BoJo e la Libertà

A volte ho dei dubbi su alcune dichiarazioni un po’ estemporanee di Boris Johnson e sui suoi comportamenti contraddittori, ma se il buonista patatoso Gramellini lo attacca nel suo “caffè”, probabilmente il primo ministro britannico ha detto una verità, affermando velatamente che siamo un popolo di pecore infantili incapaci di assumersi delle responsabilità senza dare delega al capetto di turno.
Presidente Mattarella, il punto non è che amiamo la serietà. Il problema fondamentale è che noi italiani ci prendiamo troppo sul serio.

“Siam pronti alla morte”, come no…

Elezione

Lampi di luce nell’oscuro cielo,
s’abbatton dalle nubi verso il suolo,
rabattasi, assai cupo, quello stuolo,
per scempio truce d’un impur veleno

emesso dall’inteso non appieno
editto che, d’un triumvirato solo,
riflette ben il grande urlato dolo
omesso e sottinteso, ad esso alieno.

Di nuovo, la mia scelta, o umanità,
ennesima elezione, ormai consueta:
tepenti mur, benché san di viltà

cadenti pur, ridan sicurità
millesima; o l’azione, non desueta,
che covo, ormai divelta, Libertà.

 

 

 

Libertate

Giorno in balia dell’altrui decisioni,
voler volar libro senza catene,
sempre più in alto, lontan dalle pene,
o schiavitù che lo spirto rintroni.

Via questi pesi!
Lève, leggero!
Ciò bramo invero,
sin malintesi!

La schiena erigo col mur del rispetto,
nego il consenso tenendomi degno,
per quattro lire non pago il mio pegno,
ispiro l’aere infilandomi il petto.

O Libertate,
sposa fedele,
non darmi fiele,
dolci portate!

Portami verso la Terra promessa,
pur traversando quest’acque agitate,
ripide poscia mi speran scalate,
dicon: “Parigi val bene una messa!”

Sebastiano

Frecce scagliate da gregge d’arcieri
viaggian veloci nell’aere irrompendo,
l’una ogne antico dilemma portando,
su quelle punte, dolori di ieri.

Vigile osserva, legato a quel legno,
fissa gli aculei violenti diretti
su tagli suoi purulenti ed infetti,
per libertà ora paga il suo pegno.

Fissa quei dardi, librando la mente,
ecco, l’estremità acute si stondan,
stanchi rallentan la corsa frenando.

Quieto permane l’incendio bruciando
su graffi suoi, mentre attese che mondan,
paran la via per il Lume splendente.

Pace

Mentre già fondo e finisco nel nero
pece di colpa, dolore e presagio,
dentro l’oscuro già fluttuo a mio agio,
un grave in cor che mi strozza ormai fero.

 Corto il respiro e le membra cascanti,
sul trono mio già s’adàgian rovesce,
pallide s’apron al cielo che mesce
grigi ed azzurri nell’alto imperanti.

 Mentre lo stato permane immutato,
per quella colpa matrigna trasmessa,
che come chioccia la trama ella intessa,
come d’un tempo Giocasta ha imperato,

 ecco improvvisa la luce divampa,
leva nell’àere, destino nell’onde
d’un mare blu che s’infrange su sponde
di terre ignote cui beltà s’accampa.

 Burattinaia, disciolta nell’acque,
torno a elezioni, ad arbitrio vitale,
seppur errante ed in lotta mortale,
per fin la voce tua d’un tratto tacque.