A Mia Nonna

Nonna Veniti

Ripenso a mia nonna.

Riempirò questo post di anafore. Anafore intense. Anafore fatte di iterazioni. Anafore perentorie. Anafore ridondanti.

Mia nonna era una donna forte, una guerriera.

Ha cresciuto quattro figli. Da sola. Mentre mio nonno andava a divertirsi per dodici ore in campagna. A lavorare e a guadagnare il pane. Trascurando i suoi quattro figli meravigliosi.

Mia nonna è morta all’età di trent’anni. Tre anni prima che nascesse mia madre. È stata quest’ultima a parlarmi di lei. Basandosi sui racconti dei suoi fratelli più grandi.

Mia nonna era una donna bellissima. Quel giorno maledetto, aveva deciso di indossare un vestito più succinto del solito, per andare a fare la spesa.

Mia nonna, quel giorno, tornando a casa, lungo la strada ha incrociato un uomo. Un uomo seduto sui gradini di un negozio chiuso. Un uomo violento. Un molestatore. Uno stalker.

Quell’uomo, quel giorno, mentre mia nonna passava, le ha fischiato. Dopo il fischio, ha aggiunto: – Sei bellissima!

Mia nonna, all’udire quell’orribile suono e quelle orrende parole, è stata pervasa da una vergogna e da un’umiliazione inaudita. Il suo fragile cuore non ha potuto reggere all’impatto di quelle indicibili e terribili sensazioni. Mia nonna ha lasciato cadere i sacchetti della spesa, ha portato la mano sul suo cuore e si è accasciata al suolo.

Mia nonna è morta così. Mia nonna è morta per catcalling.

Se mia nonna fosse nata ai nostri tempi, tempi contraddistinti da eroine e guerriere del suo calibro, se avesse potuto godere della protezione di combattenti alla stregua di Laura Boldrini, Michela Murgia, Aurora Ramazzotti, Lorenzo Tosa, probabilmente sarebbe ancora viva.

Mi manchi, nonna.

In Un Sogno

All’improvviso in un sogno l’apparve
e le sovvenne il ricordo remoto
di quell’amico vicino, devoto,
e come un tempo già tutto le parve.

La luce da quel corpo suo trasparve
e quanto proferito le fu ignoto,
ma quel suo sguardo vivo causò moto
nel cuore suo, finché egli non scomparve.

Le lacrime riempirono il suo volto,
di gioia e di dolore. Quell’istante
le parve quasi eterno, dando vita;

e un Dio lei ringraziò, per aver colto
quel dono del suo amico ormai distante,
di forte amor tremaron le sue dita.

Nazional Femminismo

È sabato sera e mi sento davvero felice. Forse non ce ne rendiamo conto, ma è bene che qualcuno ve lo rimembri: stiamo vivendo forse una delle epoche più fortunate e prospere che ci siano, in termini di amore e sentimenti, sinceri e autentici, soprattutto in merito al delicato tema della tutela delle minoranze. La legge Zan è in fase di approvazione, la Lega si è convinta che è una legge che ha un valore civile e universale ed è dunque un’ulteriore possibilità e un’irripetibile occasione per insegnare alla gente a pesare le parole, con lo scopo di non ferire mai più i sentimenti di nessuno. Del resto, per quanto sul nostro corpo e sul nostro viso non vi sia graffio o livido alcuno, i segni più profondi sono generalmente celati nel nostro animo, e mi sento di proferire tutto questo da donna, madre e professionista, la quale, come noto e ormai scientificamente provato da dati inconfutabili, si fa carico da sempre della sua famiglia, naturalmente per colpa della biologica negligenza degli uomini bianchi ed eterosessuali.

