Otto Marcio

Era previsto che, con l’arrivo della festa della donna, i giornali online e i social ci avrebbero inondato di smielata propaganda femminista. I livelli di retorica quest’oggi fanno letteralmente ribollire il sangue e rifletto su come sia stato possibile finire in questo regimaccio zuccheroso e isterico. Da quant’è che ci assillano in merito alla questione del mancato riconoscimento della bravura e delle capacità delle donne, su quanto queste ultime siano migliori degli uomini, siano più sensibili, più empatiche, siano più? La cosa che fa ancor più ribrezzo è che tale retorica il più delle volte è portata avanti dagli uomini stessi, i “maschi di donna” alla Lorenzotosa che sovente menziono su questa inutile pagina, i quali si umilano al cospetto delle donne, una mortificazione che, andando al nucleo centrale della questione, al nocciolo nevrotico, sottende invero egocentrismo, una malcelata voglia di scopare e, di conseguenza, una squallida tattica di seduzione. Nulla di nuovo sotto il sole, è uno scenario ormai quotidiano, magnificato dalla ricorrenza dell’otto marzo, della quale probabilmente la gran parte di noi non conosce neppure l’autentico significato. Tutto sommato, mancano poche ore, grazie a Dio, e domani tutto questo, se non finito, sarà almeno un po’ attenuato.

In ogni caso, forse è bene che qualcuno ricordi qual è il motivo di tutta questa manfrina, di questo compiacimento nei confronti del gentil sesso da parte dei media e della politica, che sta rendendo gli uomini sempre più patetici e ridicoli e soprattutto poco interessanti per le donne stesse: le donne votano, le donne consumano, le donne lavorano come delle dannate e il potere ha scoperto che sono facilmente manipolabili facendo leva sul loro senso del dovere e sul loro senso di colpa, motivo per cui, il più delle volte, costituiscono dell’ottima manodopera a basso costo. L’antico ruolo di guardiana del focolaio è sicuramente venuto meno negli anni, ma siamo sicuri che questo ruolo debba considerarsi per forza di cose disdicevole? Perché non può trattarsi di scelte di vita individuali e sentite? Mi è accaduto, seppur di rado, di incontrare delle giovani donne che avevano scelto di far le casalinghe. Si trattava di una scelta sentita e consapevole, narrata con autenticità e, francamente, mi è sembrato di avere a che fare con delle donne felici e appagate, forse anche più di altre che invece hanno deciso di entrare nel mondo del lavoro, a competere e a farsi carico anche delle sofferenze degli uomini, perché per quanto al giorno d’oggi tutto questo non venga minimamente riconosciuto, il lavoro è faticoso e fa soffrire.

In fin dei conti, bisogna riconoscerlo: il femminismo ha vinto molte battaglie. Le donne cosiddette “emancipate” si sono senza meno liberate dal giogo dei legami familiari, non hanno più un marito che le comanda a bacchetta, se questa narrazione è mai coincisa con la verità, ma si sono ingabbiate in un ulteriore matrimonio: quello con l’azienda presso cui lavorano. Un matrimonio che, però, non ammette maternità e richiede una fedeltà ancora più opprimente in certi casi, fatta di consegne, scadenze, orari allucinanti, mancanza di tempo per se stesse. Grande conquista, quella del femminismo, complimenti, care donne emancipate, donne libere, donne forti, che ve la cantate e ve la suonate da sole: avete semplicemente portato il vostro senso del dovere e il vostro senso di colpa patologico in altra sede. La realtà è che avete solo cambiato padrone, se mai vostro marito è mai stato padrone di qualcosa.

Quest’oggi voglio lanciare un messaggio agli uomini, con l’idea di rassicurarli, per quanto sarà del tutto inutile, intossicati di propaganda progressista come sono: non avete nessuna colpa. Chiunque faccia la vittima, salvo eccezioni verso cui si è totalmente impotenti nei confronti della vita, se l’è semplicemente cercata con scelte inconsapevoli. La prossima volta che vi sarà rinfacciato di essere colpevoli dell’infelicità di una donna o di chiunque, girate i tacchi e andate altrove. Vi garantisco che sarete amati e rispettati molto di più, al contrario di questi compiacenti servi di regime, che leccano il culo alle donne fondamentalmente per approfittarsene. La felicità è una conquista personale, che non dipende da mamma e papà, non dipende dal partner, non dipende dal governo e dalla politica.

Nessuno è colpevole dell’infelicità altrui, trovate il vostro autentico posto nel mondo e piantatela di rompere i coglioni al prossimo mettendovi in mostra ed elemosinando briciole di attenzione.

