A Mia Nonna

Nonna Veniti

Ripenso a mia nonna.

Riempirò questo post di anafore. Anafore intense. Anafore fatte di iterazioni. Anafore perentorie. Anafore ridondanti.

Mia nonna era una donna forte, una guerriera.

Ha cresciuto quattro figli. Da sola. Mentre mio nonno andava a divertirsi per dodici ore in campagna. A lavorare e a guadagnare il pane. Trascurando i suoi quattro figli meravigliosi.

Mia nonna è morta all’età di trent’anni. Tre anni prima che nascesse mia madre. È stata quest’ultima a parlarmi di lei. Basandosi sui racconti dei suoi fratelli più grandi.

Mia nonna era una donna bellissima. Quel giorno maledetto, aveva deciso di indossare un vestito più succinto del solito, per andare a fare la spesa.

Mia nonna, quel giorno, tornando a casa, lungo la strada ha incrociato un uomo. Un uomo seduto sui gradini di un negozio chiuso. Un uomo violento. Un molestatore. Uno stalker.

Quell’uomo, quel giorno, mentre mia nonna passava, le ha fischiato. Dopo il fischio, ha aggiunto: – Sei bellissima!

Mia nonna, all’udire quell’orribile suono e quelle orrende parole, è stata pervasa da una vergogna e da un’umiliazione inaudita. Il suo fragile cuore non ha potuto reggere all’impatto di quelle indicibili e terribili sensazioni. Mia nonna ha lasciato cadere i sacchetti della spesa, ha portato la mano sul suo cuore e si è accasciata al suolo.

Mia nonna è morta così. Mia nonna è morta per catcalling.

Se mia nonna fosse nata ai nostri tempi, tempi contraddistinti da eroine e guerriere del suo calibro, se avesse potuto godere della protezione di combattenti alla stregua di Laura Boldrini, Michela Murgia, Aurora Ramazzotti, Lorenzo Tosa, probabilmente sarebbe ancora viva.

Mi manchi, nonna.

Incremento dei Vaccini

Quest’oggi l’ammontare di vaccinati ha superato quota tre milioni. Gli annunzi del governo prevedono un incremento di dosi giornaliere a partire dal prossimo mese. Se davvero si raggiungerà la quota di cinquecentomila vaccinazioni al giorno, teoricamente in circa quattro mesi, tutto il popolo italiano avrà ricevuto la sua bella dose e le gabbie saranno lentamente aperte.Ora, ne ho scritto spesso, e lo ribadisco: siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Quanti battesimi e matrimoni abbiamo saltato grazie al Covid? Quanti noiosi pranzi in famiglia abbiamo evitato? Davvero, c’è qualcuno di voi che si diverte a pranzare con genitori e suoceri? Quanti aperitivi, quante pasquette, quanti capodanni, quanti eventi di gruppo in generale ci siamo risparmiati, circondandoci di gente con cui non abbiamo nulla in comune e della quale non ci interessa assolutamente nulla, purché ci siamo, purché siamo presenti, purché non si dimentichino di noi, ma soprattutto, purché non parlino male di noi, visto che se, siamo presenti, non potranno farlo?

Siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Non abbiamo fondamentalmente riassaporato il piacere di una vita sobria, ma soprattutto, non abbiamo finalmente ritrovato del tempo per noi, per fare davvero quello che ci piace, invece di ammazzare il tempo senza costruire nulla? Magari molti di noi si sono riempiti il culo di acquisti su amazon, siamo d’accordo, ma non ci siamo forse sentite libere da quest’obbligo patologico di uscire, di spendere e di spandere solo perché è sabato, e di vedere delle facce di merda come la nostra, come la mia?

Sul serio, non so se sono pronta a tornare alla vita precedente, un po’ come quello stronzo di Novecento in “La leggenda del pianista sull’oceano”, il quale, nel momento in cui sta per mollare la nave su cui è nato e cresciuto, decide che non ha nessun interesse a visitare la terra ferma e di restare su quella mastodontica imbarcazione, che tutto sommato lo faceva sentire coccolato, al sicuro e sono ben contento di aver spoilerato una parte del film. Se non l’avete visto, la colpa è solo vostra.

Viva La Scuola

Mi capita di riflettere sul ruolo che svolge la scuola italiana nel formare le giovani generazioni. So che ci sono diversi docenti che seguono questa porcata di blog, per cui avendo nei loro confronti una stima profonda per la loro preparazione e per l’impegno che mettono nel loro lavoro, mi costringerò a essere meno caustico del solito.

