BoJo e la Libertà

A volte ho dei dubbi su alcune dichiarazioni un po’ estemporanee di Boris Johnson e sui suoi comportamenti contraddittori, ma se il buonista patatoso Gramellini lo attacca nel suo “caffè”, probabilmente il primo ministro britannico ha detto una verità, affermando velatamente che siamo un popolo di pecore infantili incapaci di assumersi delle responsabilità senza dare delega al capetto di turno.
Presidente Mattarella, il punto non è che amiamo la serietà. Il problema fondamentale è che noi italiani ci prendiamo troppo sul serio.

“Siam pronti alla morte”, come no…

Toninelli

Terminate le ferie anche per Toninelli, l’ex ministro delle infrastrutture e dei trasporti si accinse a salutare la sua famiglia.
Abbracciò forte i suoi genitori, che erano al contempo anche i suoi zii. – Ci vediamo presto!
Uscì di casa, una villetta unifamiliare, e si avvicinò alla sua auto, parcheggiata di fronte. Aprì lo sportello e vi entrò. Approfittò un istante per pulire gli occhiali. Nel mentre, i suoi occhi caddero sullo specchietto retrovisore. Si fissò lungamente nelle sue stesse cerulee iridi, si accertò che nei paraggi non ci fosse nessuno e, solo allora, proferì con turpe fierezza:

– Sei bellissimo, cugino.

All’Altare

Seguo ramingo, sin fissa dimora,
randagio vago inquieto e ancor ricerco,
remoto ormai da qualsivoglia alterco,
mia Itaca promessa, disti ancora.

Una ferita antica in me lavora,
son pianta che, sommersa dallo sterco,
levarmi per dar frutto almeno cerco,
e tollero il dolor ch’in me dimora.

In marcia! Si riparte, in alto mare,
la ciurma si rinnovi e m’accompagni
nel mio peregrinare senza fine

per chi si sente a viver vita incline
e dentro la palude non ristagni,
del darsi me sacrifico all’altare.



Regime

Se un alunno è positivo,
tracciamento e quarantena,
che il controllo resti attivo,
che nessuno provi pena

per fanciulli e genitori
e docenti sopra tutti,
tutti potenziali untori
da schedare, farabutti!

Quest’Italia è una galera,
un paese illiberale,
un ducetto ormai qui impera,
e il suo bene ci fa male,

ci fa schiavi ipocondriaci,
d’un’infida diffidenza,
tutto al più ci fa maniaci
e campioni d’indolenza,

che subiscono passivi
il volere capriccioso
d’un potere (restiam vivi?)
seducente e vanitoso.

Breve Storia d’Amore Pandemico

(Racconto in stile Phazyo)

Giuseppi emanò tutto il suo decreto nel vuoto normativo di Rocchi. Nonostante l’intensità di quell’atto amministrativo, la sua retta dei contagi non accennava a ridursi.
Rocchi sorrise, si liberò dell’abbraccio assistenzialista del suo amante e si inginocchiò dinanzi a lui. Giuseppi lo fissava intensamente, con aria al contempo interrogativa e maliziosa.
– Ma cosa fai, Rocchi? – domandò il bel Giuseppi.
– Amore mio – replicò Rocchi – mi preparo alla seconda ondata!
Entrambi risero felici.

Giornalisti

Giornalisti prezzolati,
che noleggian opinioni,
al governo allineati
danno tutte le attenzioni.

Non contestano il potere,
gli si mettono a novanta
e gli leccano il sedere,
mentre suona e se la canta.

Con nemici alla bisogna
terrorizzano le masse,
non conoscono vergogna,
col regime creano un asse.

San giostrar l’indignazione
della gente verso il male
e di eroi celebrazione
fan per farci la morale.

Prezzolati giornalisti,
la retorica pomposa,
d’irritanti moralisti,
per concluder è assai odiosa.

Non lasciatevi irretire
da codesti malandrini
che vi impongon cosa dire:
che sia Scanzi o Gramellini.

