DPCM e Italia a Colori

Sono davvero contenta del fatto che, in continuità con il governo precedente, l’utilizzo dei DPCM prosegua. Spero divenga consuetudine, prassi consolidata, augurandomi che questo e i prossimi esecutivi possano adoprarla con lo scopo di rendere più efficiente la macchina dello stato, possibilmente non passando più per il parlamento in modo da poterlo finalmente esautorare e magari chiuderlo una volta per tutte, essendo il potere legislativo un’inutile zavorra sulla rapidità dei processi decisionali. Come si permette questo cosiddetto “parlamento” di mettere il becco sulle decisioni dell’esecutivo? D’altro canto, l’esecutivo esegue, il legislativo cosa fa? Legisla? Vogliamo davvero fidarci di un potere che “legisla”, che adopra quindi termini dal significato oscuro come scusa bella e buona per non lavorare, per non passare ai fatti?

Permettetemi di fare un grande augurio agli amici e alle amichesse sarde per aver conseguito il successo di esser divenuti finalmente zona bianca, in questa mappa di colori dal sapore arlecchinesco che da tempo riveste il nostro maestoso stivale, alla quale però andrebbe a mio avviso aggiunta anche una gradazione tendente al nero, con lo scopo di evitare che si dia adito ad accuse di razzismo nei confronti del governo più glorioso, cremoso e prestigioso della storia della Repubblica, ajò!

Un Anno di Pandemia

È passato ormai un anno dall’esplosione della pandemia, da quando il Covid-19 è entrato a far parte delle nostre vite come un inconsueto animale domestico, alla stregua di un micetto occultato dietro la tenda del soggiorno che, d’improvviso, tende un agguato al proprio padrone tirandogli un’allegra zampata con cui ci vuol ricordare la sua dispettosa presenza. Sono state molteplici le conseguenze sulla nostra cultura e sull’informazione: alla già stucchevole retorica basata sul leccare il culo alle cosiddette “minoranze”, perpetuata dai nostri giornalisti “maschi di donna” castrati, si sono aggiunte le videoconferenze di Veltroni, Jovanotti, Recalcati, quest’ultimo psicanalista dal dolcevita nero che pronuncia “Lacan” alla francese, autoproclamandosi esperto del suddetto mentre strizza l’occhietto ai progressisti, tanto che sovente mi chiedo se costui qualche volta sia presente in studio e se abbia davvero dei pazienti. Vogliamo poi aggiungere il narcisismo ridicolo e collettivo di un paese che si sente eroico e grande per essersi serrato in casa in pigiama? Mi sovvengono i nostri nonni, che forse un’autentica sofferenza esistenziale l’hanno conosciuta, avendo molti di loro toccato con mano cosa voglia dire rischiare seriamente la vita, e mi auguro davvero che voi, coglioni patetici menestrelli da balcone del cazzo, improvvisati pasticceri e panificatori da Instagram, finiate prima o poi al fronte: sarà uno spettacolo vedervi cagare addosso terrorizzati, dopo vent’anni passati a farvi le seghe sui social network.

Al solito lo dirò con fare birbantello e provocatorio, rovesciando completamente la narrazione di regime, che ci vuole tutti omologati e accondiscendenti, nel nome di un bene imposto dall’alto: dobbiamo prendere atto che questa situazione ha portato solo ed esclusivamente dei vantaggi. Pensiamo alla possibilità di lavorare comodamente da casa, consentendoci di non condividere l’alitosi e le ascelle terrificanti dei colleghi negli open space, magari partecipando a riunioni di lavoro online ostentando autorevolezza e professionalità seduti sul cesso, sorridendo sornioni all’idea che i colleghi dall’altra parte non sospetteranno mai che siamo in pigiama e stiamo cagando con la porta aperta. Pensiamo al fatto che avremo fatto sì e no due o tre pieni di benzina, all’aver speso molti meno soldi: tutto questo smentisce in maniera lapalissiana quanto i soliti frignoni e gufi sono soliti affermare in merito al fatto che la pandemia ha devastato la nostra economia. È l’esatto contrario: abbiamo risparmiato un sacco di denaro. È dunque cosa buona e giusta che molti esercizi commerciali abbiano chiuso e molte aziende abbiano avviato le procedure di cassa integrazione nei confronti dei loro dipendenti. Come vi permettete di risparmiare? È giusto che a fronte di tali cospicui capitali non spesi le vostre entrate si riducano. Vergonatevi, lazzaroni! Dovete tornare a spendere e a sperperar danaro, soprattutto perché è arrivato il cashback di Stato e la lotteria degli scontrini: al governo servono entrate, al governo serve IVA da incassare. Chissà, magari un giorno, qualcuno di voi potrebbe diventare anche milionario.