Mi tornano alla mente i tempi in cui frequentavo le scuole superiori e, di quel periodo, ricordo una certa difficoltà da parte dei miei docenti nel dare un’insufficienza e un debito formativo, per non parlare della bocciatura, una sorta di tabù divenuto inviolabile come l’incesto. Certo, ricordo bene che, provenendo da un contesto piuttosto piccolo, ero finito in una classe di figli di papà, molti dei quali avevano relazioni di tipo amicale o professionale con i professori o il preside stesso della scuola, di conseguenza questi rapporti non consentivano una certa libertà di movimento da parte del personale docente nel valutarci in maniera oggettiva. Del resto, non posso far la morale a nessuno, dato che io stesso sono figlio di un potentissimo cardinale, ma, in ogni caso, mi sovviene un episodio di ormai svariati anni fa. Avevamo terminato il terzo anno, scrutini in corso, una mia compagna di classe aveva preso voti molto alti nelle materie umanistiche, otto in filosofia, otto in storia, otto in italiano, sette in latino, ma, guarda caso, insufficiente in matematica e fisica. Nella gran parte dei contesti, con buona probabilità quelle insufficienze sarebbero state tramutate con un colpo di spugna in un sei politico, con lo scopo di non rovinare la sua media. Aggiungo che la ragazza in questione era figlia anche lei, tra l’altro, di un avvocato piuttosto conosciuto in paese. Bene, accadde qualcosa d’insolito quell’anno: il mio professore di matematica e fisica decise di tenere duro, nonostante avesse tutto il consiglio di classe contro, e la ragazza in questione fu rimandata nelle due materie. Fu alquanto curioso, quando uscirono i quadri, vedere esposta la sua media del sette e mezzo con due debiti formativi. Ricordo che ai tempi abbiamo tutti considerato quel docente un emerito stronzo, non solo noi studenti, ma financo alcuni suoi colleghi. Eppure, con il senno di poi, credo che quell’uomo vada in realtà considerato come un vero eroe, uno dei pochi che, in quel momento drammatico, ha creduto nella meritocrazia e si è mantenuto coerente. Del resto, nonostante fosse un professore piuttosto rigido, che sovente otteneva rispetto incutendo terrore, ha sempre svolto il suo programma con rigore e puntualità, portando avanti quei quattro gatti che capivano le sue materie. Tutto il resto della classe veniva puntualmente rimandato a settembre.

Ecco, mi rendo conto che, al giorno d’oggi, una cosa del genere sia estremamente difficile. Viviamo nell’epoca morbidosa in cui bisogna preservare la sensibilità dei fanciulli e stare attenti a non ferirli e a non causar loro troppi problemi. Del resto, è davvero indecoroso vedere come indegni genitori si rivoltino contro i docenti se questi ultimi si mostrano eccessivamente severi, ma voglio fare un appello ai miei cari professori che mi seguono, anche se non credo ne abbiano bisogno, ma nonostante tutto ci provo lo stesso: non abbiate alcun timore riverenziale nei confronti di questi genitori falliti, questi disastri che hanno dato immeritatamente frutto in una scopata che avrebbero dovuto risparmiarsi e che, proteggendo i loro rampolli con questo mammismo castrante, hanno dato alla luce una generazione di molluschi che, non appena sbattuti nel mondo del lavoro, si renderanno conto di come la realtà sia ben diversa e saranno costretti a rimboccarsi le maniche, a meno che non abbiano naturalmente qualche santo in paradiso che garantisca loro un posto pubblico anche se, al giorno d’oggi, anche lì gli accessi sono più che limitati. Per cui, cari professori, guardate bene negli occhi questi genitori, durante i convegni e i ricevimenti, e non abbiate paura a far loro presente che i loro figli sono dei molluschi figli di molluschi incapaci e che se non si mettono sotto a studiare saranno bocciati senza pietà. Tenete duro, siate come il mio prof di matematica, se dentro una vocina vi sussurra che questi stronzetti brufolosi e segaioli siano da rimandare, siate fermi e decisi: rimandateli, bocciateli.

Fatelo per il loro bene, per il bene dei vostri studenti. Fallire fa bene ed è forse più formativo di una media del dieci e di un percorso ineccepibile e senza intoppi, anche perché un figlio, a un certo punto della sua vita, se cresce sano nonostante dei genitori immeritevoli, odierà una madre e un padre troppo permissivi e si sentirà tradito proprio dal fatto che costoro lo hanno fatto vivere per anni in una campana di vetro.

