Aragna Tela

Chi sente scorrer vita guarda audace
dinanzi a sé, crüòre del suo cor;
repente invita e corre, arde mordace!

L’aragna tela nota già venena,
romanzi che dolor dan, cui si mor,
montagne nella notte, luna piena.

Conscesa pel fastigio, laborioso,
difesa d’un servigio ch’è vischioso.

Attesa Paziente

Attenderà paziente, in questo limbo
tedioso in cui, sospeso e stretto al chiuso,
t’adagerà, presente, presto schimbo,
eroso lui, da, offeso in petto, abuso.

Sorriderà, serpente, in testa un nimbo,
astioso fa, già illeso, incetta, ottuso,
pretenderà possente festa, è un bimbo
ansioso; inteso è che a vendetta è uso.

Zoppo, or procede, ferito e rabbioso,
il sangue dall’aroma ferrugineo
eccede, e mostra i denti già fremendo;

non siede o prostra, e sente un mal tremendo,
troppa in sé fede e alla vita, penoso,
esangue, quasi in coma, mai apollineo.

Dove Si Va Adesso?

Dov’è che condurrai quest’intervallo,
or che la solitudine accompagni?
Vuoi dir che coglierai noi tutti in fallo
e grave l’egritudine ristagni?

Sicché ci ridurrai com’un vassallo,
io ch’ero d’abitudine a guadagni?
Vuol dir ci renderai come cristallo,
a ignava inettitudine compagni?

Adesso alle latebra sol m’affido
di cui soltanto son conoscitore
e fuor di me ch’accada ciò ch’accada.

Sia il cor giammai l’invada e che non cada,
se lui, frattanto, è il sol esplicatore
oppresso d’eco ch’è ebra, ma ti sfido!

Novello Ardore

Novello ardore, ch’infiammi, divampo,
ai polsi le caten di cortigiani,
dettami che al parer non danno scampo;

espelle odori d’infami sfuggenti,
accolsi le promesse alquanto immani,
reclamo dell’orror di certe genti.

Le nebbie si diradino, è ormai ora
di rifuggir chi vita mi divora!



Silenzio Atteso

Sul petto l’aspra lapide l’atterra
incauta contra que’ mùnera lotta
lì incontra lauto, ben nero, ormai rotta,
eretto vespro, che rapido sferra

nel buio verberi antichi e la terra
zolle disfatte l’illustra e l’adotta,
imbelle matta in quel lustro corrotta,
orgoglio imberbe, tra giunchi ella erra.

Accolga i demoni tutti, è ormai ora,
tremendi spettri che tendon agguati,
turpi rumori ch’infrangon quïete

e amori e corpi divelgon. Stogliete!
Scettro sospenda, che vengan domati,
or volga e domini, muti, in controra.

Ignavo Seggo

Ignavo seggo, früendo quïete,
forse più apprendo, silente, qui in pace,
ch’in moto dal tormento; dalla rete

corsi, e non spendo più niente, o mendace
pavido padre, ch’incommodo sfuggi
perso, ch’offendi una mente tenace.

Viscido ladro, il mio mondo distruggi,
ma pugnerò; ch’il cor mio non s’aduggi!

Mar Marasma

E’ quel timor d’amar, nel mar marasma,
che porta me nel fondo dell’abisso,
ancor mi percepisco parco scisso,
in lotta con l’ennesimo fantasma.

Tormente, venti, fuoco, in lotta eterna,
si staglian grevi, emanan fumi foschi,
fiammate brevi incendian verdi boschi,
e in un letargo nero vita iberna.

Tradito, il mio tradir traduco e stride
con quella fede cieca ai motti d’alma,
mia guida e musa. Il tempo della calma
intento e attento attendo, mentre incide

sul cor quella luttuosa lama acuta
ch’insiste e il sangue scorre e si raggruma
asfittico, mi schiaccia e mi consuma,
perché la colpa mia è cosa dovuta.