Analisi Politica Delirante Domenicale

Gli anni passano, il compimento dei miei cinquant’anni è ormai prossimo e, sarà forse la crisi di mezza età o forse una saggezza dovuta alla consapevolezza, alla maturazione, ai primi capelli bianchi che fanno la loro timida comparsa nella mia folta chioma corvina, le prime rughette a zampa di gallina che traspaiono mentre stringo i miei occhietti impertinenti, compiaciuto nel vedere i miei figli crescere sani, educati, con la schiena dritta, mentre vivono la loro vita in accordo con i valori cattolici, ignorando il fatto che il loro padre è in realtà un ipocrita eroinomane figlio di puttana dalla faccia pulita da catechista, ma credo di essere giunto alle seguenti conclusioni:

1) L’Italia è un paese a sovranità limitata: nessuna forza politica sarà in grado di cambiare il fatto che resteremo fondamentalmente una porta aerei degli Stati Uniti e che la nostra politica economica sarà decisa sempre di più dalla BCE, dalla Germania e dalla Francia. Amici sovranisti, che mi seguite con tanto affetto e simpatia, smettetela di sognare. Con l’autarchia, negli anni ’30, siamo stati capaci di produrre solo orribile surrogato di caffè, del quale grazie a Dio non vi è più traccia.

2) L’esperienza di governo del Movimento Cinque Stelle dimostra che è forse meglio avere al potere dei filibustieri con una visione, anziché degli ingenui con una grammatica da terza elementare senza un valido progetto politico di lungo periodo. Oserei proferire che ha mostrato molta più serietà e lungimiranza la buon anima di Licio Gelli, con la sua scalmanata carovana di mattacchioni della loggia P2, piuttosto che quel guitto mentecatto di Beppe Grillo, il quale, manovrato da una società privata di marketing, ha portato il paese a una catastrofe economica, sociale e democratica mai vista.

Pertanto, viva Massimo D’Alema, viva Pierferdinando Casini, viva Silvio Berlusconi, viva Bettino Craxi, viva Giulio Andreotti. Sarò io a ricordarvi come autentici statisti incompresi, auspicando che ben presto avvenga la totale colonizzazione dell’Italia da parte della signora Merkel e la smetteremo, una volta per tutte, di reclamare una sovranità che non ci meritiamo, essendo fondamentalmente un paese di pavidi, mediocre e ammalato di familismo.

Ora, cortesemente, spostatevi e fate un po’ di spazio: lasciate parcheggiare l’Air Force One di Kamala Harris, così, bravi!

Il Familismo di Casa Surace

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Molti di voi sono dell’idea che i membri del cast di Casa Surace siano fondamentalmente dei bravi ragazzi e che costituiscano un buon esempio per i più giovani. Confesso che alcune loro gag strappano sporadicamente qualche sorriso anche a me, visto che fondamentalmente gli stereotipi hanno un velato fondo di verità, non sono fatto di pietra neppure io e purtroppo sono afflitto anch’io dal grave problema di essere meridionale, per quanto stia cercando di smettere. Eppure, citando il comico americano Bill Hicks, che ai tempi si riferiva al gruppo musicale “New Kids on The Block”, da quando la mediocrità e la banalità possono considerarsi un buon esempio per i più giovani?

Facciamo insieme una breve sintesi della trama di uno dei format più amati dal web: un gruppo di studenti meridionali ultra-trentenni fuoricorso, pigri, infantili, invadenti e lazzaroni, succubi e mantenuti a suon di “pacchi da giù” dalle loro madri e nonne ingombranti e autoritarie, scontano il loro complesso di Edipo irrisolto mangiando in maniera compulsiva, mascherando la loro dabbenaggine e indolenza tramite una millantata gioia di vivere e un’esaltazione del consumismo, visto come virtù, che farebbe rivoltare nella tomba il Marco Ferreri de “La Grande Abbuffata”.

A mio avviso, occorre aggiungere una considerazione importante. Dietro a una facciata di perbenismo e di umorismo innocuo, Casa Surace trasmette, in realtà, l’inconsapevole messaggio, estremamente reazionario e pericoloso di un familismo edulcorato, accettabile, simpatico, gradevole, quando, nella realtà dei fatti, quest’ultimo fenomeno rappresenta uno dei mali peggiori che attanaglia il nostro paese. Secondo questa concezione, gli interessi della famiglia, o per meglio dire clan, o peggio ancora, setta, prevalgono a discapito di quelli del singolo individuo e della collettività, con conseguenze nefaste sul progresso e sull’economia del nostro intero paese. A conti fatti, il cast recita la parte di uomini e donne di oltre trent’anni che si comportano da adolescenti mantenuti, senza la minima intenzione di laurearsi, lavorare e, dunque, produrre reddito o, semplicemente, alzare il culo dalla sedia per andare a fare la spesa, in attesa dell’ennesimo “pacco” spedito da genitori onnipresenti e invischianti. A questo si aggiunge il fatto che i pacchi costituiscono un notevole flusso di capitali, patrimoni interi non tassati investiti in commodities, che circolano esclusivamente tra membri della stessa famiglia, su cui lo stato italiano, in questo momento più che mai bisognoso di liquidità per far fronte all’emergenza economica causata dal Coronavirus, non riesce a mettere le mani e a tramutare in entrate per il Tesoro.