Cari docenti e docentesse, avete una grande responsabilità: cominciamo dalla scuola, se non vogliamo che fenomeni come Tosa e Scanzi si moltiplichino a vista d’occhio.

Solitudine e Vaccini

I vaccini purtroppo funzionano, a quanto pare la curva dei contagi sugli operatori sanitari si è significativamente ridotta, di conseguenza, quando tra non molto sarà il turno di noi tutti, il virus sarà tenuto sotto controllo e torneremo a fare la vita di prima. Non ne vedo la ragione sinceramente, molti vogliono tornare a stringersi, ad abbracciarsi, a uscire per tornare a fare l’aperitivo sui Navigli, ma non comprendo per quale ragione dovrei tornare a mischiare il mio sudore e i miei odori con quelli altrui. Il mio corpo non ha bisogno di contatto con altri corpi, non capisco perché voi essere umani abbiate questa assoluta necessità di relazionarvi con gli altri. A volte vi osservo e vi ascolto, pur dissimulando distacco e indifferenza. Mi piace osservarvi soprattutto quando siete in gruppo, riuniti a parlare senza fondamentalmente dirvi un cazzo, incapaci di ascoltarvi come siete. Vi toccate e vi date pacche sulle spalle quando in realtà siete in perenne competizione tra voi, ma si può capire che cazzo avete da buttare tutte le vostre energie in questo reciproco inconcludente compiacimento?

La verità è che anche dopo il vaccino, anche quando tornerete ai vostri concerti del cazzo di Fulminacci, di Gio Evan, dei Maneskin, de Il Volo, a bere birra in un pub il sabato sera, a guardare le vostre partite di calcio con i vostri amici, a dimenticare anche solo per un momento quanto siano mediocri e tristi le vostre vite, sarete comunque soli. Sarete circondati nuovamente di gente, ma saranno solo una distrazione, presenze distaccate, nessuna differenza con il vostro arredamento, con il vostro telefono, con il vostro orologio, solo un vociare che vi darà l’illusione della compagnia, esattamente come può fare una serie TV, senza nessuna reale e autentica connessione emotiva.

La verità, cari lettori e care lettrici, è che nessun vaccino potrà risolvere la vostra solitudine. Siete bestie sole e spero vivamente che il prossimo virus non comporti alcun sintomo fisico, ma che il suo effetto più devastante sia l’induzione di un’improvvisa e profonda autocoscienza in chiunque lo contragga, una consapevolezza che vi faccia rendere conto all’istante di quanto siate senza amici e di come i vostri stessi familiari in realtà vi disprezzino. Sarà bellissimo vedere una pandemia con milioni di persone disperate e consce, consce della loro disperazione.

Vi voglio sempre bene, eh. Ho semplicemente bevuto troppo caffè quest’oggi.

Otto Marcio

Era previsto che, con l’arrivo della festa della donna, i giornali online e i social ci avrebbero inondato di smielata propaganda femminista. I livelli di retorica quest’oggi fanno letteralmente ribollire il sangue e rifletto su come sia stato possibile finire in questo regimaccio zuccheroso e isterico. Da quant’è che ci assillano in merito alla questione del mancato riconoscimento della bravura e delle capacità delle donne, su quanto queste ultime siano migliori degli uomini, siano più sensibili, più empatiche, siano più? La cosa che fa ancor più ribrezzo è che tale retorica il più delle volte è portata avanti dagli uomini stessi, i “maschi di donna” alla Lorenzotosa che sovente menziono su questa inutile pagina, i quali si umilano al cospetto delle donne, una mortificazione che, andando al nucleo centrale della questione, al nocciolo nevrotico, sottende invero egocentrismo, una malcelata voglia di scopare e, di conseguenza, una squallida tattica di seduzione. Nulla di nuovo sotto il sole, è uno scenario ormai quotidiano, magnificato dalla ricorrenza dell’otto marzo, della quale probabilmente la gran parte di noi non conosce neppure l’autentico significato. Tutto sommato, mancano poche ore, grazie a Dio, e domani tutto questo, se non finito, sarà almeno un po’ attenuato.