Dal mio punto di vista, è bene condurre questa battaglia con lo scopo di compensare il male che noi donne di colore grigio omosessuali abbiamo subito da parte degli uomini bianchi eterosessuali nel corso di questi millenni. È chiaro come le “non donne” siano tutte violente da un punto di vista biologico e siano capaci di esprimersi solo tramite la sessualità e l’ira. Intanto, mi viene in mente una proposta, un’idea che potrebbe piacere a Laura Boldrini, a Michela Murgia, a Lorenzo Tosa, donne forti ed emancipate come la sottoscritta: ma se imponessimo al Santo Padre di cambiare il sesso di Nostro Signore? Per quale motivo costui dovrebbe chiamarsi Dio e dovrebbe essere Padre? Chiamiamolo Dea Madre, perdiana, chi è il maschietto che ha stabilito che il creatore sia di sesso maschile? Vi è una chiara incongruenza sociale, antropologica, statistica, scientifica. È chiaro che siamo noi donne a partorire, siamo le massime artefici della creazione, mentre il contributo di voi “contrario delle femmine” è limitato a uno squallido fiotto di seme caldo nel nostro ventre, tenendo conto che sotto un punto di vista biologico e medico siete chiaramente incapaci di provare qualsivoglia sentimento. Naturalmente, la mia proposta vale anche per il figlio di Dea Madre. Per quale motivo costui dovrebbe essere nato uomo e chiamarsi Gesù Cristo? A mio avviso occorre riscrivere i quattro vangeli parlando delle gesta di Gesuina Crista, la vera figlia di Dea, femminista radicale che costituisce insieme alla Madre e alla Spiritosa Santa una trinità femminile che incarna la vera essenza della vita, una verità assoluta chiaramente oggetto di censura per mano del bigottismo fallocentrico millenario del cristianesimo occidentale.

A questa prima proposta che vi ho illustrato, me ne sovviene una seconda, come diretta conseguenza. Forse i tempi non sono ancora maturi, ma una volta che noi donne, eroine dei nostri tempi, multitasking per natura, prese come siamo dal lavoro e dalla gestione delle nostre famiglie, avremo trovato anche il modo di ingravidarci da sole, metodo peraltro già esistente in quel paradiso progressista di nome Svezia, come illustrato nel documentario “La teoria svedese dell’amore” di Eric Gandini, potrà esserci finalmente la svolta definitiva: istituire una santa inquisizione, una soluzione finale che permetta di accusare tutti gli uomini di stupro e di violenza sessuale, in modo da poterci una volta per tutte disfare di loro e, perché no, condannarli al pubblico ludibrio e ai lavori forzati in qualche campo di rieducazione. Del resto, lo afferma il recente capolavoro letterario di Pauline Harmange, “Odio gli uomini”, una sorta di “sua battaglia”, un vero e proprio saggio di sociologia e un’autentica guida per seguire le verità contenute all’interno dell’ideologia femminista e ringrazio di cuore Yasmina Pani (seguite la sua ottima pagina, ne vale la pena, credetemi) per l’ottima recensione fatta sulla sua pagina: la misandria è ampiamente giustificata perché non implica nessun tipo di violenza conclamata sugli uomini.

Porca Dea ladra, siam messi male, molto male…

Buon Pasquo a tutti.

Vecchi Dolori

A volte bruciano vecchi dolori,
s’avverton come fiamme dentro al petto
ricordi che tramutan ogni affetto
in nero, che soverchia altri colori;

bruciano meno e hanno nuovi sapori,
di tradimento e abbandono han l’aspetto,
ma restan lì, non mi chino al cospetto
e attendo si dissolvan, quei livori.

E la ferita diviene un passaggio,
stretto ed angusto, ma un passo in avanti
verso una luce ormai placida, calma;

e quel bruciare diviene un messaggio,
spengo i pensieri, è questione d’istanti
e troverai nuova pace, o mia alma!

