Fotogramma

Si scioglieranno quei nodi contorti,
fintanto ch’occultati permarranno
già per omessa virtù nell’esporti,
un atto di viltà che causa affanno?

Perdonerai quei subìti già torti,
ch’ancor ti paion grande e grosso danno
per fare dono d’amori e conforti
e offrirti a quanti, forse, ancor non sanno?

Ancor dall’ulcer fiera emerge fiamma,
que’ prìstini fantasmi l’accompagna
non sarà l’acque a spenger, ché ristagna,

ma lagrima ch’il viso ancor non bagna
e resta lì, in sospeso, nel diaframma,
manente per un degno fotogramma.






Dai Colli il Sole

Sì forte spinge l’acqua sulla diga,
stagnante, pregna, e scura, di risposte,
intanto segni median forze opposte,
la tela intingon vacua e tutto intriga.

Sì lenta crea le crepe sulla pietra,
paziente, degna, e pura, d’esser spressa,
già monda ‘gegni e cure dà a chi in essa
sé merge, idea gli scopi, e non arretra.

Del gaudio il Lume alfin farà ritorno,
il fuoco infiammerà quel sangue nostro,
liquor proromperà, salso e bruciante.

Dai colli il Sole infin verrà un bel giorno,
nel cielo splenderà, quel pingue mostro
dolor più non darà, mia dolce amante.

Crepuscolo Sereno

Crepuscolo sereno,
quest’oggi le mie pene si dileguan
pensando con fiducia al nuovo corso.
Antidoto al veleno
son queste dolci gioie che sollevan
lo spirito d’un orso,
afflitto dal rimorso.
Fluisco verso gli ampi spazi ambìti,
lo sguardo al mio domani va, disteso
quest’oggi, rimarrete assai colpiti,
mi sento più compreso.

Perché non sono solo,
nel tempo ho combattuto, costruito
e molto ho ricevuto, col sorriso
di chi m’ha visto in volo,
da mille tradimenti anche colpito,
mirando sul mio viso
quel pianto spesso eliso.
E’ giunta l’ora attesa, che ricambi,
che veda dentro gli altri i miei peccati,
l’azioni mie, comportamenti strambi,
ignoti a me, ma innati.

Tradire necessario,
per non tradir me stesso e la chiamata
che strepita, m’avverte di seguirla,
che colma quel divario
di quella terra interna frammentata,
veder vita stordirla,
e l’alma mia scolpirla.
Quei cocci sparsi al suolo lentamente
unirsi, benché opposti, separati
da un fuoco, ch’è arginato stoicamente
da muri sollevati.

Che pace questa sera,
speranza mia, di stato che permanga,
momento eterno al posto a me assegnato,
un’esistenza intera
atteso, e non avvenga ch’io rivanga,
non l’abbia mai infangato,
è più che meritato.
Perché le mie fatiche e le mie lotte,
che quotidianamente solo affronto,
sovente, dalle lacrime prorotte,
non siano un mal che sconto.

Canzone mia, quest’oggi son felice,
a un infinito istante
di Vita brindo, quale degno amante!