Cedi Sognando

Il gelo incede, cener nebulosa
la via del vico, quasi orba, oziando,
più non si lascia calpestar rabbiosa,
sola restando.

E i veli scendon, Vener voluttuosa,
sei mia, ti dico che mi turbi, osando;
giù ormai m’accascio, ad afferrar, viziosa,
te già ansimando.

Di tela preda, prenderti ossequiosa,
mai pia né amica, non più acerba, amando
su sta’, ma poscia a riposar, preziosa,
cedi sognando.

Ebbro

Il mondo esterno deserto oggi ignoro
con l’oro biondo che circola dentro
che dalle vene fluisce al cervello
stempera ansie paure e controllo
porta la gioia che quasi scordavo
dona la forza di guardar l’interno
senza dar peso a minacce di fine
che prego forte non giunga imminente
tanto da fare e da dare m’attende
sento la vita che spinge pressante
a pesar della clausura opprimente
cerco gli sguardi negli occhi tuoi paion
prati d’immensa distesa nei quali
correre fino a spaccarmi i polmoni
per poi lasciarmi cadere sul fresco
mentre la brina mi bagna le gote
pur ignorando il tuo fertile odore
auspico un giorno il tuo abbraccio accogliente
mentre raccogli i miei fiumi salati
che quei vetusti dolori disciolgon
per ricomporre quell’alma mia rotta
verso quel Tutto che centra e dà luce

Sera

Strade silenti, un bel tempo ruggenti,
taccion solenni all’occaso che giunge,
cielo che ostenta i suoi astri splendenti,
e una clausura che l’alma mia punge.

Spirito domo, disteso ormai equo,
priva questioni su postere ore,
supra timor dell’orrore del vacuo,
inspice e cura un auspicio d’amore.

Carità data invitata non muta,
scambio parziale di verbi e d’effigi,
nostalgia antica, la mano tua avuta,
sui velli del volto mio vaghi grigi.

Strade ruggenti, ora mute e silenti,
gridavan fiere alla luce maestosa,
aere che offrivi i tuoi grigi violenti,
libra lo iato a quest’alma bramosa.