Dell’Italia

Ascolto “Heaven Is A Place On Heart” di Belinda Carlisle e realizzo che il momento migliore della settimana è proprio il sabato pomeriggio, dopo pranzo. Mi piace sculettare eccitata come una fichetta nella solitudine del mio studiolo, mentre mi tornano alla mente i gloriosi anni ’80, i tempi in cui ero tesserata con il PSI e le mie gote si facevano di bragia tutte le volte che in televisione compariva il mio grande amico Bettino Craxi, del quale ero segretamente innamorata e verso cui erano rivolte le mie fantasie più sconce. Mi tornano alla mente i gloriosi tempi della perestrojka, la golosa voglia al cioccolato sul succulento cranio sovietico di Mikhail Gorbaciov, mentre mi sollazzo in quella pia illusione che mi porta a pensare a un fine settimana che possa non finire mai, un eterno weekend di danze scatenate, di drinks e di flirts, ben sapendo che, ahimè, tra ventiquattro ore, esattamente a quest’ora, una sussurrante angoscia farà capolino, a ricordarmi che il tempo stringe e il dì seguente mi toccherà fare ritorno alle mie fatiche di esorcista, ma anche di madre, donna, operaia ed eroina multitasking, ostentando la mia forza nei confronti di mio marito, per il solo gusto di dimostrargli quanto io sia meglio di lui, quando invero si tratta solo di un tentativo patetico di occultare la mia fragilità e la mia insicurezza.

Mentre ondeggio le mie chiappette strette, penso nostalgicamente alla nostra Italia. Rifletto su come non si possa fare a meno di amare questo paese, per le sue bellezze artistiche, per i suoi borghi, per la ricchezza e la varietà di posti da visitare, per le culture, le lingue e i dialetti, per la sua gastronomia, per i suoi vini, per alcune eccellenze industriali, per la sua Costituzione. Penso che sia impossibile odiare l’Italia, benché afflitta, ahimè, dai mali che noi tutti conosciamo: l’immaturità della nostra democrazia, la mediocrità e la vigliaccheria di parte delle nostre classi dirigenti pubbliche e private, le lungaggini del potere giudiziario, la disorganizzazione cronica imperante, che costringe la gente a lavorare in un clima in cui si alternano frenesia a indolenza, il familismo che incatena due o tre generazioni all’interno del nucleo originario, in blocchi monolitici parcellizzati che ci rendono diffidenti gli uni rispetto agli altri e fanno sì che nonni e genitori costituiscano l’unico welfare possibile, a compensare le inefficienze del nostro sistema pubblico e del nostro stato sociale.

Cari utenti e care utentesse, qualcuno deve pur dirvelo, ma finché questo paese sarà afflitto dall’incesto psicologico, non sarà mai indipendente e autorevole agli occhi dell’Europa e del Mondo. Un paese autorevole è un paese costituito da persone emancipate che non hanno paura di lasciare mamma e papà per andare verso gli altri, verso la vita. Mi rivolgo agli amici e alle amichesse che credono che un’uscita dall’Unione Europea possa portare dei benefici al nostro Belpaese e trasformarlo immediatamente in una grande potenza politica e militare: non accadrà nulla di tutto questo e, per citare il mio grande amico Francesco Cossiga, del quale ero segretamente innamorata e verso cui erano rivolte le mie fantasie più sconce, durante il discorso con cui rassegnò le dimissioni da Presidente della Repubblica nell’Aprile del 1992, “forse questa è una benedizione di Dio”.

Purtroppo non siamo sufficientemente adulti per migliorare la nostra nazione, non siamo comunità, in noi prevalgono spinte endogamiche a discapito di quelle esogamiche.

So che questo post spezzerà il cuoricino di qualcuno, ma finché non ci sarà una sveglia collettiva, finché non ci renderemo conto che le nostre presunte sicurezze non sono altro che gabbie, non ci sarà partito, movimento politico, leader carismatico in grado di trasformare integralmente un contesto sociale statico e cristallizzato come il nostro.

Ora scusatemi, torno a sculettare come una fichetta sulle note frizzanti e sbarazzine di questo capolavoro. Buon ascolto.

Saluti Settimanali

Photo by Mimi Thian on Unsplash

Mi rendo conto che non riesco a far passare troppo tempo senza darvi mie notizie e questa sera sento la necessità di buttar giù qualche riga per porvi un cordiale saluto. Non mi sono dimenticato di voi, cari utenti e care utentesse. Innanzitutto, essendo un signore di nobili origini, mi preme sapere come stiate. Naturalmente mi auguro che stiate molto male, annegati nella vostra quotidianità, sognando un cambiamento che sarà puntualmente spento dai sensi di colpa, dal richiamo ai doveri sociali, all’omologazione, sogni di una vita migliore che si tramutano in una placida, pigra, rassicurante, tiepida, inesorabile rassegnazione.