In ogni caso, forse è bene che qualcuno ricordi qual è il motivo di tutta questa manfrina, di questo compiacimento nei confronti del gentil sesso da parte dei media e della politica, che sta rendendo gli uomini sempre più patetici e ridicoli e soprattutto poco interessanti per le donne stesse: le donne votano, le donne consumano, le donne lavorano come delle dannate e il potere ha scoperto che sono facilmente manipolabili facendo leva sul loro senso del dovere e sul loro senso di colpa, motivo per cui, il più delle volte, costituiscono dell’ottima manodopera a basso costo. L’antico ruolo di guardiana del focolaio è sicuramente venuto meno negli anni, ma siamo sicuri che questo ruolo debba considerarsi per forza di cose disdicevole? Perché non può trattarsi di scelte di vita individuali e sentite? Mi è accaduto, seppur di rado, di incontrare delle giovani donne che avevano scelto di far le casalinghe. Si trattava di una scelta sentita e consapevole, narrata con autenticità e, francamente, mi è sembrato di avere a che fare con delle donne felici e appagate, forse anche più di altre che invece hanno deciso di entrare nel mondo del lavoro, a competere e a farsi carico anche delle sofferenze degli uomini, perché per quanto al giorno d’oggi tutto questo non venga minimamente riconosciuto, il lavoro è faticoso e fa soffrire.

In fin dei conti, bisogna riconoscerlo: il femminismo ha vinto molte battaglie. Le donne cosiddette “emancipate” si sono senza meno liberate dal giogo dei legami familiari, non hanno più un marito che le comanda a bacchetta, se questa narrazione è mai coincisa con la verità, ma si sono ingabbiate in un ulteriore matrimonio: quello con l’azienda presso cui lavorano. Un matrimonio che, però, non ammette maternità e richiede una fedeltà ancora più opprimente in certi casi, fatta di consegne, scadenze, orari allucinanti, mancanza di tempo per se stesse. Grande conquista, quella del femminismo, complimenti, care donne emancipate, donne libere, donne forti, che ve la cantate e ve la suonate da sole: avete semplicemente portato il vostro senso del dovere e il vostro senso di colpa patologico in altra sede. La realtà è che avete solo cambiato padrone, se mai vostro marito è mai stato padrone di qualcosa.

Quest’oggi voglio lanciare un messaggio agli uomini, con l’idea di rassicurarli, per quanto sarà del tutto inutile, intossicati di propaganda progressista come sono: non avete nessuna colpa. Chiunque faccia la vittima, salvo eccezioni verso cui si è totalmente impotenti nei confronti della vita, se l’è semplicemente cercata con scelte inconsapevoli. La prossima volta che vi sarà rinfacciato di essere colpevoli dell’infelicità di una donna o di chiunque, girate i tacchi e andate altrove. Vi garantisco che sarete amati e rispettati molto di più, al contrario di questi compiacenti servi di regime, che leccano il culo alle donne fondamentalmente per approfittarsene. La felicità è una conquista personale, che non dipende da mamma e papà, non dipende dal partner, non dipende dal governo e dalla politica.

Nessuno è colpevole dell’infelicità altrui, trovate il vostro autentico posto nel mondo e piantatela di rompere i coglioni al prossimo mettendovi in mostra ed elemosinando briciole di attenzione.

Buon otto marcio a tutti.

Un Anno di Pandemia

È passato ormai un anno dall’esplosione della pandemia, da quando il Covid-19 è entrato a far parte delle nostre vite come un inconsueto animale domestico, alla stregua di un micetto occultato dietro la tenda del soggiorno che, d’improvviso, tende un agguato al proprio padrone tirandogli un’allegra zampata con cui ci vuol ricordare la sua dispettosa presenza. Sono state molteplici le conseguenze sulla nostra cultura e sull’informazione: alla già stucchevole retorica basata sul leccare il culo alle cosiddette “minoranze”, perpetuata dai nostri giornalisti “maschi di donna” castrati, si sono aggiunte le videoconferenze di Veltroni, Jovanotti, Recalcati, quest’ultimo psicanalista dal dolcevita nero che pronuncia “Lacan” alla francese, autoproclamandosi esperto del suddetto mentre strizza l’occhietto ai progressisti, tanto che sovente mi chiedo se costui qualche volta sia presente in studio e se abbia davvero dei pazienti. Vogliamo poi aggiungere il narcisismo ridicolo e collettivo di un paese che si sente eroico e grande per essersi serrato in casa in pigiama? Mi sovvengono i nostri nonni, che forse un’autentica sofferenza esistenziale l’hanno conosciuta, avendo molti di loro toccato con mano cosa voglia dire rischiare seriamente la vita, e mi auguro davvero che voi, coglioni patetici menestrelli da balcone del cazzo, improvvisati pasticceri e panificatori da Instagram, finiate prima o poi al fronte: sarà uno spettacolo vedervi cagare addosso terrorizzati, dopo vent’anni passati a farvi le seghe sui social network.

