Vaticano e ddl Zan

Con un magistrale “coup de théâtre”, il Vaticano scende in campo con la fierezza che si confà a un autentico fuoriclasse e finalmente prende le sue palle immacolate come il cuore di Maria e le poggia sul tavolo della trattativa: il ddl Zan non s’ha da fare. Mi chiedevo dove fossero finite le ingerenze della Chiesa Cattolica nelle decisioni della politica italiana, ma devo dire che cominciavo a sentirne la mancanza. Era dai tempi del cardinal Ruini che non avveniva un simile intervento a gamba tesa e in fondo dentro di me ero certa che dietro quella facciata un po’ sbarazzina, quelle guanciotte morbidose e quel sorriso puro e fanciullesco, tipico di un giovanotto che sta cominciando da poco ad assaporare la vita, Papa Francesco è in verità un fottuto reazionario che al momento ha semplicemente lasciato giocare i suoi avversari e ha concesso loro di vincere qualche battaglia. Del resto, cosa potevamo aspettarci da un gesuita? Nel 2010 fu lo stesso Bergoglio, in qualità di Arcivescovo di Buenos Aires, a definire il disegno di legge presentato in Argentina in merito ai matrimoni gay come “movida del diablo”.

In realtà, sappiamo benissimo che sarà la Chiesa Cattolica a vincere sempre e comunque la guerra, e tutto questo per un semplice motivo: non vi è alcuna possibilità di cancellare ben due millenni di cultura cristiana con un semplice colpo di spugna, una cultura che è natura umana, che piaccia o no. Tutto è intriso di cristianità, chiunque abbia provato a uccidere Dio ha tentato semplicemente di offrire se stesso come surrogato, con risultati scarsi e limitati, dovuti alla propria natura mortale. Pensiamo a quel simpatico giuggiolone di Stalin, il quale aveva raso al suolo intere chiese e aveva sostituito il crocifisso con quadri raffiguranti la sua maestosa effige baffuta. Bene, lo stesso Iosif Vissarionovič Džugašvili, all’ingresso dell’Unione Sovietica nel secondo conflitto mondiale, aveva chiuso un occhio nei confronti di quelle donne che si facevano il segno della croce in quella situazione così drammatica per il popolo russo. Pensiamo anche alla fine fatta dallo stesso Stalin, che fino al 1953 era considerato dal suo popolo come un dio: è morto solo come un cane, disperato, con il suo capezzale circondato di gente che, fatta eccezione per la figlia Svetlana Allilueva, non vedeva l’ora che tirasse le cuoia per poter prendere il suo posto o semplicemente liberarsi da un tiranno paranoico e pericoloso.

Caro Francesco, il tuo intervento è una boccata d’ossigeno, ma non è sufficiente, di conseguenza mi si permetta di fare una proposta, al solito moderata: propongo che il passo successivo sia la scomunica di tutti i sostenitori del ddl Zan. Ho come la sensazione che basterebbe davvero poco per vaporizzare le effimere battaglie di questi fenomeni con la pancia piena che si dichiarano atei con lo stesso spirito con cui un adolescente si ribella ai propri genitori e fanno del loro ateismo una sorta di nuova religione.

Forza Santità, hai in mano una grande leva per riprendere il controllo sulle nostre vite, il caro, vecchio, inesauribile, infallibile senso di colpa.

Fai di noi quello che vuoi, Papa!

Italia-Galles 1-0

Vittoria di misura degli Azzurri sui Draghi Rossi. Un risultato che fa onore alla nostra nazionale, che ha giocato la partita risparmiando un po’ di energie per le fasi finale del campionato europeo e che consente un agevole accesso agli ottavi di finale. Faccio fatica a definire il gol di Pessina come un tocco di classe o una gran botta di culo, infilando la palla nell’angolo destro della porta gallese lì dove Ward non ci sarebbe mai arrivato.

In ogni caso, a prescindere dalla bella prestazione e dalla gioia nel vedere una nazionale italiana finalmente promettente, dopo la lunga traversata nel deserto della mancata qualificazione ai mondiali del 2018, purtroppo emergono dei profondi aspetti negativi di carattere chiaramente politico. Difatti, mi preme ricordare che, prima dell’inizio della partita, solo sei giocatori italiani su undici si sono inginocchiati per Black Lives Matter e chiaramente non possiamo fare altro che condannare questo gesto altezzoso che tradisce il pensiero politico di taluni calciatori. Come si permettono questi ragazzacci di non aderire a un’iniziativa che ha probabilmente contribuito a ridurre il razzismo del 37.4%, non so rispetto a cosa, ma comunque lo ha ridotto? Oltre a questo, emerge un ulteriore aspetto inquietante, che forse è sfuggito ai più: con questa vittoria, gli azzurri hanno raggiunto un numero di risultati utili consecutivi pari a trenta, eguagliando il record di Vittorio Pozzo, il commissario tecnico della nazionale campione del mondo nel 1934 e nel 1938, gli anni in cui il regime fascista raggiunse l’apice del suo potere.