Per quanto mi riguarda, anche se nessuno me l’ha chiesto, e direi giustamente, il periodo non è dei migliori. La mia agenda è fitta di impegni, non avete idea di quanto sia dura la vita di un esorcista libero professionista, di quanto sia difficile al giorno d’oggi stanare il maligno, soprattutto nelle vostre anime corrotte dalle vostre felicità di facciata. Siete abili dissimulatori, la vostra coltre di menzogne occulta bene il lavoro ai fianchi del demonio, che silente, trama e briga nei bassifondi e prima o poi sferrerà il suo attacco, facendovi venire un attacco di panico che puntualmente placherete con qualche goccia di valium o xanax. Mai sia interrogarsi su quei segnali, meglio anestetizzare il tutto e tornare a sorridere fino a farsi venire una dissenteria, una gastrite o un’orticaria.


Ogni tanto osservo qui sulle reti sociali le vostre foto di gruppo, mi colpiscono soprattutto quelle in cui siete con i vostri colleghi in ufficio. Santo Dio, mi viene da strillare come una fica quando penso a che squadra affiatata che sembrate in quelle immagini, voi giovani promettenti di primo pelo, forse glabri lì ove non batte il sole. Cristo se siete davvero un gruppo di vincenti, mentre vi mettete nelle pose più imbarazzanti fingendo di essere grandi amici, il tutto finché uno di voi emergerà, dimostrerà di essere più bravo di voi, o magari sarà solo abile nell’utilizzo della sua sapiente linguetta nei confronti dei propri superiori. Preparatevi, perché sarà proprio quello il momento in cui comincerete a percepire un crescente bruciore in prossimità del buco del culo. Come si è permesso, quel figlio di puttana di Mitch, di fare carriera e di abbandonare il gruppo? Come si è permesso, quel mediano un tempo in panchina, di diventare capitano della squadra, allenatore, o “coach”, com’è che dite voi, quando vi riempite la bocca con i vostri inglesismi?


Cari utenti e care utentesse, non ho altro da raccontarvi per stasera. Al solito vige la solita raccomandazione: smettete immediatamente di fare sesso e incanalate la vostra libido verso la Vergine Madre con un bel Santo Rosario. Immagino che per voi sia molto difficile, visto che l’epoca in cui viviamo è ricca di opportunità in questo senso, opportunità che si concretizzano solo in casi rarissimi, perché è semplice sbattere qui sulle reti sociali i vostri cazzi e le vostre fiche, le vostre chiappone e le vostre provole affumicate mentre porgete le labbra a culo di gallina verso la fotocamera, usando il sesso come strumento di affermazione e di potere, ben sapendo che buona parte delle vostre gesta sono solo frutto della vostra fantasia e, nel momento in cui davvero qualcuno o qualcuna avrà il coraggio di farsi avanti e di invitarvi a bere qualcosa, comincerete a pisciarvi e a cagarvi nelle mutande, perché dovrete venire allo scoperto, senza filtri, senza pubblicità. Veri, autentici, nudi, imperfetti e, soprattutto, puzzolenti.


In sintesi, non prendetevela a male, ma fate del bene a voi stessi, dato che qui, sulla rete, troverete solo delle maschere: disinstallate Tinder, uscite di casa e, possibilmente, cercate da pisellare altrove.


Magari la donna, l’uomo della vostra vita è in fila al supermercato, alle poste, di fronte a voi.


E vi ha appena sorriso.

Ricordo di un Amore Passato

Ripenso alla mia adolescenza e mi tornano in mente gli antichi ricordi di quando ero una ragazzaccia scapestrata, di quando esibivo con sicumera e sfrontatezza i miei capezzoli puntuti nei corridoi della scuola, per dare sottilmente false speranze ai miei compagni di sesso maschile, brufoloni e segaioli. A quei tempi, ricordo che le mie compagne di scuola andavano matte per Leonardo DiCaprio e una sera ci recammo in uno dei primi “multisala”, come solete menzionare voi giovani i cinematografi che dispongono di molteplici spazi per la visione di più pellicole, per la prima proiezione di “Titanic”. Correva l’anno 1997 o giù di lì. In una delle scene iniziali, non dimenticherò mai un primo piano del protagonista che magnificava la sua espressione intensa, uno sguardo che aveva fatto urlare di bramosia gran parte della sala, riempita per lo più da giovani donne che ardevano di desiderio, sognando un giorno di essere uccellate da quella promettente e giovane star statunitense.

Ricordo ancora quel momento, le mie compagne, sedute al mio fianco, lanciavano urletti isterici mentre io me ne restavo impassibile come una statua di sale. Guardavo gli occhi vitrei dell’attore californiano, che a quanto pare avevano il potere di far bagnare le fichette delle mie amiche e, al contrario, non sentivo assolutamente nulla. È viva ancora in me la sensazione della mia passera asciutta più del fiume Po e intanto, mentre con i miei occhietti guardinghi sbirciavo a destra e a manca affinché non lasciassi trapelare alcuna aria di turbamento verso quelle oche delle mie compagne, serbavo il mio inconfessabile segreto, che ai tempi nessuna di quelle stronzette avrebbe mai dovuto conoscere.

