Il Monopolio Satirico di Crozza

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È da un po’ che si è insinuato in me un dubbio, che dà origine alla seguente domanda: sono l’unico ad averne un po’ le palle piene di Maurizio Crozza?

Intendiamoci, non lo ritengo malvagio come comico, a suo modo alcune sue gag e imitazioni sanno essere esilaranti. Quello che però è divenuto vagamente insopportabile del comico ligure è la sua costante e ossessiva presenza in televisione, accompagnata da una sorta di ansia da prestazione, che lo porta il più delle volte a una caccia immediata, spasmodica e compulsiva all’imitazione dell’emergente personaggio di turno del mondo della politica, del giornalismo, dello spettacolo, un’angoscia che non sempre lo conduce a risultati egregi. Insomma, una sorta di gara ad arrivare prima degli altri, come se negli ultimi tempi, poi, ci fosse davvero qualche concorrente serio ad ostacolarlo.

Pensateci per un attimo: in molti lo osannano, diversi politici lo trovano simpatico, i grandi giornali ne esaltano la vis comica, pubblicando spesso spezzoni video dei suoi sketch nelle edizioni online. Proprio in merito a questo, pertanto, quello che mi chiedo è se costui si possa per davvero considerare un autore satirico. Se è così ben voluto dal potere, la sensazione è che Crozza tenda sempre più a tramutarsi in un guitto di regime, tutto sommato una comoda arma, non graffiante, per un potere politico e mediatico che fa sempre più la vittima ed è ancora convinto di stare all’opposizione. Ho la percezione che gli attacchi più feroci di Crozza siano rivolti in realtà soprattutto alla vera opposizione (si veda imitazione di Feltri), che altro non fa che che esprimere un’opinione differente dall’attuale morale comune, sostenuta dai novelli chierici progressisti, sacerdoti del politically correct che sono arrivati al punto di farmi rimpiangere il Cardinal Bagnasco della CEI. A questo proposito, mi vien da sorridere quando penso che se prima il sesso era vietato dalla morale cattolica, frutto di una cattiva interpretazione votata al sacrificio del pensiero cristiano, adesso sono le sacerdotesse del #metoo e suoi derivati a proibirlo, insinuando la paura di commettere e subire molestia in ogni dove. Chissà perché, ma in un modo o nell’altro, la società riesce sempre a essere sessuofobica, anche se in forme diverse, a seconda dell’epoca.

Insomma, per tornare al discorso di partenza, davvero possiamo mettere sullo stesso piano Maurizio Crozza con Daniele Luttazzi, Corrado Guzzanti, Paolo Rossi? O sono forse i tempi a esser cambiati e sembra strano invocare una satira che attacchi il potere attuale, estremamente suscettibile, infido, permaloso e convinto di essere dalla parte “giusta”?

Stringiamoci a Corte

Una breve riflessione, in un momento difficile e nebuloso quale quello attuale, in merito alla quarantena forzata imposta dall’emergenza Covid-19.

I nostri compatrioti sono soliti confondere, cantando l’Inno di Mameli, il verso Stringiamci a Coorte con Stringiamoci a Corte.

Dopo anni, credo di averne inteso la ragione.

A pensarci bene, Stringiamoci a Corte sottolinea un po’ meglio il nostro reale spirito, la nostra tendenza alla cortigianeria.

Stringiamci a Coorte vorrebbe dire schierarsi, prendere una posizione, assumersi delle responsabilità.

Nah, meglio di no.

Stringiamoci a corte, va, che è meglio!

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La Posta di Dino – Ricominciare alla grande

Caro Dino,

mi chiamo R., ho 35 anni. La mia vita fa schifo. I miei mi trattano ancora come un ragazzino, mi sono sposato con una donna scontenta che non si concede mai sessualmente e mi fa sentire un fallito, i miei amici sono una manica di patetici superficiali, i miei colleghi mi assillano con le loro frustrazioni lavorative, il mio capo mi tratta come uno stagista di primo pelo. Avrei una gran voglia di mandare tutti al diavolo. Non sopporto più nessuno. Persino quando cammino, ho l’impressione che gli sconosciuti vogliano approfittarsi di me. Aiutami.