Da questi due aspetti sopra menzionati, risulta evidente che questa nazionale ha chiaramente delle simpatie fasciste, lo stesso concetto di amore per la patria è un concetto fascista. Il rifiuto di alcuni giocatori nel sostenere Black Lives Matter ne costituisce degno certificato di garanzia.

Hanno ragione Tosa, Delprete, Tommasi, Michela Murgia, sta tornando il fascismo, ma stiano in guardia, questi cosiddetti fascisti: noi, sostenitori del Black Lives Matter e del ddl Zan, non lo permetteremo mai. Terremo alta la guardia e concentreremo le nostre energie unicamente nella nostra battaglia antifascista, fregandocene financo delle aziende che chiudono, delle casse integrazioni e dello stato della nostra economia, affinché questo cosiddetto “Roberto Mancini” la smetta di scimmiottare un commissario tecnico vissuto in una delle epoche più buie della storia d’Italia.

Concludo dando un suggerimento alla FIGC: è bene che il prossimo commissario tecnico sia una donna di colore, in modo che tutto questo non accada più.

Green Pass

Leggo le notizie odierne, mi rendo conto che devo smetterla di utilizzare il sito del Corriere come fonte di informazione, infatti mio marito si lamenta da un po’ di tempo del fatto che sono spesso di cattivo umore e generalmente ciò avviene subito dopo aver passato una decina di minuti a navigare sul sito incriminato. D’altro canto, ho bisogno di codesta irritazione con lo scopo di tramutarla in lamentele atte a riempire questo inutile blog, per dare sfogo al fuoco ardente della mia anima irrequieta e sublimarla in proposizioni pregne di virgole e caratterizzate da un italiano maniacalmente puntiglioso e pedante.

Gli stati d’animo che provo alla lettura del Corriere sono molteplici, passo dall’irritazione alla voglia di lanciare il mio calcolatore dalla finestra a causa del sentimentalismo smielato delle notizie strappa-clic che solitamente magnificano le gesta delle donne, dei migranti e degli animali, fino a sentirmi eccitata come una scolaretta qualora vi sia una notizia che solletica qualcuno dei miei lati più perfidi e malvagi. Difatti, l’arrivo del Green Pass costituisce una di quelle novelle che procurano un inesorabile inumidimento della mia passerina. Sono davvero contenta che finalmente noi tutti saremo schedati e catalogati, che sarà consentito un accesso limitato a eventi sportivi, spettacoli, concerti, feste e matrimoni e per andare a ballare in discoteca. Sono contenta perché finalmente saremo considerati al contempo consumatori e prodotti di consumo. Chiunque abbia superato indenne il virus e chiunque abbia ricevuto il vaccino potrà senza meno essere considerato un prodotto di alta qualità, di prima scelta, abile al lavoro, produttivo, per poter guardare al futuro, per poter finalmente essere artefice della ricostruzione e poter approdare finalmente alla cosiddetta “nuova normalità”. Dal mio punto di vista, il Green Pass però non è una misura sufficiente, pertanto mi si consenta di fare una proposta, sperando di fare cosa gradita. Potrebbe essere opportuno istituire dei quartieri appositi, con lo scopo di separare gli immuni dai non immuni. I quartieri degli immuni potrebbero essere considerati degli autentici pascoli, all’interno dei quali sarà consentita una sana alimentazione, sport all’aria aperta, cure di altissimo livello, tutto ciò per poter far sì che i vaccinati crescano, si sviluppino ed evolvano sani e forti, marchiandoli naturalmente a fuoco come delle vacche e di conseguenza schedando chiunque viva all’interno di tali quartieri. Chi invece non avrà ricevuto il vaccino dovrà assumersi la piena responsabilità di questa scelta e sarà lasciato indietro, magari assistito da un reddito universale del valore di trecento euro al mese, che gli basterà per comprare un sacco a pelo del Decathlon, acquistare del tonno in scatola e del pane presso qualsiasi discount e alloggiare comodamente in qualche palazzo abbandonato o sotto qualche ponte, in modo che costoro possano capire cosa voglia dire andare contro la politica e le task force, che in questo anno e mezzo hanno lavorato alacremente per il nostro bene. A questi voglio solo dire che siete solo degli ingrati e che vi staneremo ovunque vi troviate, continueremo a denunciarvi, qualora vogliate entrare clandestinamente nei nostri quartieri elitari e qualora cerchiate di ucciderci con le vostre varianti Epsilon, Zeta, Eta, Theta, Iota, Kappa, Lambda, Mi, Ni, fino alla Sigma, Tau, Ypsilon, Phi, Chi, Psi, Omega, che cito unicamente per sbattervi in faccia che sono di origini greche, oltre ad aver frequentato il Liceo Classico con alto profitto.