Cari utenti e care utentesse, a distanza di tanti anni, con l’età che avanza e, forse, con un barlume di saggezza che inizia a farsi strada nel mio animo corrotto, non ho più alcuna vergogna nel confessare qualcosa che ai tempi mi faceva arrossire, forse la vera ragione per cui usavo la fica come forma di potere, mentre incedevo vanitosa con il mio harem di mezzi uomini nei corridoi del Liceo per far credere alla mia migliore amica Mariarita, la bruttina che ora è diventata un tipo e si fa delle signore scopatone con Maicol, bruttarello anch’egli, ma molto pisellone, di essere una mangiauomini. Forse è questo il motivo per cui per anni ho sofferto di frigidità, reprimendo un’attrazione sessuale fortissima che ho negato per anni a me stessa perché succube delle convenzioni sociali, mentre amavo ancora mio padre ed ero invidiosa di mia madre.

Cari utenti e care utentesse, la verità è che sono sempre stata attratta sessualmente da Pippo Baudo. Tutte le volte che guardavo le vecchie edizioni di Sanremo a casa con i miei genitori, le mie gote si facevano di bragia e, all’improvviso, dovevo alzarmi dalla poltrona del soggiorno con una scusa e correre in bagno per placare il mio ardore nei confronti del Pippo nazionale. So che molte di voi penseranno che sia strana, ma ho sempre trovato in quel suo piglio autorevole nel presentare, in quel suo parrucchino, in quell’eleganza sobria e misurata, una figura paterna che mi ispirava protezione, una protezione che sapeva di abbracci, di orecchie mordicchiate, di baci sul collo, di miele e di paprika, intanto che quelle fantasie si facevano di volta in volta più piccanti e raggiungevano il culmine nel momento in cui fantasticavo di essere posseduta dal presentatore catanese sul palco dell’Ariston, dinanzi a un pubblico in visibilio. Quella sì che sarebbe stata un’edizione del festival di Sanremo con i contro cazzi, altroché!

Sapete perché vi dico questo, cari amici e care amichesse? Perché siete come me. Avrete senza meno delle fantasie bizzarre, alcune di voi si sentiranno attratte da uomini molto più anziani, molto più giovani e stesso discorso vale per gli utentessi. Bene, non c’è nulla di male. Vi piacciono uomini con due nasi e tre testicoli? Siete normali. Vi piacciono donne con un capezzolo al posto dell’ombelico? Siete normali. E potrei andare avanti all’infinito.

State tranquilli, non sentitevi in colpa per le vostre fantasie, ma fatemi un piacere: piantatela di sposarvi con un partner verso cui non vi si sentite attratti sessualmente, solo per mostrare ai vostri amici che state con un bell’uomo o con una bella donna.

Ma soprattutto, piantatela di sposarvi con vostra madre e con vostro padre, cazzo!

La Noia

Qualcuno, leggendo questo blog, potrebbe pensare che il sottoscritto sia un misantropo che detesta il genere umano, un nichilista, definizione della quale ultimamente si fa un certo abuso, mediante la quale si vuole ostentare un cinismo di facciata che sottende in verità solo sete di attenzioni e un tentativo di mettere un tampone a dei momenti in cui la solitudine esistenziale si fa acuta. Attenzione, qui si parla anche di me. Questo blog stesso ostenta un cinismo di facciata che sottende in verità solo sete di attenzioni e un tentativo di mettere un tampone a dei momenti in cui la solitudine esistenziale si fa acuta.

No, non odio la gente. Sono uno di quei tipetti pazienti, ma non sempre, forse un po’ burbero in alcuni frangenti. In ogni caso, sono uno di quelli che prima di fare una sfuriata ci pensa cento milioni di volte, ma quel giorno, quel malauguratissimo giorno in cui non ci avrò pensato e vi troverete ad affrontare la mia ira funesta, ahimè, ne uscirete letteralmente a pezzi. Non è una minaccia e neppure un avvertimento, prendo solo atto di come sono fatto, ma forse chi mi conosce questo già lo capisce. Mi rendo conto a volte che mi basta un battito di ciglia perché chi ho davanti capisca che io sia una persona a cui non bisogna rompere troppo le scatole. Non lo faccio di proposito, credetemi, ma traspare. Vedo i miei interlocutori cambiare espressione senza che io faccia apparentemente nulla e talvolta sono anche spiaciuto per questo. In fin dei conti ho imparato che sono in pochissimi ad agire realmente in malafede e, forse, tra quei pochi, a volte, rientra proprio il sottoscritto.