Al solito lo dirò con fare birbantello e provocatorio, rovesciando completamente la narrazione di regime, che ci vuole tutti omologati e accondiscendenti, nel nome di un bene imposto dall’alto: dobbiamo prendere atto che questa situazione ha portato solo ed esclusivamente dei vantaggi. Pensiamo alla possibilità di lavorare comodamente da casa, consentendoci di non condividere l’alitosi e le ascelle terrificanti dei colleghi negli open space, magari partecipando a riunioni di lavoro online ostentando autorevolezza e professionalità seduti sul cesso, sorridendo sornioni all’idea che i colleghi dall’altra parte non sospetteranno mai che siamo in pigiama e stiamo cagando con la porta aperta. Pensiamo al fatto che avremo fatto sì e no due o tre pieni di benzina, all’aver speso molti meno soldi: tutto questo smentisce in maniera lapalissiana quanto i soliti frignoni e gufi sono soliti affermare in merito al fatto che la pandemia ha devastato la nostra economia. È l’esatto contrario: abbiamo risparmiato un sacco di denaro. È dunque cosa buona e giusta che molti esercizi commerciali abbiano chiuso e molte aziende abbiano avviato le procedure di cassa integrazione nei confronti dei loro dipendenti. Come vi permettete di risparmiare? È giusto che a fronte di tali cospicui capitali non spesi le vostre entrate si riducano. Vergonatevi, lazzaroni! Dovete tornare a spendere e a sperperar danaro, soprattutto perché è arrivato il cashback di Stato e la lotteria degli scontrini: al governo servono entrate, al governo serve IVA da incassare. Chissà, magari un giorno, qualcuno di voi potrebbe diventare anche milionario.

Lo so, molti di voi contesteranno il fatto che hanno dovuto sopportare la convivenza forzata con partner e prole, ma per quello basta non sposare qualcuno che non si ama per accontentare mamma e papà e per dar loro dei nipoti. Ciò nonostante, possiamo sicuramente gioire in merito al fatto che abbiamo avuto la possibilità di evitare per lungo tempo i nostri parenti e di saltare innumerevoli pranzi e cene in famiglia, incluse le feste comandate. Dopo un anno, immagino che voi ragazzacci quarantenni ci abbiate fatto l’abitudine a stare lontani dai vostri genitori e suoceri, dunque c’è speranza che questo virus un po’ impertinente sia riuscito a dare un colpetto al becero familismo amorale che perseguita il nostro devastato paese.

Ora perdonatemi, la donna che non amo e che non mi ama mi sta urlando dietro perché a suo avviso passo troppo tempo al computer e poco con dei figli che fondamentalmente detesto.

Buonanotte ❤

Crisi di Governo

Nel chiuso del mio minuscolo studio, al termine di una dura giornata di esorcismi in video conferenza, leggo le notizie e osservo con sempre maggiore distacco ciò che accade nella politica italiana. Mi viene da sorridere se penso al fatto che tutte le volte che scoppia una crisi di governo sembra che stia per arrivare l’apocalisse, che si aprano cateratte dall’alto, che si scuotano le fondamenta della terra.

Mi sento di tranquillizzarvi, purtroppo e per fortuna abbiamo la memoria corta, ma in generale vi è spesso continuità tra un governo e l’altro, anche a seguito di un cambio di colore. Difatti, il prossimo che andrà al potere, tanto per cambiare, avrà vita durissima contro chi comanda davvero nel nostro paese, ossia un apparato burocratico mastodontico, un grigio e anonimo sistema talmente complesso e intricato che è praticamente impossibile attuare davvero delle grandi riforme senza scontrarsi contro questi gangli, questa ragnatela dal sapore kafkiano contro cui neppure il più ambizioso e motivato dei leader può davvero qualcosa.

