In Un Sogno

All’improvviso in un sogno l’apparve
e le sovvenne il ricordo remoto
di quell’amico vicino, devoto,
e come un tempo già tutto le parve.

La luce da quel corpo suo trasparve
e quanto proferito le fu ignoto,
ma quel suo sguardo vivo causò moto
nel cuore suo, finché egli non scomparve.

Le lacrime riempirono il suo volto,
di gioia e di dolore. Quell’istante
le parve quasi eterno, dando vita;

e un Dio lei ringraziò, per aver colto
quel dono del suo amico ormai distante,
di forte amor tremaron le sue dita.

Carni Vive

Ormai assuefatti a questa condizione,
imbavagliati come prigionieri,
giammai disfatti, desti, da inazione,
un anno è andato eppure sembra ieri.

Attendiam matti una vaccinazione,
appesi a dati (quanto veritieri?)
paiamo ratti appesi a una razione,
ma il danno è fatto, restano i pensieri.

E tu da quanto aspetti di tornare
infine ad abbracciare i tuoi affetti,
a stringer carni vive, anche ad amare?

Di spine al cuore, amare, son gli effetti
e affranto ci rifletti, a quanto pare
il fine è di penare, che t’aspetti?

Speranza e Delusione

E son le attese la prova più dura,
la Delusione s’accompagna in danza
ad una controparte assai più pura;

di nome tal compagna fa Speranza,
è lei di cui bisogna averne cura,
nel mentre scrivo versi in questa stanza.

Pertanto fatti avanti e non temere,
cediamo dunque al fato, al suo volere.

Rialzarmi

Son certi incontri ch’ uniscon destini
e come fiume che scorre fluisce
danza di man, si discorre e s’ambisce
a gettar ponti, a tornare bambini;

s’alzino i calici colmi di vini,
ché per il lume anche il buio perisce,
benché alle volte l’amor ci ferisce
e non fa sconti anche agli animi affini.

Si sa, si naviga spesso da soli,
ma benvenuti, compagni di viaggio,
s’anche per poco vogliate guidarmi

verso gli ambiti, remoti assai, moli,
ché sempre meno mi sento un ostaggio
e, pur cadendo, or so come rialzarmi.

Piena

Abbiam davvero paura d’amare,
forte è il timor di deporre le armi,
dalle armature riuscirci a spogliare;

ce ne stiam vigili come gendarmi,
ché quel poter non si riesce a disfare
ché siamo fragili, altro che marmi!

Eppur rischiamo, ne vale la pena
seguir richiamo di vita più piena.



Lasciami Esser Felice

Lasciami esser felice
per altri venti minuti
restiam distesi, svenuti,
non son bugiarda né attrice.


Stretti, in quel piccolo letto
col capo sulla mia spalla
e le sue braccia al mio petto,
non son di certo farfalla,
ma un bruco e il cuore mi balla.
E intanto suona la sveglia,
dopo una notte di veglia,
triste, d’un tratto mi dice:

Lasciami esser felice
per altri venti minuti
restiam distesi, svenuti,
non son bugiarda né attrice.

Muti, sereni, in cammino
per vecchi borghi sperduti
posti che san di confino,
di sentimenti taciuti,
d’ozio annegato nel vino.
Son pochi intensi momenti
che, pur lontani, presenti
si fan sentir quando dice:

Lasciami esser felice
per altri venti minuti
restiam distesi, svenuti,
non son bugiarda né attrice.

E penso a quel che m’ha dato,
penso all’affetto che resta,
che mai sarà più scordato,
benché la fine fu mesta
di quell’amor poco amato.
Con il mio sguardo remoto
verso un futuro assai ignoto,
ricordo lei che mi dice:

Lasciami esser felice
per altri venti minuti
restiam distesi, svenuti,
non son bugiarda né attrice.

Fortuna

E restan pochi giorni di stupore
adesso che si svela quanto vero,
che tutto sembra men che un grande amore;

ché spesso quanto bianco è al tempo nero
e quanto è invero grigio par colore,
intanto il viaggio segue, osservo e spero.

Il sole è sceso ed è sorta la luna,
l’attimo dopo ci porti fortuna.

