In Fuga

In fuga da un costante stillicidio,
di pietre perforate, goccia a goccia,
da ometti scialbi, ch’evitan dissidio.

Prosciugano ogni istante, ma una doccia
gelata, infervorato, è fratricidio!
Inetti: è l’alba, un nuovo fiore sboccia!

E lascia ch’il timor non ti pervada,
fa sì ch’alcuna colpa non ti freni,
se già a ragione alcuna non pervieni,
è tosto giunto il tempo che tu vada!

Aragna Tela

Chi sente scorrer vita guarda audace
dinanzi a sé, crüòre del suo cor;
repente invita e corre, arde mordace!

L’aragna tela nota già venena,
romanzi che dolor dan, cui si mor,
montagne nella notte, luna piena.

Conscesa pel fastigio, laborioso,
difesa d’un servigio ch’è vischioso.

Spine

Non son rosee, ma oscure membranze,
degli atroci crociati causati
ch’io per mezzo di dimenticanze
nella nebbia rimossi schiacciati

quei peccati di chi governava
con la boria di chi giammai erra,
mentre infìda la sposa sua dava
dolci frutti e frattanto sotterra

ogni indizio che mostra il sentiero,
per uscire dalla cittadella,
per distoglier da cerca del vero
mentre un tiepido pasto cesella.

Liberarmi di quelle catene
ebbi il compito ingrato quel giorno
coi miei occhi di lacrime piene
feci al mare un gradito ritorno.

Era gelida notte e permasi
in balia di quell’acque salate,
della spuma gli scogli ormai invasi
e di quelle mie gote rigate.

Eran lì che fluivan brucianti
traboccando e sciogliendo ogni laccio
che m’artava in paludi stagnanti
di quel gregge recluso all’addiaccio.

E fu allora che vidi me stesso,
proiettato in avanti, deciso
di lasciar tutt’indietro indefesso,
pur da vecchi compari ormai inviso.

E mi veggo quest’oggi più forte,
vincitore di tante battaglie,
pur afflitto da spine contorte
che nel cuore mi fan rappresaglie.

Colpevole

Colpevole fuggito da prigione,
m’assilla in petto un buco nero fondo,
che mozza il fiato e occlude l’evasione.

Dalla cinerea arce, vecchio mondo,
io corro e piove forte e in mezzo al fango
m’adduco su pei colli nello sfondo.

Proseguo a perdifiato e già rivango
quel tempo in cui, protetto da intemperie,
ingrato rifiutavo, ordunque infrango

la legge di quel regno, di cui inferie
delle maestà mutabili eravamo,
pertanto ai culti miei dedico ferie

e il sal il qual sovente lasciavamo
versar sulle ferite nostre aperte
giammai s’infonderà, perché ci amiamo!