Naturalmente, questa operazione avrà un costo elevato e, come ben sapete, il nostro paese è indebitato fino al collo. Nessun problema, credo che sia arrivato il momento da parte del governo di tirar fuori le sue succulente palle pelose e di poggiarle sul tavolo: è giunta l’ora di una bella patrimoniale. Qualche politico, timidamente, propone di tassare solo i grandi patrimoni, con dei prelievi da fiche secche e piselli mosci. Ne ho già parlato in passato, ma se patrimoniale dev’essere, caro governo, abbi i coglioni di metterci la faccia: prosciuga completamente i conti correnti dei nostri genitori e fai un bell’esproprio di tutte le case di proprietà. È ora di finirla con questo vizio tutto italiano di voler tenere i soldi in banca e di investire nel mattone. Preleva tutto, Draghi, azzera le IRPEF e le IRES e mandaci tutti a lavorare e in affitto. Questa sì che sarebbe una riforma coraggiosa. E per chiunque proverà ad aprire conti correnti all’estero per evitare l’esproprio, propongo una condanna ai lavori forzati, in modo da avere della manodopera a basso costo che contribuisca alla ricostruzione del nostro paese.

So bene che ci sarà sempre qualcuno che prenderà sul serio quello che scrivo, mi limiterò a leggere il suo commento con un sorriso sornione e a salutarvi, citando quel grand’uomo di mio bisnonno, il quale soleva proferire quanto segue, con l’umiltà e la passione che si confà a noi ellenici: “H πούτσα μου είναι πολύ μεγάλη”.

Italia-Svizzera 3-0

Sarò breve nel commentare la grande prestazione mostrata dagli Azzurri. Bisogna riconoscere che gli italiani hanno confermato ancora una volta la grande capacità di depositare i propri talenti in territorio elvetico.

Fatta questa premessa, è già la seconda volta che i telecronisti e i nostri politici utilizzano la nazionale Italiana alla stregua di archetipo della ripartenza del paese. Sul serio ragazzi, piantatela con questa pagliacciata e finitela di prenderci per il culo. Ieri, terminato il primo tempo, la RAI si è presa la briga di intervistare il Presidente della Camera Roberto Fico il quale, con la sua vocina fanciullesca, si è lasciato andare a una serie di banalità, frasi fatte e retorica spicciola: “Questa sera è una grande festa che ci deve far guardare con coraggio, passione e fiducia per il futuro. Siamo a pochi metri dal traguardo. Dobbiamo andare avanti insieme per superare definitivamente questa pandemia” (Fonte ANSA).

Cari amici e care amiche, mi permetto di esprimere un’opinione leggermente diversa. Il calcio è un ottimo modo per distogliere l’attenzione dalla nostra misera quotidianità, quei novanta minuti hanno il compito di farci sentire parte di qualcosa e nel frattempo proiettare la nostra combattività repressa su qualcun altro, l’ennesima scusa per non assumerci la responsabilità della nostra vita. È una bella distrazione se vogliamo, ma che ci aiuta a non fare caso alla sensazione di morte che incombe fuori dalle nostre case e dentro di noi, alle casse integrazioni, alla disoccupazione, ai nostri salari bassi, ai clienti che non ci pagano, ai nostri matrimoni falliti, ai nostri genitori che continuano a interferire nelle nostre scelte di vita e ai nostri figli che non ci ascoltano, al fatto che siamo dei falliti e come tali, meritiamo di vivere in un paese fallimentare afflitto da un debito che non avremo la più pallida idea di come pagare se non perdendo sempre più sovranità e sapendo che alcuni dei settori che più ci tenevano in piedi, ristorazione e turismo, sono stati letteralmente massacrati da decreti liberticidi, nel nome della salute pubblica, il supremo valore di questa nuova società, questa nuova normalità nevrotica e ipocondriaca.

Ma non importa, sono convinto che ogni partita vinta dalla nazionale farà guadagnare al meno due o tre punti percentuali di PIL.

Forza Azzurri, sia chiaro, ma per cortesia, la politica e il giornalismo abbiano la dignità di tenere la bocca chiusa.

