Il Prezzo della Consapevolezza

Vi osservo e mi osservo, mi osservo e vi osservo. Vedo le belle speranze che popolano i nostri profili, sembra siamo tutti a un momento di svolta, abbiamo tutti in mente progetti, idee, desideri, sogni, aspirazioni, visioni. Posso leggere quanto pubblicate e, in quel momento, riesco a percepire le farfalle nello stomaco, quella sensazione di euforia che vibra, risuona in voi, che come un’onda parte dal vostro ventre e vi fa andare il sangue al cervello. Avete avuto finalmente l’intuizione che vi farà svoltare, siete a un passo dal cambiare vita, dall’ottenere quanto volete da questa esistenza, eccovi lì, pronti a scattare, preparati alla partenza, verso una nuova avventura, tutto questo finché, da bravi eterni ragazzini, non avrete spiattellato il tutto sui vostri profili social, a vostra madre e a vostro padre e ai vostri presunti amici, i quali troveranno naturalmente ogni tipo di motivazione per soffocarvi, tarparvi le ali e rimettervi in riga, impaurendovi e uccidendo la vostra libertà e facendovi tornare immediatamente nel vostro carcere esistenziale, il vostro lager dal filo spinato dorato.

Cercate però di essere un attimo indulgenti, orsù, temo di aver capito perché ciò avvenga. Volete sapere perché chi vi ama e vi vuole bene vi fa questo? Sapete qual è, forse, la reale e profonda motivazione? Bene, hanno semplicemente paura di perdervi. Il salatissimo prezzo da pagare per una vostra evoluzione o un vostro reale e concreto cambiamento vi porterà, nella purtroppo lontana e improbabile ipotesi che ciò avvenga, molto, ma molto lontani dagli affetti più antichi, non necessariamente geograficamente, ma in termini di vedute, di vita, vissuta e autentica, di verità, il che sarà senz’altro un bene per la vostra salute, visto che starete finalmente alla larga da gente che vi conosce da quando vi pulisce il culo e vi etichetta con lo scopo di incasellarvi e rendervi prevedibili, un esercizio del potere che serve a rassicurare chi vi ama che non sarà abbandonato. D’altro canto, l’amara constatazione è che se davvero voi sognatori e idealisti millennials metteste davvero in opera un reale cambiamento, dovrete, a causa di ciò, tollerare una montagna di senso di colpa e di dolore, che richiede una notevole tempra per essere smaltita, ma, soprattutto dovrete fare i conti con una libertà non sempre desiderata. Ebbene sì, la libertà, tanto immaginata e sognata, in verità terrorizza e, purtroppo, costringe anche a una solitudine esistenziale che porta a dover fare i conti con il nostro peggiore nemico, un nemico pronto a spararci addosso fantasmi, demoni in forma di rabbia, dolore, paure, ansie, angosce: noi stessi.

Davvero ragazzi, osservo i vostri profili, osservo i vostri progetti proclamati al mondo intero e, di conseguenza, sputtanati, sorrido come suole fare un buon padre di famiglia sulla soglia dei sessant’anni quale sono, e vi domando: siete proprio sicuri di voler fare una stronzata simile e di passare dall’altra parte della barricata?

Ehi, Dino, questo post fa schifo! Parlaci della fica di Gramellini! Facci ridere, bertuccia burlona!

Stasera no.

Nido

E sono giorni di grande speranza,
mentre all’esterno è un deserto silente,
alberi e sole fuor da questa stanza;

e tutto tace, un abbraccio già assente
da troppi giorni, in un tempo che avanza
muto, con l’urla ch’ormai giaccion spente.

D’un volo libero sogno il ritorno,
mentre al mio nido offro cura ed adorno.

Chiudeteci

Chiudeteci, comunque non ci avrete
e pur facendo scempio di diritti,
giammai ci cascheremo in quella rete;

le maglie son d’intrecci alquanto fitti,
ma noi siam pesci piccoli, vedrete,
siam liberi, per quanto ancora afflitti.