Amore Borderline

Finalmente avete trovato il partner giusto, l’anima gemella, o voi millenials, o voi generazione fiocchi di neve, eterni adolescenti così complessi come dite di essere, così tormentati, travagliati, difficili, incapaci di trovare una collocazione in questo pazzo mondo etichettante, ma al contempo liquido e in divenire, eternamente incompresi, con il vostro passato colmo di dolore usato come bandiera, come vezzo, con la vostra sensibilità considerata dono prezioso e raro, capaci come siete di sentire il doppio e in anticipo, di sentire la pioggia prima ancora che vi cada addosso e di sentire le urla di chi piange in silenzio, quando in verità avete semplicemente dimenticato di prendere i vostri antidepressivi del cazzo. Tutto fluisce, c’è affinità a letto, c’è affinità intellettiva, vi sentite reciprocamente a vostro agio. Avete finalmente l’occasione di poter sedurre l’altro con i vostri tormenti, con la vostra psiche malconcia, con l’amore non ricevuto dai vostri genitori, usando la vostra presunta depressione da quattro soldi come arma per sentirvi un po’ maledetti, un po’ speciali, nella speranza che in fin dei conti questa nuova storia, questo nuovo flirt vi possa guarire finalmente dal dolore e farvi felici per sempre.

All’inizio le cose procederanno bene, vi troverete in un autentico incantesimo, in una simbiosi perfetta, due spiriti affini zoppicanti che si prendono per mano e si mettono in cammino verso l’oscurità in un incastro nevrotico, due pezzi di un puzzle raffigurante un cimitero, finché dopo poco tempo, qualcosa comincerà a scricchiolare e, improvvisamente, percepirete un lieve crampo allo stomaco: il vostro partner sta cominciando a rimescolare le carte, a seminare dubbi sul rapporto, a lasciare le cose in sospeso, a omettere, con lo scopo di mettere costantemente alla prova il vostro interesse nei suoi riguardi e tenervi eternamente inchiodati a lui, fino a logorarvi e a esaurirvi. Bene, quel crampo allo stomaco è il segnale: datevela a gambe e non guardatevi indietro, neppure per recuperare le valigie. In caso contrario, finirete in una ragnatela di manipolazioni, menzogne, giochi di potere, alternanza di seduzione e ripensamenti dell’ultimo secondo, alternanza di amore e freddezza glaciale. Siete diventati per l’altro al contempo indispensabili e una palla al piede, sarete alternativamente trattati con profondo amore e bersagliati dall’odio più cieco nei vostri riguardi, in quest’ultimo caso perché siete diventati degli stronzi incapaci di comprendere il suo dolore. Ai suoi occhi, siete diventati come sua madre, siete diventati come suo padre.

La verità è che siamo patologicamente affezionati al nostro dolore e alle nostre nevrosi e, salvo rarissime eccezioni, non molleremo tutto ciò neppure morti. La nostra ridicola infelicità ci serve per darci un’identità, riempirci le giornate e darne un senso deviato. Amiamo fare le vittime e basare i nostri rapporti sul tenere legato l’altro a noi unicamente tramite il senso di colpa, nella speranza che si faccia carico del nostro malessere, in un legame che assomiglia più a quello tra un nematode e un intestino che a quello tra due esseri umani.

Grazie a Dio, le storie d’amore non sono tutte così, esistono rari casi di persone mature e abbastanza risolte, ma ascoltate un vecchio rotto in culo sulla soglia dei sessant’anni come il sottoscritto: imparate a convivere con i vostri fantasmi, evitate di sbatterli in faccia a chi vi circonda come arma di seduzione e, soprattutto, state alla larga da qualsiasi infelice e succhiavita emotivo, per quanto costui possa affascinarvi con il suo essere tormentato e maledetto.

Se non disporrete della fibra necessaria, quest’ultimo sarà più forte di voi, nella sua fragilità.

Ne uscirete a pezzi.

Notti d’un Tiepido Maggio

Sei ormai lontana, un antico miraggio
benché bruciammo assieme di passione
d’amor ch’avea il sapor di una missione
in quelle notti d’un tiepido Maggio.

E venne giugno ed ancora tuo ostaggio,
mi giunge rimembranza, una visione:
dovetti, per librarmi d’oppressione,
in lacrime riprendere il mio viaggio.

Dove sarai, mio impossibile amore?
Non nuoci più, somigli ad un tramonto
cui raggi neppur scaldano la pelle.

Con gli occhi ormai di sbiadito colore,
ben presto a un nuovo tuffo sarò pronto
nel mar d’un nuovo sguardo, come stelle.

E Tacque e Valse

E val la pena di fermarsi a volte,
per un fratello che cerca sollievo
dal suo dolore improvviso coevo
a un male collettivo cui siam colte,

anime piene, può darsi risolte,
dal lor fardello sovente in rilievo
per un amore reciso, e tacevo
a un tale assai invasivo vie sepolte.

A quanto pare non tutto è perduto,
quando le fiamme divampan è ora
di spengerle con fiumi d’acque salse;

il pianto amaro dà un frutto cresciuto,
spandonsi gemme che vita divora:
“Aspergimi di lume!”. E tacque e valse.