Buon otto marcio a tutti.

DPCM e Italia a Colori

Sono davvero contenta del fatto che, in continuità con il governo precedente, l’utilizzo dei DPCM prosegua. Spero divenga consuetudine, prassi consolidata, augurandomi che questo e i prossimi esecutivi possano adoprarla con lo scopo di rendere più efficiente la macchina dello stato, possibilmente non passando più per il parlamento in modo da poterlo finalmente esautorare e magari chiuderlo una volta per tutte, essendo il potere legislativo un’inutile zavorra sulla rapidità dei processi decisionali. Come si permette questo cosiddetto “parlamento” di mettere il becco sulle decisioni dell’esecutivo? D’altro canto, l’esecutivo esegue, il legislativo cosa fa? Legisla? Vogliamo davvero fidarci di un potere che “legisla”, che adopra quindi termini dal significato oscuro come scusa bella e buona per non lavorare, per non passare ai fatti?

Permettetemi di fare un grande augurio agli amici e alle amichesse sarde per aver conseguito il successo di esser divenuti finalmente zona bianca, in questa mappa di colori dal sapore arlecchinesco che da tempo riveste il nostro maestoso stivale, alla quale però andrebbe a mio avviso aggiunta anche una gradazione tendente al nero, con lo scopo di evitare che si dia adito ad accuse di razzismo nei confronti del governo più glorioso, cremoso e prestigioso della storia della Repubblica, ajò!

All’Amico Valerio

È sabato sera, ho ordinato la mia patetica pizza d’asporto, annaffiando il tutto con una generosa birra rossa, ormai l’unico svago che mi concedo in questi tempi di clausura, ove persino lavorare di domenica costituisce un diversivo, uno svago, avendo quantomeno una buona scusa per chiedere un ricarico del cinquanta percento sulle mie fatture. Giunge il momento di concedersi momenti di pigrizia, quegli attimi in cui rifletti su quanto siano diventati squallidi i fine settimana, mentre ti perdi nel tuo smartphone e dai una pigra ripassata alla lista di contatti di Whatsapp, un po’ come Verdone in cerca di un compagno per una gita in Polonia a Ferragosto.

Sono in contatto con pochissime persone ormai, pochi, ma buoni, ciò nonostante la mia rubrica è invero affollata di gente che un tempo, sia per lunghi periodi che per pochi istanti, ha fatto parte della mia vita. In questa esplorazione, in questo nostalgico tuffo nel passato, mi soffermo sulle immagini del profilo di taluni e le vedo cambiare periodicamente, a volte con cadenza quindicinale, a volte con cadenza mensile, e questo mi consente di avere un blando resoconto delle loro vite. In tutto questo, mi cade l’occhio sul profilo di Valerio, un mio vecchio amico del periodo universitario e post-universitario. Con velata nostalgia, lo ricordo a quei tempi spensierato, tutto sommato un buon diavolo, un gregario al quale andava bene tutto. – Valerio, ti va di andare a bere una birra venerdì sera? – Ma sì, perché no! – Valerio, ti va di fare bungee jumping sabato? –  Ma sì, perché no! – Valerio, possiamo fare una grigliata a casa tua domenica? – Ma sì, perché no! – Valerio, posso provarci con tua sorella? – Ma sì, perché no!


Mi manca tanto, Valerio, che ambiva a fare l’operaio per avere la medesima attitudine in ambito lavorativo, a non avere responsabilità e a far sì che fossero gli altri a decidere per lui e, per una sorta di dantesco contrappasso, si è ritrovato invece responsabile di reparto, con un contratto tramite agenzia interinale rinnovato ogni tre mesi a forse mille euro netti al mese. Già mi vedo la scena, il suo titolare gli chiede: – Valerio, te la senti di fare il responsabile di reparto? – Ma sì, perché no!


