsioni vitali dell’eros. In una parola, per usare un eufemismo, osservo quelle foto e vengo pervaso da un angosciante, soffocante e opprimente senso di morte.

Rifletto sulla liquidità di questa vita moderna, per dirla con Bauman, che ci ha dato l’illusione di poter essere dei camaleonti, capaci di tramutarci in qualsiasi cosa volessimo, rendendoci in verità degli individui privi di identità definita, cavie perfette di una spietata società dei consumi, e giungo alla conclusione che, tutto sommato, con queste mie nuove fattezze, sono davvero un gran pezzo di fica. Penso che queste mie sembianze femminee potrebbero drasticamente innalzare il numero di “like” e “followers”, questa pagina si popolerebbe in breve tempo di altri “maschi di donna”, i quali sosterebbero senz’indugio su questo inutile spazio pieno di invettive e frustrazioni contro il mondo, paradossi e penose poesie, riempiendo i miei post di reazioni e commenti lusinghieri, massaggiandosi nel mentre il campanaccio nella remota speranza di potermi un giorno incontrare per congiungersi carnalmente con me.

Rifletto su tutto questo, intanto che la pioggia ha smesso di cadere e il sole è finalmente tornato a splendere, rileggo quanto ho scritto, correggendo eventuali refusi con maniacale puntiglio e, premettendo che non ve la darò mai, non giungo a nessuna conclusione, nessuna risposta.

E va benissimo.

Così.

Buona domenica.