Vaccini e Virologi

Un terzo della nostra fiera popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino, quasi un decimo entrambe le dosi. Non posso che dirmi orgogliosa dei miei concittadini, un popolo di valorosi guerrieri, che fin dalle prime avvisaglie di questa battaglia contro il nemico invisibile ha dato prova di grande coraggio, rintanandosi in casa, cagandosi addosso e sputtanando presso le forze dell’ordine chiunque violasse le regole imposte dai DPCM di Contiana memoria, esempio purissimo di democrazia e di attuazione della nostra Costituzione. La cosa che mi ha riempito il cuore di gioia è stato vedere finalmente un popolo coeso, unito, che ha manifestato il proprio spirito patriottico e il proprio attaccamento alla madrematria con canti e musichette festose dai balconi. È stata in verità una grande occasione per riscoprirci comunità, famiglia, uniti dal nostro sventolante tricolore, sorelle e sorelli legati dalla fortezza d’animo di chi non si lascia schiacciare dalle avversità, sempre con il sorriso sulle labbra, resilienti.

Un plauso va naturalmente anche alla comunità scientifica, in particolare all’umiltà che tutt’ora dimostrano i nostri scienziati e medici, i quali hanno dato prova di unità e di capacità di mettere da parte il loro ego e la loro boria, per collaborare attivamente, mettendosi reciprocamente in ascolto empatico, alla ricerca di soluzioni condivise nel nome del bene comune. Mi riferisco naturalmente a Bassetti, Galli, Crisanti, Zangrillo: a loro va il mio sentitissimo grazie, siete un grande esempio da seguire, per il progresso scientifico e del nostro paese.

Non manca molto, a breve saremo tutti vaccinati e saremo pronti a tornare sul campo, con i nostri sogni, i nostri desideri, la nostra voglia di vincere e di farcela, cavalieri moderni ed eroine multitasking ed efficienti, donne, madri, lavoratrici, che, d’un tratto, saranno disarcionati e andranno inesorabilmente e inevitabilmente a schiantarsi al suolo, come accade sovente alla sottoscritta, la quale dopo ogni cazzo di caduta diviene sempre più disincantata e distaccata.

Meglio così, alla fine esiste un solo posto pieno di persone insostituibili e indispensabili: si chiama cimitero. Andate a farvi un giro, di tanto in tanto, a commemorare i vostri cari defunti, i quali dalle loro cazzo di lapidi vi guarderanno con espressione accigliata, uno sguardo torvo che suona come un “ti stiamo aspettando, figlio di puttana, tra non molto tocca a te”.

Ora, smettetela di sognare grandi imprese e andate a fare la spesa, prima che chiuda il supermercato.

Rider

Costringere le aziende di food delivery ad assumere sessantamila rider costituisce un vero atto antidemocratico nei confronti di imprese che hanno senz’altro portato una ventata d’innovazione e d’aria fresca nel mondo asfittico dell’imprenditoria italiana, ingessato da sindacati che dettano legge e che, a furia di reclamare diritti, hanno reso i nostri lavoratori, primaria risorsa e strumento imprescindibile per l’incremento del nostro PIL in termini di imposte da pagare e consumi, pigri e demotivati.

Credo che sia giunto il momento di dire la verità e di schierarci una volta per tutte dalla parte degli imprenditori. È noto, difatti, che costoro fanno “impresa”, un termine che racchiude in sé un significato dal sapore titanico, dunque tutti noi siamo tenuti senza meno a fare il tifo per questi eroi, a stare dalla parte di questi visionari hungry e foolish, protagonisti delle loro vite, fautori e artefici del proprio destino che ogni giorno rischiano il tutto e per tutto per vivere una vita fatta di avventure scalmanate e pugnando intrepidi contro acerrimi nemici quali l’Agenzia delle Entrate, il cui acronimo è, guarda caso, “AdE”, un nome che già di per sé, da un punto di vista mitologico e simbolico, include qualcosa di infero, di oscuro. Al contrario, smettiamola di far finta di stare dalla parte dei cosiddetti “dipendenti” con il solo scopo di sentirci più buoni e nella speranza di scoparci qualche operaia femminista dai seni prosperi. Bisogna avere il coraggio di dirlo con chiarezza: il “dipendente” è sicuramente un individuo affetto da una patologia di carattere psicologico, una “dipendenza”, il nome stesso trasuda assuefazione e attaccamento insano, una sorta d’infante che richiede accudimento all’impresa, vista al contempo come un surrogato genitoriale. È ora di finirla, con questi “dipendenti”, è bene che diano una volta per tutte le dimissioni anche loro e aprano una bella partita IVA in regime forfettario, in modo che possano lasciare un segno anche loro, con le loro ditte individuali dal fatturato annuo pari a quindicimila euro.

Con questo post, mi preme stare dalla parte di tutti quei rider vittime di questo atto liberticida da parte della procura di Milano. Mi riferisco, nello specifico, soprattutto a quelle categorie di stimati professionisti (commercialisti e affini) che hanno deciso di lasciar perdere la sicurezza e la stabilità inforcando una bella bicicletta vintage per pedalare verso la libertà, una libertà fatta di sudate quotidiane nel traffico meneghino, a respirare a pieni polmoni aria pulita, intanto che uno zaino colmo di pasti da consegnare scalda le loro spalle, le spalle larghe di uomini e donne vere che non hanno paura delle sfide, del precariato, che sanno che ogni giorno dovranno affrontare un’avventura diversa, godendosi il viaggio e non la destinazione. Come si permettono, codesti magistrati, di togliere la libertà a questi appassionati di ciclismo, per costringerli a un’assunzione a tempo indeterminato che invero si tramuterà in una gabbia dorata che toglierà loro qualsiasi possibilità di vivere una vita piena e un lavoro che consenta loro anche di praticare del sano sport?

In ogni caso, la mia solidarietà va, anche e soprattutto, alle aziende di food delivery, alle quali voglio dire quanto segue: nel nome della squallida pizza a domicilio del sabato sera, ormai unico divertimento rimasto a un vecchio rottinculo come me, sappiate che quest’oggi avete trovato nel sottoscritto un nuovo fedele alleato, un amico sincero che vi supporterà in questo momento estremamente difficile per voi.

Se avete bisogno, io ci sono.