Pasqua Nera

Oggi la Luce sperata non sorge.
Tace, le tenebre tundono il petto,
pungono l’alma alla stregua d’insetto,
alla sua prole l’ausilio non porge.

Steso ed inquieto, mi pongo in ascolto,
nel nero mar mi ritrovo annaspare,
lascio quest’onde di pece invischiare
tutto l’intero mio spirito stolto.

Morte a cui manca la Resurrezione,
la Pasqua Nera m’inchioda al suo legno,
dei miei delitti pagare il mio pegno
devo, serbando le gesta in coazione

allorché l’ombra dall’Ade si scioglie
nel fiume salso del pianto che leva
l’animo attende ch’in dono riceva
musiche e danze e un amplesso ch’accoglie.

Venerdì

Uomo tradito, vessato, umiliato,
sette dì prima sovrano lodato,
lasci quel nugol d’ingrati, violenti,
che null’apprendono, gli impenitenti!

Urli sguaiato e deluso,
a quella Luce sì oscura,
s’infrange contro le mura
sorde, straziato da abuso.

Gli ultimi spiri, salato e grondante,
col sangue a stille sui bulbi calante,
dal gusto ferreo ch’impasta il palato,
sporco e tradito, hai or ora emanato.

L’ultimo soffio ora giunge,
già spazza l’atroce pena,
della dozzina alla cena,
ne resta uno e congiunge

quelle due donne che d’immenso Amore,
mute e contrite, ma senza timore,
ai piedi, da sangue e ruggine saldi,
a te si stringon, che pur morto scaldi.