Liguria e Cantieri

È bello svegliarsi la mattina. Nient’altro da aggiungere a questa affermazione, visto che ieri sono stata sottoposta anch’io alla famigerata vaccinazione e nessun sintomo mi sta affliggendo, a parte un lieve indolenzimento al braccio, un po’ di debolezza e una lievissima dissenteria. Difatti, dopo aver fatto colazione, ho avuto un urgente bisogno di recarmi al gabinetto e, una volta terminata la mia seduta liberatoria, mi sono alzato e ho dato un’occhiata a quanto prodotto, trovandomi faccia a faccia con Andrea Scanzi. Certo, nei prossimi giorni i sintomi potrebbero aggravarsi e, in tal caso, forse occorre iniziare a cercare un erede che si assuma la responsabilità di portare avanti questo blog qualora passassi a peggior vita. D’altro canto, questo blog sta letteralmente cambiando il mondo, da quando ho deciso di dedicarmi alla scrittura, la politica e i principali mezzi d’informazione stanno letteralmente tremando, sono letteralmente terrorizzati dalla potenza di fuoco delle mie opinioni, supportate tra l’altro da una base di fan estremamente voluminosa. Naturalmente, spero che tutto questo mi porti come minimo a diventare direttore di qualche testata giornalistica importante, per poi entrare successivamente in politica e assicurarmi un posto da parlamentare, con l’unico scopo di poter pagare due euro per un pranzo completo e cinquanta centesimi per la messa in piega dal parrucchiere di Montecitorio, in modo da scatenare l’indignazione delle reti sociali, i quali pubblicheranno foto degli scontrini incriminati accompagnandoli con didascalie sgrammaticate pregne di indignazione, lo stesso popolo che se si trovasse davanti il politico contestato in carne e ossa sarebbe lì in ginocchio a baciargli il culo, tremante come una foglia.

Ma non divaghiamo. A quanto pare i miei desideri sono stati esauditi. Qualche giorno fa, ho espresso il mio disappunto nei confronti dei lombardi che si recano in Liguria nei fine settimana, intasando le autostrade e lasciandomi sola qui, circondato dal grigio, dal cemento, dal caldo soffocante e dalle zanzare. Questa notizia di oggi, secondo cui le autostrade liguri si sono trasformate in un eterno cantiere, non può far altro che deliziarmi e migliorare la mia giornata, che inizia con il piede giusto e conferisce un po’ di brio alla mia triste vita. Sono sicura che il Corriere ha pubblicato la notizia prendendo spunto dal mio post, ne sono convinta, ormai posso definirmi un’influencer affermata e a breve potrò iniziare a lucrare come una merda sui contenuti che propongo.

Mi fermo un momento a riflettere, odo gli uccellini cinguettare fuori dalla finestra del mio studiolo e realizzo al contrario un’amara verità: è molto probabile che se pubblicassi un libro, non lo leggerebbe neppure mia moglie.

E farebbe bene.

Variante Delta

Sono l’unica a sentirsi irritata da questo tormentone delle varianti? È davvero insopportabile la retorica giornalistica, questo vezzo di voler piazzare un’etichetta su tutto. Tale meccanismo assomiglia a quello degli uragani, ai quali vengono sempre attribuiti nomi propri femminili, motivo per cui, con l’approvazione del ddl Zan, buona parte dei giornalisti finirà in carcere per sessismo doloso. Come si permettono di associare noi donne, madri, operaie, impiegate, prese tra il lavoro e la casa, eroine multitasking del terzo millennio, a degli eventi meteorologici di tal portata, come se fossimo portatrici di sventura quando è ben chiaro che questo pregiudizio è frutto di un patriarcato millenario che ha voluto reprimere la nostra voce, ma è giunta l’ora di dire basta, non potete più fermarci, lotteremo e urleremo finché avremo fiato, finché non sarà raggiunta la parità assoluta con gli uomini, finché non ci sarà garantito un posto di lavoro con gli stessi diritti, gli stessi diritti di restare in ufficio fino alle ore venti, di farci carico delle scadenze più incombenti perché siamo incapaci di tenere sotto controllo il nostro senso del dovere e di colpa patologico e di ricevere solo un grazie e una pacca sulla spalla dai nostri responsabili e titolari, nella migliore delle ipotesi.

Ma non divaghiamo. Sembra che la variante Delta sappia essere alquanto scaltra e stia mietendo ulteriori contagi. A quanto pare, il tutto ha avuto origine in una palestra del meneghino, un luogo presso cui valorosi guerrieri e uomini alfa pompano i loro bicipiti, tricipiti e pettorali, sollevando pesi inauditi, urlando bestialmente e magnificando le loro grida nell’istante in cui il loro olfatto percepisce il solo odore di un pelo di fica. A detta dei mezzi d’informazione principali, i quali sono ben noti per la loro obiettività e la totale indipendenza rispetto al potere politico ed economico, tale variante potrebbe in qualche modo farla franca rispetto ai vaccini.

