Rialzarmi

Son certi incontri ch’ uniscon destini
e come fiume che scorre fluisce
danza di man, si discorre e s’ambisce
a gettar ponti, a tornare bambini;

s’alzino i calici colmi di vini,
ché per il lume anche il buio perisce,
benché alle volte l’amor ci ferisce
e non fa sconti anche agli animi affini.

Si sa, si naviga spesso da soli,
ma benvenuti, compagni di viaggio,
s’anche per poco vogliate guidarmi

verso gli ambiti, remoti assai, moli,
ché sempre meno mi sento un ostaggio
e, pur cadendo, or so come rialzarmi.

Nostalgia

Ti prende a volte il ricordo lontano
d’un tempo d’ingannevole letizia,
compagni il cui passaggio non fu vano;

e pungi, o nostalgia, con gran dovizia
fantasmi che non tendon la lor mano,
dissolta sempre più è quell’amicizia.

E ci son nuovi fratelli al mio fianco,
d’eriger muri mi sento un po’ stanco.



Lasciami Esser Felice

Lasciami esser felice
per altri venti minuti
restiam distesi, svenuti,
non son bugiarda né attrice.


Stretti, in quel piccolo letto
col capo sulla mia spalla
e le sue braccia al mio petto,
non son di certo farfalla,
ma un bruco e il cuore mi balla.
E intanto suona la sveglia,
dopo una notte di veglia,
triste, d’un tratto mi dice:

Lasciami esser felice
per altri venti minuti
restiam distesi, svenuti,
non son bugiarda né attrice.

Muti, sereni, in cammino
per vecchi borghi sperduti
posti che san di confino,
di sentimenti taciuti,
d’ozio annegato nel vino.
Son pochi intensi momenti
che, pur lontani, presenti
si fan sentir quando dice:

Lasciami esser felice
per altri venti minuti
restiam distesi, svenuti,
non son bugiarda né attrice.

E penso a quel che m’ha dato,
penso all’affetto che resta,
che mai sarà più scordato,
benché la fine fu mesta
di quell’amor poco amato.
Con il mio sguardo remoto
verso un futuro assai ignoto,
ricordo lei che mi dice:

Lasciami esser felice
per altri venti minuti
restiam distesi, svenuti,
non son bugiarda né attrice.

Fortuna

E restan pochi giorni di stupore
adesso che si svela quanto vero,
che tutto sembra men che un grande amore;

ché spesso quanto bianco è al tempo nero
e quanto è invero grigio par colore,
intanto il viaggio segue, osservo e spero.

Il sole è sceso ed è sorta la luna,
l’attimo dopo ci porti fortuna.

Quanto Spetta

Lieti son giorni e nell’aria il profumo
di fresco ghiaccio che riempie i polmoni
ed esco; addiaccio, più in te mi consumo,
t’orno, m’acqueti da varie emozioni.

Le secche foglie il vento via, ciò assumo,
si porta e porte serrano e portoni
aperti or son per te e men mi frantumo,
sopporto sorti avverse alle mie azioni.

La via si fa talvolta alquanto stretta,
il sol tramonta e a volte notti scure
ci aspettan pria ch’un’alba nova emerga.

Si speri perché l’alma ancora aderga
e ancor s’affrontin, sciolti scotti, cure;
s’espii, una volta assolti, quanto spetta!


Brezza

E navighiamo in questo mare aperto,
le onde ormai son complici fidate,
non ci aspettiamo alcun remare certo.

Le sponde già alle spalle son lasciate
e respiriamo il navigare esperto,
le stelle effondono luci velate.

E giunge sera col cuore in pienezza,
non punge fiera, il dolore è una brezza.

Ambita Luce

Quanta fatica traversar quel bosco
irto d’arbusti spinosi e sterpaglie
che laceran le sure e nelle maglie
d’infante prigioniero resti fosco.

Paludi ancor t’invischiano e conosco
orchi e trambusti onerosi e battaglie;
ch’affiorin quasi impure le avvisaglie
e intanto ne vai fiero, quasi losco.

Eppur l’ambita luce in lontananza
emerge fioca, ma pregna di speme,
di fede nel presente e nell’attesa;

non prede degli eventi, è già ripresa,
deterge e invoca, ora degna, e si freme.
Ancor vita conduce, ormai s’avanza!

Riposa

E placido ormai il fiume dolce scorre,
quei monti si tramutano in colline
e tiepido già un lume lo percorre;

son fonti che ti mutano, divine,
tu, livido di schiume e di zavorre,
le affronti, e che trasmutino il tuo fine!

Riposa adesso, ormai di quella corsa
spesso affannosa rifuggi la morsa.

Sibilo

Un sibilo sottile ed insistente
ritorna a disturbar con discrezione,
sornione l’ombra d’una direzione
sussurra al me deluso, ancora assente;

eppur si ripresenta, impenitente,
è un Dio che non s’arrende, dannazione,
un Dio che non perdona l’inazione,
ch’invita a un altro viaggio, a luci spente!

Oracolo, per dove questa volta?
Per dove debbo volgere il mio sguardo,
ancora in mare aperto, a quali lidi?

La meta tanto ambita ch’intravidi
la lascio governare al Re Vegliardo,
amico, non più ostacolo. Ora ascolta!



Scorrere

Il dì già volge al termine e rifletti
sull’armi ch’hai deposto, a quanta pace
fluisce come un fiume e siedi e aspetti,

all’ira nel tuo sangue, come antrace,
ch’antidoto di lacrime salate
assorbe, ché ad amor tutto soggiace.

E il fiume prende a scorrere, lavate
le colpe percepite, i nostri errori
che l’alme ancora splendan illibate,
sul palco della vita, nuovi attori!