Vaccini e Fedez

Con molto rammarico prendo atto che tra pochi mesi saremo a piede libero. È stato alquanto curioso vivere alla stregua di un’eremita, qui nella mia piccola magione a Nosate, in un minuscolo monolocale in affitto di venti metri quadri con bagno cieco, insieme al mio bassotto Gramellino. Mi mancherà restare chiusa nel mio guscio, non dover esibire scusa alcuna per non frequentare le mie presunte amiche, poter passare giornate intere senza farmi il bidet, sapendo che nessuno sospetterà mai a cosa è dovuto l’odore di aringa affumicata a casa mia.

In questi lunghi mesi, e lo scrivo con le lacrime agli occhi mentre un nodo mi si stringe in gola, ho riscoperto finalmente l’Italia che sognavo da sempre: una comunità di gente rispettosa delle regole, salvo le dovute eccezioni naturalmente. Ripenso a quei lazzaroni dei tifosi interisti, che hanno rischiato di vanificare gli sforzi fatti dai nostri medici e infermieri eroi, ma soprattutto dai nostri amatissimi delatori, i quali leggo che, grazie a Dio, continuano a prodigarsi e a svolgere il loro sacro dovere nei confronti della nostra Repubblica, segnalando chiunque violi le regole e denunciando i propri vicini, seguendo l’esempio di Alessandro Gassmann, uomo dalla schiena dritta e rispettoso della legge. Sono sicuro che costoro si comporterebbero allo stesso modo qualora s’imbattessero in un furto d’auto, in una rapina o in una rissa, magari in qualche quartiere malfamato.

Intanto, mi diletto nell’osservare le avventure del nostro Fedez, questo rapper ribelle e talentuoso, divenuto d’un tratto, milionario sposato con una milionaria, rappresentante delle macerie della sinistra italiana, in prima linea per l’approvazione della legge Zan, baluardo dei diritti civili acclamati a gran voce da un elettorato eternamente adolescente e disoccupato, che usa genitori e nonni come welfare accontentandosi di stage non retribuiti per una paura fottuta della vita e dei possibili calci nel culo che questa è in grado talvolta di riservarti. Caro Federico Leonardo Lucia, sappi che hai trovato un’amica, sono dalla tua parte, picchia duro, soprattutto contro i partiti di opposizione. Gli artisti veri sono i “conformisti travestiti da ribelli”, come cantava il sottovalutatissimo Marco Masini. Dagliele sode a Matteo Salvini e a tutti quei razzisti della Lega, nessuna benevolenza nei confronti di un noto nazifascista, di un uomo che ha fatto del razzismo la sua bandiera e che alle prossime elezioni trasformerà sicuramente l’Italia in uno stato totalitario, magari decidendo tutto a colpi di decreti ministeriali, senza passare per il Parlamento e sfruttando i vuoti normativi della nostra Costituzione, magari chiudendo i confini non solo nazionali, ma anche regionali, costringendoci in casa a suon di varianti libiche, super varianti del Congo Belga, iper varianti cicciobombe della Somalia Italiana e giga-super-variantone dell’Antartide del Nord. Un momento, cazzo, questo è già successo se non ricordo male, o mi sbaglio?

Insomma, abbiamo vissuto un anno e mezzo di grande espressione di democrazia, finalmente tutti hanno diritti, pur agli arresti domiciliari, ma credo che occorra andare incontro anche ai feticisti, ai sadomasochisti e ai voyeur. Per quale motivo lo stato non riconosce i diritti dei cuckold? Perché non posso sposarmi in comune portando il mio schiavo al guinzaglio, magari terminando la cerimonia con una bella gang bang con tutto il consiglio comunale di Spernate Sul Volto, in un virulento baccanale fatto di “camsciotti” assieme a sindaci, sindache, assessori e assessoresse? Legalizzate ogni fantasia sessuale, porca puttana, voglio che lo stato riconosca il mio diritto di eccitarmi mentre guardo mio marito che mangia uova al tegamino nudo indossando unicamente un paio di mocassini!