Lo so, molti di voi contesteranno il fatto che hanno dovuto sopportare la convivenza forzata con partner e prole, ma per quello basta non sposare qualcuno che non si ama per accontentare mamma e papà e per dar loro dei nipoti. Ciò nonostante, possiamo sicuramente gioire in merito al fatto che abbiamo avuto la possibilità di evitare per lungo tempo i nostri parenti e di saltare innumerevoli pranzi e cene in famiglia, incluse le feste comandate. Dopo un anno, immagino che voi ragazzacci quarantenni ci abbiate fatto l’abitudine a stare lontani dai vostri genitori e suoceri, dunque c’è speranza che questo virus un po’ impertinente sia riuscito a dare un colpetto al becero familismo amorale che perseguita il nostro devastato paese.

Ora perdonatemi, la donna che non amo e che non mi ama mi sta urlando dietro perché a suo avviso passo troppo tempo al computer e poco con dei figli che fondamentalmente detesto.

Buonanotte ❤

Bilancio di Fine Anno

Tempo di bilanci, l’anno si chiude e si sente il bisogno di un resoconto, di una lista di cose accadute in questo 2020, giudicato dai più “annus horribilis”. Abbiamo questa necessità di ripetere a noi stessi quanto la pandemia ci abbia migliorati, illudendoci che abbia avuto luogo una palingenesi collettiva, quando al contrario, a mio modesto avviso, questo evento ha tirato fuori in buona parte dei casi il lato peggiore e mediocre di tutti noi, tra delazioni e scontri ideologici persino in un contesto drammatico come questo. Dobbiamo metterlo però nero su bianco qui sulle reti sociali, quanto abbiamo rivalutato l’essenziale, quanto abbiamo tenuto duro chiudendoci in casa come dei vigliacchi, con lo scopo di ricevere l’accondiscendenza dei nostri “amici”, ostentando quell’insana voglia di succhiarci vicendevolmente i nostri minuscoli uccelletti e i nostri grilletti secchi e rugosi, ostentando una profondità che, neppure osservata con troppa attenzione, è invero intrisa di banalità e di ovvietà. Lo so bene, la sento anch’io, la sentite voi, la sentiamo tutti, magari solo per un istante, quell’energia che ci ricarica, desideri e sogni che potrebbero realizzarsi, progetti, idee, visioni, missioni, voglia di cambiare noi stessi, voglia di cambiare gli altri, voglia di cambiare il mondo, ma a quel punto ci penserà nostra moglie, nostro marito, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri suoceri a farci rimettere i piedi per terra, a seguire esclusivamente il senso del dovere e il senso di colpa, a rientrare nei ranghi, rinchiusi nella gabbia di una serenità di facciata e di una vita da schiavi, tiepida, molle, piena di rimpianti e di rancori verso chi ci ama, nostri padroni e servi a loro volta d’altri padroni servi a loro volta d’altri padroni, in un circolo vizioso generazionale senza via d’uscita.Per la gran parte di noi, si sappia: una volta giunta la fatidica mezzanotte, non cambierà assolutamente nulla, a prescindere dal contesto, a prescindere da pandemie, virus, carestie, guerre, vaccini, arcobaleni, Gramellini, Lorenzotosa, Delprete, Avvocathy e “odio che ci costa”. Resteremo vincolati alle nostre coazioni a ripetere, sintomo patognomonico perfetto di un’esistenza piena di menzogne e totalmente soverchiata dall’altrui volere.

