Rientri Prenatalizi

Abbiamo sognato, anche solo per un attimo, abbiamo desiderato un domani migliore per il nostro paese, abbiamo sperato che il virus fosse venuto non a metter pace, ma spada, venuto a separare evangelicamente il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, alla stregua d’un nuovo Messia, un Cristo al quadrato, un figlio, un nipote di Dio, ma va bene anche un cugino di secondo grado, un invisibile e malandrino redentore venuto a crear scompiglio per mettere finalmente fine all’aberrante familismo amorale che governa questo paese devastato da usi e costumi dal sapore oscurantista, nel quale piccoli clan, i cui membri sono legati da invisibili patti generati da spinte endogamiche al limite dell’incestuoso, pensano unicamente a coltivare il proprio orticello. Abbiamo sperato, ma non c’è stato verso: eccovi qui, salire su treni stracolmi con una settimana d’anticipo prima della chiusura natalizia, ammassati come acciughe, sudati e puzzolenti, carichi di biancheria da far lavare e stirare, biglietti che costano quanto un mese d’affitto per un trilocale in Corso Sempione a Milano, per tornare dai vostri cari, mossi dai sottili fili della colpa con i quali le vostre madri e i vostri padri continuano a tenervi sotto scacco, a gettare ulteriore benzina sul fuoco dei vostri matrimoni precari e a tarparvi le ali, uccidendo i vostri sogni e desideri e causandovi continuo dolore. Eccovi, schiavi, perpetuatori di una mediocrità tramandata di generazione in generazione, sempre più rassegnati a un destino disegnato dal giudizio e dall’invidia altrui, in una stabilità rassicurante per tutti, ingabbiati in tiepidi affetti che mascherano rancori latenti e in una vita banale e monotona, come tante. Eccovi qui, Casa Surace come modello di vita.

E adesso scusatemi, sono appena rientrato a casa dei miei dopo dieci ore di treno e mi chiamano per cena. Buona serata.

Il Familismo di Casa Surace

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Molti di voi sono dell’idea che i membri del cast di Casa Surace siano fondamentalmente dei bravi ragazzi e che costituiscano un buon esempio per i più giovani. Confesso che alcune loro gag strappano sporadicamente qualche sorriso anche a me, visto che fondamentalmente gli stereotipi hanno un velato fondo di verità, non sono fatto di pietra neppure io e purtroppo sono afflitto anch’io dal grave problema di essere meridionale, per quanto stia cercando di smettere. Eppure, citando il comico americano Bill Hicks, che ai tempi si riferiva al gruppo musicale “New Kids on The Block”, da quando la mediocrità e la banalità possono considerarsi un buon esempio per i più giovani?

Facciamo insieme una breve sintesi della trama di uno dei format più amati dal web: un gruppo di studenti meridionali ultra-trentenni fuoricorso, pigri, infantili, invadenti e lazzaroni, succubi e mantenuti a suon di “pacchi da giù” dalle loro madri e nonne ingombranti e autoritarie, scontano il loro complesso di Edipo irrisolto mangiando in maniera compulsiva, mascherando la loro dabbenaggine e indolenza tramite una millantata gioia di vivere e un’esaltazione del consumismo, visto come virtù, che farebbe rivoltare nella tomba il Marco Ferreri de “La Grande Abbuffata”.

A mio avviso, occorre aggiungere una considerazione importante. Dietro a una facciata di perbenismo e di umorismo innocuo, Casa Surace trasmette, in realtà, l’inconsapevole messaggio, estremamente reazionario e pericoloso di un familismo edulcorato, accettabile, simpatico, gradevole, quando, nella realtà dei fatti, quest’ultimo fenomeno rappresenta uno dei mali peggiori che attanaglia il nostro paese. Secondo questa concezione, gli interessi della famiglia, o per meglio dire clan, o peggio ancora, setta, prevalgono a discapito di quelli del singolo individuo e della collettività, con conseguenze nefaste sul progresso e sull’economia del nostro intero paese. A conti fatti, il cast recita la parte di uomini e donne di oltre trent’anni che si comportano da adolescenti mantenuti, senza la minima intenzione di laurearsi, lavorare e, dunque, produrre reddito o, semplicemente, alzare il culo dalla sedia per andare a fare la spesa, in attesa dell’ennesimo “pacco” spedito da genitori onnipresenti e invischianti. A questo si aggiunge il fatto che i pacchi costituiscono un notevole flusso di capitali, patrimoni interi non tassati investiti in commodities, che circolano esclusivamente tra membri della stessa famiglia, su cui lo stato italiano, in questo momento più che mai bisognoso di liquidità per far fronte all’emergenza economica causata dal Coronavirus, non riesce a mettere le mani e a tramutare in entrate per il Tesoro.

Possiamo concludere pertanto che Casa Surace è tra i maggiori responsabili della crisi economica e morale che infligge la nostra bella Italia, non propone soluzioni ai problemi del paese e perpetua il circolo vizioso di una disoccupazione cercata di proposito. Si potrebbe affermare, in merito a quest’ultimo punto, che Casa Surace viola inequivocabilmente l’articolo 1 della Costituzione Italiana e per questa ragione, lo show sarà portato davanti alla Consulta quanto prima per essere abrogato.

Sono stato un po’ severo con questi ragazzacci, me ne rendo conto. Per farmi perdonare, nel blog ho inserito dei racconti a loro dedicati, che potrebbero rendere la trama del format, perché no, un pelo più frizzante.