R.

Caro R.,

se pensi che persone che non conosci possano avercela con te, ti dirò l’esatto opposto di quello che ti direbbe chiunque: non è un impressione, la gente ti odia davvero. Tu non piaci a nessuno. Anche a me non piaci. E lo sai perché? Perché sei una vittima degli eventi e ti crogioli masochisticamente nel tuo vittimismo da quattro soldi, per scelte tra l’altro che hai fatto tu, perché sei fondamentalmente un pigro del cazzo, un mollusco e un pecorone, per usare degli eufemismi.

Ti darò comunque un metodo infallibile per uscire da questa situazione. Inizia a uscire di casa e mentre cammini, in solitudine, ferma la gente che incontri per strada, fai un bel respiro e, con occhi spalancati, proferisci solennemente quanto segue:

Io sono il Messia.

Fallo costantemente e con convinzione, mi raccomando, tutte le volte che incontri qualcuno. Ferma la gente di proposito, unicamente per pronunciare questa frase.

Successivamente, inizia a farlo anche in famiglia, tra amici, al lavoro, insomma, in tutti i tuoi abituali contesti.

Tua moglie ti assilla di richieste assurde, non è mai contenta di te e si nega sessualmente? Fai un bel respiro e, con occhi spalancati, proferisci solennemente quanto segue: Io sono il Messia. Il tuo migliore amico ti sta raccontando nuovamente che si è lasciato per l’ennesima volta con la sua compagna e si è rimesso insieme dopo averti garantito che avrebbe dato definitivamente un taglio netto? Fai un bel respiro e, con occhi spalancati, proferisci solennemente quanto segue: Io sono il Messia. In ufficio, i colleghi si lamentano con te degli stipendi troppo bassi, della qualità del caffè delle macchinette? Fai un bel respiro e, con occhi spalancati, proferisci solennemente quanto segue: Io sono il Messia. Il tuo capo ti riempie di lavori ripetitivi, alienanti, che umiliano la tua professionalità e in tutto questo ti riempie anche di insulti? Fai un bel respiro e, con occhi spalancati, proferisci solennemente quanto segue: Io sono il Messia.

Per fartela breve, d’ora in avanti, a chiunque voglia interloquire con te, dopo aver fatto un bel respiro, con occhi spalancati, solennemente, non dovrai rispondere altro che questo:

Io sono il Messia.

Nel giro di una settimana, vedrai che ti lasceranno tutti in pace. Anche a casa dal lavoro. Se avrai ancora una casa ovviamente, visto che tua moglie sicuramente ti lascerà e se la terrà e tu, alla veneranda età di trentacinque anni, dovrai di nuovo tornare a casa dei tuoi genitori, anche se sicuramente e con buona ragione non avranno nessuna voglia di ospitarti.

Sorridi comunque, perché potrebbe essere una buona occasione per ripartire da zero. Qualcuno potrebbe prenderti sul serio, iniziare a seguirti e tu potresti provare a minacciare uno scisma all’interno della Chiesa Cattolica, se non addirittura, se l’ambizione non ti manca, tentare di fondare una nuova religione.

In bocca al lupo.

Dino Veniti

Horror Vacui

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Dobbiamo riempire il nostro vuoto interiore.

Dobbiamo riempirlo di immondizia, come se fosse una discarica.

Diamo spazio pertanto al rimorso, al rancore, alla vendetta, all’odio, alla rabbia, al pettegolezzo, alla lamentela.

Dobbiamo riempire il vuoto, a qualsiasi costo. Chi lo guarda troppo a lungo, rischia la follia.