Ché conta esser sovrani dal di dentro
e darci dignità, restare al centro.



Aragna Tela

Chi sente scorrer vita guarda audace
dinanzi a sé, crüòre del suo cor;
repente invita e corre, arde mordace!

L’aragna tela nota già venena,
romanzi che dolor dan, cui si mor,
montagne nella notte, luna piena.

Conscesa pel fastigio, laborioso,
difesa d’un servigio ch’è vischioso.

BoJo e la Libertà

A volte ho dei dubbi su alcune dichiarazioni un po’ estemporanee di Boris Johnson e sui suoi comportamenti contraddittori, ma se il buonista patatoso Gramellini lo attacca nel suo “caffè”, probabilmente il primo ministro britannico ha detto una verità, affermando velatamente che siamo un popolo di pecore infantili incapaci di assumersi delle responsabilità senza dare delega al capetto di turno.
Presidente Mattarella, il punto non è che amiamo la serietà. Il problema fondamentale è che noi italiani ci prendiamo troppo sul serio.

“Siam pronti alla morte”, come no…

Elezione

Lampi di luce nell’oscuro cielo,
s’abbatton dalle nubi verso il suolo,
rabattasi, assai cupo, quello stuolo,
per scempio truce d’un impur veleno

emesso dall’inteso non appieno
editto che, d’un triumvirato solo,
riflette ben il grande urlato dolo
omesso e sottinteso, ad esso alieno.

Di nuovo, la mia scelta, o umanità,
ennesima elezione, ormai consueta:
tepenti mur, benché san di viltà

cadenti pur, ridan sicurità
millesima; o l’azione, non desueta,
che covo, ormai divelta, Libertà.

 

 

 

Libertate

Giorno in balia dell’altrui decisioni,
voler volar libro senza catene,
sempre più in alto, lontan dalle pene,
o schiavitù che lo spirto rintroni.

Via questi pesi!
Lève, leggero!
Ciò bramo invero,
sin malintesi!

La schiena erigo col mur del rispetto,
nego il consenso tenendomi degno,
per quattro lire non pago il mio pegno,
ispiro l’aere infilandomi il petto.

O Libertate,
sposa fedele,
non darmi fiele,
dolci portate!

Portami verso la Terra promessa,
pur traversando quest’acque agitate,
ripide poscia mi speran scalate,
dicon: “Parigi val bene una messa!”

Sebastiano

Frecce scagliate da gregge d’arcieri
viaggian veloci nell’aere irrompendo,
l’una ogne antico dilemma portando,
su quelle punte, dolori di ieri.

Vigile osserva, legato a quel legno,
fissa gli aculei violenti diretti
su tagli suoi purulenti ed infetti,
per libertà ora paga il suo pegno.

Fissa quei dardi, librando la mente,
ecco, l’estremità acute si stondan,
stanchi rallentan la corsa frenando.

Quieto permane l’incendio bruciando
su graffi suoi, mentre attese che mondan,
paran la via per il Lume splendente.

Burattinaia

Mentre già fondo e finisco nel nero
pece di colpa, dolore e presagio,
dentro l’oscuro già fluttuo a mio agio,
un grave in cor che mi strozza ormai fero.

 Corto il respiro e le membra cascanti,
sul trono mio già s’adàgian rovesce,
pallide s’apron al cielo che mesce
grigi ed azzurri nell’alto imperanti.

 Mentre lo stato permane immutato,
per quella colpa matrigna trasmessa,
che come chioccia la trama ella intessa,
come d’un tempo Giocasta ha imperato,

 ecco improvvisa la luce divampa,
leva nell’àere, destino nell’onde
d’un mare blu che s’infrange su sponde
di terre ignote cui beltà s’accampa.

 Burattinaia, disciolta nell’acque,
torno a elezioni, ad arbitrio vitale,
seppur errante ed in lotta mortale,
per fin la voce tua d’un tratto tacque.