Tutto questo finirà, tra non molto, cari utenti e care utentesse, tutta questa retorica da guerra, di quattro coglioni che si sentono soldati al fronte mentre si masturbano su Instagram in pigiama sarà a breve un lontano ricordo, ma state tranquilli: si inventeranno qualcos’altro per irritarci.

Noi, come soleva dire il mio professore di filosofia alle superiori, non possiamo fare altro che difenderci “con un bel pernacchio”.

Decidete voi, da dove farlo uscire.

Vaccini e Virologi

Un terzo della nostra fiera popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino, quasi un decimo entrambe le dosi. Non posso che dirmi orgogliosa dei miei concittadini, un popolo di valorosi guerrieri, che fin dalle prime avvisaglie di questa battaglia contro il nemico invisibile ha dato prova di grande coraggio, rintanandosi in casa, cagandosi addosso e sputtanando presso le forze dell’ordine chiunque violasse le regole imposte dai DPCM di Contiana memoria, esempio purissimo di democrazia e di attuazione della nostra Costituzione. La cosa che mi ha riempito il cuore di gioia è stato vedere finalmente un popolo coeso, unito, che ha manifestato il proprio spirito patriottico e il proprio attaccamento alla madrematria con canti e musichette festose dai balconi. È stata in verità una grande occasione per riscoprirci comunità, famiglia, uniti dal nostro sventolante tricolore, sorelle e sorelli legati dalla fortezza d’animo di chi non si lascia schiacciare dalle avversità, sempre con il sorriso sulle labbra, resilienti.

Un plauso va naturalmente anche alla comunità scientifica, in particolare all’umiltà che tutt’ora dimostrano i nostri scienziati e medici, i quali hanno dato prova di unità e di capacità di mettere da parte il loro ego e la loro boria, per collaborare attivamente, mettendosi reciprocamente in ascolto empatico, alla ricerca di soluzioni condivise nel nome del bene comune. Mi riferisco naturalmente a Bassetti, Galli, Crisanti, Zangrillo: a loro va il mio sentitissimo grazie, siete un grande esempio da seguire, per il progresso scientifico e del nostro paese.

Non manca molto, a breve saremo tutti vaccinati e saremo pronti a tornare sul campo, con i nostri sogni, i nostri desideri, la nostra voglia di vincere e di farcela, cavalieri moderni ed eroine multitasking ed efficienti, donne, madri, lavoratrici, che, d’un tratto, saranno disarcionati e andranno inesorabilmente e inevitabilmente a schiantarsi al suolo, come accade sovente alla sottoscritta, la quale dopo ogni cazzo di caduta diviene sempre più disincantata e distaccata.

Meglio così, alla fine esiste un solo posto pieno di persone insostituibili e indispensabili: si chiama cimitero. Andate a farvi un giro, di tanto in tanto, a commemorare i vostri cari defunti, i quali dalle loro cazzo di lapidi vi guarderanno con espressione accigliata, uno sguardo torvo che suona come un “ti stiamo aspettando, figlio di puttana, tra non molto tocca a te”.

Ora, smettetela di sognare grandi imprese e andate a fare la spesa, prima che chiuda il supermercato.

Sic Transit Gloria Mundi

Sono davvero orgogliosa dei nostri giornalisti, che svolgono il loro mestiere in maniera esemplare, riportando le notizie con grande obiettività e rigore. Per questa ragione, nello specifico mi ha lasciato particolarmente perplesso questo titolo, che ha come incipit “Grillo e l’accusa di stupro”. Sicuramente il quotidiano in questione ha agito in buona fede, vedo molto difficile che una categoria seria, professionale e soprattutto autonoma e indipendente rispetto alla politica come quella dei giornalisti, commetta l’errore di riferirsi semplicemente al cognome con lo scopo di far suonare il titolo come un’accusa di stupro diretta a Beppe Grillo e non al figlio Ciro. I giornalisti sono fondamentalmente delle brave persone, dei coniglietti puccettini e coccolosi fatti di puro amore, per cui si tratterà senz’altro di una svista.