Sappiatelo: la speranza di una vita felice, piena e soddisfacente c’è, a prescindere da ciò che ci accade intorno. Le vie d’uscita ci sono, ma costano fatica e siamo troppo pigri per metterci davvero in gioco. Non divorzieremo neppure quest’anno, non compreremo quella casa al mare che ci piace tanto, non cambieremo lavoro neppure nel 2021. Pazienza.

Domani, se erro, sarà il 32 dicembre 2020.

Trentadue. Dicembre. Duemilaventi.

Buona serata.

Vaccino Anti-Covid

Molto bene, è una giornata storica, il vaccino anti-covid è finalmente giunto nel Belpaese e le prime dosi sono state somministrate. La collettività gioisce dinanzi a questa notizia, nutrendo la speranza che in circa sei mesi si possa tornare alla vita d’un tempo.

Eppure, parliamoci chiaro, siamo davvero sicuri che questa sia una buona notizia? Pensateci seriamente: tra pochi mesi si tornerà a condividere l’ufficio con gente che abbiamo sempre detestato, le mascherine verranno meno e torneremo a sentire l’alito fetido dei nostri colleghi. Ilario, il toccaccione di trent’anni appena compiuti che vuole cambiare il mondo, magari assunto da poco, si presenterà dandoci una pacca sulla schiena e massaggiandocela, chiamandoci con il nome di battesimo o, peggio, con il nostro diminuitivo, come se ci conoscesse da una vita, con lo scopo di elemosinare la nostra simpatia prima di sferrare l’inevitabile coltellata alla schiena. Le strade torneranno a essere trafficate, saremo costretti nuovamente a uscire il sabato sera alla ricerca di parcheggio e di un posto libero in pizzeria e il prossimo Natale lo passeremo nuovamente con genitori, suoceri e parenti, non più in videochiamata, per cui saremo costretti a rispondere de visu a tutte le domande imbarazzanti dei nostri vecchi rottinculo.
Cari lettori e care lettrici, diciamoci la verità: ma quanto cazzo siamo stati da Dio in questa situazione?

Buon vaccino, una volta immuni, sapete qual è la prima cosa che dovete fare. A buon intenditor…

La pandemia del turismo compulsivo

È ormai domenica sera. Il buon Giacomo d’altro canto ci aveva avvertiti: …tristezza e noia / recheran l’ore, ed al travaglio usato / ciascuno in suo pensier farà ritorno. È dunque questo un momento assai propizio per stemperare l’angoscia dell’incombente settimana lavorativa, mediante una riflessione, al solito moderata e pacata, sull’ennesima pandemia che, purtroppo, neppure il Covid-19 è stato capace di debellare: quella del turismo compulsivo.

Facciamo un riepilogo. Immagino ricordiate bene in che condizioni erano i social network fino allo scorso anno. Mi riferisco, nello specifico, ai profili di coloro che hanno girato il mondo con i soldi di mamma e papà e ci hanno ammorbato con innumerevoli fotografie, tutte tristemente identiche tra loro, dinanzi a monumenti, paesaggi, spiagge esotiche, ostentando dita a V e sorrisi sui loro volti patinati dagli orribili filtri che riescono solo a far apparir loro ancor più miserabili, magari sentendosi anche un po’ speciali, nella convinzione di aver fatto una vacanza unica, diversa da quella fatta dai compagni di liceo con cui, alla veneranda età di quarant’anni, sono tuttora in competizione, in una ridicola guerra tra poveracci, e mai termine fu più appropriato in questa circostanza. Bene, ad oggi, spulciando tra i profili social di costoro, tra una focaccia integrale e una torta di mele, una copertina e una tisana con il partner con il quale il sesso è ormai un’antica e vetusta rimembranza, emerge una nicchia di nostalgici, una carovana di sensibiloni che si ostina a pubblicare fotografie di viaggi passati, accompagnando le immagini a struggenti didascalie che magnificano il senso d’attesa fremente in merito alla fine delle restrizioni e alla conseguente possibilità di tornare quanto prima a sperperare capitali ereditati e immeritati. Tra i post, ce n’è uno che mi ha colpito in particolare: foto di coppia, bacio platonico con lei che poggia le natiche su una palma, in una spiaggia non identificata. La didascalia che accompagnava questa meravigliosa immagine, peraltro impeccabile da un punto di vista della composizione fotografica, e questo fa molto riflettere sulla spontaneità e l’autenticità di questi momenti, era la seguente: Il giorno dopo il vaccino #dreamingof.

