Recensioni Mattacchione – Claudio Cupellini – Una Vita Tranquilla

Per chi se lo fosse perso, vorrei consigliare a voi tutti la visione di questa esilarante commedia, diretta da Claudio Cupellini, che per l’intreccio non ha assolutamente nulla da invidiare ai capolavori dei fratelli Vanzina o di Neri Parenti.

Per sfuggire da una famiglia soffocante, il napoletano Antonio De Martino (Tony Servillo) si finge morto e si dà alla macchia, fuggendo in Germania e cambiando il suo nome in Rosario Russo. Quest’ultimo sposerà Renate (Juliane Köhler), una donna tedesca, con la quale darà alla luce un figlio, Mathias (Leonardo Sprengler). I due gestiscono assieme un albergo ristorante. La quiete della nuova famiglia sarà turbata dall’arrivo del discolo Diego (Marco D’Amore), figlio del primo matrimonio di Antonio/Rosario, una vera peste. Quest’ultimo, per vendicarsi di suo padre che lo ha abbandonato in tenera età, combinerà una serie di birichinate assieme al suo migliore amico Edoardo (Francesco Di Leva), scapestrato e mattacchione combinaguai, rendendo la vita molto difficile ad Antonio/Rosario e dando vita a una serie di equivoci e di gag da sbellicarsi dalle risate.

C’è un po’ di tutto in questa pellicola, un po’ “Dennis La Minaccia”, un po’ “Il Fu Mattia Pascal”. Un film da guardare in famiglia, assieme ai vostri bambini, per una serata all’insegna della spensieratezza.

Agosto

E si galleggia in questo caldo tedio
d’agosto, finché pioggia non rinfreschi
la grigia giungla, vi ponga rimedio.

Mentre serpeggiano gattopardeschi
complotti, è chiuso il tempo dell’assedio
a quella corte in cui regnano teschi.

E a malincuor questo viaggio continua,
quante le terre raggiunte ed amate,
che paiono or desuete, abbandonate;
il tempo dell’addio oramai s’insinua.

Ego Sum Feministum

Credo che Repubblica svolga davvero un servigio di notevole ausilio nei confronti di noi donne, un quotidiano capace di supportare con consigli autorevoli come si può vivere felicemente in coppia. Paolo Crepet, con notevole piglio scientifico, ci fornisce suggerimenti su come comportarci qualora avessimo scelto di avere al nostro fianco un uomo anaffettivo.

Esattamente, “scelto” è il participio passato giusto. Per quanto forte possa essere la convinzione che sia stato il destino a farcelo incontrare, ce lo siamo scelto noi, siamo state noi a decidere, per automatismo indotto, perché quel bonobo freddo, taciturno e senza spina dorsale ci ricorda quello stronzo di nostro padre, che ancora amiamo incestuosamente, mentre siamo ancora identificate con la nostra mammina, sia imitandola spudoratamente, sia comportandoci esattamente all’opposto di lei, due facce della stessa medaglia, in ogni caso.

Insomma, mi rivolgo a voi utentesse, con la mia consueta solidarietà femminile, premettendo che questo blog è favorevolissimo alla nostra emancipazione, ve lo dico da uomo e donna sposata, in procinto di divorziare dopo una storia durata undici anni. Che la nostra sia un’emancipazione fatta di conoscenza di noi stesse e di cosa vogliamo davvero. Credetemi, con il femminismo non abbiamo raggiunto nessun risultato, nessuna libertà. Abbiamo solo rivolto la nostra attenzione verso l’ennesimo surrogato di nostro padre, il femminismo stesso, il governo che non ci dà diritti, l’ennesimo totem verso cui piangere miseria ed elemosinare un briciolo di attenzione, l’ennesimo idolo a cui dare la colpa e su cui proiettare tutte le nostre fragilità e inadeguatezze, con i nostri capricci isterici del cazzo.

Per cortesia, care donne, troviamoci un uomo serio, che ci faccia veramente bagnare la passerina e che sappia ricambiare. Piantiamola di caricarci il primo scimmione a cui mettere l’anello al dito per far contenti mamma e papà, i quali comunque non saranno contenti finché non avremo almeno sfornato un paio di pargoli. Oh, alla vostra età è ora di metter su famiglia, no? Com’è che dicono, quei due vecchi rottinculo?