Eppure, lo ricordo come un tipo giocoso e fedele come un maltese. Ricordo bene che non si è mai impegnato più di tanto per cercare una partner, i suoi svaghi principali erano la playstation, ballare, bere e di tanto in tanto, fare una capatina in territorio elvetico per pagare delle piacenti signorine dell’Europa dell’Est con lo scopo di scaricare la sua irrequieta libido senza il rischio di contrarre malattie veneree, in una sorta di basilare sfogo delle sue pulsioni più animalesche, nel nome di un edonismo un gradino sotto il regno animale. Questa sua eterna routine è andata avanti per diversi anni, in un ciclo che sembrava dovesse durare in eterno, finché, nello stupore generale, non è stato rimorchiato su Facebook da una giovane e piacente fanciulla in cerca di marito. Ricordo ancora le sue incertezze, la sua titubanza, l’acuto terrore provato nel momento in cui una donna ha mostrato per lui un sincero interesse. Ricordo che ai tempi abbiamo spinto perché ci uscisse insieme, affinché avesse finalmente una relazione seria, affinché, in qualche modo, si elevasse, crescesse, maturasse, finché, vinto il suo timore, il terrore acuto di mostrarsi nudo come un verme e nella sua limitatezza dinanzi a un “altro da sé”, non ha ceduto. Lentamente, è stato risucchiato anche lui nel vortice delle responsabilità, della necessità di essere un buon partner e, gradualmente, dopo aver cancellato con un colpo di spugna il suo passato e le sue dipendenze, non ha dato più notizie di lui, finché entrambi non sono convolati a nozze. Già mi vedo la scena, la sua fidanzata gli chiede: – Valerio, te la senti di sposarci? – Ma sì, perché no!

Quest’oggi osservo la sua foto profilo, in cui Valerio ha in grembo un neonato e lo vedo sorridere con le mandibole contratte, un sorriso obliquo e falso che trasuda paura, orrore, disperazione, la voglia di fuggir via da quella gabbia dorata, la voglia di ritornare ai suoi amati videogiochi, alle sue danze scalmanate sulle note di Gigi D’Agostino, alle sue sbronze a base di Negroni Sbagliato, alle mignotte di Lugano.

Ma non puoi Valerio, non puoi più, indietro non si torna. E hai scelto tu, tutte le volte, con tuoi reiterati e incoscienti “Ma sì, perché no!”

Ma sì, perché no, per citare Dylan Dog, questo è l’orrore, signore e signori, l’orrore, Mio Dio…

Questa è per te, Valerio: I still believe in your eyes / I just don’t care what you have done in your life

Rider

Costringere le aziende di food delivery ad assumere sessantamila rider costituisce un vero atto antidemocratico nei confronti di imprese che hanno senz’altro portato una ventata d’innovazione e d’aria fresca nel mondo asfittico dell’imprenditoria italiana, ingessato da sindacati che dettano legge e che, a furia di reclamare diritti, hanno reso i nostri lavoratori, primaria risorsa e strumento imprescindibile per l’incremento del nostro PIL in termini di imposte da pagare e consumi, pigri e demotivati.

Credo che sia giunto il momento di dire la verità e di schierarci una volta per tutte dalla parte degli imprenditori. È noto, difatti, che costoro fanno “impresa”, un termine che racchiude in sé un significato dal sapore titanico, dunque tutti noi siamo tenuti senza meno a fare il tifo per questi eroi, a stare dalla parte di questi visionari hungry e foolish, protagonisti delle loro vite, fautori e artefici del proprio destino che ogni giorno rischiano il tutto e per tutto per vivere una vita fatta di avventure scalmanate e pugnando intrepidi contro acerrimi nemici quali l’Agenzia delle Entrate, il cui acronimo è, guarda caso, “AdE”, un nome che già di per sé, da un punto di vista mitologico e simbolico, include qualcosa di infero, di oscuro. Al contrario, smettiamola di far finta di stare dalla parte dei cosiddetti “dipendenti” con il solo scopo di sentirci più buoni e nella speranza di scoparci qualche operaia femminista dai seni prosperi. Bisogna avere il coraggio di dirlo con chiarezza: il “dipendente” è sicuramente un individuo affetto da una patologia di carattere psicologico, una “dipendenza”, il nome stesso trasuda assuefazione e attaccamento insano, una sorta d’infante che richiede accudimento all’impresa, vista al contempo come un surrogato genitoriale. È ora di finirla, con questi “dipendenti”, è bene che diano una volta per tutte le dimissioni anche loro e aprano una bella partita IVA in regime forfettario, in modo che possano lasciare un segno anche loro, con le loro ditte individuali dal fatturato annuo pari a quindicimila euro.

Con questo post, mi preme stare dalla parte di tutti quei rider vittime di questo atto liberticida da parte della procura di Milano. Mi riferisco, nello specifico, soprattutto a quelle categorie di stimati professionisti (commercialisti e affini) che hanno deciso di lasciar perdere la sicurezza e la stabilità inforcando una bella bicicletta vintage per pedalare verso la libertà, una libertà fatta di sudate quotidiane nel traffico meneghino, a respirare a pieni polmoni aria pulita, intanto che uno zaino colmo di pasti da consegnare scalda le loro spalle, le spalle larghe di uomini e donne vere che non hanno paura delle sfide, del precariato, che sanno che ogni giorno dovranno affrontare un’avventura diversa, godendosi il viaggio e non la destinazione. Come si permettono, codesti magistrati, di togliere la libertà a questi appassionati di ciclismo, per costringerli a un’assunzione a tempo indeterminato che invero si tramuterà in una gabbia dorata che toglierà loro qualsiasi possibilità di vivere una vita piena e un lavoro che consenta loro anche di praticare del sano sport?