Il Prezzo della Consapevolezza

Vi osservo e mi osservo, mi osservo e vi osservo. Vedo le belle speranze che popolano i nostri profili, sembra siamo tutti a un momento di svolta, abbiamo tutti in mente progetti, idee, desideri, sogni, aspirazioni, visioni. Posso leggere quanto pubblicate e, in quel momento, riesco a percepire le farfalle nello stomaco, quella sensazione di euforia che vibra, risuona in voi, che come un’onda parte dal vostro ventre e vi fa andare il sangue al cervello. Avete avuto finalmente l’intuizione che vi farà svoltare, siete a un passo dal cambiare vita, dall’ottenere quanto volete da questa esistenza, eccovi lì, pronti a scattare, preparati alla partenza, verso una nuova avventura, tutto questo finché, da bravi eterni ragazzini, non avrete spiattellato il tutto sui vostri profili social, a vostra madre e a vostro padre e ai vostri presunti amici, i quali troveranno naturalmente ogni tipo di motivazione per soffocarvi, tarparvi le ali e rimettervi in riga, impaurendovi e uccidendo la vostra libertà e facendovi tornare immediatamente nel vostro carcere esistenziale, il vostro lager dal filo spinato dorato.

Cercate però di essere un attimo indulgenti, orsù, temo di aver capito perché ciò avvenga. Volete sapere perché chi vi ama e vi vuole bene vi fa questo? Sapete qual è, forse, la reale e profonda motivazione? Bene, hanno semplicemente paura di perdervi. Il salatissimo prezzo da pagare per una vostra evoluzione o un vostro reale e concreto cambiamento vi porterà, nella purtroppo lontana e improbabile ipotesi che ciò avvenga, molto, ma molto lontani dagli affetti più antichi, non necessariamente geograficamente, ma in termini di vedute, di vita, vissuta e autentica, di verità, il che sarà senz’altro un bene per la vostra salute, visto che starete finalmente alla larga da gente che vi conosce da quando vi pulisce il culo e vi etichetta con lo scopo di incasellarvi e rendervi prevedibili, un esercizio del potere che serve a rassicurare chi vi ama che non sarà abbandonato. D’altro canto, l’amara constatazione è che se davvero voi sognatori e idealisti millennials metteste davvero in opera un reale cambiamento, dovrete, a causa di ciò, tollerare una montagna di senso di colpa e di dolore, che richiede una notevole tempra per essere smaltita, ma, soprattutto dovrete fare i conti con una libertà non sempre desiderata. Ebbene sì, la libertà, tanto immaginata e sognata, in verità terrorizza e, purtroppo, costringe anche a una solitudine esistenziale che porta a dover fare i conti con il nostro peggiore nemico, un nemico pronto a spararci addosso fantasmi, demoni in forma di rabbia, dolore, paure, ansie, angosce: noi stessi.

Davvero ragazzi, osservo i vostri profili, osservo i vostri progetti proclamati al mondo intero e, di conseguenza, sputtanati, sorrido come suole fare un buon padre di famiglia sulla soglia dei sessant’anni quale sono, e vi domando: siete proprio sicuri di voler fare una stronzata simile e di passare dall’altra parte della barricata?

Ehi, Dino, questo post fa schifo! Parlaci della fica di Gramellini! Facci ridere, bertuccia burlona!

Stasera no.

Ribolle frenesia

Ribolle frenesia di bestie in gabbia,
di mondi, d’universi immaginati,
perché noi non s’affondi nella sabbia;

teniam la schiena dritta, belli issati,
piangiamo via ogni lacrima di rabbia,
restiamo a questa vita ancor grappati.

Ché questo viaggio è soltanto all’inizio,
cannoneggiando, vi lascio un indizio.

Incremento dei Vaccini

Quest’oggi l’ammontare di vaccinati ha superato quota tre milioni. Gli annunzi del governo prevedono un incremento di dosi giornaliere a partire dal prossimo mese. Se davvero si raggiungerà la quota di cinquecentomila vaccinazioni al giorno, teoricamente in circa quattro mesi, tutto il popolo italiano avrà ricevuto la sua bella dose e le gabbie saranno lentamente aperte.Ora, ne ho scritto spesso, e lo ribadisco: siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Quanti battesimi e matrimoni abbiamo saltato grazie al Covid? Quanti noiosi pranzi in famiglia abbiamo evitato? Davvero, c’è qualcuno di voi che si diverte a pranzare con genitori e suoceri? Quanti aperitivi, quante pasquette, quanti capodanni, quanti eventi di gruppo in generale ci siamo risparmiati, circondandoci di gente con cui non abbiamo nulla in comune e della quale non ci interessa assolutamente nulla, purché ci siamo, purché siamo presenti, purché non si dimentichino di noi, ma soprattutto, purché non parlino male di noi, visto che se, siamo presenti, non potranno farlo?

Siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Non abbiamo fondamentalmente riassaporato il piacere di una vita sobria, ma soprattutto, non abbiamo finalmente ritrovato del tempo per noi, per fare davvero quello che ci piace, invece di ammazzare il tempo senza costruire nulla? Magari molti di noi si sono riempiti il culo di acquisti su amazon, siamo d’accordo, ma non ci siamo forse sentite libere da quest’obbligo patologico di uscire, di spendere e di spandere solo perché è sabato, e di vedere delle facce di merda come la nostra, come la mia?

Sul serio, non so se sono pronta a tornare alla vita precedente, un po’ come quello stronzo di Novecento in “La leggenda del pianista sull’oceano”, il quale, nel momento in cui sta per mollare la nave su cui è nato e cresciuto, decide che non ha nessun interesse a visitare la terra ferma e di restare su quella mastodontica imbarcazione, che tutto sommato lo faceva sentire coccolato, al sicuro e sono ben contento di aver spoilerato una parte del film. Se non l’avete visto, la colpa è solo vostra.

Viva La Scuola

Mi capita di riflettere sul ruolo che svolge la scuola italiana nel formare le giovani generazioni. So che ci sono diversi docenti che seguono questa porcata di blog, per cui avendo nei loro confronti una stima profonda per la loro preparazione e per l’impegno che mettono nel loro lavoro, mi costringerò a essere meno caustico del solito.

Mi tornano alla mente i tempi in cui frequentavo le scuole superiori e, di quel periodo, ricordo una certa difficoltà da parte dei miei docenti nel dare un’insufficienza e un debito formativo, per non parlare della bocciatura, una sorta di tabù divenuto inviolabile come l’incesto. Certo, ricordo bene che, provenendo da un contesto piuttosto piccolo, ero finito in una classe di figli di papà, molti dei quali avevano relazioni di tipo amicale o professionale con i professori o il preside stesso della scuola, di conseguenza questi rapporti non consentivano una certa libertà di movimento da parte del personale docente nel valutarci in maniera oggettiva. Del resto, non posso far la morale a nessuno, dato che io stesso sono figlio di un potentissimo cardinale, ma, in ogni caso, mi sovviene un episodio di ormai svariati anni fa. Avevamo terminato il terzo anno, scrutini in corso, una mia compagna di classe aveva preso voti molto alti nelle materie umanistiche, otto in filosofia, otto in storia, otto in italiano, sette in latino, ma, guarda caso, insufficiente in matematica e fisica. Nella gran parte dei contesti, con buona probabilità quelle insufficienze sarebbero state tramutate con un colpo di spugna in un sei politico, con lo scopo di non rovinare la sua media. Aggiungo che la ragazza in questione era figlia anche lei, tra l’altro, di un avvocato piuttosto conosciuto in paese. Bene, accadde qualcosa d’insolito quell’anno: il mio professore di matematica e fisica decise di tenere duro, nonostante avesse tutto il consiglio di classe contro, e la ragazza in questione fu rimandata nelle due materie. Fu alquanto curioso, quando uscirono i quadri, vedere esposta la sua media del sette e mezzo con due debiti formativi. Ricordo che ai tempi abbiamo tutti considerato quel docente un emerito stronzo, non solo noi studenti, ma financo alcuni suoi colleghi. Eppure, con il senno di poi, credo che quell’uomo vada in realtà considerato come un vero eroe, uno dei pochi che, in quel momento drammatico, ha creduto nella meritocrazia e si è mantenuto coerente. Del resto, nonostante fosse un professore piuttosto rigido, che sovente otteneva rispetto incutendo terrore, ha sempre svolto il suo programma con rigore e puntualità, portando avanti quei quattro gatti che capivano le sue materie. Tutto il resto della classe veniva puntualmente rimandato a settembre.