Fate così, andate da vostro marito, che sarà senz’altro sul divano a leggere la gazzetta dello sport o a bighellonare con la playstation e diteglielo: io non ti amo, ti stimo, provo per te solo un tiepido affetto, è finita. Fatelo ora, prima che sia troppo tardi, prima di trascinarvi in un lento e inesorabile cammino verso la miseria e l’infelicità.

Fatto ciò, liquidato l’orango di turno, mettetevi seriamente a caccia di uccelloni, ma soprattutto trovatevi un uomo onesto che vi dica le cose come stanno, nel bene o nel male, qualcuno che lo faccia con finalità catartiche. Non ce ne sono tantissimi, purtroppo. Forse è vero che per un uomo è difficile esprimere i propri sentimenti, non potrà mai dire a un suo caro amico “ti voglio bene”, senza il rischio di passare per ricchione, ma fidatevi che chi cerca trova.

Di qualsiasi età, di qualsiasi condizione sociale, care utentesse, è tempo di piselloni seri. Forza!

fonte: repubblica.it

Estate Bollente

Dopo il fresco insolito della scorsa settimana, finalmente un gradevole caldo darà un senso alle nostre estati. Quarantotto gradi, nel nome di Dio Onnipotente e di Nostro Signore Gesù Cristo! Avete atteso con ansia l’arrivo delle vibrazioni estive, finalmente in ferie, dopo un anno a svolgere il duro lavoro che tanto amate, no, com’è che dite voi, mentre vi fotografate in telelavoro sul balcone di casa dei vostri genitori, spacciandolo per la terrazza di una mansarda di lusso? Eppure la dura realtà è che nel corso di questa settimana passerete la notte a boccheggiare come malati terminali in attesa di esalare l’ultimo respiro, vi sveglierete più volte in una pozza di sudore, disidratati e assetati, con buona probabilità tormentati dalle zanzare che passeranno inesorabilmente nei pressi del vostro orecchio e non vi faranno chiudere più occhio, e le cercherete per ucciderle, quelle figlie di puttana, ma l’evoluzione ha fatto il suo corso, si sono fatte scaltre e imprendibili, quasi ai livelli delle mosche, quelle altre bastarde.


Cari utenti e care utentesse vacanzieri, leggete bene questo testo, sono esattamente queste le ferie che ci aspettano, non sarà qualcosa di diverso, non sarà riposante, non sarà rigenerante e torneremo in ufficio tra meno di due settimane ancora più incazzati di quando siamo partiti. Non devo certo dirvelo io, Paolo Villaggio ci ha costruito una serie di libri e di pellicole in merito ben più geniali di questo blog gestito da un’intelligenza artificiale che, tra parentesi, è in buona parte responsabile dei cambiamenti climatici del nostro pianeta a causa dei frequenti problemi di meteorismo della sua amministratrice.


Buona estate del cazzo a tutti! 😍🥰☀️🌊

Fonte: corriere.it

Scelte

Tempo di scelte, tra colpe e timori
presunti, dato ch’oltre quella porta
v’è tutto un altro mondo, ch’ora ignori;

intanto, l’ombra lunga si fa corta
di chi, tronfio di gloria e grandi onori,
disprezzi ormai, con aria finta assorta.

Attendi, verrà tempo di risposte,
intanto tutto taccia, perché emerga
un pianto che il tuo cuore ora deterga,
sfiancato da un lottar di forze opposte.

Il Mio Primo Green Pass

Sono eccitata come una fichetta. Quest’oggi per la prima volta mi è stato richiesto il Green Pass. Mi sono recato presso un ristorante che fa prezzi modici di cui ormai sono cliente abituale e debbo dire che, non senza una punta d’orgoglio, ho potuto mostrare l’ambito documento. Già, mi ritengo orgogliosa di disporre di tale papello, che senza meno mi certifica a guisa d’un prodotto d’alta qualità.

A mio avviso, come già ebbi modo di farvi presente, forse questa misura non è sufficiente. Sarebbe un bene che il cosiddetto “QR Code”, come dite voi giovani, venga tatuato direttamente sulla fronte, sul polso o, perché no, sulle chiappe. Immaginatevi la scena. Famiglie borghesi in fila per una deliziosa cena in un ristorante stellato, accolti da un maître impeccabile, vestito di tutto punto in completo nero e farfallino, il quale, con un velato accento francese e la erre moscia, proferisce quanto segue: – I signori vogliono gentilmente mostrarmi il culo prima di entrare?