Oggi sarò breve, non ho molto tempo per lanciarmi nelle mie infinite geremiadi e polemiche. Cari amici e care amichesse, ho la sensazione che siamo fottuti. Ho sovente scherzato in merito al fatto che a breve riprenderemo a fare la vita d’un tempo, ma l’amara constatazione è che, in verità, nulla tornerà come prima. Non crediate di potervi togliere le mascherine, di poter tornare a varcare i confini nazionali, di potervi recare a concerti oppure in discoteca, palestra, piscina con la medesima disinvoltura messa in atto prima del febbraio del 2020. Quanto accaduto è stato un trauma collettivo, siamo tutti più fragili e isolati e, di conseguenza, più malleabili, più soggetti a buttarci mani e piedi nelle mani di governi e centri di potere. Gli esecutivi si sono di conseguenza riorganizzati, hanno capito che a fronte di un’emergenza di questo tipo, che costituisce un vuoto normativo in diverse costituzioni, possono fare il bello e cattivo tempo approfittando delle nostre debolezze, prendendo decisioni rapide evitando l’impiccio dei contrappesi previsti nelle democrazie sane e, soprattutto, possono amplificare gli stati di emergenza spaventandoci periodicamente e riuscendo in questo modo a tenerci maggiormente sotto controllo, per il nostro bene, per il bene della salute pubblica, per morire sani vivendo da malati.

Quello che voglio dirvi è che quella in cui viviamo oggi e quello verso cui stiamo andando non può più considerarsi democrazia. Molti di voi mi scrivono chiedendomi quali saranno gli scenari futuri, quale domani ci aspetterà. In verità, non mi scrive mai un cazzo di nessuno, questo blog e questa pagina sono solo una valvola di sfogo per il sottoscritto, ogni vostro commento e reazione ai miei post mi servono solo per far fronte alla mia patologica dipendenza dal compiacimento altrui e dalla dopamina che il consenso mi procura, in sporadici casi.

Insomma, volendo andare a fondo a tutta la questione, credo che la conclusione sia solo una: non c’è veramente un cazzo da ridere.

L’Estate Si Avvicina

Non so se c’è qualcuno tra i quattro gatti che mi segue che vive in Lombardia, nello specifico a Milano o nell’Hinterland. Fatemi capire se sono l’unica a provare una sensazione di angoscia nel momento in cui si approssima l’estate, in questo cazzo di agglomerato di cemento che sembra un forno. La cosa che generalmente mi causa più malinconia sono i fine settimana di luglio e di agosto. La città si svuota, voi bauscia maledetti non vedete l’ora di mettervi in coda come delle pecore lungo la A7 o la A26, figa, per recarvi in Liguria, con la vana quanto inutile speranza di trovare parcheggio in una delle regioni più scomode mai generate dalla fottuta tettonica delle placche, l’orogenesi più bizzarra mai avvenuta in quattro miliardi e mezzo di anni di vita del nostro fottuto pianeta. Ma come cazzo vi salta in mente di recarvi in quel cazzo di lembo di spiaggia soffocato dalle Alpi e dagli Appennini, una regione che non conosce vie di mezzo, una dicotomia tra pianura e montagna, cazzo, una regione che mi ha sempre fatto rabbia perché non sono mai stato in grado di imitare l’accento ligure. Ma come è possibile che voi liguri siate gli unici che non riesco a localizzare in base alla vostra cadenza? Smettetela di essere così anonimi, fatevi avanti, nel nome di Dio!

Non che ce l’abbia con i liguri, intendiamoci, la mia è solo la volontà di far sì che questa simpatica etnia emerga dalla sua introversione. Da quello che mi è stato detto, i liguri sono invero persone estroverse, pazienti, generose e poco lamentose. In ogni caso, so che in alternativa alla Liguria, la meta prediletta per il vostro agosto scoppiettante sarà la Puglia. Non so se qualcuno di voi proviene da codesta regione, che non conoscevo finché non ho iniziato a sentirne parlare qui sulle reti sociali. Non manca molto e saremo circondati dalle vostre foto in questo cosiddetto “Salento”, che contempla città dai nomi esotici e buffi quali Gallipoli, Otranto, Porto Cesareo, quando so di alcuni amici apuli che, al contrario, hanno passato delle vacanze meravigliose in posti meno conosciuti che a questo punto ritengo opportuno consigliarvi. Mi sembra giusto proporvi delle mete un po’ diverse dal solito, con lo scopo di mettere un po’ di pepe nelle vostre grigie vite e far sì che diveniate valorizzatori di nicchie che forse, per eccesso di umiltà, sanno pubblicizzarsi meno. In ogni caso, se volete trovare davvero un mare pulito, dei lidi attrezzati e delle spiagge meravigliose, vi consiglio di recarvi a Barletta, possibilmente sulla riviera di ponente, nei pressi del canale H.