In ogni caso, la mia solidarietà va, anche e soprattutto, alle aziende di food delivery, alle quali voglio dire quanto segue: nel nome della squallida pizza a domicilio del sabato sera, ormai unico divertimento rimasto a un vecchio rottinculo come me, sappiate che quest’oggi avete trovato nel sottoscritto un nuovo fedele alleato, un amico sincero che vi supporterà in questo momento estremamente difficile per voi.

Se avete bisogno, io ci sono.

San Valentino

Nel giorno di San Valentino, vedo molti amori finire. Uno tra questi è quello tra Andrea Scanzi e il Movimento Cinque Stelle. La rockstar del giornalismo italiano mette già le mani avanti, mettendo più volte nero su bianco di avere unicamente a cuore un “campo progressista”, non mostrando interesse d’alcun tipo in merito al destino di qualsivoglia movimento o partito. Scanzi assomiglia a un partner appena lasciato, che ostenta disinteresse e freddezza, un po’ come una mia vecchia conoscenza che, appena mollato dalla donna, passava il tempo tra una festa e l’altra a ubriacarsi e a urlare, ostentando una gioia di facciata, “Sono single! Sono single!” per poi finire in pista da ballo, sulle note di “On The Floor ft. Pitbull” di Jennifer Lopez, a muovere il suo misero corpo flaccidamente, con lo sguardo fisso nel vuoto, lacerato dalla solitudine e dall’umiliazione di essere stato scaricato, e ricordo che, mentre danzavo anch’io ridicolmente, mi divertivo a fissarlo con un sorriso circospetto e cinico, finché il soggetto in questione, accortosi del mio sguardo insolente, negava ogni dolore, lo ingoiava come un’amara medicina e tornava a fingere di sorridere e di scatenarsi sulle note di quella vergognosa cover della Lambada.

Ecco, Scanzi sta provando la medesima sensazione, i più sensibili e acuti osservatori di voi potranno toccare con mano lo strazio che prova dentro per un progetto antisistema del quale si è sempre fatto sostenitore e portavoce, mentre al contrario il Movimento si è ormai fatto potere, un potere che non tollera vuoti, non sopporta assolutamente l’horror vacui, una pars destruens che si fa ora per forza di cose pars construens e di conseguenza si contanima, s’inquina, subisce il contagio da parte degli stessi nemici un tempo combattuti, il contagio della casta, tramutandosi inesorabilmente, a sua volta, in casta.

Il becero pragmatismo, anche a costo di compiere qualche marachella e qualche peccatuccio, soverchia l’idealismo e la voglia di imporre una propria astratta visione, è la natura, è il potere, è la vita.

Nessun problema per Lorenzotosa invece, che mostra una certa coerenza nel suo mettersi in ginocchio di fronte a figure che trasudano buone maniere, prestigio, senso delle istituzioni, incarnando nel suo gracile corpicino valori che sono un ibrido tra quelli di Bruno Vespa e quelli del Corriere della Sera.

Da parte mia, il nuovo governo faccia un po’ quello che vuole, purché si inventi altre detrazioni o deduzioni IRPEF, mi eccita sempre come una scolaretta abbattere il mio misero imponibile e ricevere il rimborso di Luglio.

Concludo augurando a voi, patetiche coppie che puntano alla durata e non alla qualità del rapporto, un buon San Valentino, sapendo che non vi amate più da tempo, ma non avete il fegato di mollarvi perché non volete deludere i vostri genitori.

Gattini Pucciosi

Ho richiesto a quei pochi che seguono la mia pagina Facebook, dei suggerimenti su come potenziarla, su come incrementare il peso dei seguaci, rendendola un po’ più “curvy”, come piace dire a voi amanti del politicamente corretto. In taluni frangenti, ho la sensazione che la pagina Facebook viva di vita propria rispetto al blog e al recente profilo Instagram, a guisa di uno spin-off, una sorta di società satellite che, come tale, prima o poi farà la fine che si merita: fallimento e chiusura. Sappiate che se dovesse andare così, se pagina e blog dovessero ricevere il meritato destino della censura, non vi saranno repliche. Non esistono pagine di riserva, tutti i contenuti andranno perduti per sempre. Questo treno passerà una volta sola. Lascerò tutto per tornare a essere uomo e donna semplice, per tornare alle mie occupazioni quotidiane, seguendo l’esempio di tanti politici che, se non ricordo male, hanno sempre fatto fede all’impegno di lasciare la politica una volta ottenuto o mancato un determinato obiettivo. Farò altrettanto.