Possiamo concludere pertanto che Casa Surace è tra i maggiori responsabili della crisi economica e morale che infligge la nostra bella Italia, non propone soluzioni ai problemi del paese e perpetua il circolo vizioso di una disoccupazione cercata di proposito. Si potrebbe affermare, in merito a quest’ultimo punto, che Casa Surace viola inequivocabilmente l’articolo 1 della Costituzione Italiana e per questa ragione, lo show sarà portato davanti alla Consulta quanto prima per essere abrogato.

Sono stato un po’ severo con questi ragazzacci, me ne rendo conto. Per farmi perdonare, nel blog ho inserito dei racconti a loro dedicati, che potrebbero rendere la trama del format, perché no, un pelo più frizzante.

Casa Surace e la Fuga da Milano
Casa Surace e la Violazione del Tabù
Casa Surace – L’Ultimo Pacco da Giù – Parte 1
Casa Surace – L’Ultimo Pacco da Giù – Parte 2

Buona lettura.

Dino

Stringiamoci a Corte

Una breve riflessione, in un momento difficile e nebuloso quale quello attuale, in merito alla quarantena forzata imposta dall’emergenza Covid-19.

I nostri compatrioti sono soliti confondere, cantando l’Inno di Mameli, il verso Stringiamci a Coorte con Stringiamoci a Corte.

Dopo anni, credo di averne inteso la ragione.

A pensarci bene, Stringiamoci a Corte sottolinea un po’ meglio il nostro reale spirito, la nostra tendenza alla cortigianeria.

Stringiamci a Coorte vorrebbe dire schierarsi, prendere una posizione, assumersi delle responsabilità.

Nah, meglio di no.

Stringiamoci a corte, va, che è meglio!

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Christine Lagarde e la Voragine dello Spread

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Fiera ed impettita, con il suo capello bianco liscio, perfettamente pettinato con la riga a un lato, le labbra contratte da anni di pronuncia francese, la neo presidente della Banca Centrale Europea sedeva in conferenza stampa. Stava pronunciando un delicatissimo discorso sulle azioni che la BCE avrebbe esercitato a supporto dell’emergenza sanitaria e, di conseguenza, economica, causata dal Coronavirus, specialmente in Italia. I mercati restavano in attesa, trepidanti, pronti a pigiare il loro fatidico pulsante su vendere o comprare, a seconda dell’esito scaturito dalle parole dell’avvocatessa francese.

– Diamine! – pensava Christine, intanto che proferiva il suo discorso, delicatissimo per gli equilibri dell’economia Europea – mi sento eccitata come una scolaretta. Io, presidente della Banca Centrale Europea. Io, dopo anni di dure lotte, a dimostrare il mio valore nei confronti di questa società patriarcale, sono qui, seduta su questa poltrona. Io, fiera Parigina. Io, che non devo ringraziare nessuno, ma solo il mio spirito di abnegazione, la mia volontà di potenza. Io, che non posso adeguarmi alla stessa linea di Mario Draghi, certo, ragionevole, ma pur sempre un uomo. Che ne sarà altrimenti della mia unicità, della mia irripetibilità, della mia femminilità? Io, ora, in diretta mondiale, ho l’occasione di mostrare a tutto il mondo che ho le mie idee. Certo, potrei offendere qualche naso dal sangue blu con il mio incedere vanitoso e il mio odore muschiato… oh, Io non sarò mai la  prediletta dei cosiddetti padri dell’Europa, che schioccano la lingua, si allisciano la barba e parlano di cosa deve essere fatto di questa Christine Madeleine Odette Lagarde, nata Lallouette.

E fu così, che Christine Lagarde, pronunciò una frase che avrebbe cambiato per sempre le sue sorti, oltre a quelle dell’Europa intera:

Noi ci saremo, come ho detto prima, usando la massima flessibilità, ma non siamo qui per ridurre lo spread, non è la funzione e la missione della BCE, ci sono altri strumenti per quello.