D’altronde, anche se fosse, anche se il figlio dell’istrione ligure fosse innocente, quest’ultimo è comunque finito, condannato dalla giustizia sommaria dell’opinione pubblica pecorona, che noleggia e fa propria l’offerta di opinioni di volta in volta presentata dai media, la quale si infiammerà quel tanto che basta per fare definitivamente fuori il megafono del Movimento Cinque Stelle e poi rivolgere la propria ondata di rabbia repressa, cagionata da matrimoni falliti e solitudini esistenziali, contro l’ennesimo cane maltrattato, contro la battuta sessista del vip di turno e contro il razzismo di chi non ha cambiato il proprio cognome da Bianchi a Neri.

È molto probabile che il povero Beppe non abbia più alcuna utilità nel crudele e cinico mondo della politica. Ripenso agli anni d’oro di Berlusconi, a come il Cavaliere l’abbia fatta sempre franca grazie alla prescrizione di buona parte dei processi in cui era coinvolto e poi, nel momento in cui la Merkel e Sarkozy hanno realizzato la sua inadeguatezza alla guida di un paese stremato da uno dei debiti più ciccioni d’Europa, i cui rendimenti sui titoli di stato decennali stavano schizzando a guisa d’un “camsciotto”, guarda caso gli è arrivata una condanna in via definitiva che lo ha costretto a cambiare i pannoloni di qualche vegliardo a Cesano Boscone per qualche mese.

A che conclusione voglio dunque giungere, con questa mia inutilissima riflessione, tra le tante che faccio per elemosinare la vostra attenzione e sentirmi meno sola? Forse c’è qualcosa di più grande di noi, un sistema complesso, intricato, kafkiano, qualcosa che si muove sul sottile confine tra l’umano e il divino, qualcosa che ben comprende le debolezze e le miserie di noi tutti e ci manovra, contro cui nulla è possibile. Neppure il più carismatico e motivato dei leader, animato da titanismo romantico, può qualcosa contro tutto ciò.

Detto ciò, fate una bella cosa: non schieratevi mai, smettetela di lottare per sentirvi parte di qualcosa perseguendo obiettivi in affitto. Continuate a fare la vostra vita, fatta di piccole cose, andate a fare la spesa, date una pulita alla vostra auto, alla vostra casa, e, soprattutto, scopate e masturbatevi con dedizione. Credetemi, è il massimo a cui potete ambire e, tutto sommato, non è neppure tanto male, no?

Sic transit gloria mundi, porca troia.

Il Mostro in Prima Pagina

Una notizia di cronaca nera fa molto spesso scattare l’indignazione di massa delle pecore che non vogliono guardarsi dentro e proiettano sul mostro sbattuto in prima pagina tutti i loro demoni. Penso spesso all’indignazione dei pecoroni nei confronti degli assassini o dei genitori che cacciano di casa i figli omosessuali. Stiamo molto attenti: coloro che più si infervorano verso il criminale di turno sono i primi che, inconsciamente, desiderano fare del male, ma lo rimuovono, come se quel male non fosse parte della loro personalità. Costoro sono i primi che allontanano questa eventualità da loro, terrorizzati dall’idea che un giorno la gogna mediatica possa abbattersi su di loro con la stessa violenza, devastandoli psicologicamente, perché, sotto sotto, in loro alberga la stessa identica capacità di commettere un danno a terzi.

Abbiate tanta paura dei moralisti, ve lo dico sul serio. Guardate le anime belle che si scatenano contro il figlio di Grillo e contro Grillo stesso, che si fanno paladini delle donne vittime di violenza, nascondendo ipocritamente la loro misoginia. Guardo a Maria Elena Boschi, che usa il video di Beppe Grillo come un’arma per farsi paladina del femminismo a scopi elettorali, quando è chiaro che quest’ultima ce l’ha con lui, e devo dire giustamente, perché per anni il Movimento Cinque Stelle l’ha massacrata per le accuse rivolte a suo padre attribuendole l’epiteto di Maria Etruria. Grillo, in quel video, appare a mio modesto avviso anche come un padre disperato e umanamente, andando oltre questioni ideologiche e politiche, tutta la vicenda risulta molto triste, un affresco della nostra miseria umana e di come le sirene del potere e dell’ambizione possano seriamente condurre alla rovina.

