La Noia

Qualcuno, leggendo questo blog, potrebbe pensare che il sottoscritto sia un misantropo che detesta il genere umano, un nichilista, definizione della quale ultimamente si fa un certo abuso, mediante la quale si vuole ostentare un cinismo di facciata che sottende in verità solo sete di attenzioni e un tentativo di mettere un tampone a dei momenti in cui la solitudine esistenziale si fa acuta. Attenzione, qui si parla anche di me. Questo blog stesso ostenta un cinismo di facciata che sottende in verità solo sete di attenzioni e un tentativo di mettere un tampone a dei momenti in cui la solitudine esistenziale si fa acuta.

No, non odio la gente. Sono uno di quei tipetti pazienti, ma non sempre, forse un po’ burbero in alcuni frangenti. In ogni caso, sono uno di quelli che prima di fare una sfuriata ci pensa cento milioni di volte, ma quel giorno, quel malauguratissimo giorno in cui non ci avrò pensato e vi troverete ad affrontare la mia ira funesta, ahimè, ne uscirete letteralmente a pezzi. Non è una minaccia e neppure un avvertimento, prendo solo atto di come sono fatto, ma forse chi mi conosce questo già lo capisce. Mi rendo conto a volte che mi basta un battito di ciglia perché chi ho davanti capisca che io sia una persona a cui non bisogna rompere troppo le scatole. Non lo faccio di proposito, credetemi, ma traspare. Vedo i miei interlocutori cambiare espressione senza che io faccia apparentemente nulla e talvolta sono anche spiaciuto per questo. In fin dei conti ho imparato che sono in pochissimi ad agire realmente in malafede e, forse, tra quei pochi, a volte, rientra proprio il sottoscritto.

Ribadisco, non odio nessuno, ma trovo che la gran parte delle persone siano estremamente noiose e banali. È la noia il rumore di fondo della mia esistenza e delle mie relazioni. Vi osservo, mi capita anche di interloquire sporadicamente con alcuni di voi e mi scontro con rassegnazione, accettazione di acute sofferenze in gran parte evitabili, perché si sa, mal comune mezzo gaudio, mai sia fermarsi un momento a pensare, cercare di migliorare la propria condizione, tendere alla felicità. Nulla di tutto questo. Siamo tutti in un mare di merda, ma va bene così, nuotiamoci pure, nella cloaca della mediocrità, non vogliamo mica deludere chi ci etichetta e ci conosce da una vita? Cosa direbbero gli altri, se decidessimo davvero di andare nella direzione opposta a quella indicata dai nostri presunti sensi di colpa e dal nostro senso di appartenenza a contesti che non ci appartengono?

Insomma, piantatela di compiacermi, piantatela di piangere miseria e di fare le gatte morte, ditemi qualcosa che non so di me, stupitemi, porca puttana! Finora ci è riuscito solo un amico del club dei gentiluomini, il quale, da un semplice sguardo, mentre meditavo di abbandonare la mia partita IVA per farmi assumere a tempo indeterminato in una multinazionale, ha capito al volo che stavo facendo una stronzata facendomi realizzare, in quell’istante, che non posso essere altro che un esorcista libero professionista.

In conclusione, per farla breve, partendo come sempre dal profondo affetto che, in fin dei conti, provo nei vostri confronti, mi avete sinceramente rotto i coglioni.

Dettagli

Non ci avrei mai creduto se me l’avessero detto una ventina d’anni fa, eppure credo sia arrivato un momento estremamente importante della mia vita, forse sono in procinto di raggiungere il vertice della parabola e a breve si avvierà una lenta quanto inesorabile discesa, forse un giro di boa sta per compiersi, un grande cambiamento. Eppure, mi avvicino ai quaranta e accade che ascolto la gente e non do più alcun peso alle loro parole. Ogni volta che interloquisco con qualcuno, so benissimo che costui sta mentendo a se stesso e di conseguenza anche a me. Naturalmente, tutto ciò non costituisce alcun giudizio morale, è solo un divertente giuoco degli specchi, anche la sottoscritta non è da meno. Chissà quante balle racconto ancora a me stessa, quante menzogne proferisco, quante pillole addolcisco per far sì che questa esistenza sia meno amara, sopportabile, chissà quanti passi mi attendono ancora per continuare a tendere asintoticamente a una consapevolezza che non raggiungerò mai definitivamente.