Ecco, mi rendo conto che, al giorno d’oggi, una cosa del genere sia estremamente difficile. Viviamo nell’epoca morbidosa in cui bisogna preservare la sensibilità dei fanciulli e stare attenti a non ferirli e a non causar loro troppi problemi. Del resto, è davvero indecoroso vedere come indegni genitori si rivoltino contro i docenti se questi ultimi si mostrano eccessivamente severi, ma voglio fare un appello ai miei cari professori che mi seguono, anche se non credo ne abbiano bisogno, ma nonostante tutto ci provo lo stesso: non abbiate alcun timore riverenziale nei confronti di questi genitori falliti, questi disastri che hanno dato immeritatamente frutto in una scopata che avrebbero dovuto risparmiarsi e che, proteggendo i loro rampolli con questo mammismo castrante, hanno dato alla luce una generazione di molluschi che, non appena sbattuti nel mondo del lavoro, si renderanno conto di come la realtà sia ben diversa e saranno costretti a rimboccarsi le maniche, a meno che non abbiano naturalmente qualche santo in paradiso che garantisca loro un posto pubblico anche se, al giorno d’oggi, anche lì gli accessi sono più che limitati. Per cui, cari professori, guardate bene negli occhi questi genitori, durante i convegni e i ricevimenti, e non abbiate paura a far loro presente che i loro figli sono dei molluschi figli di molluschi incapaci e che se non si mettono sotto a studiare saranno bocciati senza pietà. Tenete duro, siate come il mio prof di matematica, se dentro una vocina vi sussurra che questi stronzetti brufolosi e segaioli siano da rimandare, siate fermi e decisi: rimandateli, bocciateli.

Fatelo per il loro bene, per il bene dei vostri studenti. Fallire fa bene ed è forse più formativo di una media del dieci e di un percorso ineccepibile e senza intoppi, anche perché un figlio, a un certo punto della sua vita, se cresce sano nonostante dei genitori immeritevoli, odierà una madre e un padre troppo permissivi e si sentirà tradito proprio dal fatto che costoro lo hanno fatto vivere per anni in una campana di vetro.

Cari docenti e docentesse, avete una grande responsabilità: cominciamo dalla scuola, se non vogliamo che fenomeni come Tosa e Scanzi si moltiplichino a vista d’occhio.

Verità Vere

E quanto tempo abbiamo per amare,
se tutto quanto ha un termine impreciso,
se in isole ed in bolle è meglio stare?

È tempo. Quanto il dare è alquanto inviso
ai più che non han voglia di disfare
lo spazio di silenzio troppo intriso!

E di nozioni riempirsi e tacere
la sottil voce di verità vere.

Tosa Shining – Parte 1

L’hanno ammazzata. È morta così, l’ennesima vittima di femminicidio in Italia. Anche quest’anno non c’è nulla – ma davvero nulla – da festeggiare. Solo continuare a combattere.