Ribadisco, non odio nessuno, ma trovo che la gran parte delle persone siano estremamente noiose e banali. È la noia il rumore di fondo della mia esistenza e delle mie relazioni. Vi osservo, mi capita anche di interloquire sporadicamente con alcuni di voi e mi scontro con rassegnazione, accettazione di acute sofferenze in gran parte evitabili, perché si sa, mal comune mezzo gaudio, mai sia fermarsi un momento a pensare, cercare di migliorare la propria condizione, tendere alla felicità. Nulla di tutto questo. Siamo tutti in un mare di merda, ma va bene così, nuotiamoci pure, nella cloaca della mediocrità, non vogliamo mica deludere chi ci etichetta e ci conosce da una vita? Cosa direbbero gli altri, se decidessimo davvero di andare nella direzione opposta a quella indicata dai nostri presunti sensi di colpa e dal nostro senso di appartenenza a contesti che non ci appartengono?

Insomma, piantatela di compiacermi, piantatela di piangere miseria e di fare le gatte morte, ditemi qualcosa che non so di me, stupitemi, porca puttana! Finora ci è riuscito solo un amico del club dei gentiluomini, il quale, da un semplice sguardo, mentre meditavo di abbandonare la mia partita IVA per farmi assumere a tempo indeterminato in una multinazionale, ha capito al volo che stavo facendo una stronzata facendomi realizzare, in quell’istante, che non posso essere altro che un esorcista libero professionista.

In conclusione, per farla breve, partendo come sempre dal profondo affetto che, in fin dei conti, provo nei vostri confronti, mi avete sinceramente rotto i coglioni.

I Consigli di Nonno Dino – Vuoto

Nonno Dino

Sono in vena di riflessioni personali questa sera, approfittando del fresco autunnale e del cielo nuvoloso, con l’orribile caldo finalmente in procinto di allontanarsi e le zanzare che lentamente periscono e ci lasceranno in pace per circa otto, forse nove mesi.

Davvero, mi domando come non possiate apprezzare l’autunno, il grigio, il freddo. Capisco che molti di voi abbiano bisogno di luce perché temono la propria ombra, per cui l’estate altro non è che l’archetipo decaffeinato della vostra felicità di plastica, mentre vi fotografate in spiaggia e in piscina, forzando i vostri sorrisi falsi e le vostre pose da seduttori e da seduttrici della domenica, atte a mascherare i vostri difetti, con i primi piani delle vostre facce di cazzo filtrate, sapendo che dentro di voi qualcosa si muove, qualcosa che vi sussurra costantemente la verità su di voi, ma guai ad ascoltarla, guai a venire a patti con voi stessi, meglio censurare tutto questo, meglio restare nella propria inconsapevolezza, ad attendere la prossima estate, ben sapendo che anche voi la odiate, detestate quel caldo insopportabile, quelle code interminabili in autostrada, quelle migliaia di euro di mamma e papà buttate nel cesso in lussuosi resort all-inclusive, senza un cazzo di progetto di vita, senza un ideale, una visione della vita, manica di pecoroni accaldati che non siete altro.

Eppure io vi capisco, vi guardo ormai come se fossi vostro nonno. Domani compio settantasette anni, il tempo è volato anche per me e, in fin dei conti, anche io anni fa ero esattamente come voi, tra l’altro sono stato tra i primi a iscrivermi a Facebook, avevo circa venticinque anni all’epoca. Dicevo, vi capisco, avete bisogno di tutto questo. Avete bisogno di sentirvi pieni, di riempire le vostre vite con l’apparenza, lamentandovi dei vostri genitori che vi invischiano continuamente nei loro battibecchi e cercate di fare da pacieri accumulando solo miseria e dolore, lamentandovi del vostro partner noioso, impigrito e dormiglione, mentre sbattete i vostri provoloni su Instagram cercando un diversivo, un uccellone alternativo che, nel momento in cui tenterà un approccio, sarà matematicamente respinto, scontrandosi inesorabilmente contro il muro granitico del vostro conflitto isterico ed eternamente irrisolto tra paura e desiderio, lamentandovi del vostro capo e dei vostri colleghi, i quali, lasciate che ve lo dica, giustamente non riconoscono nessun talento in voi, che vi sentite Steve Jobs pur avendo quasi quarant’anni e uno stage retribuito a cinquecento euro al mese.

Cari utenti e care utentesse, sapete cosa accadrebbe, se all’improvviso tutti questi problemi si risolvessero, se i vostri genitori non vi coinvolgessero più nelle loro risse, se trovaste il coraggio di lasciare il vostro partner per un pisellone fresco di stagione e a chilometro zero, se vi dessero realmente una promozione con un aumento? Vi trovereste faccia a faccia con il vuoto totale, con il nulla assoluto. Sareste costretti per la prima volta a fare i conti con voi stessi e con quello che avete ottenuto e a trovare un nuovo senso alla vostra vita, più costruttivo, più impegnativo, più difficile. In sintesi, sareste letteralmente terrorizzati, vi fottereste di paura all’idea che, oh cazzo, tutto quello che desideravate si è improvvisamente realizzato. E ora, porca troia?