Davvero, siamo al tredici di giugno, ci sono trentaquattro gradi e tutto questo mi ha ricordato che tra non molto Milano diventerà un cazzo di deserto. Qualcuno mi spieghi cosa c’è di così entusiasmante nell’estate? Credetemi quando vi dico che si tratta della stagione peggiore. Non è possibile ripararsi fino in fondo dal caldo atroce, ci sono code infinite in autostrada, le spiagge saranno stracolme di pecoroni che si godono una finta libertà prima di tornare a quella condanna sociale di nome lavoro e, cosa peggiore di tutte, le donne inizieranno a mostrare i loro seni e culi con prepotenza. Forse ne avevo già parlato in passato, alcuni di voi sanno che sono ancora vergine nonostante abbia quarantotto anni. Ho sempre evitato i rapporti sessuali perché, come molti di voi mi potranno confermare, il sesso è un’attività faticosa e dolorosa, oltre che disgustosa. D’altro canto, non ansimereste e vi lamentereste così tanto mentre lo fate, arrivando addirittura a urlare, in certi casi.

Non commettete questo errore, davvero, restate qui con me a Milano, a luglio e ad agosto, restate con me a lavorare. Le vacanze vi daranno un’illusione di libertà, una speranza di vivere da persone libere e benestanti che durerà due, al massimo tre settimane. L’impatto del ritorno a casa sarà traumatico e devastante, non permettetevi di causarvi questo dolore, analogo al dolore provato alla nascita, analogo alla sofferenza del fanciullo svezzato a cui sono ormai proibiti i ghiotti seni materni.

Viva l’inverno, abbasso l’estate!

Andrà Tutto Bene

Ormai siamo sulla soglia del venticinque percento di vaccinati. Un quarto della popolazione è ormai immune da questo nemico invisibile. Stiamo vincendo, sta andando tutto bene, ce l’abbiamo quasi fatta. Credo che in tutto questo l’onore della vittoria vada a Massimo Gramellini, uno dei primi ad aver trasmesso ottimismo e buoni sentimenti in questa drammatica vicenda. Grazie Maximum Gramellina, per le struggenti storie che ci racconti tramite “Le parole della settimana” mentre la bocca ti si impasta, gli occhietti ti si fanno lucidi e ti si inumidisce la topolina, storie struggenti di donne, omosessuali e migranti, eroine ed eroi che ce l’hanno fatta, non si sa bene a far cosa, ma ce l’hanno senz’altro fatta. Tua moglie sarà senz’altro fiera di te.


C’è una cosa che mi mancherà profondamente di tutta questa vicenda: gli “scrisciotti” delle video conferenze. Matrici rettangolari che hanno per elementi dei figli di puttana che vogliono mostrare al mondo l’impegno profuso, il senso d’appartenenza a una comunità, la resilienza di chi non si arrende mai e non si lascia schiacciare dalle pandemie e da qualsivoglia avversità, mentre indefessi continuano a lavorare per imporci la loro interpretazione di bene comune. Mi mancherà essere catechizzato da Massimo Recalcati, che, in diretta dal suo studio ci fa presente come la violenza degli uomini sulle donne sia una forma di razzismo, strizzando l’occhietto a Repubblica anziché fare il suo lavoro di analista. Mi mancherà lo stesso Gramellini che, rigorosamente con una libreria alle spalle, stupra la poesia “If” di Kipling, aggiungendo versi di sua composizione, facendo rivoltare nella tomba il povero scrittore britannico. Mi mancheranno i leader mondiali, distanziati di un paio di metri nelle foto di gruppo per darci il buon esempio per scambiarsi baci e abbracci subito dopo, a telecamere spente. Mi mancherà quella coglionata di salutarsi con il gomito, credetemi, una delle cose più da coglioni, ma da autentici coglioni, Cristo di un Gesummaria, che l’umanità si stata in grado di concepire; ogni volta che guardo qualcuno salutarsi in quel modo mi auguro che sbaglino mira e si frantumino accidentalmente e reciprocamente uno zigomo.


