Assente

Che resta d’un amor non consumato,
di tempi miei, tuoi spazi, non connessi
e frutto d’un coraggio ch’è mancato?

Rimangon desideri non espressi,
parole e il lungo abbraccio che mi hai dato
quel dì che sei partita, entrambi oppressi;

oppressi da un addio che fu pungente,
nelle canzoni rivive il tuo sguardo
che mi donasti con tanto riguardo
e non accetto ch’ormai tu sia assente.

A Filippo

E giunge l’ora di mettersi in viaggio
per te, fratello, partenza improvvisa;
lasci una valle di lacrime intrisa
ma anche di rose che sbocciano a Maggio;

quanto ci lasci è un profondo messaggio
d’anima bella, irrequieta, precisa,
a cui mediocrità spesso era invisa,
che mai del conformismo cadde ostaggio.

Un uomo libero in volo nel cielo
forse sorride a chi resta qui, colto
da quest’addio ch’assomiglia a un inghippo;

e tutto è invece scontato e risolto
per chi leggero, solleva quel velo
che copre tutto. Buon viaggio, Filippo!

Virgilia

L’istante che recorre ancora caro,
in dolci rimembranze il sen si stringe.
Sul lìtor sta, sui volti si dipinge
la gioia spenta d’un finale amaro.

Un compito ella svolse, m’è ora chiaro,
frattanto ch’una lagrima s’intinge
sul viso, il lutto mio non più respinge,
giacché la nave ormai s’accinge al varo.

L’esercito guardingo gettò l’armi,
lasciando inceder l’ospite inconsueto,
sorella affine, guida necessaria,

fragosa taciturna, fresca l’aria
su noi spirò, cedendo il me desueto.
A lei son grato, or possa congedarmi!