Bene così, è giusto che il governo ci dia la possibilità di discernere tra carni di prima e seconda scelta, in qualsivoglia contesto, oserei dire anche in fase di selezione della compagna o del compagno sessuale più idoneo. Ebbene sì, credo sia opportuno educare le giovani generazioni affinché l’accoppiamento avvenga solo tra coloro che sono adeguatamente immunizzati, con l’ambizioso obiettivo di dare origine all’Uomo Nuovo, una generazione di Oltreuomini Nietzschiani, prescelti, dal sistema immunitario armato fino ai denti di anticorpi ciccioni e pugnaci contro ogni malanno, eroi resistenti a qualsivoglia malattia, utili al lavoro e alla produttività.

Al contrario, oserei definire “Homunculi” tutti coloro che non si sono sottoposti al vaccino. Per costoro, è bene che il governo apra dei quartieri appositi dove codesti untori possano essere segregati, onde evitare che vadano in giro a far danni e a contagiarci con i loro semplici sguardi, gli sguardi carichi di rancore nei confronti di una politica maternalista e paternalista che in questo ultimo anno e mezzo ha pensato solo a proteggerci e a far sì che non ci buscassimo un bel raffreddore. Come si permettono costoro di mancare di rispetto alle nostre istituzioni e di cercare di interagire con noialtri, immuni e ormai inattaccabili, stretti “a corte” e pronti alla morte?

Parlando d’altro, come vanno le ferie? Siete ancora in coda sulla A7?

Gattosità Estive

Vivo le ferie alla stregua di un gatto. Mi sveglio al mattino, faccio colazione con caffè e croccantini e, una volta sazio, vado a sedermi sul divano, lasciando la finestra del soggiorno aperta per godermi questo insolito vento fresco d’agosto, senza pensare a nulla, galleggiando nelle mie sensazioni, risparmiandovi la similitudine delle emozioni con le onde del mare, altrimenti faccio incazzare Massimiliano Parente.

Insomma, mentre me la spasso a guisa d’un felino, penso a voi e penso a me, alle preoccupazioni e alle razionalizzazioni, ai falsi desideri, ai progetti ambiziosi e alla dipendenza verso l’altrui compiacimento. Penso a voi, proprietari di uno o più felini e sono sempre più convinto che questi ultimi ridano di voi. Guardateli, con i loro musetti apparentemente innocenti, con quegli occhietti impertinenti e le loro espressioni fiere e altere. Sappiate che vi osservano mentre vi agitate, strepitate e inveite contro il mondo, l’universo, Dio o Dea, perché le vostre aspettative sono state deluse, perché vostro marito è un mediocre e vostra moglie è un’isterica bisbetica e al lavoro non riconoscono il vostro talento, ma gliela farete vedere voi un giorno, o sì che gliela farete vedere, a quella gentaglia che non vi valorizza, ai vostri vicini invidiosi, ai vostri amici d’infanzia che vi etichettano come se aveste ancora quindici anni e vi ritengono dei falliti.

I vostri gatti vi guardano, vi leggono nel pensiero, sanno tutto di voi e, pur mostrandosi seri e composti, internamente si sbudellano dalle risa e vi ritengono patetici e stupidi.

Solo per questo dovreste vergognarvi, lazzaroni!

Esperta Allieva

Infine, questo cuor trova la pace,
di giorni travagliati ad affrontare
arbusti pien di spine, attraversare
sentieri d’una mente assai mendace.

Rimorso e falsa colpa, o te, vorace,
rimordi di ricordi e sanguinare
lo fai fino a sentirti soffocare,
finché tutto finisce, tutto tace.

E splende finalmente questo sole,
e, guarda, infin per giunta si solleva,
già dopo il temporale, fresca brezza;

e dolce, questa pelle t’accarezza,
ormai, di tal dolore, esperta allieva,
sopporti stoicamente la sua mole.