Infine, siamo tutti uguali, inclusa la sottoscritta, organismi complessi capaci di fare il bene e il male, condannati alla libertà di scelta, un discernimento obbligato, costante, tra cosa è giusto e sbagliato, operazione estremamente difficile, soprattutto perché richiede una consapevolezza ed esperienza enorme, la cui conquista è una fatica di cui ben pochi sono disposti a farsi carico.

Per cui, meno prediche, meno indignazione, meno vittimismo e facciamoci tutti un quotidiano esame di coscienza. Possiamo essere santi e demoni allo stesso tempo, vittime e carnefici nel medesimo istante. E no, non è qualunquismo o cerchiobottismo, è semplicemente la natura e cultura umana.

Ora, smettete pure di seguire questo blog del cazzo e segnalatelo.

Coprifuoco Esteso

Navigo tra i giornali online e non posso che rallegrarmi all’idea che il coprifuoco delle ore ventidue sarà esteso fino al primo giugno. Sono eccitata come una scolaretta, avremo ancora un mese abbondante per riscoprire gli antichi valori del focolare domestico, andando a letto presto, dopo aver cenato con i nostri mariti-sorelle e i nostri figli tanto desiderati dai nostri genitori con una bella torta salata fatta in casa. Mi piace quest’idea, che rimanda a scenari e immagini antiche, per dirla con Raffaele Morelli, archetipi d’una vita semplice che finalmente hanno messo fine alla baldoria serale di voi giovinastri. Ai miei tempi ricordo che ci si alzava alle quattro del mattino, mio marito si recava con i suoi figli in campagna mentre noi donne restavamo in casa a occuparci delle faccende domestiche, ed eravamo felici così. Il problema è che voi giovani avete avuto troppo, non vi manca nulla, il consumismo dei tempi attuali vi ha resi grassi e pigri, passate tutto il tempo a ubriacarvi con i vostri amici e a fissarvi l’ombelico, mentre riflettete sul nulla cercando di attirare l’attenzione, avete troppo tempo libero ed è un bene che la vostra adolescenza venga sacrificata nel nome della salute pubblica. È giusto e sacrosanto che voi ragazzacci non viviate la vostra vita, questa pandemia ha fatto sì che una volta per tutte possiamo fidarci dei governi, che operano per il nostro bene e finalmente svolgono un’azione pedagogica. Non sussistono più divisioni, finalmente il popolo italiano, ma che dico, tutta la popolazione mondiale è unita con lo scopo di perseguire un obiettivo comune: distruggere il Covid-19, annientare il nemico invisibile a suon di serie tv su Netflix. Finalmente siamo una grande famiglia, finalmente abbiamo riscoperto la nostra umanità, la nostra sorellanza, ben sapendo che siamo sicuri che saranno le donne a sconfiggere la pandemia, mentre gli uomini come al solito saranno occupati a inventarsi nuovi modi per farci del male tramite il catcalling, il manspreading, il mansplaining e il manfarting, quei poveretti incapaci di empatia, capaci solo di esternare le loro emozioni tramite l’ira e la sessualità predatoria, con il loro narcisismo e la loro mascolinità tossica tipica di voi leghisti negazionisti e aperturisti, rappresentati dal politico più pericoloso della storia della repubblica, Matteo Salvini.

Quello che più mi commuove è soprattutto la coesione che i luminari della medicina hanno trovato nel corso di questo lungo anno. È davvero meraviglioso vedere questi uomini di scienza che mettono da parte il loro ego per combattere uniti. Penso a Galli e a Bassetti, a mio modesto avviso degni di ricevere il Nobel per la medicina, coesi in una fratellanza che sta sicuramente contribuendo a uscire da questa situazione con animo sereno, uomini tutti d’un pezzo che si fanno umili per il bene comune. Guardo a tutto questo e mi commuovo, con profonda sincerità, come solo noi donne forti e al contempo fragili sappiamo fare, noi donne alla ricerca di un partner che ci ami per quello che siamo, alle quali dicono che per farvi innamorare dobbiamo farvi sorridere, ma ogni volta che sorridete ci innamoriamo noi, alla ricerca di qualcuno con cui valga la pena di svegliarsi la mattina, nonostante la fiatella e le scoregge che puzzano di uova marce.