Bene, a questo punto, visto che a quanto pare siamo tutti un po’ sognatori e visionari, in questo mondo pazzerello e birbante, un po’ hungry e foolish, vorrei condividere un mio di sogno, un desiderio che nasce dal profondo del mio cuore: non posso che augurarmi che il vaccino contro Sars-Cov-2 funzioni pienamente, che gli anticorpi facciano il loro dovere nel proteggervi dal Coronavirus, ma che quest’ultimo sia pieno di effetti collaterali paradossali. La mia grande speranza è che, non appena avrete ricevuto in vena l’ambito antidoto, vi colga una violenta diarrea, la pelle vi si riempia di squame, diventiate verdi e magari vi spunti una bella coda, auspicando che quest’ultima ogni mezz’ora vi riempia di ceffoni, compensando anni di mancate cinghiate che i vostri genitori avrebbero dovuto darvi anziché mandarvi in giro per il mondo a bighellonare come dei lazzaroni. I vostri selfie, in quelle condizioni, sarebbero un vero spettacolo. Sarà uno spasso ammirare le vostre facce da rettili deperite con una didascalia del tipo “Sono diventato/a orribile, ma ciò nonostante sorrido sempre e questo mi dà la forza per andare avanti”.

Andare avanti verso dove, mi chiedo poi? Ma dove cazzo volete andare?

Buonanotte.

La Pandemia di Masterchef

Credo sia opportuno fare una seria riflessione in merito ai gravissimi danni psicologici e sociali che programmi televisivi quali Masterchef, Cucine da Incubo e affini hanno causato a noi tutti. Al solito, i social network sono un’autentica miniera d’oro sotto questo punto di vista. Ormai i profili sono un pullulare di fotografie di antipasti, primi, secondi, contorni, dolciumi di ogni tipo, impiattati con una cura estetica maniacale, oltre al perfezionismo nevrotico, ossessivo-compulsivo, con cui le portate vengono immortalate, cercando l’angolazione e la luce giusta. Ecco, in tutto questo, la mia perplessità è la seguente: ma dove cazzo lo trovate tutto questo tempo libero? Ma ce l’avete un cazzo di lavoro? Tra l’altro, state facendo venire una marea di complessi a chi, come il sottoscritto, si accontenta di cucinare piatti più semplici, con un semplice, antico, tradizionale e pragmatico obiettivo, quello di mettere sotto i denti qualcosa di commestibile.
Davvero, cari lettori e care lettrici, lo ribadisco ancora una volta: la pandemia non ha avuto nessun effetto catartico, non vi è stata nessuna evoluzione, nessuna maturazione, nessun miglioramento, nessuna palingenesi collettiva. Il fatto che il virus vi abbia costretti in casa ha magnificato un’epidemia ben peggiore, quella del vostro narcisismo ed esibizionismo, il sentirvi tra i fornelli alla stregua di novelli Carlo Cracco e Bruno Barbieri, verso i quali, tra l’altro, provate un’ammirazione di stampo masochistico, visto che se avessero modo di assaggiare le porcherie che cucinate, probabilmente ve le sputerebbero in faccia riempiendovi di insulti e li ringraziereste pure.

Non posso che augurarmi, per concludere, che la pandemia finisca quanto prima, che i vaccini siano efficaci e che al termine di questo durissimo anno faccia seguito una tremenda carestia, una mancanza totale di derrate alimentari che ci liberi una volta per tutte di questa iattura del “food porn”. Sarà bellissimo vedere i vostri selfie, con i vostri volti scavati e rinsecchiti, mentre dentro siete straziati dal dolore e dalla fame, con la didascalia:”sono tre giorni che non mangio, sorrido sempre”.