Per celebrare una vita degna, gettiamo nel vuoto palate di merda fumante, lasciamo decantare e riposare per molto tempo, mesi, anni, decenni, finché il tutto non si sarà cristallizzato, cronicizzato e infine trasformato in un bel malanno psicosomatico.

E’ questa la via per la gioia e la felicità, cara umanità, care bestie strane, errori evolutivi, virus con le scarpe, come vi definiva Bill Hicks.

 

 

La Posta di Dino – Politica

Caro Dino,
mi piacerebbe sapere per chi voti e quali sono a grandi linee le tue idee in fatto di politica.
Mirello (Celle Ligure) 

Ciao Mirello,

ti dirò con estrema onestà come la penso in merito.

Pubblicamente, sul posto di lavoro, in famiglia e tra amici, mi spaccio per democratico, vicino alle minoranze e favorevole ai diritti civili e alla parità dei sessi. Ostento pertanto una simpatia per il PD, dichiarandomi antifascista, antinazista, femminista, partigiano, costituzionalista, animalista, gay-friendly e tutto quanto faccia parte dell’universo politically correct e radical chic. Faccio tutto questo unicamente per una questione di reputazione e di apparenza, per non dare nell’occhio e non perdere mai il mio charme e il mio prestigio agli occhi degli altri.

Quando rientro a casa, però, lontano da occhi indiscreti, nella solitudine e nell’oscurità del mio studiolo, ormai in totale intimità con me stesso, do libero sfogo a quello che penso davvero: auspico da sempre, per le prossime elezioni, una vittoria schiacciante e clamorosa della Lega di Matteo Salvini su scala nazionale, con percentuali bulgare vicine all’80%. Sogno ad occhi aperti una realtà in cui lui assuma per davvero i pieni poteri, cancelli una volta per tutte la nostra Costituzione, definita “la più bella del mondo”, introduca uno stato di polizia repressivo che controlli ogni aspetto della nostra vita e ci liberi una volta per tutte da questo regime stucchevole di intellettuali vellutati convinti di essere dalla parte del giusto perché colti, instaurando un regime totalitario sovranista e autarchico che ci porti fuori dall’Unione Europea.

Oltre a questo, c’è un altro sogno che mi sento di confessarti apertamente: mi piacerebbe vivere in un paese in cui Matteo Salvini venga osannato con un dignitoso culto della personalità, a guisa di quanto si fece in URSS per l’amatissimo compagno Iosif Vissarionovič Džugašvili, per gli amici Stalin, un vero maestro delle dittature e un esempio da seguire. Sogno un’Italia in cui ogni domenica vengano organizzate parate dell’Esercito Italiano in onore del Capitano, con quadri, fotografie e poster ovunque, nelle scuole, negli ospedali, nei luoghi di lavoro, pubblici e privati, e statue del leader leghista nelle principali piazze italiane.

Sono nato e cresciuto unicamente in un contesto democratico, mi piacerebbe fare l’esperienza di un regime totalitario nel mio paese, per vivere una nuova ed eccitantissima avventura. Tutto qui.

Infine, mi auguro che in Vaticano, come successore di Francesco, sopraggiunga al contempo un Papa ultraconservatore, alla stregua di Pio XII, che ridia lustro e vigore alla Chiesa Cattolica e che intervenga pesantemente nelle decisioni del governo italiano, imponendo l’abolizione dell’aborto e del divorzio e che stabilisca ex cathedra che questi ultimi atti, assieme a omosessualità, masturbazione ed eutanasia siano considerati tutti peccati mortali della stessa gravità dell’omicidio, per i quali venga negata l’assoluzione in caso di confessione, in modo da condannare all’inferno chiunque si macchi di queste colpe.

Credo di aver espresso il punto di vista del 100% degli italiani, impegnati come me a fingersi buoni, democratici e caramellosi, ma inconsapevoli di questo sogno latente nelle loro coscienze represse.

You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one, cantava il vecchio John Lennon.

Mi sento meglio ad avertene parlato.

Cordialità

Dino Veniti

Dino Veniti III

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Dino Veniti Terzo.

