Pratica del Gender

Dinum Venita

Negli ultimi tempi vi è un gran parlare di diritti, soprattutto in merito alla sfera sessuale, all’omosessualità, alla transessualità, ma odo solamente del gran chiacchiericcio da bar. Posso dire con un certo orgoglio di essere l’unica che è passato dalle parole ai fatti, oserei definirmi il primo esempio pratico di individuo gender fluid, forse un pioniere del settore.

Sarà forse il mio pragmatismo ellenico, unito a un’educazione rigorosa fatta di meritatissime frustate da parte dei miei genitori adottivi, ma ritengo sia troppo facile partecipare alle vostre sfilate, ai vostri cortei pieni di bandiere arcobaleno. Eh già, facile mostrare solidarietà verso noi esseri un po’ speciali, fautori del nostro destino, capaci ancora di meravigliarci sotto le coperte, con il nostro seme anch’esso arcobaleno, abili nel non discernere l’amore e dal sesso, eros e agape in totale armonia. Noi, uomini e donne eroine del nostro tempo, madri, operaie, multitasking, capaci di scegliere ogni giorno cosa essere, privi di un’identità definita, protagonisti di una vita fatta di sorprese, imprevedibile, frizzante, ma soprattutto, vegetariana e animalista. Del resto, i cani sono meglio delle persone, e questo pensiero era anche condiviso da un uomo di origini austriache, proprietario di una femmina di pastore tedesco di nome Blondi.

Facevo questi pensieri proprio oggi, mentre mi dilettavo in una corsetta al parco, per mantenermi sempre giovane e in forma, per preservare il mio benessere psicofisico e mantenere disciplina e costanza nel mio percorso di crescita personale, di cui ho già parlato tempo fa. Correvo e non vi era nessuno nei paraggi e, generalmente, quando sono in solitudine, ho finalmente l’opportunità di froceggiare in libertà, di tirar fuori i miei lati da fichetta. D’un tratto, mentre sgambettavo costeggiando il fiume, mentre l’ombra proiettata dagli alberi lungo il sentiero mi donava una parvenza di frescura, un vero sollievo in questi giorni afosi, ho iniziato a sculettare come una puttanella e, mentre sculettavo, ho cominciato a emettere dei mugolii da checca matta, intanto che ondeggiavo le mani e le spalle in una danza isterica e, finalmente, mi sono sentita autocentrata, consapevole, arrivato, libera. Ho saputo proprio in quel momento di avercela fatta, che ogni obiettivo era stato raggiunto. Ora siedo qui, dinanzi al mio calcolatore, a redigere questo ennesimo articolo e a condividere i miei pensieri con voi tutti che mi seguite, cari utenti e care utentesse, care donne e maschi di donna, dopo una buona doccia durante la quale ho adoperato un delicato sapone alla mandorla per non aggredire la mia pelle sottile. Sento l’esigenza di testimoniare tutto questo, di mettermi a nudo.

Insomma, voglio solo dire che questo blog è forse l’unico autentico sostenitore del ddl Zan. Smettetela di seguire Lorenzo Tosa, costui non ci crede davvero, sono io il vero riferimento per questa battaglia di libertà. Non solo nessuno dovrà più essere preso in giro per il proprio orientamento sessuale, ma auspico che, una volta approvato in via definitiva il disegno di legge, per le strade si scateni l’inferno. Voglio vedere l’intero paese accoppiarsi per le strade, voglio vedere corpi nudi possedersi selvaggiamente, sudori, salive e umori mescolarsi in un’italica orgia in cui ognuno sarà libero di scegliere il proprio partner e la propria partneressa, auspicando ovviamente che la gran parte di voi si orienti verso individui dello stesso sesso, in modo che i maschi di donna possano spisellacciarsi tra loro e le donne possano amarsi d’un amore fatto sì di sesso, ma soprattutto di romanticismo, sapendo che fondamentalmente, l’amore tra un uomo e una donna è solo una convenzione sociale frutto di una cultura patriarcale ormai totalmente fuori dal tempo, grazie a Dea e al Vergine Mario.

Per farla breve: sì al ddl Zan, no alla fica e al pesciolone.

Teoria e Pratica del Gender

Riflettevo, come uomo e padre di famiglia, sulle conquiste ottenute da noi donne con il femminismo, sulla parità di genere, sulla lotta contro il patriarcato, nello specifico nei confronti dei temibili uomini di quest’epoca, fino allo scorso anno, prima della pandemia, taciturni animali da compagnia dagli occhi spenti di donne in cerca d’intrattenimento isterico e in preda a desideri capricciosi presso notti bianche, concerti, serate, eventi, mostre. Guardo costernato quelle foto ormai risalenti a un’epoca antica, che immortalano gruppi eterogenei di uomini e donne, almeno da un punto di vista biologico, donne e “maschi di donna”, soffermandomi su questi ultimi, contriti, privi di slancio, svuotati, ammaestrati come cani da compagnia, probabilmente muniti solamente d’un minuscolo orifizio utile alla minzione, tristemente piallati lì nell’area circostante, dove non batte il sole. Non posso fare a meno di pensare a quanto tutta questa gente si sia magari frequentata anche per diversi anni senza aver avuto nessun tipo di flirt, nessun approccio, reciprocamente spaventati da quest’idea, nel timore di rovinare una “bella amicizia”, nell’attesa di una persona giusta, sognata e astratta, che tarda ad arrivare perché abbiamo dato priorità all’intelletto e a qualsiasi tipo di razionalizzazione, terrorizzati dalle pulsioni vitali dell’eros. In una parola, per usare un eufemismo, osservo quelle foto e vengo pervaso da un angosciante, soffocante e opprimente senso di morte.

Rifletto sulla liquidità di questa vita moderna, per dirla con Bauman, che ci ha dato l’illusione di poter essere dei camaleonti, capaci di tramutarci in qualsiasi cosa volessimo, rendendoci in verità degli individui privi di identità definita, cavie perfette di una spietata società dei consumi, e giungo alla conclusione che, tutto sommato, con queste mie nuove fattezze, sono davvero un gran pezzo di fica. Penso che queste mie sembianze femminee potrebbero drasticamente innalzare il numero di “like” e “followers”, questa pagina si popolerebbe in breve tempo di altri “maschi di donna”, i quali sosterebbero senz’indugio su questo inutile spazio pieno di invettive e frustrazioni contro il mondo, paradossi e penose poesie, riempiendo i miei post di reazioni e commenti lusinghieri, massaggiandosi nel mentre il campanaccio nella remota speranza di potermi un giorno incontrare per congiungersi carnalmente con me.

Rifletto su tutto questo, intanto che la pioggia ha smesso di cadere e il sole è finalmente tornato a splendere, rileggo quanto ho scritto, correggendo eventuali refusi con maniacale puntiglio e, premettendo che non ve la darò mai, non giungo a nessuna conclusione, nessuna risposta.

E va benissimo.

Così.

Buona domenica.