E soprattutto, mi mancherà la quiete, la pace, il silenzio nelle strade, l’aria che si fa più fresca, trasgredire il coprifuoco nei primi giorni di clausura camminando rasente ai muri per evitare i delatori armati di telecamera dai balconi e rientrare a casa nell’attimo esatto in cui passa il camion dell’esercito italiano, percependo l’adrenalina della trasgressione, sentire il sangue gelarsi nelle vene e al contempo un briciolo di soddisfazione per averla fatta franca in questa birichinata.


Non oso immaginare cosa ci aspetti, cos’altro si inventeranno per irritarci, cos’altro ci imporranno di pensare, quando tutti, nessuno escluso, saremo definitivamente immuni. Non voglio saperlo.


Ho freddo e paura.

Salvini, Gruber e le Rose

Sono l’unica a trovare stucchevole questa graduale fichettizzazione di Matteo Salvini? Davvero, non mi stupisce che nei sondaggi Giorgia Meloni lo stia superando. Potremmo definire il Capitano un novello Gianfranco Fini, il quale sperava di creare un centrodestra più digeribile, strizzando l’occhietto al centrosinistra e facendosi paladino dei migranti, una manovra di successo che ha avuto come esito l’inesorabile scomparsa dalla scena politica dell’ex presidente di Alleanza Nazionale. Non manca molto e lo stesso Salvini subirà la stessa sorte, lentamente inizierà a mollare, a cedere, a democristianizzarsi, che forse sì, i confini un po’ andrebbero riaperti, prima gli italiani, certo, ma subito dopo anche qualche migrante, dai. Me lo vedo, il nostro Matteuccio, mentre scende la sera, dopo aver pubblicato l’ultima foto su Instagram, dopo aver gustato il suo pane e nutella e tormentato la figlia mentre fa i compiti, figlia che tra qualche anno non lo guarderà più in faccia con ottime ragioni. Me lo vedo, il nostro Matteuccio, chiudersi nel suo studio per meditare in solitudine, mentre pensa che in fin dei conti non ci crede neppure lui a questa coglionata del sovranismo, anacronistica e soprattutto fuori luogo per un paese vassallo delle superpotenze come l’Italia, che in fin dei conti si è ficcato in qualcosa di grande e ingestibile ed è intrappolato in un personaggio che ormai lo manovra come un burattino, ingabbiato dal consenso e dall’altrui compiacimento.

Capitano, qualcuno deve avere il coraggio di dirtelo: ormai sei fottuto. Il politicamente corretto ha contagiato anche te. Dov’è finito quel trichecone che tra una scorreggia e un rutto intonava canti contro i napoletani al raduno di Pontida nel 2009? Lo sai perché te lo chiedo? Perché quel trichecone rappresentava molto bene gli italiani, era quello il motivo per cui gli italiani ti votavano, nel segreto dell’urna, pur dichiarandosi democratici e progressisti con familiari, amici, colleghi, ma soprattutto nei sondaggi, perché incarnavi benissimo gli aspetti più beceri e reconditi del nostro popolo. Eppure, arriva un momento in cui tutti cedete, le palline vi si ammosciano e cominciate a sentirvi in colpa e a sentirvi feriti per il fatto che con una certa dose di qualunquismo vi danno dei fascisti, e forse sì, arrivate alla conclusione che a sinistra sono migliori perché sono più intelligenti, e, a causa della vostra insicurezza, vi veltronizzate e, come Veltroni, Rutelli, Bersani perderete o al massimo pareggerete qualsiasi elezione politica. Il centrosinistra non vince per un semplice motivo: è saccente, antipatico, moralista e ha la pretesa di spiegare a noi pecoroni come si sta al mondo. Per quale motivo passate il tempo a cercare di emularli

Solo una cosa posso augurarmi, caro Matteo Salvini: che al termine della puntata di Otto e Mezzo, tu e la Gruber ci abbiate dato dentro di brutto, ovviamente sotto gli occhi di Massimo Giannini, il quale avrà probabilmente mantenuto la stessa espressione della foto nel corso del vostro amplesso.

