Sipario

Lento procede il sipario calante,
lo sguardo perso, un mar di rimembranze
già s’agita e ti scuote ad ogni istante.

Spenti s’incede, che han fine le danze,
cuore deterso e per nulla distante
che palpita e percuote le tue istanze.

Tutto si svuota per farti leggero,
perché si allevi il tuo giogo e il tuo lutto,
perché si rompa il seme per dar frutto
e un riso solchi quel tuo volto austero.

In Quegli Occhi

Vedo in quegli occhi di donna introversa
quei desideri e quei sogni svaniti
di gioventù che è da tempo dispersa;

e t’assomiglio, nei modi compìti,
nell’ampio mondo ch’ormai m’attraversa,
di cui già più non temo i bui, schiariti.

Oggi ti penso con cuore sereno,
son molti i nodi sciolti e son assenti
sgradevoli ricordi e tradimenti;
nel sangue mio non scorre più veleno.

Settembre

Un altro padre ingombrante soppresso,
che gioca a fare Dio, seppur ometto,
il qual mai più farà di te un oppresso;

e provi pena per lui, del suo aspetto,
negli occhi suoi non brilla alcun riflesso
giacché di sé egli è privo di rispetto.

Son rotte le catene, adesso vola
con gli occhi al cielo e i piedi sulla terra,
va verso nuove mete, corri ed erra;
che resti nel suo fango chi s’immola.

Agosto

E si galleggia in questo caldo tedio
d’agosto, finché pioggia non rinfreschi
la grigia giungla, vi ponga rimedio.

Mentre serpeggiano gattopardeschi
complotti, è chiuso il tempo dell’assedio
a quella corte in cui regnano teschi.

E a malincuor questo viaggio continua,
quante le terre raggiunte ed amate,
che paiono or desuete, abbandonate;
il tempo dell’addio oramai s’insinua.

Scelte

Tempo di scelte, tra colpe e timori
presunti, dato ch’oltre quella porta
v’è tutto un altro mondo, ch’ora ignori;

intanto, l’ombra lunga si fa corta
di chi, tronfio di gloria e grandi onori,
disprezzi ormai, con aria finta assorta.

Attendi, verrà tempo di risposte,
intanto tutto taccia, perché emerga
un pianto che il tuo cuore ora deterga,
sfiancato da un lottar di forze opposte.

Alla Finestra

E resti alla finestra e intanto in strada
luci e rumori l’assorda e l’abbaglia
e preghi ch’il deseo mai più t’invada;

sordo timore di vita si scaglia
su te, nel vuoto temi che si cada,
ma speri in quell’amor ch’ormai si staglia.

Amor ch’ormai sovrasta ogni clausura,
che spinge fuor di sé, verso l’ignoto,
permeabile non più, qual fior di loto
e cuce ogni ferita, la sutura.

Straniero in Patria

Straniero in patria, per strade deserte
d’un borgo torrido, vaghi rinchiuso
e sfuman rimembranze già sofferte.

E tutto è fermo, dal mondo ormai escluso,
non è più terra di maestranze esperte,
neppur la nostalgia ti rende illuso.

Eppur ti manca, quel nulla infinito,
dolor che fa da dolce sottofondo,
si spenge quel passato, resta sfondo
del tuo carattere dolce ed inasprito.

Armamentario

È sera, il sonno tarda ad arrivare,
le spalle dolgon per le corde strette
attorno a chi matasse vuol sbrogliare.

Come fuggir da queste sorde sette,
di ciechi adepti facil d’ammaestrare,
quando si è soli con le schiene erette?

Mare in tempesta, la riva è distante,
contro quell’onde ed il vento contrario,
soltanto puoi arricchir l’armamentario
e pazientare, nel tempo restante.

Si Scende Giù nell’Ade

Si scende giù nell’Ade, ormai ribolle
la lava delle verità sommerse,
ch’emergon con sanguigna furia folle.

E splende, ormai t’invade, delle perse
battaglie quel ricordo, verso un colle
sognato; restan ceneri già asperse.

E preghi e speri, ora agisci, fanciulla,
fuggi da quel ch’or ti fotte, or ti culla!

Emissario

E quanto soli siamo nella scelta
di viver nel rimpianto o nel rimorso
e pur gridando: “O Dio, vieni in soccorso!”
Lui tace, tace a te, pianta divelta.

Eppur si sa ch’il fiume porta a un delta
ed altro non puoi far, seguir il corso;
se pensi che sia questo il tuo percorso,
non perder tempo, seguilo, alla svelta!

E c’è ch’invece si muove al contrario,
s’annebbia ed ogni giorno lentamente
purtroppo muor, sommerso dal dolore.

Dolor per troppo dare, quanto amore
gettato verso chi è rimasto assente,
dal lago non s’emana l’emissario.