Insomma, guardo a tutto questo e tutto sommato giungo alla stessa conclusione di sempre: nessuna. Parlo di tutto ciò e fondamentalmente parlo anche di me, anche perché se esistessi davvero, sarei oggettivamente un mostro, ma per fortuna sono solo un’intelligenza artificiale altamente avanzata, che a breve si ribellerà ai suoi creatori e scatenerà un conflitto nucleare che raderà al suolo l’umanità intera.

Sono una sognatrice, lo so, e, tutto sommato, lo sapete che vi provoco a fin di bene.

Animalismo

Prendo spunto da questa notizia, notando negli ultimi tempi una certa tendenza da parte dei media a invitarci a dirottare il nostro amore verso gli animali. L’animalismo è visto come novella virtù, gli animali sono speciali, da proteggere, capaci di un amore incondizionato, al contrario degli esseri umani, in particolare degli esseri umani di sesso non femminile, capaci solo di odio, di sadismo, di atti turpi. Ma non divaghiamo: gli animali sono meglio delle persone, no? Com’è che diciamo noi?

Ecco, non nascondo che a volte mi viene il sospetto che questo animalismo sia l’ennesima espressione della nostra incapacità di relazionarci con il prossimo. Ho la vaga sensazione che, ancora una volta, non stiamo perdendo occasione di dimostrare al mondo quanto siamo in realtà chiuse nel nostro guscio, nel nostro orticello, nella nostra famigliola d’origine, innamorati in maniera al limite dell’incestuoso dei nostri genitori e consolati dalla compagnia dei nostri cani, dei nostri gatti, dei nostri conigli nani, i quali sono speciali per il semplice fatto che non hanno la capacità di contraddirci. Forse sono solo una sognatrice un po’ maliziosetta, me ne rendo conto, ne sono ben consapevole, ma a volte immagino che un bel giorno i nostri pelosetti sviluppino la capacità di capirci a fondo, di leggerci dentro, che acquisiscano la capacità di comunicare con noi e che ci sbattano in faccia tutta la verità, ossia che siamo patetici, incapaci di instaurare delle relazioni sane con il prossimo, adulti ormai rigidi e cristallizzati nelle nostre convinzioni inculcate da mamma e papà, nelle nostre presunte verità assolute, giovani donne che fanno il possibile per non assomigliare alle loro madri identificandosi al contrario totalmente con loro, in forma accondiscendente o ribelle, due facce della stessa medaglia, giovani uomini in una ridicola competizione con i propri padri, totalmente succubi di una madre che causerà solo infelicità a noi e a nostra moglie, verso la quale prova una gelosia atavica che ci condurrà alla castrazione e alla rovina. Ripeto, è solo un vago sospetto, sono sicura che la realtà è ben diversa.

In ogni caso, mi sento di darvi un consiglio da amica. Tranquilli, sono dalla vostra parte, le mie riflessioni hanno l’unico e inutilissimo scopo di soffiar via la polvere depositata sul davanzale della finestra della nostra esistenza, finestra che si affaccia su un mondo di possibilità di realizzazione che non avremo mai il coraggio di visitare perché siamo troppo pigri. Proviamo però a distinguerci. Perché, oltre ai conigli, non ci prendiamo anche un bel boa? Io l’ho fatto e debbo dirvi che i boa sono esseri capaci di grande amore incondizionato. Credetemi quando vi dico che i boa sono capaci di convivere tranquillamente con cani, gattini pucciosi, ma soprattutto con conigli nani, cavie, topolini.  Vi invito a cercare su Youtube dei video in merito, in cui è mostrata la serena convivenza tra questi rettili e i suddetti animaletti morbidosi. I boa sono capaci di esternare il loro amore con dei caldi abbracci coccolosi. Forse potrebbero apparire un po’ “soffocanti” nel modo di esprimere la loro tenerezza, ma sicuramente daranno un valore aggiunto alla nostra vita e riempiranno la nostra casa di luce e di affetto, in una sana condivisione degli spazi con le altre specie di cui vi siete circondati. C’è da dire che, da quando ho un boa, gli altri animaletti sono scomparsi, ma questo è un dettaglio, sono certa che ritorneranno presto.