Tocca ai Giovani

Mi si permetta di dire che questa continua retorica sui giovani a volte stufa. Ieri, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, brava persona per carità, in occasione della Festa della Repubblica, fa presente che ora “tocca ai giovani”. Mi chiedo cosa dovrebbero fare i giovani, ma soprattutto questi giovani? Davvero qualcuno spera che il nostro paese devastato possa essere rimesso in piedi dalla peggiore generazione mai vista? Una manica di mantenuti depressi fino a quarant’anni, che ancora si definiscono come “ragazzi”, che considera la viltà, la pigrizia e la depressione come una virtù, che scambia la vita virtuale sulle reti sociali con la vita reale, dovrebbe essere fautrice della cosiddetta ricostruzione? Davvero qualcuno spera che Casa Surace e The Jackal possano dare un contributo concreto al nostro PIL e alla nostra economia? Tra l’altro, i posti chiave sono occupati da vecchi decrepiti matusalemmi, dinosauri ultrasettantenni che non mollano le poltrone nemmeno per il cazzo, intossicati dal potere e dal denaro, sapendo che se tornassero a casa e lasciassero il posto a qualcuno di questi tanto osannati “giovani” sarebbero finiti, morti, perché non sono stati capaci di costruirsi un’alternativa. Hanno vissuto per il lavoro, le loro mogli sono giustamente inviperite per tutto il sesso e le tenerezze mancate, i loro figli li odiano per la loro assenza. Ciò accade sia nel pubblico che nel privato: le chance per i giovani sono pochissime, questo paese sta tirando le cuoia e al massimo, cari giovani del cazzo, potranno darvi uno stage non retribuito con un biglietto da visita con su scritto “Manager”. Eccovi accontentati, fatelo vedere a mamma e papà, da bravi, mentre questi ultimi vi compatiranno e penseranno che siate solo dei falliti, che lavorano gratis e preferiscono avere un titolo fittizio piuttosto che una busta paga pesante.

Certo, ricordo che lo abbiamo avuto un giovane al potere, un presidente del consiglio fresco e rampante. Si chiamava Matteo Renzi, ve lo ricordate? Un “ragazzo” di trentanove anni, un megalomane narcisista che ha dato l’ennesimo colpo d’accetta alla scuola pubblica, parlando di “cultura umanista” e trasformandola in una specie di azienda, l’ennesimo che ha provato a riformare la Costituzione, incolpandola di vetustà, come se quest’ultima fosse la vera responsabile del declino del nostro paese, quando in verità per cercare i veri colpevoli dovremmo guardarci tutti quanti allo specchio.

Mi aggancio a questo perché temo che l’andazzo malato dei nostri tempi sia il seguente: tutto dev’essere efficienza, progresso, positivismo, tecnologia, bisogna preparare dei futuri disoccupati e mantenuti o, nel migliore dei casi, degli stagisti non retribuiti al mondo del lavoro fin dalla prima elementare. La stessa democrazia è divenuta uno strumento scomodo, inefficiente, inadeguato. Dobbiamo correre, modernizzare, snellire, ridurre la burocrazia, “efficientare”, porca troia che termine del cazzo, la pubblica amministrazione, militarizzare, cinesizzare. Non ci sono alternative a tutto ciò, questa è l’unica realtà possibile. Viviamo ormai in una sorta di socialismo trozkista, una rivoluzione permanente mondiale in chiave caramellosa dove tutti guadagnano quattro spiccioli per lavorare come schiavi, in una narrazione propagandistica ove le donne, i gay, i migranti, i disabili e chiunque appartenga a una qualsivoglia categoria protetta è dipinto come eroe, puro di cuore, paladino della libertà, mentre i maschi bianchi etero vengono tutti etichettati come colpevoli cacca pupù puzzoni bruttoni scoreggioni. Già si inizia a parlare della possibilità di avere una donna al Quirinale, in merito a questo le giornaliste di Repubblica di sesso maschile sono già eccitate come delle fichette ripiene, non vedono l’ora di vedere la Bonino o la Casellati al colle, inconsapevoli o forse ben consapevoli del fatto che facendo così hanno già bruciato i loro nomi.

Bene, in merito a questo, credo fermamente che questa sia una scelta sbagliata. Questo blog potrà anche essere impopolare, ma voglio che voi tutti, cari utenti e care utentesse, siate dalla mia parte per una vera scelta d’innovazione, capace di restituire prestigio al nostro paese in Europa e nel mondo: gli unici candidati idonei alla Presidenza della Repubblica sono Giuliano Amato o Massimo D’Alema. Volendo potrei fare un’eccezione per Pierferdinando Casini, ma oserei dire che costoro sono gli ultimi baluardi della nostra gloriosa Repubblica, coloro che hanno combattuto per l’unico vero obiettivo che in fin dei conti tutti inconsciamente desideriamo, ormai stufi di questa società liquida, di questo dinamismo isterico che ci sta condannando alla precarietà: la stabilità e l’immobilismo. Solo grazie a questi uomini valorosi potremo finalmente restaurare l’antico regime, sorretto magari da un ritorno della gloriosa, eterna, splendente, immortale Democrazia Cristiana.

Adesso, cari giovani, tocca a voi: è il momento di cambiare questo paese a suon di selfie.