Dunque sappiatelo, quando cammino al vostro fianco, quando siedo con voi al bar e sorseggio un caffè o una birra in vostra compagnia, mentre permango silente, abbozzando un sorriso con la mia faccia da gran simpaticona e da catechista infoiata, mentre annuisco e ascolto anche con profondo interesse quanto avete da dirmi, so benissimo che mi state raccontando un mucchio di balle, che ve la state raccontando per mostrarvi migliori di quello che siete ai miei occhi, razza di malandrini e malandrinesse che non siete altro.

Cari utenti e care utentesse, ho imparato sulla mia pellaccia che, ahimè, la verità traspare dai dettagli, dagli sguardi, dai gesti. Tutto questo esibizionismo adoperato per ostentare sicumera, tutta questa aggressività spacciata per forza d’animo, tutto questo cinismo utilizzato per celare al contrario una profonda sensibilità, tutta questa felicità magnificata per nascondere una ferocissima depressione latente, tutta questa gelosia e fedeltà messa in luce per fare ombra alla propria voglia di tradire e di trasgredire, tutto questo piacere per la solitudine che occulta un estremo desiderio di compagnia, tutta questa voglia di compagnia che dissimula una smania di solitudine, è solo un’inutilissima fatica sprecata.

In ogni caso, non preoccupatevi, sono esattamente così anch’io, anzi per certi versi sono molto peggio di voi, eppure forse sono proprio queste le cose che ci accomunano, che ci rendono uguali, sorelle e sorelli in una sorta di socialismo emozionale che dovrebbe unirci e renderci comunità, alleati, anziché dividerci in continue guerre tra poveracci, pedine di ideologie di carta e a consumo, messe in piedi dai media e dalle reti sociali stesse, che hanno tutto l’interesse a rendere l’individuo sempre più isolato e parcellizzato.

Chissà, dopo tanto tempo, forse potremmo iniziare a volerci anche un po’ di bene, sarà il tempo a darci una risposta.

Intanto, si fa sera e l’aria diviene più fresca. Quando andrete a letto, stringetevi in un caldo abbraccio sotto la coperta con il vostro partner. Magari, quella tenerezza inaspettata potrebbe tramutarsi gradualmente in una generosa scopata e potrete finalmente ritrovare l’antico ardore dei vecchi tempi, di quando vi siete conosciuti.

Chissà.

Reazioni Impulsive

Ogni tanto mi soffermo a pensare a quanto siano patetici i nostri comportamenti, in particolar modo le reazioni impulsive, causate in risposta ad azioni altrui che agiscono come una manciata di sale su chissà quali antiche e vetuste ferite. Mi riferisco, a titolo d’esempio, ai ridicoli rapporti di coppia in cui la maggior parte di noi è coinvolta, in cui entrambi assomigliano più ai soci di una srl che a due persone che si amano, ma nell’ambito del quale ognuno reclama e si aspetta dall’altro qualcosa che non può dare perché è fondamentalmente un miserabile come noi, che abbiamo scelto per non morire soli e verso il quale scateniamo l’inferno per un nonnulla perché non ci ama come piace a noi. Mi riferisco, a titolo d’esempio, all’Ilario di turno, giovane rampante ambizioso cocainomane drogato di lavoro impotente figlio di papà e novello Steve Jobs pronto a cambiare il mondo, finché non fraintende le azioni dei colleghi e va a piangere dal capo perché si sente escluso, l’Ilario che è nostro vicino di scrivania, l’Ilario che è dentro di noi.
Quali traumi si celeranno dietro la nostra impulsività e il nostro essere dei totali e inutili coglioni immaturi? Quali genitori di merda abbiamo avuto e saremo a nostra volta, perpetuando la ridicola mediocrità e l’egoismo del mondo?
La specie umana non ha scampo proprio per questo motivo, sappiatelo. Se avrete la fortuna di trovare delle eccezioni, sappiate tenervele strette e non datele mai per scontato.
E soprattutto, basta dare la colpa a mamma e papà, cominciamo a muovere tutti un po’ il culo.