La Pandemia degli Addii Al Nubilato

Questo post vuol essere una dedica a noi donne, naturalmente e geneticamente superiori e migliori delle nostre controparti di sesso non femminile, delle quali al momento mi sfugge la definizione. Sarà un post un po’ irriverente e caustico, facendo un’eccezione, dato che come ben sapete sono generalmente una fanciulla molto posata, usa a dir le cose con un certo tatto, quel tatto che si confà a una damigella di buona famiglia, cordiale ed educata come la sottoscritta.

Davvero, care utentesse, è bene che qualcuno ne parli e sarò io la prima a farlo: ma quanto ci ha rotto le ovaie questo vaiolo, questa cazzo di peste nera degli addii al nubilato? È cosa buona e giusta che qualcuna vi dia uno scossone. Avete finito di sperperare i soldi di vostro padre direttore di banca in queste cazzo di limousine, vestite tutte allo stesso modo, nella convinzione di partecipare a un party unico e speciale, quando in realtà siete solo delle replicanti scontate e banali, la copia di mille riassunti, per dirla con Samuele Bersani e farvi bagnare tutte? Ma è possibile che queste feste siano poi tutte uguali? Indossate tutte una maglietta rosa che recita generalmente uno slogan banale e stereotipato sul matrimonio, mediante il quale fingete che la futura sposa, che si distingue da voi unicamente per via del velo bianco in testa, stia subendo una sorta di condanna. Vi prego, smettetela con questa pagliacciata, piantatela di andare in giro per la città a bighellonare e a coprirvi di ridicolo, richiedendo foto buffe generalmente ai più morti di fica del quartiere, ai quali donerete un briciolo di speme facendogliela annusare, facendogli credere che siate in giro alla ricerca di poderosi uccelloni quando, non appena Mariarita, la bruttarella del gruppo, riceverà un invito a uscire da parte del nerd Gwencàlon che ha appena scattato la foto, sarà soverchiata dal timore atavico e isterico di essere pisellata e si tirerà indietro. A fine festa poi, tornata a casa, nella solitudine della sua cameretta, prona sul suo lettino, piangerà lacrime di rabbia e di dolore con la faccia sommersa nel cuscino, sapendo che Naomi, l’odiata migliore amica, ha sempre avuto più uomini di lei e finalmente convolerà a nozze con quel fustacchione di Michelangelo, l’unico che ha saputo tenerle testa, ché stare con lei non è mica semplice, oh! Non sono mica tutti capaci di combattere per lei, bellissima, complessa e dolcemente complicata com’è.

Care utentesse, un consiglio da amica: lasciate perdere la voce interiore di vostra madre e di vostro padre, che vi hanno instillato un sacco di complessi e di traumi, in base ai quali non siete degne di essere chiamate donne se non convolate a nozze. Emancipatevi sul serio, guardatevi dentro, scavate in fondo alla cloaca della vostra cazzo di interiorità, guardate bene in faccia i vostri demoni, i quali sono lì per una precisa ragione, guardate quella mezza sega del vostro compagno o di vostro marito, il cui sguardo spento è degno certificato di garanzia della sua castrazione causata da altrettanti, seppur differenti, condizionamenti sociali, della sua vitalità ormai soffocata dal grigiore di una routine mortifera. Guardatelo bene e, per fare un’altra altissima citazione, ricordatevi della serie tv Scrubs. Ricordate bene cosa dice il Dr. Cox a Elliot Reid, prima che quest’ultima stia per sposare Keith Dudemeister: – Elliot, vuoi sposare Keith o vuoi semplicemente sposarti?

Bene, care utentesse, se dopo la vostra autoanalisi, la risposta è che volete semplicemente sposarvi, se il vostro obiettivo è semplicemente quello di mettere su famiglia con un brav’uomo che non disturba troppo, ma vi irrita profondamente esattamente per questo motivo, se dunque l’idea è quella di portare avanti un progetto che fondamentalmente interessa solo a voi, perché fidatevi, a pochissimi uomini interessa davvero metter su famiglia, allora è quello il segnale: fate le valigie, scappate a gambe levate e non guardatevi più indietro.

Questa mia missiva è valida naturalmente anche per gli utenti ammogliati, ai quali mi tocca enunciare un’amara verità: cari uomini, noi donne amiamo in pochissimi casi, stiamo con voi per paura della solitudine e del giudizio altrui. Se amiamo qualcuno, senz’altro non siete voi, al massimo possiamo provare nei vostri confronti un po’ di tiepido e insipido affetto.

