Villaggio

E quanto rumor fan l’anime in pena,
che san che non avranno mai risposte
da nobili caduti a pancia piena.

E furon, sai, speranze mal riposte
in pavidi che ridon come iena
tenendo verità sì ben nascoste.

Il tempo di salpare è presto giunto,
lontano da un villaggio ormai consunto.

Cambiarsi d’Abito

Cedon le mura, ed in fiamme i miei occhi
vedon castelli d’un florido regno
ora crollare per man di tre allocchi;

Fuggir è dura da un mondo sì indegno,
s’han mille scelte, ma troppi gli sbocchi;
per dove andare, a che ammonta il suo pegno?

Cambiarsi d’abito, è giunto il momento,
coi piedi a terra, resistere al vento!

Sciacalli

Sciacalli su un dolore familiare,
a fiaschi vengon fusi certi fischi,
la gente scende giù a manifestare;

le piazze ormai dimenticano i rischi,
da chi terrore vuole alimentare,
diffusi; non vogliam che ci s’invischi!

Che tutto questo finisca un bel giorno,
che questo scempio non faccia ritorno!

Ribolle frenesia

Ribolle frenesia di bestie in gabbia,
di mondi, d’universi immaginati,
perché noi non s’affondi nella sabbia;

teniam la schiena dritta, belli issati,
piangiamo via ogni lacrima di rabbia,
restiamo a questa vita ancor grappati.

Ché questo viaggio è soltanto all’inizio,
cannoneggiando, vi lascio un indizio.

Verità Vere

E quanto tempo abbiamo per amare,
se tutto quanto ha un termine impreciso,
se in isole ed in bolle è meglio stare?

È tempo. Quanto il dare è alquanto inviso
ai più che non han voglia di disfare
lo spazio di silenzio troppo intriso!

E di nozioni riempirsi e tacere
la sottil voce di verità vere.

Un Vaso Prezioso

E come un vaso prezioso caduto,
eri in frammenti, un ricordo che punge,
in lor balia in verità, posseduto;

quelle fratture ora l’oro congiunge,
ora che quanto a te stesso hai taciuto
osi enunciar e altri cocci t’aggiunge.

E in armonia con l’universo emergi,
d’un vecchio io già le ceneri aspergi.

Nido

E sono giorni di grande speranza,
mentre all’esterno è un deserto silente,
alberi e sole fuor da questa stanza;

e tutto tace, un abbraccio già assente
da troppi giorni, in un tempo che avanza
muto, con l’urla ch’ormai giaccion spente.

D’un volo libero sogno il ritorno,
mentre al mio nido offro cura ed adorno.

A Un Re Caduto

E pur mostrando un portamento austero,
or solo tanto fragile ti vedo,
sol ora appari nudo, rotto, vero;

ché male non ce n’è, è dolore, credo,
che spesso ci trascina via dal bene,
è a questa verità che alfine cedo.

Il sangue tuo mi scorre nelle vene,
un dì vedrai le strade ancora piene.

Chiudeteci

Chiudeteci, comunque non ci avrete
e pur facendo scempio di diritti,
giammai ci cascheremo in quella rete;

le maglie son d’intrecci alquanto fitti,
ma noi siam pesci piccoli, vedrete,
siam liberi, per quanto ancora afflitti.

Ché conta esser sovrani dal di dentro
e darci dignità, restare al centro.



Venti

E stride certe volte questa vita
e intanto ci s’imbatte in qualche nodo
da scioglier, pur graffiandomi le dita.

M’irride in quei momenti, un po’ a suo modo,
che tanto non si batte, ma m’invita
a coglier certi venti, ch’ora l’odo.

E attendo, ormai la nebbia si dirada,
vivendo, già che crebbi. Che m’invada!