In ogni caso, non accoglierò nessuno dei suggerimenti ricevuti, per una ragione fondamentale: sono uno stronzo di prima categoria e generalmente vedo i consigli come fumo negli occhi, esclusi quelli di chi mi legge ovviamente (come no…). Parlo in generale, ma nessuno di voi ha mai fatto caso che spesso i buoni e miti consigli giungono da gente che in realtà si trova immersa nella cacca fino al collo? Vedo padri morti dentro, cinquantenni a cui manca da tempo il guizzo, privi di slancio, d’inventiva, di qualsivoglia progettualità, lamentarsi del fatto che i loro figli sono poco ambiziosi. Vedo madri finite in matrimoni orribili, con mariti noiosi e passivo-aggressivi, consigliare a figlie e nipoti di sposarsi e di mettere su famiglia. Vedo uomini e donne fedifraghe che ti augurano di innamorarti e di trovare la persona giusta, come è successo tra loro e rispettivi mogli e mariti.

Vedo tutto questo e non giungo a nessuna conclusione, è solo un flusso di coscienza il mio. In un modo o nell’altro, premio il pragmatismo di un utente, il quale mi consiglia di riempire la pagina Facebook di gattini. Mi sembra una buona idea, quella di incrementare il coefficiente di pucciosità di questo orribile blog. Di tanto in tanto, un grazioso felino si alternerà alle mie inutilissime e coglionissime geremiadi, giusto per stemperare gli animi e dare una spolveratina di sentimentalismo a questo mondo un po’ monello, per farvi sognare, per riempirvi i cuori per un istante.

Per sentirci come gli altri. Alla stregua di fratelli e fratellesse.

Miao ❤

La Pandemia dei Life Coach

È un’epoca meravigliosa: siamo ovunque circondati da coach, motivatori, imprenditori di lor stessi, gente svezzata forse qualche giorno fa, fuor di metafora, che ci insegna la vita, ci invita ad avere il giusto ”mindset”, ad andare “all in”, a mordere la vita, il tutto nel nome del successo, il valore supremo dell’attuale società liquida, che fa leva sulla nostra ossessione rispetto all’altrui giudizio. Devo dire che abbiamo un’innata capacità nel prelevare e assorbire il peggio d’oltreoceano: Grande Fratello, fast food da cirrosi epatica, caffè annacquato e, non ultimo, questi spocchiosi galletti egocentrici con la bocca che gli puzza ancora di latte che vogliono insegnarti come si sta al mondo.

Sapete cosa accadrebbe se non ci fossero più lavoratori dipendenti, se fossimo tutti imprenditori? Bene, la gran parte di noi diventerà una miserabile partita IVA, sfruttata da veri squali che ci tratteranno sempre alla stregua di dipendenti, leggasi schiavi, con il vantaggio di non pagarci contributi, ferie, malattia e TFR. Ma non importa, saremo finalmente degli imprenditori, potremo dire in giro di essere CEO presso la ditta individuale Pincocazzo, presso noi stessi, santi numi, con un fatturato se Dio vuole di ventimila euro lordi all’anno, rigorosamente e sfigatamente in regime forfettario.

Ora, vorrei fare un appello agli strizzacervelli, gente che naturalmente non stimo, come non stimo quel pervertito di Sigmund Freud, che vedeva gente che voleva trombarsi sua madre ovunque, pontificando ipocritamente mentre succhiava con voluttà freudiana il suo sigarone marrone, come del resto non stimo medici, avvocati, architetti, professori e soprattutto ingegneri, ma quanto meno costoro possono vantare una laurea, un esame di stato e, in certi casi, una scuola di specializzazione. Vorrei chiedere, dicevo, a psicologi di vario tipo, se i discutibili personaggi di cui sopra siano dal vostro punto di vista innanzitutto dei vostri pazienti mancati e, seconda cosa, se siano passabili di abuso della professione, invitando caldamente, nel caso, a riempir loro il culo di querele. In contemporanea, provvederò a inviare una proposta di legge al governo entrante che inasprisca la pena nei confronti di costoro in modo che siano obbligati ad accedere a un albo professionale e un regime fiscale dedicato, in cui sia previsto un contributo previdenziale alla cassa di appartenenza pari al settanta percento che consenta loro di avere una pensione pari sessantadue euro al mese lordi e, sul restante reddito imponibile, venga applicata una tassazione secca pari all’ottanta percento.