Lasciate perdere, credetemi, ve lo dico dall’alto dei miei rimpianti, di tutti i treni che ho perso, della mia vita squallida passata a tollerare un impiego al comune, una moglie cicciona e petulante e dei figli disoccupati che mi prosciugano due terzi della pensione nonostante abbiano più di quarant’anni. Tenetevi le vostre sicurezze, le vostre vite mediocri, orribili, prive di stimoli.

Vi aspetto domani mattina al circolo di bocce e, dopo una bella partitina, venite con me a guardare qualche cantiere. La felicità è troppo faticosa, credetemi.

La Ficamorfosi

È ormai un dato di fatto che il mio processo di passerificazione sta volgendo al termine. Gli aggiornamenti al blog divengono sempre più sporadici, forse perché il sarcasmo che contraddistingueva i miei soliloqui va lentamente dissolvendosi, si sta tramutando in qualcos’altro, forse addirittura in comprensione e tolleranza nei vostri confronti. Sovente vi guardo con questo stato d’animo placido, con questa calma olimpica che ha preso il sopravvento sulle mie antiche nevrosi e inquietudini e mi domando che cosa cazzo mi stia succedendo, non potendo più attingere alle abbondanti acque un tempo torbide del pozzo nero del mio inconscio. Sento che il mio corpo stesso si sta trasformando in una fica, il mio cranio a guisa di un clitoride. L’altro giorno avevo un gran mal di testa, ho cominciato a massaggiarmi le tempie e ho avuto un orgasmo devastante, l’intero mio corpo, ormai completamente ficamorfo, ha cominciato a sentirsi squassato da molteplici ondate di piacere, al termine delle quali mi sono sentita in colpa e mi sono bloccata da sola su Whatsapp e su tutti i social.


Davvero, cari utenti e care utentesse, questo luogo non sarà più quell’antico ristoro in cui potevate sentirvi al sicuro. La politica non scatena in me più alcun interesse, non riesco più a irritarmi per le miserie della nostra classe dirigente e per l’indignazione a comando dei nostri giornalisti e presunti tali. Osservo questi fuochi di paglia e riesco a percepire, in fin dei conti, la fatica enorme di chi ha ottenuto successo, consenso, visibilità, il peso di dover mantenere tutto questo, giustificare ogni scoreggia fatta in ascensore, riesco a percepire quel confine sottile e indeterminato tra il delirio di onnipotenza e la pulsione di morte che contraddistingue questi personaggi, soffocati dai loro ego ipertrofici e da vite tutto sommato aride, perennemente sotto i riflettori.


Penso a tutto questo e penso a quanto siate fortunati, cari utenti e care utentesse. Godetevi le vostre famiglie, le vostre vite semplici che incarnano un po’ quelle antiche tradizioni, quei valori d’un tempo andati ormai perduti che sono forse tutto quello a cui una persona sana dovrebbe ambire e state alla larga dalle false sirene del successo, dalle luci della ribalta. Restate nell’ombra, se volete campare felici.


Nel frattempo, farò i conti con la mia ficamorfosi e, novello Gregor Samsa, capirò che cosa fare di questo blog.


Intanto, per iniziare potreste fare una bella cosa: togliere il like e segnalarlo.

Dettagli

Non ci avrei mai creduto se me l’avessero detto una ventina d’anni fa, eppure credo sia arrivato un momento estremamente importante della mia vita, forse sono in procinto di raggiungere il vertice della parabola e a breve si avvierà una lenta quanto inesorabile discesa, forse un giro di boa sta per compiersi, un grande cambiamento. Eppure, mi avvicino ai quaranta e accade che ascolto la gente e non do più alcun peso alle loro parole. Ogni volta che interloquisco con qualcuno, so benissimo che costui sta mentendo a se stesso e di conseguenza anche a me. Naturalmente, tutto ciò non costituisce alcun giudizio morale, è solo un divertente giuoco degli specchi, anche la sottoscritta non è da meno. Chissà quante balle racconto ancora a me stessa, quante menzogne proferisco, quante pillole addolcisco per far sì che questa esistenza sia meno amara, sopportabile, chissà quanti passi mi attendono ancora per continuare a tendere asintoticamente a una consapevolezza che non raggiungerò mai definitivamente.

Dunque sappiatelo, quando cammino al vostro fianco, quando siedo con voi al bar e sorseggio un caffè o una birra in vostra compagnia, mentre permango silente, abbozzando un sorriso con la mia faccia da gran simpaticona e da catechista infoiata, mentre annuisco e ascolto anche con profondo interesse quanto avete da dirmi, so benissimo che mi state raccontando un mucchio di balle, che ve la state raccontando per mostrarvi migliori di quello che siete ai miei occhi, razza di malandrini e malandrinesse che non siete altro.

