Scende La Maschera

Scende la maschera stretta sul viso,
or, ch’aderente, mi mozza il respiro,
riprende la fiducia all’improvviso.

Lì, sorridente, mai rozza, t’ammiro,
sostieni il mal, ma larga t’elargisci,
stando silente, ed abbozzi un sospiro;

t’esponi al sol, pur parca, t’esibisci
nel pieno mar che solchi, rinverdisci.

Penelope

Stingue, sentenzia, il tuo esser lontana,
odo disciolta la speme ormai vana,
reclusi a chiave, novelli liberti,
ecco, ai doveri, adempiamo solerti.

Brevi momenti d’amore,
esecuzioni profonde,
celiam le rughe più immonde,
quali eleganti signore.

E’ a lei che ambisco, Penelope, cara,
dona, dal vuoto discosta e ripara,
fossi l’Ulisse ogne parte dell’orbe
speculerei, in un viaggio che assorbe,

per poi a lei ritornare,
dentro il suo amplesso dissolto,
nudo, silente, raccolto,
alacre ancora a danzare.

Cristallo

A F. e a G., che questo Amore vi illumini

Tengo e dirigo le fiamme impetuose,
brama del dolce tuo miel consumare,
m’accingo a quei cinque dì rimembrare,
l’anime e corpi in fusion tempestose.

Pensiero a te, dolce fragil cristallo,
che accresci in me quella voglia di cura,
di carezzar l’alma tua così pura,
dal fuoco sacro d’un rosso corallo.

Come esiliato in quest’isola resto,
con questo sguardo ormai perso nel mare
che ci divide dai giorni migliori,

quando sfioravo la chioma tua d’ori,
e la tua pelle di luna ad amare
ebbi imparato. All’attesa m’appresto.