Prendetene atto.

Vacanze

Ecco giunte le agognate vacanze: oh, finalmente! È giunto il momento di lasciarsi alle spalle le preoccupazioni di carattere professionale. Mi ci vedo, vi ci vedo, non vedete l’ora di terminare l’ultima riunione, timbrare quell’ultimo cartellino, uscire dall’ufficio o da ovunque vi troviate, voi “smartworker” e nomadi digitali, a sbrigare le vostre faccende lavorative, pronti ad accogliere il senso di liberazione, la felicità donata dall’illusione che per due o tre settimane sarete liberi.

Eppure, che strano, qualcosa si affaccia alla mente, siamo in ferie, cazzo, dov’è quella promessa di gioia, di felicità che tanto aspettavamo e speravamo giungesse? Cari utenti e care utentesse, da nessuna parte. Adesso il lavoro non occupa più la vostra mente, non avete più una scusa per lamentarvi del vostro capo ruffiano, del vostro collega ambizioso e cocainomane Ilario, del fatto che voi, talentuosi professionisti poco apprezzati, meritiate di più, meritiate gloria, riconoscimento e promozioni senza aumento di stipendio. In pratica, non avete più lamentele da utilizzare come arma per soffocare i vostri demoni i quali, una volta a mente libera, emergeranno con prepotenza, verranno nuovamente a tormentarvi, a ricordarvi di quanto siate insoddisfatti e scontenti, di quanto vi fa incazzare vostra suocera, di quanto sia invadente vostra madre, di quanto sia piccola la vostra casa, di quanto il vostro matrimonio zoppichi, di quanto siano deluse le vostre aspettative, di quanto, in pratica, sia mediocre la vostra vita, pur nella convinzione di essere migliori degli altri e che sì, un giorno ce la farete a essere felici. In fondo siete resilienti, non mollate mai, cazzo, siete dei veri combattenti, eroi ed eroine del ventunesimo secolo!

E allora, suvvia, non bisogna pensare a tutto questo, bisogna pianificare le ferie, Dio buono! Avete fatto le valigie? Avete pulito casa? Avete preso le chiavi? Avete chiuso il gas? Avete spento il frigorifero, cavolo bisognerà sbrinarlo almeno due volte all’anno, no? Ed eccovi in auto, mentre fremete, in attesa di recarvi in spiaggia, consapevoli che in circa un paio d’ore raggiungerete finalmente la Liguria, carichi di aspettative. State tranquilli, le cose andranno esattamente come ve le siete immaginate, la realtà coinciderà in ogni minimo dettaglio con lo scenario che avete dipinto nella vostra mente, quello scenario che vi serve a soffocare il vostro dolore, che non avete alcuna voglia di guardare in faccia. Ed eccovi finalmente, imboccate la A7 e guarda un po’, sono tutti lì, in coda, pecoroni guidati dal pastore del vostro conformismo mascherato da anticonformismo, sotto un sole cocente. Tre corsie per senso di marcia inesorabilmente occupate. E vi incazzerete, voi non donne alla guida, mentre vostra moglie, con i piedi rigorosamente sul parabrezza e con aria di sufficienza, impigrita, inizierà a lamentarsi del traffico, ché non è possibile che partano tutti a quest’ora, figa! E voi abbozzerete, ingoierete l’ennesimo rospo, giustamente. Potete fare diversamente, per caso? Avete due figli a carico, Lanfranco e Mariaritanna, non è giusto mollare ora, lasciarla, come la prenderebbero i vostri pargoli, i quali sono molto meno stupidi di quello che pensate e sanno benissimo che le cose tra mamma e papà non vanno bene e soffrono in silenzio e con buone ragioni vi faranno passare le pene dell’inferno non appena diventeranno adolescenti perché siete un pessimo modello per loro, ché vi siete sposati solo per convenzione sociale e per la vostra solita schiavitù nei confronti dell’altrui compiacimento?

Buon viaggio allora, cari utenti e care utentesse, ho appena imboccato l’autostrada da Milano con moglie e figli, ci vediamo a Varazze tra dodici ore.

Buone vacanze del cazzo.