Meno “life coach”,
più Papa Roach!



Inchiostro Marrone

La nostra mancanza di memoria ha un impatto non da poco sulla totale assenza di vergogna e di dignità dei nostri giornalisti. Il quarto potere, che dovrebbe per definizione pungolare i nostri governanti, al contrario si tramuta istantaneamente in megafono accondiscendente e scendiletto adulante dei potenti, soprattutto se in procinto di insediarsi o appena insediatisi. È imbarazzante il servilismo con cui Mario Draghi, senza meno al momento rispettabile signore e persona capace, è stato comunque accolto dalla stampa. Tutto questo mi rimanda al 2011, lo spread schizzava a guisa d’un eiaculazione sopraggiunta dopo mesi d’astinenza e giungeva a Palazzo Chigi il professor Mario Monti, dopo anni di Berlusconismo, di mancata rivoluzione liberale, di leggi ad personam, di nipoti di Mubarak e di puttanelle minorenni a caccia di soldi e di notorietà che ormai tenevano l’ex Cavaliere, fuor di metafora, letteralmente per le palle.

Ricordo bene quei giorni, curiosavo con il mio solito masochismo tra le varie testate online con lo scopo di irritarmi, avevo lasciato la facoltà di teologia da circa un paio d’anni, Silvio era in procinto di essere sbattuto temporaneamente nel dimenticatoio, intanto che del docente Bocconiano ne veniva esaltata la sobrietà. Sobrietà, era questo il termine con cui i primi giorni di governo gran parte dei giornali ci aveva asfissiato con il gas tossico della retorica servile. Sobrietà, mi si perdoni l’intollerabile anafora, con il suo capello tra il candido e il cinereo, con i suoi austeri occhiali e con il suo incedere felpato e imperturbabile, il tutto unito al cappottino di gran classe. Il professorone della Bocconi è in realtà, e mi ripeto, perdonatemi, un altro chiaro esempio di come la politica e il potere creino molta più assuefazione e dipendenza dell’eroina. Dopo averne assaggiato una piccola dose, il nostro sobrio docente non ha resistito al dolce sapore di quel ghiotto cioccolatino dal retrogusto amaro e, al termine della legislatura, ha commesso l’errore più madornale della sua vita: candidarsi alla Presidenza del Consiglio, fondando un ridicolo partito, con il solito progetto fallimentare e inutile di presentare una destra dalla faccia pulita, ottenendo come unico risultato di cadere rapidamente nel dimenticatoio pur entrando in parlamento, dando il colpo di grazia al già ammaccato Gianfranco Fini, uccidendolo una volta per tutte politicamente, con l’alleato Pierferdinando Casini entrato in Senato per il rotto della cuffia. Gran bella fine del cazzo, professor Monti, non ti si incula più nessuno e ci ricordiamo di te solamente per l’IMU sulla prima casa, per le lacrime ipocrite della Fornero e per gli esodati, un capolavoro di idiozia che probabilmente si sarebbe risparmiato persino Gasparri. È questo il ricordo intangibile che hai lasciato ai più, tu e la tua sobrietà osannata dalle nostre penne smidollate.

Vedremo di che pasta sarà fatto Super Mario, se al termine del suo mandato riuscirà a non farsi contaminare dal dolce veleno della gloria terrena e avrà il fegato di farsi da parte e di mortificare la sua volontà, magari ottenendo in premio una meritata Presidenza della Repubblica, o se si farà accecare dalle sirene del successo, vento di passaggio che, presto o tardi, si placherà come qualsiasi festosa salva di peti, anche dopo un abbondante pranzo a base di legumi, cipolle e prugne.

Sediamoci e ammiriamo il grande spettacolo, cari sudditi e care sudditesse, la birra la porto io.

Incarico a Draghi

Finalmente arriva un governo tecnico, un bel governo imposto dal Presidente della Repubblica, che già fa inturgidire Piazza Affari e fa afflosciare lo spread, intanto che i media mainstream sbattono immediatamente in discarica il professor Conte e il suo spin doctor Casalino, della cui esistenza ci saremo dimenticati entro al massimo un paio di giorni, intanto che partono gli Alleluia e gli Osanna nei confronti del nuovo Presidente del Consiglio da parte dei nostri giornalisti, lambendogli le terga con le loro linguette pelose.

