Via

Di pianger, respirar, non lo nascondi,
d’elaborar il lutto degli addii,
momento non v’è e l’attenzione svii
da questa triste colpa sugli sfondi

di gente come voi, voi migrabondi,
delitti che comunque non espii;
chissà se mai pagar quei falsi pii
dovran, or che ti lanci in nuovi mondi.

E il viaggio è troppo lungo e non hai casa
e migri, senz’appigli e senza patria,
lasciandoti alle spalle le radici;

d’erbacce e parassiti adesso è invasa
di decade dimora: dunque espatria!
Che d’aria tu ti riempia le narici!

Villaggio

E quanto rumor fan l’anime in pena,
che san che non avranno mai risposte
da nobili caduti a pancia piena.

E furon, sai, speranze mal riposte
in pavidi che ridon come iena
tenendo verità sì ben nascoste.

Il tempo di salpare è presto giunto,
lontano da un villaggio ormai consunto.

Principio

Un’alba s’erge da colli di grano,
al suon delle campane s’apron porte,
scialba deterge noi, soli, lontano.

Gli dei, per nulla umani, son vitali
di buon c’è ch’alle tane stiamo assorte,
da rei ci cullan mani di vestali.

Intero libro che s’ha da riempire,
in equilibrio col nostro patire.

Cadon Macerie

Cadon macerie al castello dorato,
solerti sudditi noi, avemmo in cura,
giacché, quel triumvirato rassegnato
per negligenza sua causò iattura.

E tocca ordunque proluder, nebbiato
dal meto infìdo, sottile paura,
per volger al diman sempre ignorato
e perseguir coscienza, la più pura.

È quindi tempo d’andar al cammino
pur lacerato, tirato da numi
opposti nel volere, dispettosi:

il primo, che scenari perigliosi
dipinge; l’altro, ch’eccede di lumi,
fa correr l’àlea e m’inebria di vino.