Silenzio Atteso

Sul petto l’aspra lapide l’atterra
incauta contra que’ mùnera lotta
lì incontra lauto, ben nero, ormai rotta,
eretto vespro, che rapido sferra

nel buio verberi antichi e la terra
zolle disfatte l’illustra e l’adotta,
imbelle matta in quel lustro corrotta,
orgoglio imberbe, tra giunchi ella erra.

Accolga i demoni tutti, è ormai ora,
tremendi spettri che tendon agguati,
turpi rumori ch’infrangon quïete

e amori e corpi divelgon. Stogliete!
Scettro sospenda, che vengan domati,
or volga e domini, muti, in controra.

Cadon Macerie

Cadon macerie al castello dorato,
solerti sudditi noi, avemmo in cura,
giacché, quel triumvirato rassegnato
per negligenza sua causò iattura.

E tocca ordunque proluder, nebbiato
dal meto infìdo, sottile paura,
per volger al diman sempre ignorato
e perseguir coscienza, la più pura.

È quindi tempo d’andar al cammino
pur lacerato, tirato da numi
opposti nel volere, dispettosi:

il primo, che scenari perigliosi
dipinge; l’altro, ch’eccede di lumi,
fa correr l’àlea e m’inebria di vino.

Fermo

Già strattonato da fulmini avversi,
qui ambulo, sull’or della vorago,
preambolo d’un cor che, giammai pago,
è avvelenato da uomini persi.

Eppur ne ho visti di cieli più tersi,
perspicui, non ne ho ricordo vago,
ma ambigua giunge a me una sorda imago,
oscura insiste su fieli sommersi.

Dunque m’arresto, sperando quïete,
pace deterga l’antichi veleni,
conduca salda prudenza e consiglio

e non traduca gaudenza in scompiglio.
Che luce emerga dai buchi, ripieni
d’acque, ben presto, spengendo la sete!

Momento

Allorché il mondo accommoda le genti
illise in eguaglianza conformata,
la via ch’in me è di richiami fiorenti;

perché non sondo, in comoda serrata,
concisa esuberanza giovenile,
follia ch’in te, da dettami evitata.

Cede lo scudo, desisto esser vile,
incedi ignuda, è festa nel fienile!

Sagitta

Ove l’amor sorgerà com’un sole
dietro le verdi colline ed i campi,
ecco, disperdi, qui giungono i lampi,
ove il timor prevarrà, tra noi sole

anime, ch’ergono mura di cinta,
chiuse all’ignoto dal fosco ch’invita,
di ragion pura ch’occide la vita,
aridi conti, sapienza dipinta.

Fallo, Sagitta, t’ascolto e ti rendo
grazie per essermi guida discreta,
assieme al cuor ed il capo, t’erigi

verso il Destino, perché non mi vendo,
neppur mi chino alla Patria, profeta
di cui non son, vo a novelli prestigi.

Parla

Parla, apriti, lasciati andare.

Non ce la puoi fare da solo, non più.

E’ arrivato il momento, ed è questo che ti fa opporre tanta resistenza, ti fa avere paura.

Te le perdonano tutte, renditi conto di questo. Te le hanno perdonate, te le perdonano e te le perdoneranno in futuro.

E’ arrivato il momento di ricambiare tutto questo amore.

Devi solo capire come si fa, da dove iniziare, perché non ne hai idea, e hai una paura matta, di non so cosa, e provi tanto dolore, di cui non conosci l’origine, ma abbi fede.

Parla, apriti, lasciati andare.