Tosa smise di digitare sulla tastiera del suo computer. Rilesse la conclusione di quell’ennesimo articolo impregnato di retorica zuccherosa, ma che tanto seguito gli aveva garantito nel corso degli anni. La formula utilizzata era efficace come il miele per catturare le mosche. Rilesse quelle righe, arricchite come di consueto da una punteggiatura pedante e da frasi secche e concise, eppure qualcosa andava storto quel giorno. Non era intimamente convinto di quanto aveva scritto, pervaso com’era ormai da settimane da un indecifrabile senso di inquietudine, un peso sullo stomaco del quale non riusciva a liberarsi. Distolse lo sguardo dal monitor del computer, provò a fare un respiro profondo, mentre poggiava i gomiti alla scrivania e chinava il suo volto tra le mani, cercando di recuperare quella lucidità che gli mancava da troppo tempo. Sentiva la mente annebbiata, una sensazione mai provata prima. Un miscuglio di vago dolore e rabbia lo tormentava, pur non essendo in grado di comprenderne l’origine. Nonostante tutto, quel pasticcio di sentimenti che lo solleticava non aveva avuto peso sulla resa della sua pagina Facebook. Ormai pubblicava articoli senza pensare minimamente ai contenuti, in una sorta di automatismo autoindotto, alla stregua d’un burocrate che svolge quotidianamente mansioni ripetitive e alienanti. Quella formula giornalistica era ormai talmente collaudata che non faceva neppure più caso a quanto redigeva. In fin dei conti, era un lavoro semplice: bastava prendere la notizia del giorno, edulcorarla di retorica buonista, ridurre al minimo il numero di proposizioni subordinate, operando con la stessa solerzia con cui un giardiniere si dedica alla potatura, e il gioco era fatto. Non occorreva inserire contenuti personali, sentiti, autentici, sapeva bene cosa dare in pasto al suo pubblico, usando il medesimo piglio che un addestratore cinofilo suole adoperare con i suoi cani. Eppure, dubbi e angosce lo laceravano ormai da tempo. Da quando aveva assunto la direzione di Nextquotidiano, aveva deciso di trasferirsi in una villetta sperduta sull’appennino ligure assieme alla sua famiglia. Lo aveva fatto per ritrovare una concentrazione che gli mancava ormai da molto tempo, profittando anche del fatto che la pandemia lo costringeva al lavoro da remoto. Nonostante ciò, aveva iniziato a maturare la vaga sensazione di sentirsi invischiato in una vita che forse non gli apparteneva. Era sposato da diversi anni ormai, ma, in verità, a volte lo sfiorava il pensiero che quel matrimonio assomigliasse sempre di più una gabbia. Le attenzioni di sua moglie, tra l’altro, piuttosto servile e compiacente nei suoi riguardi, cominciavano a irritarlo.

Con lo scopo di distrarsi da quell’inquietudine interiore, Lorenzo Tosa decise di programmare un altro articolo. Aveva già in mente il tema da trattare, un bel trafiletto di condanna al fascismo, prendendo spunto da una notizia relativa a un funerale “nero” avvenuto a Roma. Iniziò a digitare freneticamente sulla tastiera, le parole fluivano in automatico, finché non fu interrotto da un rumore di passi che riecheggiò nel suo grande studio. Sua moglie, Wendy Tosa, era appena entrata nella stanza, gli si avvicinò e, quasi a coglierlo di sorpresa, si chinò su di lui e gli diede un bacio sulla guancia, in una sorta di tenero attacco alle spalle.

– Ciao tesoro, come sta andando? – fece la sua consorte, smielata.

Lorenzo Tosa fece un sospiro, quasi seccato, poi replicò: – Bene…

– Fatto un gran lavoro oggi? – proseguì Wendy Tosa.

Tosa fece un altro sospiro, questa volta visibilmente seccato, e rispose: – Certo…

– Ehi – riprese sua moglie, con fare stucchevole e sciocco – alla televisione dicono che nevicherà!

Tosa si sentiva sempre più irritato dalla banalità di quelle affermazioni, dall’incapacità che aveva sua moglie di non riuscire a stare sola per un momento e dalla sua dipendenza affettiva nei suoi riguardi. Questa volta sbuffò, ormai innervosito da quella conversazione inutile: – E io che cosa dovrei farci? Wendy?

– Oh andiamo, tesoro! – sorrise stupidamente Wendy – Come sei scontroso oggi!

– Ti prego. Non sono affatto scontroso. Irritabile. Nervoso. Inavvicinabile. Suscettibile. È solo che vorrei finire
il mio lavoro. Portare a termine i miei impegni. Le mie consegne. Per soddisfare i miei lettori. Il mio pubblico. Il mio fan club. I miei sostenitori. Affezionati seguaci. Follower. – esclamò rauco, abbozzando un sorriso carico di tensione e indicando malamente lo schermo del computer.

– Ok – sorrise incurante Wendy, poi proseguì: – non ti darò fastidio. Torno tra poco con un paio di sandwich, che ne dici? Così magari mi fai leggere qualcosa!