Che classe.

Un altro Veniti in dirittura d’arrivo sul pianeta terra. Frutto del mio seme, un essere che rasenterà la perfezione, bello come il sole, ma soprattutto impeccabile e irreprensibile.

Un uomo tutto d’un pezzo sarà, questo mio pezzo di cuore. Bello, pettinato come il suo papà, elegantissimo ed educato.

Sarà mia cura plasmarlo a mia sacra immagine, sarà mio compito trasmettergli quelle doti e quei talenti che hanno contraddistinto la nostra stirpe. Noi, i Veniti, alla stregua di semidei, da generazioni abbiamo l’intento di dominare il mondo, mediante la nostra perfezione, i nostri modi educati ed eleganti, il nostro agire a guisa di cavalieri senza macchia e senza peccato. Noi siamo i Veniti, eccellenze in fatto di morale ed etica, assolutamente perfetti, nobili dal sangue blu, maestri di camaleontismo, perfettamente a nostro agio in qualsiasi contesto storico, economico, politico, sociale e religioso.

E da generazioni, chiunque si interfacci alle nostre persone, coccolato dai nostri modi affettati e carezzevoli, ormai entrato in intimità, completamente fiducioso nei nostri confronti, all’improvviso: ZAC! ZAC! ZAC! Viene fatto a fette dalla crudezza del nostro realismo.

Ordunque, papà ti aspetta, Dino Veniti III. Antropomorfo o in brandelli di endometrio sfaldato, servito su un assorbente igienico, con un contorno di spinaci.

 

 

 

 

Della droga

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Si è detto di tutto, sulla droga.

Siamo cresciuti con l’idea che la droga faccia male.

La droga pericolosa, la droga usata come via di fuga dalla noia, dal dolore, la droga come compensazione di un disagio personale, familiare, sociale.

Tutto vero, per carità, tutto giusto e sacrosanto, dobbiamo proteggere i nostri ragazzi dalla droga, per sentirci più buoni, più giusti, più membri elitari di questa bella società batuffolosa, cremosa e caramellosa.

Eppure, non dimentichiamoci di una cosa fondamentale, forse del motivo principe per cui si fa uso di sostanze stupefacenti: la droga inebria, diverte, dà tantissimo piacere e consente di farsi nuovi amici.

La droga è stupenda, il caso è chiuso.

 

Giocasta

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Sono qui che ti osservo, Fica Totale.

Sei buia, enorme, minacciosa, invischiante, dentata, invitante.

I tuoi umori sono fetidi e velenosi, emetti miasmi, demoniache zaffate di zolfo, odore di uova marce.

Sei un buco nero, la tua gravità risucchia tutto e non lascia scampo, spaghettifica falli, cervelli, cuori, anime.

Ti guardo Giocasta, con rabbia stavolta, mentre sei legata nuda mani e piedi a quel tavolo di legno, mentre afferro una motosega, te la infilo tra le gambe e spingo. Inizio proprio da lì, da quella cazzo di Fica Totale dentata, fino a farteli saltare, quei denti gialli e cariati, fino ad aprirti il ventre, il petto, la gola, a tagliarti quella faccia da politicastra da quattro soldi, fino a dividerti in due parti uguali, mentre il sangue schizza dappertutto, sul mio volto, sui miei abiti, e la mia rabbia esplode in un urlo liberatorio, mentre guardo i tuoi resti con i miei occhi spiritati e iniettati di odio, sentendomi ebbro ed euforico, mentre mi godo il sapore metallico sulla lingua e sulle labbra.

Falsa e ipocrita puttana, merdosa burattinaia, crepa per adesso.

E adesso mi libero dai fili che mi tengono legato a te e corro a tuffarmi nel fiume, a ripulirmi del tuo sangue e a nuotare nudo, seguendo la corrente, verso la vita vera.

Ogni tanto farai ritorno, lo so, dovrò farmi trovare vigile.