Sentì un brivido, un moto interiore. Il minuscolo tarlo del dubbio si presentò al cospetto della sua coscienza, come se quell’affermazione, per un istante infinitesimale, non convincesse neppure lei stessa. Rimosse e schiacciò immediatamente quel pensiero nel suo inconscio. Non poteva permettersi crolli d’immagine, specialmente in una situazione come quella.

La conferenza stampa ebbe fine. Christine si alzò sui suoi tacchi e, con passo fiero, quasi militaresco, lasciò la sala per recarsi alla toilette. Si sentiva orgogliosa di se stessa, così come lo sarebbero stati i suoi genitori. Entrò nel bagno, splendente e luccicante, ripulito alla perfezione in suo onore, aprì la porta del WC e vi entrò. Abbassò i pantaloni del suo tailleur grigio, oltre alle mutandine di pizzo nero, e sedette con piglio presidenziale sulla tazza.

Ne approfittò per liberare la vescica. Si sentiva ancora un po’ tesa, anche a causa della scarica di adrenalina che le aveva provocato quel discorso importante. Aveva bisogno di lasciarsi un po’ andare. Terminata la minzione, si ripulì con delle salviette umide e indugiò per qualche istante sulla sua fica presidenziale, disegnando piccoli cerchietti attraverso la salvietta sul suo clitoride, prorompente con orgoglio dalla sua rugosa vulva dal sapore transalpino. S’interruppe, rendendosi conto che non era quello il momento, né il luogo adatto.

Ancora seduta sul gabinetto, estrasse dunque lo smartphone dalla tasca della giacca del tailleur. Era ben certa che i mercati avrebbero risposto in maniera estremamente positiva al suo discorso. Mostrando con fierezza il mento, mentre le rughe del suo collo ossuto si tendevano, iniziò a scorrere le notizie dei principali quotidiani. Di colpo, il suo sguardo si fece glaciale, colta d’improvviso da un profondo panico.

– Mon Dieu… – pensò la Presidente.

Dette una scorsa rapida e furiosa a tutti i principali quotidiani. Il suo discorso aveva causato una catastrofe nei mercati senza precedenti: Milano -16.9%, Parigi e Francoforte -12%, Londra -10.9%. Tutti le principali prime pagine la incolpavano per quella frase. Cominciò ad avvertire un senso di vertigine e di nausea. Si sentiva in procinto di vomitare. Si alzò dal cesso, adagiò le mani sulla tavoletta, affannata e sudata, ma, poco prima di rimettere, udì una voce terrificante provenire dalla tazza:

– Tu, vecchia baldracca!

Christine cacciò un urlo e si allontanò di colpo dal cesso, andando a sbattere contro la porta della latrina. Stava per piangere, mentre brividi di paura e di colpa la scuotevano tutta.

– Chi…chi sei? Chi ha parlato? Non farmi del male! Ti scongiuro!

– Tu, razza di Nonna Abelarda! Sono la Voragine dello Spread. Guarda che cazzo di casino hai combinato, vecchia gallinaccia! Tutto questo per colpa delle tue manie di protagonismo! Adesso, farò provare sulla tua pelle il peso dei mercati orso. Sei pronta, vegliarda?

– Cosa vuoi farmi? Fammi andare a casa! Mamma, Papà, aiuto! Aiutatemi! Fatemi uscire di qui!

Con la forza devastante di un tornado, il cesso cominciò a risucchiare l’aria circostante. Christine si aggrappò alla maniglia della porta, con le sue dita secche e ossute, mentre la corrente la faceva sventolare come una miserabile bandiera, al cui vertice prorompeva il suo culo nudo e rinsecchito. La presidente della BCE tentò con tutte le sue forze di resistere, ma la forza di quel risucchio era tale che, ben presto, le sue povere e deboli mani dovettero cedere.

Finì rovinosamente nel cesso, di piedi. Sentì, con angoscia, il rumore dello sciacquone, sapeva cosa la attendeva a breve. La Lagarde cominciò a girare su se stessa, con le braccia rivolte verso l’alto, mentre scendeva sempre più in basso, nelle acque ristagnanti e virulente della voragine dello spread. La latrina era ormai colma di un odore insopportabile di piscio, di merda, di Coronavirus e di vecchia presuntuosa.

– No, aiuto! Cazzo! Non può finire così! No…blubb…no…blubb…aiut…blubb..blubb…

– Vai a fare compagnia ai titoli di stato italiani adesso, vecchia rottainculo! – pronunciò con voce grave e severa il cesso, il quale, finito di tirare lo sciacquone, ingoiò definitivamente nei bassifondi della cloaca l’ormai ex Presidente della Banca Centrale Europea.

Il cesso emise un rutto, compiaciuto e saziato da quel lauto pasto.

L’indomani, avrebbero dovuto nominare un nuovo presidente per la BCE.