Lo so, lo so, so benissimo a cosa state pensando: – Dino, questa decisione non rispetta il voto degli italiani, la sovranità popolare! – Avete ragione, ma sapete cosa vi dico: fotte sega! In verità è bene che ce ne facciamo tutti quanti una ragione: non siamo sufficientemente responsabili e maturi, non ci meritiamo la democrazia, votiamo generalmente per dei coglioni a cui vorremmo assomigliare, a cui forse già assomigliamo senza però avercelo il potere, grazie a Dio, dei miserabili pifferai che aduliamo e invidiamo e su cui proiettiamo le nostre ambizioni totalmente fuori dalla realtà, mentre sogniamo di essere fondamentalmente come Renzi pur criticandolo. Chissà quante volte abbiamo immaginato, anche solo per un attimo, di avere la possibilità di tenere il paese per i coglioni e di essere decisivi, di fare la storia mandando a puttane un esecutivo per puro capriccio, mascherando il tutto come un gesto di democrazia e spacciandoci per vittime che non sono state sufficientemente ascoltate nella loro presunta e dinamica propositività. E invece è proprio questo il momento in cui viene meno il teatrino squallido della guerra tra finti sordi, il palcoscenico della perenne campagna elettorale, è questo il momento in cui la realtà appare ai nostri occhi per ciò che è: noi cittadini non abbiamo nessun potere decisionale, non siamo artefici del nostro destino. Mettetevi il cuore in pace pertanto, cari millenials, care donne e madri “che ce l’hanno fatta”: non contiamo una sega, il nostro voto non conta una sega, e ve lo dico da donna e madre millenial.


Sediamoci dunque, mettiamoci belli comodi e assistiamo finalmente al grande spettacolo della politica più genuina. Osserviamoli, questi antichi presunti avversari mentre sotterrano l’ascia di guerra e si alleano responsabilmente, scendendo ai tanto amati compromessi che mandano in sollucchero noi democristiani del cazzo, guardiamoli mentre pensano al bene comune e danno la loro fiducia a una personalità di altissimo profilo, al nostro Mario Draghi, un gesuita alla stregua di Papa Bergoglio, la cui presenza a Palazzo Chigi farà ben sperare in merito al fatto che sarà fautore di un pauperismo tanto apprezzato da quel buontempone del pontefice argentino e che restituirà senza meno dignità a noi poveri straccioni. Super Mario sa bene come si fa e finalmente la smetterà di farci vivere di sogni di gloria e di ricchezza, di redditi di cittadinanza, di denari pubblici gettati a pioggia nel nome di un assistenzialismo che ci sta solo rendendo pigri e sedentari. Di Maio, da ministro del lavoro, ha abolito la povertà con una riforma epocale e per questo motivo finirà all’inferno, sapendo che la povertà avvicina a Cristo e al Regno dei Cieli e che una vita di rinunzie e sacrifizi ci guarirà sicuramente dal nostro narcisismo e dalle nostre finte depressioni da lazzaroni, utilizzate come scusa per non lavorare. È ora che ci diamo tutti quanti da fare, razza di pelandroni. Via da subito qualsiasi sussidio, aboliamo reddito di cittadinanza, quota 100 e, perché no, anche la cassa integrazione e la NASpI. È finalmente giunto il momento di tassare come se non ci fosse un domani prime, seconde, terze case, aggiungendo un bel prelievo forzoso sul conto corrente e sul deposito titoli, magari con una bella spolverata di contributo di solidarietà. Come vi permettete di risparmiare, con questa attitudine da anali accumulatori? Restituiamo subito la potenza di fuoco del professor Conte, forza, i conti pubblici non tornano.

Lo ha detto anche il presidente Mattarella: qui c’è bisogno di un governo nel pieno delle sue funzioni per contrastare la pandemia e risollevare il paese dalla crisi economica e occupazionale che ne è scaturita, sarebbe un grave rischio tornare a votare adesso. Condivido quanto dice il Presidente della Repubblica e oserei dire che sarebbe un bene se le elezioni politiche italiane venissero abolite per sempre e piantassero finalmente una cazzo di oligarchia che si inchiodi a Roma per sempre ed esegua le volontà di Bruxelles.

Europa, conquistaci, cazzo!

Crisi di Governo

Nel chiuso del mio minuscolo studio, al termine di una dura giornata di esorcismi in video conferenza, leggo le notizie e osservo con sempre maggiore distacco ciò che accade nella politica italiana. Mi viene da sorridere se penso al fatto che tutte le volte che scoppia una crisi di governo sembra che stia per arrivare l’apocalisse, che si aprano cateratte dall’alto, che si scuotano le fondamenta della terra.