Fica Totale, Puttana Globale, Madre Mortale.

Rinnegare la Puglia – Stella Pulpo

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Quest’oggi, nella rubrica Rinnegare la Puglia, vi parlerò di Stella Pulpo, una scrittrice e blogger tarantina, che negli ultimi tempi sta avendo un certo successo e consenso, grazie al suo blog Memorie di Una Vagina . Il suo blog, ormai molto conosciuto, tratta diverse tematiche, tra le quali femminismo, sessualità, politica e società. La sua scrittura profonda e graffiante, unita a un carattere sensibile e al contempo frizzantino le hanno procurato moltissime ammiratrici e ammiratori, ma al contempo anche tanti nemici. Tra questi ultimi, vi sono uomini che non condividono le sue opinioni femministe, alcuni che le augurano di morire grassa e donne che la accusano, nelle sue storie su Instagram, di camuffare il suo accento pugliese. In merito a quest’ultimo punto, da ex-pugliese, ovviamente condivido in pieno la scelta consapevole di Stella di mascherare il più possibile la sua cadenza. Lo so con certezza assoluta che lo fa volutamente. E’ la stessa scelta che ha fatto il sottoscritto, per cui sono contento che anche lei provi la mia stessa vergogna per le sue origini. Inoltre, essendo ormai Stella un personaggio pubblico di un certo spessore intellettuale, ma soprattutto vivendo ormai da tanti anni a Milano, è giusto che non involgarisca la sua immagine parlando nella maniera sguaiata tipica dei pugliesi, in modo da integrarsi nei salotti buoni del meneghino.

Purtroppo, se da un lato la nostra Stella mostra un incredibile impegno e dedizione nel cercare di guarire dai suoi difetti di pronuncia, non si può dire altrettanto dei contenuti del suo blog.

Non mi riferisco alle sue battaglie femministe, che, lo rivelo qui in esclusiva, sono un chiaro specchietto per le allodole.

Il suo blog ha in realtà un progetto politico ben chiaro e molto pericoloso, costituendo principalmente un gigantesco manifesto nostalgico della Puglia. In un post recente, Stella scrive quanto segue:

[…] la suggestione irriducibile delle radici, quella specie di malcelato orgoglio del tipo: io questa terra ce l’ho nel sangue, e altre menate retoriche di questo tipo. Il Gargano selvaggio mi resterà nel cuore, con le sue strade di merda e i suoi panorami meravigliosi.

Insieme ad esso conservo gelosamente le chiacchiere con i miei genitori, con i miei zii e con i miei cugini. Gli sfoghi, i chiarimenti e le risate. I panzerotti fritti, i nodini di mozzarella, le friselle, le cozze al gratin, le turtarelle, gli arrosticini e le bombette che rappresentano ancora una valida ragione per restare carnivori. I bagni al tramonto. Gli spritz con le chiappe ancora umide. Le cene in terrazza. Le partite a carte. Le passeggiate. I Moscow Mule creativi. I fuochi d’artificio. Le torte di mia mamma e il capocollo locale. Le dormite al fresco e i libri letti in piscina. La fuga a Taranto, in litoranea, per raggiungere gli amici del nord al sud, e rivedere quello che ho sempre considerato “il mio mare”. L’azzurro, le dune, il traffico, i parcheggiatori. Le buche nell’asfalto, le rotatorie e fai-attenzione-all’autovelox. E poi la serata al Valentino, e le confidenze tutte condensate in poche ore, che ci siamo rivisti mò e poi chissà quando. Il rientro. L’alba che sorge sulla Valle d’Itria in tutta la sua maestosa bellezza. L’umido della notte che sponza i teli stesi ad asciugare. E ancora la fatica di spiegarsi anche quando è difficile trovare le parole, le confessioni, la complicità di chi è cresciuto insieme, i cazziatoni che fanno bene e i consigli, e poi i saluti, i buoni propositi per l’autunno, le promesse, e la solita domanda: quando ci rivediamo?