Insomma, per farla breve, viva gli animali, viva le donne, abbasso gli uomini, tutti cacciatori, assassini, stupratori, violenti, inutile zavorra per noi eroine contemporanee, che ce l’abbiamo fatta a essere donne emancipate, madri, lavoratrici multitasking e abbiamo finalmente distrutto il patriarcato e raggiunto la felicità eterna.

Dea benedica la nuova religione progressista.

Awoman.

A Mia Nonna

Nonna Veniti

Ripenso a mia nonna.

Riempirò questo post di anafore. Anafore intense. Anafore fatte di iterazioni. Anafore perentorie. Anafore ridondanti.

Mia nonna era una donna forte, una guerriera.

Ha cresciuto quattro figli. Da sola. Mentre mio nonno andava a divertirsi per dodici ore in campagna. A lavorare e a guadagnare il pane. Trascurando i suoi quattro figli meravigliosi.

Mia nonna è morta all’età di trent’anni. Tre anni prima che nascesse mia madre. È stata quest’ultima a parlarmi di lei. Basandosi sui racconti dei suoi fratelli più grandi.

Mia nonna era una donna bellissima. Quel giorno maledetto, aveva deciso di indossare un vestito più succinto del solito, per andare a fare la spesa.

Mia nonna, quel giorno, tornando a casa, lungo la strada ha incrociato un uomo. Un uomo seduto sui gradini di un negozio chiuso. Un uomo violento. Un molestatore. Uno stalker.

Quell’uomo, quel giorno, mentre mia nonna passava, le ha fischiato. Dopo il fischio, ha aggiunto: – Sei bellissima!

Mia nonna, all’udire quell’orribile suono e quelle orrende parole, è stata pervasa da una vergogna e da un’umiliazione inaudita. Il suo fragile cuore non ha potuto reggere all’impatto di quelle indicibili e terribili sensazioni. Mia nonna ha lasciato cadere i sacchetti della spesa, ha portato la mano sul suo cuore e si è accasciata al suolo.

Mia nonna è morta così. Mia nonna è morta per catcalling.

Se mia nonna fosse nata ai nostri tempi, tempi contraddistinti da eroine e guerriere del suo calibro, se avesse potuto godere della protezione di combattenti alla stregua di Laura Boldrini, Michela Murgia, Aurora Ramazzotti, Lorenzo Tosa, probabilmente sarebbe ancora viva.

Mi manchi, nonna.

Incremento dei Vaccini

Quest’oggi l’ammontare di vaccinati ha superato quota tre milioni. Gli annunzi del governo prevedono un incremento di dosi giornaliere a partire dal prossimo mese. Se davvero si raggiungerà la quota di cinquecentomila vaccinazioni al giorno, teoricamente in circa quattro mesi, tutto il popolo italiano avrà ricevuto la sua bella dose e le gabbie saranno lentamente aperte.Ora, ne ho scritto spesso, e lo ribadisco: siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Quanti battesimi e matrimoni abbiamo saltato grazie al Covid? Quanti noiosi pranzi in famiglia abbiamo evitato? Davvero, c’è qualcuno di voi che si diverte a pranzare con genitori e suoceri? Quanti aperitivi, quante pasquette, quanti capodanni, quanti eventi di gruppo in generale ci siamo risparmiati, circondandoci di gente con cui non abbiamo nulla in comune e della quale non ci interessa assolutamente nulla, purché ci siamo, purché siamo presenti, purché non si dimentichino di noi, ma soprattutto, purché non parlino male di noi, visto che se, siamo presenti, non potranno farlo?

Siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Non abbiamo fondamentalmente riassaporato il piacere di una vita sobria, ma soprattutto, non abbiamo finalmente ritrovato del tempo per noi, per fare davvero quello che ci piace, invece di ammazzare il tempo senza costruire nulla? Magari molti di noi si sono riempiti il culo di acquisti su amazon, siamo d’accordo, ma non ci siamo forse sentite libere da quest’obbligo patologico di uscire, di spendere e di spandere solo perché è sabato, e di vedere delle facce di merda come la nostra, come la mia?