Conte non è l’uomo della provvidenza, la sua immagine di rassicurante uomo delle istituzioni è stata costruita ad arte dalla Casaleggio Associati e ha attecchito presso chi sentiva la necessità di avere al potere una persona seria. Sicuramente “l’avvocato del popolo” ha fatto quello che ha potuto in una situazione oggettivamente difficile, glielo riconosco umanamente, ma le cose andranno avanti comunque. Del resto, contiamo davvero qualcosa? Siamo davvero in grado di prendere delle decisioni autonome? Abbiamo ormai ceduto buona parte della nostra sovranità all’Unione Europea e non è stato né un colpo di stato né altro, tutto questo è lecito e previsto dall’articolo 11 della Costituzione e mi sento di dire che è un bene che ciò sia avvenuto: non ci meritiamo la democrazia, non ci meritiamo sovranità e potere decisionale, siamo un popolo di pecore, sciocco e infantile, è perfettamente inutile governarci, siamo dei mentecatti furbacchioni incapaci di assumerci le nostre responsabilità come singoli cittadini, siamo dei frignoni che amano fare le vittime e lamentarsi del governo, della politica, dello stato, dell’Agenzia delle Entrate, degli imprenditori, del patriarcato e del matriarcato, siamo un paese sindacalizzato perché siamo una manica di fancazzisti che non hanno voglia di muovere un dito e di lavorare. Siamo figli a vita, ragazzini viziati figli di politicanti narcisisti che passano il tempo a guardarsi allo specchio, più preoccupati del consenso che del bene comune.

Mi sento di dire che se Salvini e Meloni vinceranno le prossime elezioni è scontato e banale che non vi sarà nessun regime totalitario di destra, toccherà governare anche a loro, e dopo tanto strepitare, inevitabilmente, scenderanno a compromessi, si istituzionalizzeranno, come del resto sta già facendo il Capitano. Del resto, se davvero quest’ultimo avesse velleità dittatoriali, non ammorbidirebbe i toni tutte le volte che lo intervistano, mettendo le mani avanti e facendo presente che in fin dei conti è solo un simpatico morbidone irrequieto che gioca a essere uno di noi, che vuole gli immigrati semplicemente in regola, mentre gusta il suo pane e nutella del cazzo e costringe una figlia che si vergogna giustamente di lui a mostrarsi su Instagram mentre fa i compiti. Anche lui cederà il passo all’Europa, sapete perché? Perché si tende all’unità, alla totalità, è la vita, è la natura, è armonia, si matura, si cresce e si cambia seguito di confronti e conflitti costruttivi e, in tutto questo, le nostre belle tradizioni prima o poi andranno a farsi fottere, con buona pace dei conservatori e di coloro che si ritengono “fieri di essere italiani”. Fieri di cosa? Come se aveste fatto qualcosa per meritarvelo. Meritarvi che cosa poi, di grazia? Una nazionalità? Cito George Carlin in questo caso, dicendovi che è solo un caso che siate italiani. Di che cazzo stiamo parlando, santo Dio? Mi fate venire il mal di testa con la vostra retorica!

Con questo voglio concludere questa inutile e inconcludente geremiade, mostrando al solito profondo affetto nei vostri riguardi e dicendovi che quando vi schierate a favore di qualsiasi ideologia o di qualsiasi partito siete semplicemente ridicoli, siete patetici mentre vi ergete a esperti della res publica, a raffinati politici sempre con la soluzione pronta in tasca, mentre in realtà ripetete a pappagallo opinioni preconfezionate inculcate dai media, intossicati di informazioni come siete, con lo scopo di riempire le vostre giornate in discussioni vuote che non hanno nessun fine costruttivo, se non quello di rifuggire l’horror vacui che vi perseguita. In fin dei conti, tutto questo vi serve a sentirvi meno soli e a non ricordarvi quanto siano squallide le vostre esistenze.

E ora scusate, Renzi ha fatto saltare il tavolo e Fico non ha trovato una possibile maggioranza, sono molto preoccupato per le sorti del governo, questo proprio non ci voleva in piena pandemia. Siamo fottuti, parliamone, troviamo una soluzione, mi sento così sola, ho bisogno di un abbraccio!

La Pandemia del Pensiero Positivo

I social network sono ormai letteralmente infestati di frasi motivazionali, citazioni di Fulatino de Tal, Menganito de Cual e Juan Nadie attribuite erroneamente a Gandhi, Steve Jobs o a quel fottuto onnipresente alcolizzato di merda di Bukowski. Quest’altra orrenda pandemia ha prescritto, da troppo tempo a questa parte e ben prima dell’avvento dei social, l’obbligo di “pensare positivo” e di rimuovere ogni dolore esistenziale, imponendoci di dare un’etichetta alle emozioni e rendendoci di conseguenza incompleti e scissi, grigi, falsamente sorridenti mentre l’anima strepita e implora pietà, esigendo la libertà di piangere e di incazzarsi, strafatti come siamo di ottimismo posticcio, al servizio di una produttività portata all’estremo e di un perfezionismo maniacale che alla lunga saranno causa, nel migliore dei casi, di diarree, orticarie, gastriti e depressioni croniche.

