Alla Finestra

E resti alla finestra e intanto in strada
luci e rumori l’assorda e l’abbaglia
e preghi ch’il deseo mai più t’invada;

sordo timore di vita si scaglia
su te, nel vuoto temi che si cada,
ma speri in quell’amor ch’ormai si staglia.

Amor ch’ormai sovrasta ogni clausura,
che spinge fuor di sé, verso l’ignoto,
permeabile non più, qual fior di loto
e cuce ogni ferita, la sutura.

Straniero in Patria

Straniero in patria, per strade deserte
d’un borgo torrido, vaghi rinchiuso
e sfuman rimembranze già sofferte.

E tutto è fermo, dal mondo ormai escluso,
non è più terra di maestranze esperte,
neppur la nostalgia ti rende illuso.

Eppur ti manca, quel nulla infinito,
dolor che fa da dolce sottofondo,
si spenge quel passato, resta sfondo
del tuo carattere dolce ed inasprito.

Armamentario

È sera, il sonno tarda ad arrivare,
le spalle dolgon per le corde strette
attorno a chi matasse vuol sbrogliare.

Come fuggir da queste sorde sette,
di ciechi adepti facil d’ammaestrare,
quando si è soli con le schiene erette?

Mare in tempesta, la riva è distante,
contro quell’onde ed il vento contrario,
soltanto puoi arricchir l’armamentario
e pazientare, nel tempo restante.

Si Scende Giù nell’Ade

Si scende giù nell’Ade, ormai ribolle
la lava delle verità sommerse,
ch’emergon con sanguigna furia folle.

E splende, ormai t’invade, delle perse
battaglie quel ricordo, verso un colle
sognato; restan ceneri già asperse.

E preghi e speri, ora agisci, fanciulla,
fuggi da quel ch’or ti fotte, or ti culla!

Emissario

E quanto soli siamo nella scelta
di viver nel rimpianto o nel rimorso
e pur gridando: “O Dio, vieni in soccorso!”
Lui tace, tace a te, pianta divelta.

Eppur si sa ch’il fiume porta a un delta
ed altro non puoi far, seguir il corso;
se pensi che sia questo il tuo percorso,
non perder tempo, seguilo, alla svelta!

E c’è ch’invece si muove al contrario,
s’annebbia ed ogni giorno lentamente
purtroppo muor, sommerso dal dolore.

Dolor per troppo dare, quanto amore
gettato verso chi è rimasto assente,
dal lago non s’emana l’emissario.


Assente

Che resta d’un amor non consumato,
di tempi miei, tuoi spazi, non connessi
e frutto d’un coraggio ch’è mancato?

Rimangon desideri non espressi,
parole e il lungo abbraccio che mi hai dato
quel dì che sei partita, entrambi oppressi;

oppressi da un addio che fu pungente,
nelle canzoni rivive il tuo sguardo
che mi donasti con tanto riguardo
e non accetto ch’ormai tu sia assente.

Per Dove?

Per dove fare dunque adesso rotta,
ché siam in alto mar, nella tempesta,
e stanchi ancor non siam di questa lotta?

Il tempo ancor non giunge della festa,
far sì ch’il mare nero non c’inghiotta,
remare controvento ci s’appresta.

E presto il cielo ancor sarà sereno,
bramiamo un lungo sonno e si rinasca,
o noi di questa ciurma che, fuggiasca,
si suol di questa vita far il pieno.


Tresca

I muri crollano e s’apre il confine,
perché la vita è fuori dai castelli,
teatro già di lotte clandestine.

È tempo di guardar oltre gli orpelli,
di quelle rose rosse restan spine,
lasciamo che comàndin gli zimbelli.

E l’aria che respiri è già più fresca,
di mandorle e lavanda vien l’odore,
adesso placa pure il tuo furore,
per quando via sarai da quella tresca.

Ruggiti

Tramonti che s’alternano a ruggiti
che vengon da leoni chiusi in gabbia,
che per congiure caddero, traditi;

e lenti si sprofonda nella sabbia,
e s’odon di neonati già i vagiti,
proviene dai primordi quella rabbia.

Sol si può agire, aspettare, sperare
e continuar questa vita ad amare!

Ebbrezza

E non vi è più paura dell’ignoto,
d’aprire e oltrepassare quella porta,
e reggi il peso, o tu pieno di vuoto;

piuttosto hai da temer la vita morta,
fuggire chi vietarti d’ogni moto
del cuor vuol, anch’ergendosi a tua scorta.

E già si manifesta la bellezza
di vita e ti travolge la sua ebbrezza.