Tosa fece un profondo respiro, l’atteggiamento compiacente di sua moglie stava cominciando a innervosirlo seriamente. Strinse le labbra, la fissò intensamente negli occhi e disse: – Wendy. Forse è bene che tu lo sappia. Che lo comprenda. Che ne sia consapevole. Conscia. Che metabolizzi il concetto. La questione. In ogni suo aspetto. Dettaglio. Peculiarità. E ora, per colpa tua, mi tocca usare una proposizione in più. Subordinata. Quando vieni da queste parti e mi interrompi, mi fai perdere la concentrazione! – fece Tosa, dandosi una manata sulla fronte, con lo scopo di ribadire il concetto, cercando di contenere una rabbia sempre più crescente che gli faceva ribollire il sangue nelle vene, poi riprese: – Mi distrai! Mi distogli! Mi deconcentri! Mi svii! Capisci? Intendi? Comprendi? Metabolizzi? Assorbi? Digerisci il concetto? – A quel punto, sentì che era il momento di utilizzare nuovamente una subordinata, era già la seconda della giornata: – Mi ci vuole un casino di tempo prima che io riesca a ritrovare il filo! La concentrazione! Sono chiaro? Limpido? Cristallino? Lapalissiano? – Ormai fuori di sé, Tosa diede un pugno sulla scrivania, incredulo egli stesso di quella reazione. Era la prima volta che faceva una scenata simile davanti alla sua consorte, un alterco che non si addiceva a un paladino dei diritti, del femminismo, dell’antirazzismo, dell’antifascismo e, più in generale, del politicamente corretto come lui. Neppure lui era consapevole di quanto gli stava accadendo, quella partaccia lo faceva sentire al contempo sollevato e in colpa, ma sapeva di non aver concluso ancora quell’inconsueta geremiade.

Nel frattempo, Wendy lo fissava, tra lo sbalordita e l’inquieta, mentre sentiva il suo cuore spezzarsi. Non avrebbe mai immaginato che le sue gentilezze avrebbero potuto scatenare quella reazione totalmente scomposta da parte di suo marito. Si limitò a proferire, con voce rotta: – Sì…

– Bene – proseguì Tosa, ormai incontenibile e con una voglia malsana di infierire sullo stato d’animo già provato di sua moglie – mettiamo una regola nuova. Una norma. Una legge. Un dettame. Un principio. Un precetto. Una direttiva. E ora mi costringi a usare un altro periodo. Quando io sono qua e mi senti battere sulla tastiera – Tosa fissò sua moglie con un sorriso inquietante, picchiando con forza gli indici sui tasti in modo che il rumore risultasse familiare a sua moglie per le volte successive – o non mi senti battere a macchina, qualsiasi cazzo tu mi senti fare qui, quando mi trovo qui vuol dire sempre che sto lavorando! Allora fammi il santo piacere di non venire! Di non recarti qui! Di non presentarti! Di non fare la tua comparsa! Di non farti trovare! Tu che ne dici? Ci riesci a farlo?

Wendy Tosa, sempre più perplessa, addolorata e inquieta, fissò suo marito e si limitò ancora una volta a rispondere con un semplice monosillabo: – Sì…

– Brava! – ribadì Tosa, con voce roca – Allora vedi di iniziare! Da adesso. Da ora. Da subito. Da questo istante. Da questo momento. Immediatamente. Levati dai coglioni!

Wendy guardò suo marito, corrucciata. Stentava a riconoscere l’uomo che aveva sposato. Quel paladino dell’antifascismo in quel momento le parve esattamente uguale ai presunti nemici contro cui combatteva. Una lacrima salata iniziò a solcarle la guancia, facendole bruciare la pelle del viso, finché, dopo aver sospirato profondamente, obbedì all’ordine del suo compagno di vita: – Ok…

Wendy si girò e lasciò lo studio in lacrime. Mentre si allontanava, Lorenzo Tosa la osservava con uno sguardo severo e pieno di odio, finché non scomparve completamente dalla sua visuale. A quel punto, il direttore di Nextquotidiano fece un lungo respiro e, solo dopo aver buttato fuori tutta l’aria immagazzinata nei polmoni, riprese a scrivere.

(Continua…)