Cari utenti e care utentesse, ho imparato sulla mia pellaccia che, ahimè, la verità traspare dai dettagli, dagli sguardi, dai gesti. Tutto questo esibizionismo adoperato per ostentare sicumera, tutta questa aggressività spacciata per forza d’animo, tutto questo cinismo utilizzato per celare al contrario una profonda sensibilità, tutta questa felicità magnificata per nascondere una ferocissima depressione latente, tutta questa gelosia e fedeltà messa in luce per fare ombra alla propria voglia di tradire e di trasgredire, tutto questo piacere per la solitudine che occulta un estremo desiderio di compagnia, tutta questa voglia di compagnia che dissimula una smania di solitudine, è solo un’inutilissima fatica sprecata.

In ogni caso, non preoccupatevi, sono esattamente così anch’io, anzi per certi versi sono molto peggio di voi, eppure forse sono proprio queste le cose che ci accomunano, che ci rendono uguali, sorelle e sorelli in una sorta di socialismo emozionale che dovrebbe unirci e renderci comunità, alleati, anziché dividerci in continue guerre tra poveracci, pedine di ideologie di carta e a consumo, messe in piedi dai media e dalle reti sociali stesse, che hanno tutto l’interesse a rendere l’individuo sempre più isolato e parcellizzato.

Chissà, dopo tanto tempo, forse potremmo iniziare a volerci anche un po’ di bene, sarà il tempo a darci una risposta.

Intanto, si fa sera e l’aria diviene più fresca. Quando andrete a letto, stringetevi in un caldo abbraccio sotto la coperta con il vostro partner. Magari, quella tenerezza inaspettata potrebbe tramutarsi gradualmente in una generosa scopata e potrete finalmente ritrovare l’antico ardore dei vecchi tempi, di quando vi siete conosciuti.

Chissà.

Tramonti

Erano forse mesi che non uscivo il venerdì sera. Il rientro in Italia di Angelo dalla penisola iberica ha fatto sì che sia io che l’ammogliato con prole Antonio, forse uno dei pochi uomini sposati che conosca a cui non è stato vietato di uscire con i suoi vecchi amici di tanto in tanto, partecipassimo a questa scarna rimpatriata. Adopero l’aggettivo scarna perché un tempo, forse quasi quindici anni fa, si era in tanti, si usciva più spesso, si beveva più spesso, mi accompagna sovente quella falsa sensazione che la vita ai tempi fosse più leggera e meno problematica di adesso, ma mi rendo conto che la nostalgia edulcora i ricordi e in quell’epoca ero fondamentalmente uno sporco alcolizzato, di conseguenza qualsiasi dolore esistenziale era totalmente anestetizzato da quantità ingenti di birra e di Negroni. Il giorno in cui il medico mi impose di smettere di bere fu un giorno assai duro: fu allora che, per la prima volta, dovetti fare i conti con la mia miseria, con i miei fantasmi orribili, guardarli in faccia a uno a uno evitando di farmi sopraffare, senza l’alcol, prezioso anestetico e amico di gioventù. Lentamente, realizzai che buona parte di quelle amicizie altro non erano che una buona compagnia, intrattenimento, accomunati unicamente dall’idea di buttare via il tempo alle ortiche, di zoppicare insieme e di sentirci meno soli, dandoci ragione nell’antico e mai defunto rituale dei bocchini vicendevoli. Ma questa è un’altra storia di cui non vi parlerò mai, o forse sì, chissà.

Va bene, ci diamo appuntamento alle ore 21 presso quello che un tempo era uno dei miei pub preferiti, ove godermi la mia rossa media e la mia piadina al crudo, mozzarella e rucola, per concludere quel pasto frugale con un bretzel e già una nota di amarezza ha cominciato a farsi strada in quella che doveva essere una serata di risa e rimembranze: il pub ha cambiato gestione da un anno, pur mantenendo lo stesso nome e, come nuova politica, non servono più piadine. Sono questi i lutti più difficili da elaborare. Quel pub era per me un luogo più sacro di una chiesa, porca troia, era il tempio presso cui incontravo casualmente il professor Miami, pronunciato all’americana, con il quale tra una sua sigaretta e l’altra, tra una sua birra media e l’altra, la sua lunga barba ingiallita dalla nicotina, si disquisiva amabilmente di modelli matematici, di filosofia, di psicologia, si discorreva insomma di massimi sistemi. Difatti sono quel tipo di persona, mi trovo a mio agio solo se si fanno discorsi profondi, ho sempre detestato parlare di convenevoli e della qualunque, piuttosto tengo la bocca chiusa e non proferisco verbo. In effetti, in una compagnia folta, mentre tutti parlano del più e del meno, noterete che sono il tipo taciturno che si guarda attorno e studia con l’occhietto acuto dello scienziato le dinamiche umane che si vengono a creare, cercando di tracciare profili psicologici con lo scopo di trarre vantaggio personale per la mia personale scalata al potere.

