Restare

Siede spossata da tanti travagli,
e sùbito alla porta bussan lesti,
non dubita, son forti, indossan vesti
candide, issàti, sul manto due intagli.

Vetusti spettri ricorron, già noto,
l’accoglie e non sentenzia e l’occhi serra,
coi brogli lor non danza, pecca ed erra,
trambusti elettrici scorron nel vòto.

E’ sera e duole, tenace Signora,
ch’i pugni stringe e spenge il suo giudizio
e spera in un sollievo che ristora.

Intera suole, mordace divora,
di sogni spinge e cinge il precipizio,
restare, com’allievo nosce ancora.

A te

Sta’ qui, presenzia, viva e piena, o Musa,
discreta, attendi, ascolta i miei silenzi,
riparo da fiumana che cadenzi,
loquela che s’espande com’intrusa.

Dimanda pur, ma parlami da dentro,
mandàti negligenti o perentori
son come piè su prato pien di fiori,
amiamo, venerando il nostro centro.

A te, che qui sei occorsa d’improvviso,
di vesti priva, mergiti nel fiume,
e lasciati rapir dalla corrente,

che trarti possa all’urbe tua, imminente,
che quel liquor perspicuo faccia Lume,
speciosità permanga sul tuo viso.

Tregua

Silente nella tana,
consunto dal travaglio,
di questa guerra vana,
ripongo nel bagaglio

quell’armi di battaglia,
per meritata tregua,
contr’omini di paglia
alla mia stessa stregua.

Sirena strilla acuta,
richiamo repulsivo,
giammai ti sia dovuta
sentendomi sì vivo,

di ceder al tuo canto,
che porge doni vacui,
rimembro fin al pianto
quel dì che mesto tacqui

tradito da fiducia
riposta malamente
ferita ch’ancor brucia,
volgendo alla mia mente

essendomi mentito
s’illusa rendenzione
d’un bravo mai pentito
chiodato da coazione

sul fresco verde siedo,
il rivo scroscia e netta,
a quel sollievo cedo
l’osservo e faccio incetta

di pace meritata
sperando ben composto,
Signora mai ventata,
che tutto metta a posto.

Penelope

Stingue, sentenzia, il tuo esser lontana,
odo disciolta la speme ormai vana,
reclusi a chiave, novelli liberti,
ecco, ai doveri, adempiamo solerti.

Brevi momenti d’amore,
esecuzioni profonde,
celiam le rughe più immonde,
quali eleganti signore.

E’ a lei che ambisco, Penelope, cara,
dona, dal vuoto discosta e ripara,
fossi l’Ulisse ogne parte dell’orbe
speculerei, in un viaggio che assorbe,

per poi a lei ritornare,
dentro il suo amplesso dissolto,
nudo, silente, raccolto,
alacre ancora a danzare.

Astruso Sole

Colpi dal petto e calore in crescendo,
nella clausura costretto mi stringo,
solo, cattivo, il pennello m’intingo,
turbo la candida tela, scribendo.

D’esiti antichi non giunge memoria,
posteri atti secreto proietto,
prono in ginocchio d’un Divo al cospetto,
scaccia remota da me vanagloria.

Astruso Sole, vestuto da nembi,
candidi cieli sul grigio deserto,
compiono vici nudati di vita.

Resto quiescente in espera infinita,
d’esser minuto ed inerme ormai certo,
logoro afferro di vesti Tue i lembi.

 

Dama Palindroma

Posa serena, le spalle rivolta
al mare blu, mentre indugia sul viso
mestizia d’occhi sul dolce sorriso,
la bruna chioma su spalle disciolta.

Cerule veste sul petto s’induce,
nivea la cute, ch’a guisa di spuma,
tarda s’alterna, mergendo da bruma,
sfugge dall’alma nostalgica luce.

Attenta osserva composta in lettura,
l’uso, scrivendo, d’un cavalier ‘gnoto,
il volto suo s’è occultato già in toto,
per un riserbo a cui pone assai cura.

L’antica pugna tra meti e desei,
nell’alma inflamma vetusti conflitti,
scioglier, quantunque da piaghe trafitti,
l’arcan, ché d’omessa fede siam rei.

Dama palindroma attende cupìda
videndo nome ed orìgo già ‘strusi,
del vir nascosto, dei tratti suoi inclusi
di nobil cor o di creatura infìda?

 

Attesa

Volgomi intiero nell’atro del lago,
donde la luna si specchia completa,
pallido globo ch’appare a compieta,
con il mio sprito mai sazio né pago.

Siedo raccolto sul madido prato,
integro odo ed osservo coll’alma.
S’in superficie apparente v’è calma,
dentro quell’acque è continuo boato.

Agile e pigra, tempesta cangiante,
d’animo equo, di speme, dolente,
muta la forma la flora impotente,
serva di Luce Assoluta imperante.

Volgomi a te, o mio Lume potente,
ch’inesorabile al fato mio guidi,
per la miseria mia tutta m’irridi,
e nel tuo braccio mi sciolgo accogliente.