Ancora Al Chiuso

Attesa, nella gravità ch’è assente
nel qui, bambagia grigia che, sospetta,
così, m’adagi, bigia, ma sei infetta;
ottusa, dell’oscurità servente.

Ripresa di speciosità, si mente
a chi, qui, indugia ligio, ma rifletta
al dì che già al prestigio s’erge eretta
la resa alla viltà, ad un espediente.

Chiudici a chiave, docente vigliacco!
Hai tra le mani dei nastri di seta,
intento, mozzi le gole a conigli,

unici schiavi, lo ostenti e dai scacco;
sia mai il domani, siam mostri di creta,
ordente, insozzi le suole ai tuoi figli!

Coprifuoco

Finalmente si torna a fare sul serio, coprifuoco notturno in più regioni d’Italia. Non vedo l’ora di vedervi riuniti come me con la vostra famiglia da Mulino Bianco a preparare la pasta sfoglia, le torte salate, le orecchiette, a gustare la gioia del focolare domestico, che rievoca le antiche immagini agresti e bucoliche dei nostri avi, il tutto naturalmente da mostrare sui nostri profili social, bravi e solerti cittadini, beatamente e ipocritamente sorridenti con le mascelle dolenti, poiché siamo forti, invincibili, in guerra anche noi, in trincea, mentre il trauma collettivo del distanziamento sociale e l’angoscia nera di un possibile contagio faranno il loro bravo lavoro sotterraneo fino a logorarci e a solleticare il peggio di noi, che ingoieremo come un rospo amaro, perché è troppo dura per tutti noi ammettere che tutto questo è uno schifo e che odiamo la convivenza forzata con una famiglia che abbiamo scelto di fare solo per condizionamento sociale, noia e mediocrità.

Appello a tutti i lombardi: ci diamo appuntamento domani sui balconi di casa alle 23 in punto, per cantare l’inno di Mameli, stringerci a “corte” per esser pronti alla morte.

La viltà e l’ipocondria che si fanno virtù. Mio Dio..

Astruso Sole

Colpi dal petto e calore in crescendo,
nella clausura costretto mi stringo,
solo, cattivo, il pennello m’intingo,
turbo la candida tela, scribendo.

D’esiti antichi non giunge memoria,
posteri atti secreto proietto,
prono in ginocchio d’un Divo al cospetto,
scaccia remota da me vanagloria.

Astruso Sole, vestuto da nembi,
candidi cieli sul grigio deserto,
compiono vici nudati di vita.

Resto quiescente in espera infinita,
d’esser minuto ed inerme ormai certo,
logoro afferro di vesti Tue i lembi.

 

Sera

Strade silenti, un bel tempo ruggenti,
taccion solenni all’occaso che giunge,
cielo che ostenta i suoi astri splendenti,
e una clausura che l’alma mia punge.

Spirito domo, disteso ormai equo,
priva questioni su postere ore,
supra timor dell’orrore del vacuo,
inspice e cura un auspicio d’amore.

Carità data invitata non muta,
scambio parziale di verbi e d’effigi,
nostalgia antica, la mano tua avuta,
sui velli del volto mio vaghi grigi.

Strade ruggenti, ora mute e silenti,
gridavan fiere alla luce maestosa,
aere che offrivi i tuoi grigi violenti,
libra lo iato a quest’alma bramosa.