I Consigli di Nonno Dino – Vuoto

Nonno Dino

Sono in vena di riflessioni personali questa sera, approfittando del fresco autunnale e del cielo nuvoloso, con l’orribile caldo finalmente in procinto di allontanarsi e le zanzare che lentamente periscono e ci lasceranno in pace per circa otto, forse nove mesi.

Davvero, mi domando come non possiate apprezzare l’autunno, il grigio, il freddo. Capisco che molti di voi abbiano bisogno di luce perché temono la propria ombra, per cui l’estate altro non è che l’archetipo decaffeinato della vostra felicità di plastica, mentre vi fotografate in spiaggia e in piscina, forzando i vostri sorrisi falsi e le vostre pose da seduttori e da seduttrici della domenica, atte a mascherare i vostri difetti, con i primi piani delle vostre facce di cazzo filtrate, sapendo che dentro di voi qualcosa si muove, qualcosa che vi sussurra costantemente la verità su di voi, ma guai ad ascoltarla, guai a venire a patti con voi stessi, meglio censurare tutto questo, meglio restare nella propria inconsapevolezza, ad attendere la prossima estate, ben sapendo che anche voi la odiate, detestate quel caldo insopportabile, quelle code interminabili in autostrada, quelle migliaia di euro di mamma e papà buttate nel cesso in lussuosi resort all-inclusive, senza un cazzo di progetto di vita, senza un ideale, una visione della vita, manica di pecoroni accaldati che non siete altro.

Eppure io vi capisco, vi guardo ormai come se fossi vostro nonno. Domani compio settantasette anni, il tempo è volato anche per me e, in fin dei conti, anche io anni fa ero esattamente come voi, tra l’altro sono stato tra i primi a iscrivermi a Facebook, avevo circa venticinque anni all’epoca. Dicevo, vi capisco, avete bisogno di tutto questo. Avete bisogno di sentirvi pieni, di riempire le vostre vite con l’apparenza, lamentandovi dei vostri genitori che vi invischiano continuamente nei loro battibecchi e cercate di fare da pacieri accumulando solo miseria e dolore, lamentandovi del vostro partner noioso, impigrito e dormiglione, mentre sbattete i vostri provoloni su Instagram cercando un diversivo, un uccellone alternativo che, nel momento in cui tenterà un approccio, sarà matematicamente respinto, scontrandosi inesorabilmente contro il muro granitico del vostro conflitto isterico ed eternamente irrisolto tra paura e desiderio, lamentandovi del vostro capo e dei vostri colleghi, i quali, lasciate che ve lo dica, giustamente non riconoscono nessun talento in voi, che vi sentite Steve Jobs pur avendo quasi quarant’anni e uno stage retribuito a cinquecento euro al mese.

Cari utenti e care utentesse, sapete cosa accadrebbe, se all’improvviso tutti questi problemi si risolvessero, se i vostri genitori non vi coinvolgessero più nelle loro risse, se trovaste il coraggio di lasciare il vostro partner per un pisellone fresco di stagione e a chilometro zero, se vi dessero realmente una promozione con un aumento? Vi trovereste faccia a faccia con il vuoto totale, con il nulla assoluto. Sareste costretti per la prima volta a fare i conti con voi stessi e con quello che avete ottenuto e a trovare un nuovo senso alla vostra vita, più costruttivo, più impegnativo, più difficile. In sintesi, sareste letteralmente terrorizzati, vi fottereste di paura all’idea che, oh cazzo, tutto quello che desideravate si è improvvisamente realizzato. E ora, porca troia?

Lasciate perdere, credetemi, ve lo dico dall’alto dei miei rimpianti, di tutti i treni che ho perso, della mia vita squallida passata a tollerare un impiego al comune, una moglie cicciona e petulante e dei figli disoccupati che mi prosciugano due terzi della pensione nonostante abbiano più di quarant’anni. Tenetevi le vostre sicurezze, le vostre vite mediocri, orribili, prive di stimoli.

Vi aspetto domani mattina al circolo di bocce e, dopo una bella partitina, venite con me a guardare qualche cantiere. La felicità è troppo faticosa, credetemi.