Ma non divaghiamo, amo sognare e dare sfogo, almeno qui, alla mia volontà di potenza di stampo Nietzschiano, ormai sempre più smussata dagli anni che passano e da una consapevolezza che si fa sempre più ampia e prepotente e vede ormai tutto questo come superfluo. Sedevo con Angelo e Antonio, rendendomi conto che erano solo le nove di sera e avevo già un sonno orribile e li ho guardati a lungo, quei due lì, che sono stati e forse annovero ancora tra i miei migliori amici. Li osservavo, Antonio con la pancia tipica del paparino che si avvicina ai quarant’anni e ha messo da parte lo sport, Angelo con la barba che si fa via via più bianca. Ascoltavo i loro discorsi e per la prima volta mi sono sentito davvero lontano da loro. Li osservavo e ho visto il passato, ho visto un tentativo maldestro di rievocare dei tempi palesemente finiti, ho visto tre strade diverse, quella di Antonio padre di famiglia, ormai stanziale e deciso a restare nel nostro Belpaese pieno di orrendezze, ma impossibile da odiare, quella di Angelo che raccontava le sue avventure lavorative e personali a Valencia, che fa coppia con Giulia e non vogliono figli e amano viaggiare per il mondo e giocare a beach volley sulla spiaggia. Sedevo, li osservavo e li ascoltavo, assonnato e già mezzo ubriaco dopo già un paio di medie, rendendomi conto di quanto sia puttano il tempo che avanza, di quanto io non sia più in grado di reggere l’alcol, di quanto stiamo divergendo e di quanto ormai vi siano ben pochi interessi comuni, pensando anche al mio di percorso e alle pieghe inaspettate che ha preso diverse volte la mia vita ridicola.

Perché scrivo questo, cari utenti e care utentesse? Diffidate da tutti quegli stronzi che raccontano quanto sia bello cambiare vita all’improvviso, che mollano tutto per trasferirsi in Australia e che finalmente hanno trovato la felicità. Cambiare fa bene, aiuta a scrollarsi la polvere di dosso e a tirarsi fuori da situazioni che non portano a nulla, ma costoro omettono un dettaglio molto importante, mentre magnificano sulle reti sociali quanto sia meravigliosa la loro vita: l’elaborazione del lutto. Gli addii silenti a contesti che non ci appartengono più sono comunque dolorosi e, ahimè, è necessario attraversarli.

– Ehi, Dino, questo post fa schifo, facci ridere, buffone del cazzo!

Oggi no, buon fine settimana.

Ode alla Mediocrità

Mi rendo conto che gli aggiornamenti del blog divengono sempre più sporadici. Forse questa avventura ha fatto il suo tempo, forse Dino ha raggiunto gli scopi che si era prefissato, forse ha cercato solo compagnia, è stato un rimedio come un altro alla solitudine esistenziale che ci accompagna, anche se ci circondiamo di gente inutile con la quale intrattenerci senza fondamentalmente creare nessun tipo di rapporto autentico, presi come siamo dalla nostra continua tensione al miglioramento, alla crescita personale e all’accrescimento delle nostre capacità di leadership, no? Com’è che dite voi? “No pain, no gain”, “Ciò che non uccide fortifica”, “Il Boss è impersonale, il Leader è empatico”, mentre citate Butkowski e Carl Gustav Jung, senza sapere chi siano e non avendo mai letto e inteso nessuno dei loro libri, fondamentalmente perché non avete capito voi stessi, non sapete assolutamente nulla di chi siate voi stessi in realtà, mentre a guisa di pecorelle smarrite vi lasciate imboccare dagli stereotipi patetici delle reti sociali e dei media, guidati unicamente dal senso di colpa, dall’ansia e dalla paura, senza fermarvi mai a riflettere, senza osservare realmente cosa vogliano dirvi queste emozioni. Sto parlando con voi, voi madri di figli che non avete mai desiderato, voi rampanti giovani in carriera che si ritrovano responsabili di area sottopagati per poter raccontare ai vostri genitori che ce l’avete fatta senza sapere che l’avete presa sonoramente nel culo. Forse altro non desideravate che divenire semplici panettieri, impiegati comunali, scrittori, poeti, pittori, musicisti. Invece no, eccovi lì, buoni cristiani di facciata, buoni progressisti dalla parte delle minoranze, buoni lavoratori, padri e madri di famiglia, nella vostra gabbietta dorata, mentre vi lamentate di una quotidianità noiosa solo perché, fondamentalmente, vi è mancato il coraggio di fare alcune scelte.

Guardo a tutto questo con invidia, in realtà. Io stessa bramo una vita normale, mentre sono lacerato dai rimorsi e dalla mia costante irrequietezza, dalla colpa dei continui abbandoni e tradimenti, dei dolori che ho causato, della scia di cadaveri che ho lasciato alle mie spalle, mentre penso che non avrei dovuto lasciare l’università per darmi alla libera professione, mentre rifletto sul fatto che forse avrei dovuto essere una pecora e campare tranquillo, sposarmi, sfornare un paio di pargoli, ingrassare sul divano e diventare un cicciobombo sedentario e scoreggione, incassando e somatizzando le lamentele di una moglie altrettanto grassa, con i capelli unti e sessualmente frustrata.