A quel punto, sarà bellissimo anche assistere all’ultima edizione di Masterchef, nel corso della quale i concorrenti, esasperati dalla mancanza di cibo, divoreranno senza pietà Cannavacciuolo, Barbieri, Bastianich, Locatelli, Cracco e chiunque sia stato giudice di quella trasmissione spazzatura.

Fortemente Raccomandato

Non mi sono mai sentita così sola, tormentata dal fantasma dell’ennesima clausura e dalla vaghezza oserei dire kafkiana di questi decreti del presidente del consiglio dei ministri, secondo i quali è fortemente raccomandato il nulla più assoluto, ma un nulla che angoscia, un nulla dal sapore mortifero, quel vuoto che sa di mancanza di senso, di scopo, congelati in un istante eterno, dal quale, cari lettori e lettrici, non vi è scampo, nessuna via d’uscita.

Non vi è speranza alcuna, sorelli e sorelle, siamo in gabbia, siamo fottuti, a guisa di puttanelle in calore. Il governo, le regioni e i comuni sono i nostri cazzi di papponi.

Ci tenevo a infondervi del sano ottimismo, quest’oggi.

Fendente

Iniquo mondo, qui in bolle distanti,
ognuno ch’ormai mira i suoi fantasmi
mutevoli e cangianti ad ogni istanti;

quale destino ci resta sperare,
immersi ormai solinghi nei miasmi
d’un claustro ch’imminente s’ha da fare?

Ché la salvezza si fa nel presente,
parando della vita ogni fendente!

Decrescita Felice

Debbo riconoscere una certa coerenza nell’attuazione del programma politico del Movimento Cinque Stelle, nella fattispecie in merito alla cosiddetta “decrescita felice”: non ho mai visto in vita mia una simile catastrofe economica, sociale e democratica, accompagnata da una tale gioia incontenibile da parte dei sostenitori del governo, eccitati come ragazzine alla vista del vanesio damerino con la pochette, sempre sul pezzo, ma soprattutto, con le idee molto chiare in merito ai provvedimenti amministrativi presi per fermare la pandemia che, per dirla con Vittorio Sgarbi, hanno la stessa efficacia di un paio di mani contro un fiume.

La differenza tra un vero capo e un ducetto squattrinato, pur dai modi gentili? La capacità di assumersi in pieno la responsabilità delle proprie scelte e di scusarsi dei propri errori. Nessun uomo di stato dovrebbe scaricare la colpa sul popolo, soprattutto se chi ci governa non emana regole chiare.

Coprifuoco

Finalmente si torna a fare sul serio, coprifuoco notturno in più regioni d’Italia. Non vedo l’ora di vedervi riuniti come me con la vostra famiglia da Mulino Bianco a preparare la pasta sfoglia, le torte salate, le orecchiette, a gustare la gioia del focolare domestico, che rievoca le antiche immagini agresti e bucoliche dei nostri avi, il tutto naturalmente da mostrare sui nostri profili social, bravi e solerti cittadini, beatamente e ipocritamente sorridenti con le mascelle dolenti, poiché siamo forti, invincibili, in guerra anche noi, in trincea, mentre il trauma collettivo del distanziamento sociale e l’angoscia nera di un possibile contagio faranno il loro bravo lavoro sotterraneo fino a logorarci e a solleticare il peggio di noi, che ingoieremo come un rospo amaro, perché è troppo dura per tutti noi ammettere che tutto questo è uno schifo e che odiamo la convivenza forzata con una famiglia che abbiamo scelto di fare solo per condizionamento sociale, noia e mediocrità.

Appello a tutti i lombardi: ci diamo appuntamento domani sui balconi di casa alle 23 in punto, per cantare l’inno di Mameli, stringerci a “corte” per esser pronti alla morte.

La viltà e l’ipocondria che si fanno virtù. Mio Dio..