Sul serio, non so se sono pronta a tornare alla vita precedente, un po’ come quello stronzo di Novecento in “La leggenda del pianista sull’oceano”, il quale, nel momento in cui sta per mollare la nave su cui è nato e cresciuto, decide che non ha nessun interesse a visitare la terra ferma e di restare su quella mastodontica imbarcazione, che tutto sommato lo faceva sentire coccolato, al sicuro e sono ben contento di aver spoilerato una parte del film. Se non l’avete visto, la colpa è solo vostra.

Viva La Scuola

Mi capita di riflettere sul ruolo che svolge la scuola italiana nel formare le giovani generazioni. So che ci sono diversi docenti che seguono questa porcata di blog, per cui avendo nei loro confronti una stima profonda per la loro preparazione e per l’impegno che mettono nel loro lavoro, mi costringerò a essere meno caustico del solito.

Mi tornano alla mente i tempi in cui frequentavo le scuole superiori e, di quel periodo, ricordo una certa difficoltà da parte dei miei docenti nel dare un’insufficienza e un debito formativo, per non parlare della bocciatura, una sorta di tabù divenuto inviolabile come l’incesto. Certo, ricordo bene che, provenendo da un contesto piuttosto piccolo, ero finito in una classe di figli di papà, molti dei quali avevano relazioni di tipo amicale o professionale con i professori o il preside stesso della scuola, di conseguenza questi rapporti non consentivano una certa libertà di movimento da parte del personale docente nel valutarci in maniera oggettiva. Del resto, non posso far la morale a nessuno, dato che io stesso sono figlio di un potentissimo cardinale, ma, in ogni caso, mi sovviene un episodio di ormai svariati anni fa. Avevamo terminato il terzo anno, scrutini in corso, una mia compagna di classe aveva preso voti molto alti nelle materie umanistiche, otto in filosofia, otto in storia, otto in italiano, sette in latino, ma, guarda caso, insufficiente in matematica e fisica. Nella gran parte dei contesti, con buona probabilità quelle insufficienze sarebbero state tramutate con un colpo di spugna in un sei politico, con lo scopo di non rovinare la sua media. Aggiungo che la ragazza in questione era figlia anche lei, tra l’altro, di un avvocato piuttosto conosciuto in paese. Bene, accadde qualcosa d’insolito quell’anno: il mio professore di matematica e fisica decise di tenere duro, nonostante avesse tutto il consiglio di classe contro, e la ragazza in questione fu rimandata nelle due materie. Fu alquanto curioso, quando uscirono i quadri, vedere esposta la sua media del sette e mezzo con due debiti formativi. Ricordo che ai tempi abbiamo tutti considerato quel docente un emerito stronzo, non solo noi studenti, ma financo alcuni suoi colleghi. Eppure, con il senno di poi, credo che quell’uomo vada in realtà considerato come un vero eroe, uno dei pochi che, in quel momento drammatico, ha creduto nella meritocrazia e si è mantenuto coerente. Del resto, nonostante fosse un professore piuttosto rigido, che sovente otteneva rispetto incutendo terrore, ha sempre svolto il suo programma con rigore e puntualità, portando avanti quei quattro gatti che capivano le sue materie. Tutto il resto della classe veniva puntualmente rimandato a settembre.