Fatica

Fatica, invadi l’alme e anche le membra
d’erranti cavalier cui nomadismo,
distanti, mai legger, senza lassismo,
pervade antica chiama e i cocci assembra

di parti tra lor scisse, è quanto sembra,
che ottenebran il corso con cinismo
che genera una morsa d’egoismo.
Che scarti inutil fisse, ciò rimembra!

Tra decezioni e pavori perseguon
la via d’un demone già sussurrata
nel mentre il tedio del mondo l’assale

e al ventre assedia un’immonda vestale
mai pia, sin remore, castra efferata,
salve eccezion: coi timori, proseguon!

Palma

Di te il ricordo ancor suscita pianto,
dell’amor tuo paziente, mai invasivo,
quel dar del qual giammai facesti vanto.

Quel fare allegro tuo, così incisivo,
che scosse l’acque mie, ch’allor stagnanti,
repente il lor fluir tornò massivo.

Ripenso ancor a pochi intensi istanti,
e senza men lo so: mai più rimpianti.

Virgilia

L’istante che recorre ancora caro,
in dolci rimembranze il sen si stringe.
Sul lìtor sta, sui volti si dipinge
la gioia spenta d’un finale amaro.

Un compito ella svolse, m’è ora chiaro,
frattanto ch’una lagrima s’intinge
sul viso, il lutto mio non più respinge,
giacché la nave ormai s’accinge al varo.

L’esercito guardingo gettò l’armi,
lasciando inceder l’ospite inconsueto,
sorella affine, guida necessaria,

fragosa taciturna, fresca l’aria
su noi spirò, cedendo il me desueto.
A lei son grato, or possa congedarmi!

L’Annosa Questione del Debito Pubblico Italiano

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Si parla ormai da anni della crisi economica che attanaglia il nostro paese, in particolare uno degli argomenti ricorrenti è quello relativo all’enorme debito pubblico in rapporto al nostro Prodotto Interno Lordo.
Rifletto costantemente sul problema, su come fare a liberarci di questa zavorra che non ci consente di tornare a fare investimenti e abbandonare le politiche di austerity imposte in questi anni dall’Unione Europea.
In realtà, dopo profonda meditazione, sono giunto alla conclusione che una possibile soluzione potrebbe essere la seguente: multare salatamente chiunque faccia scempio della grammatica italiana.
Su Facebook o su altri social, le nostre forze dell’ordine scoverebbero senza dubbio una sovrabbondanza di illeciti amministrativi, qualora questa proposta venisse presa seriamente in considerazione. Per citare George Carlin, probabilmente, “nel giro di una settimana, il bilancio sarebbe completamente risanato”.
A questo proposito, ne approfitto per condividere con voi un ricordo di gioventù.
Ero molto giovane. Nella mia lunga vita, mi sono cimentato in diversi sport, ottenendo risultati al limite del ridicolo: sono negatissimo per qualsiasi tipo di attività sportiva, mi limito a camminare in solitudine e ogni tanto a fare una corsetta, in barba alle minacce di Vincenzo De Luca.
Ma non divaghiamo. Per un breve periodo, ebbi l’occasione di praticare nuoto, frequentavo una piscina dalle parti della mia vecchia casa. Un bel giorno, ricordo che mi trovavo negli spogliatoi, dopo aver fatto la doccia, avendo appena concluso dieci vasche scarse e rischiato un arresto cardio-respiratorio. Mentre mi cambiavo, chiuso nel camerino, mi posi in ascolto di due uomini, che si trovavano all’esterno e, come spesso accade, stavano facendo a gara a chi ce l’avesse meno piccolo:
– Oh, ci credo che sei stato male l’altra volta, durante l’allenamento, se “strafi”…
– “Strafo”?
– Sì, voce del verbo “strafare”: io “strafo”, tu “strafi”, egli “strafa”…
Dopo aver provato un’intensa fitta al cuore, a cui fece seguito un attacco d’asma, quel giorno, decisi di abbandonare definitivamente la frequentazione di quella piscina. Da quel breve dialogo, evidente segno del destino, capii che la mia missione era un’altra.
Il nuoto non era la mia strada.
Mi iscrissi in palestra. Ma questa è un’altra storia.