Sindaci Progressisti

Ci sono notizie che mi fanno seriamente pensare che una buona fetta di uomini di quest’epoca non abbia il cazzo. Davvero, non parlo metaforicamente, sono seriamente convinta che costoro siano completamente piallati tra le gambe e abbiano solo un minuscolo orifizio, un buchino miserabile utilizzato unicamente per la minzione, effettuata rigorosamente da seduti.

Osservo la faccia di quest’uomo e mi sovviene il volto di Pinolo, il mio migliore amico delle scuole superiori, da sempre innamorato di me e, pertanto, disposto a subire qualsiasi tipo di umiliazione da parte mia. Benché fossi completamente frigida e avessi la fica secca come un’arachide, ricordo che in quel periodo esibivo i miei capezzoli puntuti per i corridoi della scuola in sua compagnia, oltre a quella di Mariarita, la cicciona che ho già menzionato in un’altra circostanza, la quale ora è diventata “un tipo” e scopaccia selvaggiamente con il suo compagno di vita, al contrario di me che sono sola come una cagna e sono interessata soltanto all’esercizio del potere per farmi invidiare dalle donne e farmi desiderare dalle “non donne”. Dicevo, Pinolo sopportava ogni tipo di mortificazione, passava a prendermi tutte le sere, prima in scooter, poi in macchina, e in quelle serate gli riempivo la testa di racconti relativi a uomini mai esistiti che mi sarei portata a letto, narrando gesta erotiche mai avvenute, farcendo il tutto con minuziose descrizioni di posizioni acrobatiche millantate e ben sapevo che lui ascoltava tutto questo eccitato e con un dolore malcelato da un penoso compiacimento. Ero ben conscia che Pinolo, una volta tornato a casa sua, avrebbe sfogato il suo dolore e il suo desiderio in una squallida smanacciata, fantasticando su di me, sul mio culetto sodo e sui miei capezzoloni turgidoni, per concludere il tutto con quattro fiotti caldi, un rumore di sciacquone e una partita a World of Warcraft, verso cui soffriva di una terribile dipendenza. Pinolo ignorava il fatto che fossi totalmente frigida e, in realtà, tutte le sere, piangevo con la testa nel cuscino e morivo di dolore perché sapevo di non essere meritevole di ricevere nulla e usavo la mia malvagità come rivalsa verso dei genitori che non mi hanno mai amata.

Bene, il sindaco di Castelfranco Emilia mi ricorda tantissimo Pinolo. Il furbone utilizza la “Schwa”, rimarcando che si tratta di un simbolo neutro, ma sappiamo benissimo, e non ci vuole certo un genio per capirlo, che quel simbolo altro non è che una fottuta “e” rovesciata, il che vuol dire che non sta facendo altro che compiacere noi donne, non perché sia un santo, non perché sia un benefattore o una brava persona, ma perché, in fin dei conti, spera che tutto ciò si traduca in consenso elettorale e, perché no, magari in una o più generose scopacciate da parte di qualche femminista, eccitata dalla sua ruffianeria e dalla sua ridicola piaggeria.

Ce la puoi fare sindaco, io ci credo, continua così e troverai una fila di donne sotto il comune di Castelfranco Emilia, le quali non vedranno l’ora di spolparti quella triglietta progressista, quella pesciolona ricottosa, democratica e arcobaleno.

Sempre che ci sia.

Michela Murgia

Osservo gli occhietti intrisi di livore di quest’uomo e penso al fatto che, se solo fosse andata a fondo nelle sue ferite, se solo avesse perdonato i suoi genitori e i compagni di classe che la prendevano in giro da bambino, probabilmente non starebbe cercando di far pagare al paese intero la sua infanzia traumatica con la sua personalissima e violenta interpretazione della realtà, con i suoi chili di troppo portati con finto orgoglio. Mi viene da pensare che la sua ciccia sarda sia un modo per issare un muro, indossare una corazza, per essere ingombrante e farsi notare dal mondo intero in un grido simbolico che suona come: – Guardatemi, bulli, che mi prendevate in giro, guardatemi, mamma e papà, ce l’ho fatta, nonostante le prese in giro, nonostante il dolore. È giunto il momento di farla pagare al mondo intero.
Il bullismo è un fenomeno pericoloso e da combattere per un semplice motivo: può generare fenomeni con desiderio di rivalsa come Michelemurgia che, purtroppo, influenza pesantemente (è il caso di dire) il pensiero e le opinioni della collettività, generando rancore sociale.

Concludo: anche Stalin e quell’altro tizio con i baffi in Germania hanno avuto delle infanzie traumatiche.
State attenti ai vostri figli, genitori, state attenti ai vostri compagni di classe più deboli, o bulli: potreste essere responsabili nell’aver creato degli autentici mostri.