Presto. Qualunque cosa “presto” significhi.

Signore e signori, da questo e altri post emerge con chiarezza uno degli obiettivi principali del blog Memorie di Una Vagina:  l’esaltazione del mito del passato, che, come noto, è sempre stato il nocciolo duro del pensiero reazionario, populista e dei regimi nazifascisti.

C’è però un aspetto ancora più inquietante, per un ex-pugliese e neo-milanese come il sottoscritto, che emerge in maniera lapalissiana in quest’altro post. La nostra reazionaria mascherata da progressista prende di mira, con l’acredine tipica dell’elettore grillino meridionale, l’ArcelorMittal, già Italsider e Ilva, affermando quanto segue:

Nel corso del tempo, la città e la cittadinanza si sono trasformate in un accessorio della fabbrica, un agglomerato umano che vive e muore in funzione della produzione dell’acciaio. La mia città è come un inventario disgraziato di uomini, e donne, e bambini, da sacrificare sull’altare del Capitale. Immolati in nome di Madre Economia. Fine della storia. 

E’ incomprensibile come la Pulpo, da milanese acquisita, non riesca a capire come in realtà l’ArcelorMittal ha garantito in tutti questi anni occupazione e benessere alla sua città. Grazie all’ex-Ilva, potremmo, da pionieri, definire Taranto come La Milano delle Puglie.

Sempre nel medesimo post, ecco una seconda pericolosa generalizzazione, in merito alla definizione che la Pulpo dà dell’imprenditore:

[…] uno che per definizione pone come primo (e spesso unico) obiettivo il profitto. Non il benessere del territorio. Non la sicurezza dei lavoratori. Non la salute dei cittadini. Solo e soltanto il profitto incondizionato, in una repubblica fondata su connivenze e mazzette

Affermazioni vergognose con le quali si intende gettare fango su coloro che, mossi dalla passione, si prendono dei rischi per dare benessere economico e occupazione al nostro paese. Nello specifico, con quale coraggio la nostra scrittrice si permette di screditare il Gruppo Riva che, vogliamo ricordarlo, nel siderurgico è primo in Italia e quarto in Europa? Un gruppo mosso dalla fiamma ardente per il lavoro, fondamento dell’Articolo 1 della nostra bellissima Costituzione. Potremmo aggiungere che quanto afferma Stella Pulpo è palesemente incostituzionale e per questa ragione, il suo post sarà portato alla Consulta quanto prima per essere abrogato.

Il profitto è cosa nobile, forse è tutto quello che abbiamo come esseri umani, e lei stessa dovrebbe averlo imparato bene, vivendo a Milano come il sottoscritto. Se la gente si ammala, la colpa è unicamente e solo dei tarantini. E la ragione è la seguente: come si permettono gli abitanti del quartiere Tamburi e i dipendenti dell’ex-Ilva di respirare? Possibile che in tutti questi anni non abbiano imparato a trattenere il fiato? Si può sapere perché i meridionali sentano questa necessità impellente di fare altro mentre sono al lavoro? Non c’è niente da fare. Anziché ringraziare chi dà loro un’occupazione, consentendo di mantenere le loro famiglie, tipicamente numerose con figli, genitori e suoceri a carico, pretendono anche l’aria pulita e l’ossigeno. Questo è davvero troppo.

In ogni caso, dal post emerge il secondo punto del progetto politico che si propone il blog Memorie di Una Vagina: rafforzare l’assistenzialismo di stato, sulla falsa riga di quanto già fatto dal governo Conte 1. L’obiettivo è chiaro: puntare alla chiusura definitiva di ArcelorMittal, in modo che i tarantini smettano di lavorare in massa e vivano di reddito di cittadinanza.

Possiamo concludere, senza ombra di dubbio, che Stella Pulpo, oltre a essere una spia pugliese infiltrata nel meneghino, oltre a non essere una femminista, è una Nazifascista a Cinque Stelle.

Heil, Pulpo!