Fermiamoci per un momento a pensare alla degenerazione dell’arte. Questa rimozione di massa del dolore ha avuto, tra le tante conseguenze, la produzione di contenuti artistici mediocri, banali e squallidi. Chi ha prodotto contenuti immortali è sempre stato caratterizzato da infanzie traumatiche e profondamente pervaso da tormenti inesprimibili e da un’inquietudine esistenziale di fondo. Pensiamo a Jim Morrison, Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Chris Cornell, Janis Joplin, per citarne alcuni del mondo della musica, pensiamo a Vincent Van Gogh, volendo menzionare un pittore lacerato da uno strazio indicibile. Costoro si sono letteralmente lasciati andare, si sono assunti la responsabilità della loro autodistruzione, in certi casi dando un taglio finale netto o, in alternativa, per opera di uno stillicidio cagionato da un abuso di alcol e droghe. Bene, siamo grati a costoro e alle loro depressioni del cazzo, per la grandiosità delle loro opere e del privilegio di poterne usufruire.

Pensiamo ora a ciò che resta al giorno d’oggi, invece. Figli di papà schiavi del consumismo con una videocamera acquistata su un qualsiasi portale di e-commerce, ed eccoci circondati da robaccia da voltastomaco come Casa Surace e The Jackal. Ragazzetti che dovrebbero tornare a frequentare le scuole dell’obbligo anziché tentare una carriera nel mondo della musica ed ecco a voi Il Volo, Benji e Fede, Gio Evan del cazzo, pronti a tormentarci nel prossimo festival di Sanremo. A questo si aggiungano i fotografi della domenica con relativo account Flickr e Tumblr, reduci da inutili costosissimi corsi, muniti di ridicole reflex, in perenne competizione tra chi predilige il marchio Canon e chi il marchio Nikon, che immortalano banali tramonti e si sentono novelli Cartier-Bresson. Per non parlare, infine, dei poetastri da quattro soldi che parlano di fiore cuore amore, vanno a capo senza criterio convinti di adoperare correttamente l’enjambement, totalmente a digiuno di metrica e di figure retoriche, nel vano obiettivo, scontatissimo, di attirare fica, lemma che, in questo caso, sto adoperando come sineddoche.

Noi tutti auspichiamo che questi ultimi altro non siano che fuochi di paglia che prima o poi cadano in miseria, ma per intenderci ed essere molto chiari: questa mia invettiva finale contro i presunti poeti da social non è affatto un mio tentativo di emergere. Al contrario, ritengo le mie poesie velleitarie, eccessivamente e forzatamente barocche e criptiche e, ogni volta che le rileggo, me ne vergogno e mi faccio schifo.

Vi invito pertanto a continuare come avete sempre fatto: a non mettere nessun like ai miei versi ridicoli e, possibilmente, anche a smettere di seguire questo patetico blog, in modo che possa tornare a fare il mio lavoro di esorcista senza distrazioni e continuare a umiliare Ilario ignorandolo con i miei silenzi.

Teoria e Pratica del Gender

Riflettevo, come uomo e padre di famiglia, sulle conquiste ottenute da noi donne con il femminismo, sulla parità di genere, sulla lotta contro il patriarcato, nello specifico nei confronti dei temibili uomini di quest’epoca, fino allo scorso anno, prima della pandemia, taciturni animali da compagnia dagli occhi spenti di donne in cerca d’intrattenimento isterico e in preda a desideri capricciosi presso notti bianche, concerti, serate, eventi, mostre. Guardo costernato quelle foto ormai risalenti a un’epoca antica, che immortalano gruppi eterogenei di uomini e donne, almeno da un punto di vista biologico, donne e “maschi di donna”, soffermandomi su questi ultimi, contriti, privi di slancio, svuotati, ammaestrati come cani da compagnia, probabilmente muniti solamente d’un minuscolo orifizio utile alla minzione, tristemente piallati lì nell’area circostante, dove non batte il sole. Non posso fare a meno di pensare a quanto tutta questa gente si sia magari frequentata anche per diversi anni senza aver avuto nessun tipo di flirt, nessun approccio, reciprocamente spaventati da quest’idea, nel timore di rovinare una “bella amicizia”, nell’attesa di una persona giusta, sognata e astratta, che tarda ad arrivare perché abbiamo dato priorità all’intelletto e a qualsiasi tipo di razionalizzazione, terrorizzati dalle pulsioni vitali dell’eros. In una parola, per usare un eufemismo, osservo quelle foto e vengo pervaso da un angosciante, soffocante e opprimente senso di morte.