Mi sento di tranquillizzarvi, purtroppo e per fortuna abbiamo la memoria corta, ma in generale vi è spesso continuità tra un governo e l’altro, anche a seguito di un cambio di colore. Difatti, il prossimo che andrà al potere, tanto per cambiare, avrà vita durissima contro chi comanda davvero nel nostro paese, ossia un apparato burocratico mastodontico, un grigio e anonimo sistema talmente complesso e intricato che è praticamente impossibile attuare davvero delle grandi riforme senza scontrarsi contro questi gangli, questa ragnatela dal sapore kafkiano contro cui neppure il più ambizioso e motivato dei leader può davvero qualcosa.

Conte non è l’uomo della provvidenza, la sua immagine di rassicurante uomo delle istituzioni è stata costruita ad arte dalla Casaleggio Associati e ha attecchito presso chi sentiva la necessità di avere al potere una persona seria. Sicuramente “l’avvocato del popolo” ha fatto quello che ha potuto in una situazione oggettivamente difficile, glielo riconosco umanamente, ma le cose andranno avanti comunque. Del resto, contiamo davvero qualcosa? Siamo davvero in grado di prendere delle decisioni autonome? Abbiamo ormai ceduto buona parte della nostra sovranità all’Unione Europea e non è stato né un colpo di stato né altro, tutto questo è lecito e previsto dall’articolo 11 della Costituzione e mi sento di dire che è un bene che ciò sia avvenuto: non ci meritiamo la democrazia, non ci meritiamo sovranità e potere decisionale, siamo un popolo di pecore, sciocco e infantile, è perfettamente inutile governarci, siamo dei mentecatti furbacchioni incapaci di assumerci le nostre responsabilità come singoli cittadini, siamo dei frignoni che amano fare le vittime e lamentarsi del governo, della politica, dello stato, dell’Agenzia delle Entrate, degli imprenditori, del patriarcato e del matriarcato, siamo un paese sindacalizzato perché siamo una manica di fancazzisti che non hanno voglia di muovere un dito e di lavorare. Siamo figli a vita, ragazzini viziati figli di politicanti narcisisti che passano il tempo a guardarsi allo specchio, più preoccupati del consenso che del bene comune.

Mi sento di dire che se Salvini e Meloni vinceranno le prossime elezioni è scontato e banale che non vi sarà nessun regime totalitario di destra, toccherà governare anche a loro, e dopo tanto strepitare, inevitabilmente, scenderanno a compromessi, si istituzionalizzeranno, come del resto sta già facendo il Capitano. Del resto, se davvero quest’ultimo avesse velleità dittatoriali, non ammorbidirebbe i toni tutte le volte che lo intervistano, mettendo le mani avanti e facendo presente che in fin dei conti è solo un simpatico morbidone irrequieto che gioca a essere uno di noi, che vuole gli immigrati semplicemente in regola, mentre gusta il suo pane e nutella del cazzo e costringe una figlia che si vergogna giustamente di lui a mostrarsi su Instagram mentre fa i compiti. Anche lui cederà il passo all’Europa, sapete perché? Perché si tende all’unità, alla totalità, è la vita, è la natura, è armonia, si matura, si cresce e si cambia seguito di confronti e conflitti costruttivi e, in tutto questo, le nostre belle tradizioni prima o poi andranno a farsi fottere, con buona pace dei conservatori e di coloro che si ritengono “fieri di essere italiani”. Fieri di cosa? Come se aveste fatto qualcosa per meritarvelo. Meritarvi che cosa poi, di grazia? Una nazionalità? Cito George Carlin in questo caso, dicendovi che è solo un caso che siate italiani. Di che cazzo stiamo parlando, santo Dio? Mi fate venire il mal di testa con la vostra retorica!

Con questo voglio concludere questa inutile e inconcludente geremiade, mostrando al solito profondo affetto nei vostri riguardi e dicendovi che quando vi schierate a favore di qualsiasi ideologia o di qualsiasi partito siete semplicemente ridicoli, siete patetici mentre vi ergete a esperti della res publica, a raffinati politici sempre con la soluzione pronta in tasca, mentre in realtà ripetete a pappagallo opinioni preconfezionate inculcate dai media, intossicati di informazioni come siete, con lo scopo di riempire le vostre giornate in discussioni vuote che non hanno nessun fine costruttivo, se non quello di rifuggire l’horror vacui che vi perseguita. In fin dei conti, tutto questo vi serve a sentirvi meno soli e a non ricordarvi quanto siano squallide le vostre esistenze.

E ora scusate, Renzi ha fatto saltare il tavolo e Fico non ha trovato una possibile maggioranza, sono molto preoccupato per le sorti del governo, questo proprio non ci voleva in piena pandemia. Siamo fottuti, parliamone, troviamo una soluzione, mi sento così sola, ho bisogno di un abbraccio!