Ad Afelia

Desueto volgi ormai, travaglio noto,
d’intensa decade scorsa tra prelia,
consueto, sporgi e vai al vaglio: immoto;

su, pensa, o nomade, è persa camelia
ch’univa te a quel foco che s’estingue,
immenso neca. Di corsa ad afelia,

giammai renderan più il tuo ventre pingue,
il Fato vuol te! Fuor le malelingue!

Ai Sogni e alle Illusioni

Col guardo assente ed i pensieri sciolti,
solenne avviene già nuncupazione
ai sogni e all’illusioni, ormai dissolti;

sfrecciante il dardo dell’assolti imperi
proviene, da perenne occupazione,
visioni di bisogni non più veri.

Vesto le vesti del buon generale,
errante, nova è l’imago, e m’assale!

Assolto

Ingenuo dal pavore finalmente
collustro intento, la cura ritengo,
le tenebre fittizie tardo spengo;

e strenuo, sin livore, amabilmente,
mentre austro vento depura i miei lutti,
mai funebre, letizie diano frutti.

E si concluda il dì di requie degno,
diman volgiam all’usitato impegno.

Momento

Allorché il mondo accommoda le genti
illise in eguaglianza conformata,
la via ch’in me è di richiami fiorenti;

perché non sondo, in comoda serrata,
concisa esuberanza giovenile,
follia ch’in te, da dettami evitata.

Cede lo scudo, desisto esser vile,
incedi ignuda, è festa nel fienile!