Oggi mi guardo allo specchio e finalmente vedo lo sguardo di un fallito, un miserabile perdente senza una laurea, senza una famiglia, senza neppure un gatto scroccone ad accoglierlo quando rientra a casa, un vagabondo senza meta, ramingo per il mondo, incapace di portare a compimento i propri obiettivi, incapace finanche di tenere in piedi uno stupido blog, ormai trascurato e divenuto alla stregua d’una vecchia capanna abbandonata, piena di topi, polvere e ragnatele.

È un bene che non abbia conosciuto personalmente nessuno di voi e che nessuno di voi sia venuto in contatto con me. Vi siete risparmiati l’orrore del mio sguardo spento e ambiguo, del mio volto mutevole ed ermafrodito. Vi siete risparmiati un trauma.

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Notizie del Giorno

Leggo le notizie e al solito mi rendo conto di una certa mia tendenza masochistica a voler quasi di proposito irritare la mia fichetta secca e rugosa. Al solito, si narra di contagi che non decrescono a causa dei famigerati no-vax, questa banda di mattacchioni un po’ ribelli che si oppone alla scienza. Come osano, questi discolacci, a voler crear scompiglio e a disturbare il manovratore in questo modo?

Oltre a ciò, mi salta all’occhio un altro trend di recente introduzione da parte dei nostri amati giornalisti: quello degli incendi. Fateci caso, prima prende fuoco un grattacielo a Milano in Via Antonini, quest’oggi si parla d’un palazzo bruciato a Torino, in zona Porta Nuova. Vi ci vedo, cari boccaloni e boccalonesse, mentre leggete queste notizie, mentre prendete a noleggio i pensieri altrui e i fatti a cui dare importanza, mentre vi fate imboccare come infanti con la vostra pappetta quotidiana di cronaca, pensare quanto segue: – Mamma mia, il mondo intero sta andando a fuoco, dove andremo a finire?

Cari utenti e care utentesse, premesso che se la pensate in questo modo, mi auguro davvero che andiate a finire in una discarica di rimpianti per il modo in cui avete sprecato la vostra vita, ma vi invito comunque a non farvi prendere per il culo. Non ve lo dico dall’alto di una cattedra, ci mancherebbe. Sono una ragazza semplice di quartiere anch’io, che si cerca la vita come può, con i suoi pregi e i suoi difetti, che sculetta come una frociona quando corre nel parco, ma che un tempo era esattamente così, manipolabile, suggestionabile, priva di spirito critico. Ebbene, una rondine, forse anche due, tre, dieci, cento non fanno primavera. Il mondo non sta andando a fuoco, vengono presi fatti di cronaca statisticamente irrilevanti e vengono magnificati facendone di una mosca un elefante, con lo scopo di distrarvi, terrorizzarvi per tenervi sotto controllo, se vogliamo anche per darvi degli argomenti di conversazione mentre siete a tavola con la vostra famiglia, con i vostri colleghi, intanto che sopra di voi, chi comanda il vapore fa il bello e il cattivo tempo e si diverte come un matto a tirarvi scemi. L’ho detto e lo ripeto: se avessi un briciolo di potere farei altrettanto, forse anche di peggio. E lo fareste anche voi.

Infine, Roberto Benigni lecca il culo a sua moglie e, di conseguenza, a tutte le donne, non perché le ritenga davvero migliori degli uomini, ma come sempre per garantirsi visibilità e cavalcare l’ennesima moda. In fin dei conti, Benigni vi dà quello che vuole, facendovi credere, cari utentessi, che in questo modo vi guadagnerete il rispetto delle donne e magari anche una generosa scopata. Bene, mi spiace deludervi, ma è l’esatto contrario, ragion per cui so benissimo che molti di voi, a causa di questa miserabile tecnica di seduzione, è da tempo che in verità passano le loro lunghe giornate con il pesciolone in mano. Le donne vi disprezzeranno ancora di più e con buona ragione: chiunque abbia un minimo di dignità e rispetto per se stesso non ha alcun bisogno di ruffiani che gli baciano il culo in maniera melliflua.

Questa, ahinoi, è la squallida società in cui viviamo, un super-io passivo-aggressivo che impone un mondo di pace, di accoglienza, di tolleranza e di rispetto delle minoranze in maniera autoritaria, individuando negli uomini, nel patriarcato e in un generico “fascismo” del quale nessuno probabilmente comprende il significato, perenni nemici da combattere.

E queste, cari utenti e care utentesse, sono le stesse identiche dinamiche dei regimi totalitari.

State tranquilli in ogni caso. Come sempre, una risata li seppellirà e, per citare il mio caro e rimpianto professore di filosofia delle superiori, anche “un bel pernacchio”.