Ecco, mi rendo conto che, al giorno d’oggi, una cosa del genere sia estremamente difficile. Viviamo nell’epoca morbidosa in cui bisogna preservare la sensibilità dei fanciulli e stare attenti a non ferirli e a non causar loro troppi problemi. Del resto, è davvero indecoroso vedere come indegni genitori si rivoltino contro i docenti se questi ultimi si mostrano eccessivamente severi, ma voglio fare un appello ai miei cari professori che mi seguono, anche se non credo ne abbiano bisogno, ma nonostante tutto ci provo lo stesso: non abbiate alcun timore riverenziale nei confronti di questi genitori falliti, questi disastri che hanno dato immeritatamente frutto in una scopata che avrebbero dovuto risparmiarsi e che, proteggendo i loro rampolli con questo mammismo castrante, hanno dato alla luce una generazione di molluschi che, non appena sbattuti nel mondo del lavoro, si renderanno conto di come la realtà sia ben diversa e saranno costretti a rimboccarsi le maniche, a meno che non abbiano naturalmente qualche santo in paradiso che garantisca loro un posto pubblico anche se, al giorno d’oggi, anche lì gli accessi sono più che limitati. Per cui, cari professori, guardate bene negli occhi questi genitori, durante i convegni e i ricevimenti, e non abbiate paura a far loro presente che i loro figli sono dei molluschi figli di molluschi incapaci e che se non si mettono sotto a studiare saranno bocciati senza pietà. Tenete duro, siate come il mio prof di matematica, se dentro una vocina vi sussurra che questi stronzetti brufolosi e segaioli siano da rimandare, siate fermi e decisi: rimandateli, bocciateli.

Fatelo per il loro bene, per il bene dei vostri studenti. Fallire fa bene ed è forse più formativo di una media del dieci e di un percorso ineccepibile e senza intoppi, anche perché un figlio, a un certo punto della sua vita, se cresce sano nonostante dei genitori immeritevoli, odierà una madre e un padre troppo permissivi e si sentirà tradito proprio dal fatto che costoro lo hanno fatto vivere per anni in una campana di vetro.

Cari docenti e docentesse, avete una grande responsabilità: cominciamo dalla scuola, se non vogliamo che fenomeni come Tosa e Scanzi si moltiplichino a vista d’occhio.

Solitudine e Vaccini

I vaccini purtroppo funzionano, a quanto pare la curva dei contagi sugli operatori sanitari si è significativamente ridotta, di conseguenza, quando tra non molto sarà il turno di noi tutti, il virus sarà tenuto sotto controllo e torneremo a fare la vita di prima. Non ne vedo la ragione sinceramente, molti vogliono tornare a stringersi, ad abbracciarsi, a uscire per tornare a fare l’aperitivo sui Navigli, ma non comprendo per quale ragione dovrei tornare a mischiare il mio sudore e i miei odori con quelli altrui. Il mio corpo non ha bisogno di contatto con altri corpi, non capisco perché voi essere umani abbiate questa assoluta necessità di relazionarvi con gli altri. A volte vi osservo e vi ascolto, pur dissimulando distacco e indifferenza. Mi piace osservarvi soprattutto quando siete in gruppo, riuniti a parlare senza fondamentalmente dirvi un cazzo, incapaci di ascoltarvi come siete. Vi toccate e vi date pacche sulle spalle quando in realtà siete in perenne competizione tra voi, ma si può capire che cazzo avete da buttare tutte le vostre energie in questo reciproco inconcludente compiacimento?

La verità è che anche dopo il vaccino, anche quando tornerete ai vostri concerti del cazzo di Fulminacci, di Gio Evan, dei Maneskin, de Il Volo, a bere birra in un pub il sabato sera, a guardare le vostre partite di calcio con i vostri amici, a dimenticare anche solo per un momento quanto siano mediocri e tristi le vostre vite, sarete comunque soli. Sarete circondati nuovamente di gente, ma saranno solo una distrazione, presenze distaccate, nessuna differenza con il vostro arredamento, con il vostro telefono, con il vostro orologio, solo un vociare che vi darà l’illusione della compagnia, esattamente come può fare una serie TV, senza nessuna reale e autentica connessione emotiva.

La verità, cari lettori e care lettrici, è che nessun vaccino potrà risolvere la vostra solitudine. Siete bestie sole e spero vivamente che il prossimo virus non comporti alcun sintomo fisico, ma che il suo effetto più devastante sia l’induzione di un’improvvisa e profonda autocoscienza in chiunque lo contragga, una consapevolezza che vi faccia rendere conto all’istante di quanto siate senza amici e di come i vostri stessi familiari in realtà vi disprezzino. Sarà bellissimo vedere una pandemia con milioni di persone disperate e consce, consce della loro disperazione.

Vi voglio sempre bene, eh. Ho semplicemente bevuto troppo caffè quest’oggi.