Casa Surace e la Fuga da Milano
Casa Surace e la Violazione del Tabù
Casa Surace – L’Ultimo Pacco da Giù – Parte 1
Casa Surace – L’Ultimo Pacco da Giù – Parte 2

Buona lettura.

Dino

Lotta all’Evasione

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Sono tempi duri per il nostro paese, tempi di crisi economica profonda. Il debito pubblico italiano rispetto al PIL ha raggiunto nel 2018 un valore pari al 134.8%. Sono in epoche come queste che i governi italiani hanno il sacrosanto dovere di occuparsi di questa palla al piede che non ci consente di effettuare investimenti e, di conseguenza, modernizzare il nostro Bel Paese.

Naturalmente, il modo più efficace per favorire la ripresa non può che essere quello di una seria lotta all’evasione fiscale.

Ancora una volta, in qualità di ex-Pugliese e di ex-meridionale, sento la necessità di redarguire e rieducare gli abitanti della mia ex-regione di provenienza, in quanto, come già menzionato altrove, essi sono tra i maggiori responsabili del declino economico della nostra amata patria. Per fortuna, il germe sano della produttività ed efficienza meneghina mi ha ormai contagiato, si è infilato sottopelle fino a modificarmi geneticamente. Il mio DNA è ormai lombardo, persino i miei lineamenti si sono modificati, rendendoli più morbidi, più soavi, con gli occhi che cominciano a diventare azzurri e i capelli che si schiariscono, tendendo verso il biondo, rispetto ai tratti neanderthaliani che mi contraddistinguevano quando ero un giovane del sud. Anche il mio accento è ormai definitivamente nordico, anzi, comincia persino a manifestare una gradevolissima sfumatura teutonica, con cenni aspri e forti, molto simili al tedesco parlato nella Germania degli ultimi anni trenta.

Ma non divaghiamo. Il governo Conte Bis ha proposto una serie di misure nella sua manovra finanziaria, attualmente in corso di negoziazione in Parlamento con i partiti che compongono la coalizione. La manovra, come molti sapranno, prevede una mini-stangata su banche e assicurazioni, materie plastiche, zuccheri, varie ed eventuali, per un ammontare stimato pari a 5,5 miliardi di Euro, secondo una previsione de Il Sole 24 Ore del 5 novembre 2019.

Naturalmente, il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nonostante l’eleganza di cui è maestro, a prescindere dallo charme e dalla raffinatezza dei suoi modi garbati, a dispetto del suo sguardo ammaliante e della sua chioma ben pettinata e corvina e dagli abiti di classe con cui si accompagna, qualità grazie alle quali ha sedotto leader di partito italiani, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e anche primi ministri e capi di stato Europei e Mondiali, si rivela in realtà un gran furbo e opportunista.

Innanzitutto, vogliamo ricordare che purtroppo, nonostante l’indiscutibile fascino, Giuseppe Conte soffre di una grave disfunzione dalla quale non è ancora guarito: è di Volturara Appula, un comune di circa quattrocento anime in provincia di Foggia.

Provenendo da un contesto piccolo della regione Puglia, il presidente del consiglio finge di non ricordare uno dei fenomeni più gravi che affliggono questi minuscoli centri: stiamo parlando di un enorme flusso di capitali in nero non dichiarati allo stato Italiano, che favoriscono il familismo di cui purtroppo la Puglia è gravemente colpevole assieme a tutto il sud.

Nello specifico, si tratta dei regali di compleanno, matrimonio, Natale e festività varie che parenti quali zii, nonni e genitori erogano a nipoti e figli, generalmente sotto forma di denaro contante.

Facciamo un rapido conto: al 31 Dicembre 2018, il numero di giovani pugliesi dai 18 ai 34 anni che vivono ancora in famiglia risulta pari a 558 mila (dato ISTAT). Annualmente, tra paghette settimanali, compleanni, festività, matrimoni e ricorrenze varie, possiamo stimare che ciascuno di questi giovani riceva dalla sua famiglia una media annuale di 1500 Euro in contanti, pertanto non dichiarati al fisco. Facendo una rapida moltiplicazione, otteniamo dunque, nell’arco di un anno solare, un flusso di capitali in nero pari a 837 milioni di Euro.

Si ritiene necessaria, di conseguenza, l’applicazione di una seria proposta di legge che contrasti questo fenomeno, consistente nei seguenti punti:

  • Introduzione del reato di familismo
  • Serio monitoraggio da parte della guardia di Finanza di questo flusso di capitali, con arresto immediato di genitori, nonni e zii che elargiscono denaro in nero ai propri figli e nipoti, con pene fino a vent’anni di carcere e multe fino a un milione di Euro.
  • Una tassazione secca del 60% sui capitali recuperati.

In questo modo, lo Stato Italiano riceverebbe, solamente dalla Regione Puglia, delle entrate annuali pari a 502 milioni di Euro oltre ai capitali recuperati dalle ammende alle famiglie.

Se questo sistema venisse applicato a tutte le regioni meridionali, magari aggiungendo una tassazione sui pacchi da giù di cui parla in maniera reazionaria Casa Surace, ovviamente mediante opportuna revisione costituzionale che favorisca una politica economica di stampo federale, le entrate annuali incrementerebbero a dismisura, e il denaro ottenuto servirebbe a ridurre il debito pubblico italiano e potrebbe essere riutilizzato per gli investimenti in ricerca, sanità, istruzione, per una definitiva e salutare modernizzazione del nostro paese, perché ritorni tra i grandi, tra le eccellenze europee e mondiali e, perché no, per la fondazione di un nuovo impero italico, i cui confini si estendano dal mediterraneo fino al nord Europa.

Amen.