Alla Ricerca della Felicità

Nonno Veniti

Osservo il mio mondo interiore e il mondo circostante, da saggio vegliardo quale sono, che ha visto ormai moltissime primavere. Guardo soprattutto a voi giovani generazioni, virgulti e virgultesse pieni di belle speranze, sognatori e idealisti alla ricerca del lavoro dei sogni, della donna e della “non donna” della vita, così desiderosi di lasciare un segno, un’impronta in questo mondaccio implacabile e imprevedibile, che bramano l’altrui compiacimento e la necessità di essere riconosciuti, osservati, a guisa di neonati che hanno appena mosso i loro primi passi e ricercano il sorriso compiacente della mamma e del papà. Vi osservo, con l’occhietto acuto e critico dello scienziato, e mi sovviene una prima conclusione, ovviamente passabile di qualsivoglia confutazione. Davvero, siete liberi di contraddirmi quanto volete e naturalmente provvederò a censurare e a nascondere i commenti che mi infastidiscono, soprattutto da parte di chi non lo fa con piglio costruttivo, ma per le ragioni di cui sopra, ossia per lasciare un segno, un’impronta in questo mondaccio implacabile e imprevedibile, bramando l’altrui compiacimento e la necessità di essere riconosciuto, con lo scopo magari di attaccare per primo per non essere attaccato, di dare consigli non richiesti per sentirsi protagonista della sua vita, in grado di gestire il proprio destino, convinto di attirare così l’attenzione, ma ottenendo invero l’esatto contrario.

Ma non divaghiamo. Come vi dicevo, giungo a una prima conclusione, correggetemi ovviamente se sbaglio. Quello che noto è che coloro che si affannano a ricercare ostinatamente la felicità, questa benedetta felicità, questo cazzo di obbligo del terzo millennio, come se fosse un traguardo, una cazzo di meta definitiva, raggiunta la quale nessuna sofferenza potrà più scalfir loro, siano in realtà i soggetti con maggiori difficoltà esistenziali. Giovani Werther della domenica che passano una vita intera a cercare la felicità tra forzature del loro carattere, un paio di uscite dalla “comfort zone” che scaturirà solo attacchi di panico e tanta, tantissima resilienza dei miei coglioni, ottenendo masochisticamente come unico risultato una quantità indicibile di atroci sofferenze e umori altalenanti sovente spacciati come vezzo, come virtù, mentre ovviamente è tutta colpa del segno zodiacale, dei genitori, del partner, del patriarcato, i soliti capri espiatori su cui proiettare la propria inadeguatezza e inettitudine, per scaricare addosso a costoro tutta la propria incapacità di vivere fondamentalmente una vita semplice e libera, che è forse la vera necessità, oltre a un sano discernimento in mezzo a tutta questa cazzo di scelta, tutte queste opzioni che ci distraggono continuamente e non ci permettono di stare un momento con noi stessi per capire sul serio che cosa cazzo vogliamo e desideriamo davvero.

Insomma, per farla breve, c’è una brutta notizia: la felicità non è un traguardo. Mi spiace dirvelo, ma siamo tutti condannati a vivere un’esistenza fatta da una sana alternanza di gioia e dolore, per cui se siete perennemente ansiosi, depressi, bipolari, borderline, non siete vittime, ma siete colpevoli. Non è colpa di mamma e papà, non è colpa di vostro marito, di vostra moglie, del vostro partner, dei vostri figli, ma è colpa vostra. Siete responsabili del fatto che magnificate i vostri dolori esistenziali semplicemente perché è un modo come un altro per dare un senso malato alla vostra vita e per attirare l’attenzione del crocerossino e della crocerossina di passaggio, anch’egli vittima delle proprie velleità di presunto salvatore e salvatrice.

Insomma, piantatela di cagare il cazzo, veramente. Vi sentite oppressi dai vostri genitori? Andate via di casa e, qualora non possiate perché al momento vi manca il lavoro, date loro ragione e fate comunque il cazzo che volete. I vostri amici d’infanzia sono diventati stantii e ripetitivi? Cercate nuovi amici con cui condividere interessi e punti di vista. Il vostro partner vi sta stretto? Riducete le aspettative, amatelo per quello che è e se non vi va più bene mollatelo. Davvero, cari utenti e utentesse, la vita può essere veramente molto più facile di quello che sembra. Piantatela di complicarla con delle inutili razionalizzazioni, mentre cercate ridicolmente di nascondere quello che emerge inconsciamente. Non siete credibili, traspare tutto, si nota tutto.

Siate spontanei e non rompete i coglioni. Discorrevo amabilmente qualche giorno fa con un saggio amico del club di gentiluomini a cui appartengo, mentre giocavamo a scacchi sorseggiando dell’ottimo Porto: siamo sette miliardi, non siamo speciali, finiremo tutti a concimar la terra, alla stregua di letame, ma più puzzolente.

Non abbiamo tutto questo tempo, purtroppo. E credetemi, è davvero così.

Muovete il culo e, se pensate che non sia il caso, non muovetelo affatto. Non è obbligatorio farlo, se non ve la sentite.