La Pandemia degli Addii Al Nubilato

Questo post vuol essere una dedica a noi donne, naturalmente e geneticamente superiori e migliori delle nostre controparti di sesso non femminile, delle quali al momento mi sfugge la definizione. Sarà un post un po’ irriverente e caustico, facendo un’eccezione, dato che come ben sapete sono generalmente una fanciulla molto posata, usa a dir le cose con un certo tatto, quel tatto che si confà a una damigella di buona famiglia, cordiale ed educata come la sottoscritta.

Davvero, care utentesse, è bene che qualcuno ne parli e sarò io la prima a farlo: ma quanto ci ha rotto le ovaie questo vaiolo, questa cazzo di peste nera degli addii al nubilato? È cosa buona e giusta che qualcuna vi dia uno scossone. Avete finito di sperperare i soldi di vostro padre direttore di banca in queste cazzo di limousine, vestite tutte allo stesso modo, nella convinzione di partecipare a un party unico e speciale, quando in realtà siete solo delle replicanti scontate e banali, la copia di mille riassunti, per dirla con Samuele Bersani e farvi bagnare tutte? Ma è possibile che queste feste siano poi tutte uguali? Indossate tutte una maglietta rosa che recita generalmente uno slogan banale e stereotipato sul matrimonio, mediante il quale fingete che la futura sposa, che si distingue da voi unicamente per via del velo bianco in testa, stia subendo una sorta di condanna. Vi prego, smettetela con questa pagliacciata, piantatela di andare in giro per la città a bighellonare e a coprirvi di ridicolo, richiedendo foto buffe generalmente ai più morti di fica del quartiere, ai quali donerete un briciolo di speme facendogliela annusare, facendogli credere che siate in giro alla ricerca di poderosi uccelloni quando, non appena Mariarita, la bruttarella del gruppo, riceverà un invito a uscire da parte del nerd Gwencàlon che ha appena scattato la foto, sarà soverchiata dal timore atavico e isterico di essere pisellata e si tirerà indietro. A fine festa poi, tornata a casa, nella solitudine della sua cameretta, prona sul suo lettino, piangerà lacrime di rabbia e di dolore con la faccia sommersa nel cuscino, sapendo che Naomi, l’odiata migliore amica, ha sempre avuto più uomini di lei e finalmente convolerà a nozze con quel fustacchione di Michelangelo, l’unico che ha saputo tenerle testa, ché stare con lei non è mica semplice, oh! Non sono mica tutti capaci di combattere per lei, bellissima, complessa e dolcemente complicata com’è.

Care utentesse, un consiglio da amica: lasciate perdere la voce interiore di vostra madre e di vostro padre, che vi hanno instillato un sacco di complessi e di traumi, in base ai quali non siete degne di essere chiamate donne se non convolate a nozze. Emancipatevi sul serio, guardatevi dentro, scavate in fondo alla cloaca della vostra cazzo di interiorità, guardate bene in faccia i vostri demoni, i quali sono lì per una precisa ragione, guardate quella mezza sega del vostro compagno o di vostro marito, il cui sguardo spento è degno certificato di garanzia della sua castrazione causata da altrettanti, seppur differenti, condizionamenti sociali, della sua vitalità ormai soffocata dal grigiore di una routine mortifera. Guardatelo bene e, per fare un’altra altissima citazione, ricordatevi della serie tv Scrubs. Ricordate bene cosa dice il Dr. Cox a Elliot Reid, prima che quest’ultima stia per sposare Keith Dudemeister: – Elliot, vuoi sposare Keith o vuoi semplicemente sposarti?

Bene, care utentesse, se dopo la vostra autoanalisi, la risposta è che volete semplicemente sposarvi, se il vostro obiettivo è semplicemente quello di mettere su famiglia con un brav’uomo che non disturba troppo, ma vi irrita profondamente esattamente per questo motivo, se dunque l’idea è quella di portare avanti un progetto che fondamentalmente interessa solo a voi, perché fidatevi, a pochissimi uomini interessa davvero metter su famiglia, allora è quello il segnale: fate le valigie, scappate a gambe levate e non guardatevi più indietro.

Questa mia missiva è valida naturalmente anche per gli utenti ammogliati, ai quali mi tocca enunciare un’amara verità: cari uomini, noi donne amiamo in pochissimi casi, stiamo con voi per paura della solitudine e del giudizio altrui. Se amiamo qualcuno, senz’altro non siete voi, al massimo possiamo provare nei vostri confronti un po’ di tiepido e insipido affetto.

Prendetene atto.