Rifletto sulla liquidità di questa vita moderna, per dirla con Bauman, che ci ha dato l’illusione di poter essere dei camaleonti, capaci di tramutarci in qualsiasi cosa volessimo, rendendoci in verità degli individui privi di identità definita, cavie perfette di una spietata società dei consumi, e giungo alla conclusione che, tutto sommato, con queste mie nuove fattezze, sono davvero un gran pezzo di fica. Penso che queste mie sembianze femminee potrebbero drasticamente innalzare il numero di “like” e “followers”, questa pagina si popolerebbe in breve tempo di altri “maschi di donna”, i quali sosterebbero senz’indugio su questo inutile spazio pieno di invettive e frustrazioni contro il mondo, paradossi e penose poesie, riempiendo i miei post di reazioni e commenti lusinghieri, massaggiandosi nel mentre il campanaccio nella remota speranza di potermi un giorno incontrare per congiungersi carnalmente con me.

Rifletto su tutto questo, intanto che la pioggia ha smesso di cadere e il sole è finalmente tornato a splendere, rileggo quanto ho scritto, correggendo eventuali refusi con maniacale puntiglio e, premettendo che non ve la darò mai, non giungo a nessuna conclusione, nessuna risposta.

E va benissimo.

Così.

Buona domenica.

Bilancio di Fine Anno

Tempo di bilanci, l’anno si chiude e si sente il bisogno di un resoconto, di una lista di cose accadute in questo 2020, giudicato dai più “annus horribilis”. Abbiamo questa necessità di ripetere a noi stessi quanto la pandemia ci abbia migliorati, illudendoci che abbia avuto luogo una palingenesi collettiva, quando al contrario, a mio modesto avviso, questo evento ha tirato fuori in buona parte dei casi il lato peggiore e mediocre di tutti noi, tra delazioni e scontri ideologici persino in un contesto drammatico come questo. Dobbiamo metterlo però nero su bianco qui sulle reti sociali, quanto abbiamo rivalutato l’essenziale, quanto abbiamo tenuto duro chiudendoci in casa come dei vigliacchi, con lo scopo di ricevere l’accondiscendenza dei nostri “amici”, ostentando quell’insana voglia di succhiarci vicendevolmente i nostri minuscoli uccelletti e i nostri grilletti secchi e rugosi, ostentando una profondità che, neppure osservata con troppa attenzione, è invero intrisa di banalità e di ovvietà. Lo so bene, la sento anch’io, la sentite voi, la sentiamo tutti, magari solo per un istante, quell’energia che ci ricarica, desideri e sogni che potrebbero realizzarsi, progetti, idee, visioni, missioni, voglia di cambiare noi stessi, voglia di cambiare gli altri, voglia di cambiare il mondo, ma a quel punto ci penserà nostra moglie, nostro marito, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri suoceri a farci rimettere i piedi per terra, a seguire esclusivamente il senso del dovere e il senso di colpa, a rientrare nei ranghi, rinchiusi nella gabbia di una serenità di facciata e di una vita da schiavi, tiepida, molle, piena di rimpianti e di rancori verso chi ci ama, nostri padroni e servi a loro volta d’altri padroni servi a loro volta d’altri padroni, in un circolo vizioso generazionale senza via d’uscita.Per la gran parte di noi, si sappia: una volta giunta la fatidica mezzanotte, non cambierà assolutamente nulla, a prescindere dal contesto, a prescindere da pandemie, virus, carestie, guerre, vaccini, arcobaleni, Gramellini, Lorenzotosa, Delprete, Avvocathy e “odio che ci costa”. Resteremo vincolati alle nostre coazioni a ripetere, sintomo patognomonico perfetto di un’esistenza piena di menzogne e totalmente soverchiata dall’altrui volere.

Sappiatelo: la speranza di una vita felice, piena e soddisfacente c’è, a prescindere da ciò che ci accade intorno. Le vie d’uscita ci sono, ma costano fatica e siamo troppo pigri per metterci davvero in gioco. Non divorzieremo neppure quest’anno, non compreremo quella casa al mare che ci piace tanto, non cambieremo lavoro neppure nel 2021. Pazienza.

Domani, se erro, sarà il 32 dicembre 2020.

Trentadue. Dicembre. Duemilaventi.

Buona serata.