La Morte del Principe Filippo

Leggo i titoli dei giornali che commemorano la morte del principe Filippo e vedo un concentrarsi su due principali tematiche: lo stare “un passo indietro” alla moglie Elisabetta e le sue gaffe. Giustamente è morto un uomo, un “first man”, una “non-donna”, è bene concentrarsi soprattutto sui suoi difetti e sui suoi limiti, in fin dei conti noi donne lo abbiamo capito, noi donne forti, noi madri e lavoratrici, multitasking e dotate di un cervello più evoluto, superiori al maschio in tutto e per tutto, lo sappiamo ormai bene, forse lo abbiamo sempre saputo: non abbiamo bisogno di ometti, seguendo il virtuoso esempio della Svezia potremo essere in grado di riprodurci da sole anche in Italia, senza la necessità di congiungerci carnalmente con questi cosiddetti “uomini”. È meraviglioso questo progresso, siamo finalmente libere dall’oppressione patriarcale, libere di inseguire i nostri desideri, mutevoli giorno per giorno, ora dopo ora, come foglie al vento, in un perenne e inconcludente “qui e ora” e, dunque, lunga vita alla Regina Elisabetta II, che costituisce esempio di sovrana virtuosa, che ha ricevuto il potere per conto di Dea Madre, per intercessione della Figlia e della Spirita Santa, che per marito ha avuto un’appendice che, pensate un po’, ogni tanto osava contraddirla. Come si è permesso, questo cosiddetto “Principe”, di contraddire una donna che ce l’ha fatta grazie anche alle nostre battaglie femministe, le stesse battaglie che hanno aiutato Margaret Thatcher e Angela Merkel a prendere il potere? È tutto merito del femminismo, perché femminismo vuol dire pace, vuol dire sorellanza, vuol dire uguaglianza. In fondo siamo uguali, noi donne e non-donne, i sessi sono solo un’invenzione del patriarcato. Guardate me, prendete esempio dalla sottoscritto, con quanta fluidità sono capace di passare da uomo a donna. Come insegna la meccanica quantistica, se non mi osservate, vi è in me una sovrapposizione di stati, posso essere maschio e femmina allo stesso tempo, avere il cazzo e la fica nel medesimo istante e solo osservando il fenomeno che sono permette di far collassare la mia funzione d’onda e determinare che io sia uomo o donna con una data ampiezza di probabilità. Come potete vedere, la teoria del gender fluid trova ampio riscontro nella fisica moderna, è scienza allo stato puro e, come insegna il mantra, la scienza non è democratica. Abbiamo finalmente raggiunto, con il positivismo, con il Coprifuoco e progresso, una verità assoluta.

Resta comunque ferma una questione di carattere geopolitico che ho avuto modo di menzionare qualche tempo fa: pace all’anima del Principe Filippo, ma ribadisco la mia diffidenza nei confronti di un popolo che non utilizza il bidet.Forse solo lui avrebbe potuto dircelo.

Se la fica di Elisabetta II puzza.

Di cheddar.

Sciacallaggio Mediatico

Sono davvero fiero della dignità che gli italiani stanno mostrando, offesi dal comportamento indegno che la TV russa sta perpetrando nei confronti del nostro popolo sul caso di Olesya Rostova e della possibilità che quest’ultima sia Denise Pipitone, la bimba scomparsa nel 2004 a Mazara del Vallo. È bello vedere questa gente scagliarsi contro il presunto sciacallaggio mediatico da parte della TV spazzatura russa, gente che si è sempre istruita e arricchita su programmi al contrario estremamente formativi quali “La Vita in Diretta” e “Pomeriggio Cinque”, format che hanno sempre fatto dell’informazione obiettiva scevra da qualsivoglia sentimentalismo, del tempismo nel fornire notizie il più possibile inerenti alla realtà dei fatti, senza temporeggiare con lo scopo di creare suspense e incrementare audience, dei solidi e inossidabili baluardi.

Sarò breve, ma voi russi avete solo da imparare dal modus operandi italico, dal metodo rigoroso con cui si fa televisione nel nostro belpaese, che ha sempre mostrato empatia e vicinanza nei confronti della gente comune, esente da qualsivoglia speculazione sul dolore delle famiglie o sull’ingenuità dei più deboli, che ha sempre avuto, come intento primario, il perseguimento dell’etica e del bene comune, senza soffiare sul fuoco dell’indignazione e senza creare false speranze con lo scopo di trarne profitto economico in termini di audience e pubblicità.

Cari russi, vi dovreste solo vergognare per aver speculato sul dolore di una madre. Avete tanto da imparare da Alberto Matano e da Barbara D’Urso, conduttori di razza che sapranno senz’altro spiegarvi meglio di me che questi comportamenti non sono degni di un paese civile.

Nel giro di pochi giorni, tutto questo sarà un brutto ricordo, e i media troveranno un’altra arma di distrazione di massa per non farci pensare alle chiusure degli esercizi commerciali, alle casse integrazioni e a quei fascisti puzzocacconi che scendono in piazza e osano mettere in pericolo il nostro sistema democratico, contestando un governo liberale che ci chiude in casa per il nostro bene e per la nostra salute.

A Mia Nonna

Nonna Veniti

Ripenso a mia nonna.

Riempirò questo post di anafore. Anafore intense. Anafore fatte di iterazioni. Anafore perentorie. Anafore ridondanti.

Mia nonna era una donna forte, una guerriera.

Ha cresciuto quattro figli. Da sola. Mentre mio nonno andava a divertirsi per dodici ore in campagna. A lavorare e a guadagnare il pane. Trascurando i suoi quattro figli meravigliosi.

Mia nonna è morta all’età di trent’anni. Tre anni prima che nascesse mia madre. È stata quest’ultima a parlarmi di lei. Basandosi sui racconti dei suoi fratelli più grandi.

Mia nonna era una donna bellissima. Quel giorno maledetto, aveva deciso di indossare un vestito più succinto del solito, per andare a fare la spesa.

Mia nonna, quel giorno, tornando a casa, lungo la strada ha incrociato un uomo. Un uomo seduto sui gradini di un negozio chiuso. Un uomo violento. Un molestatore. Uno stalker.

Quell’uomo, quel giorno, mentre mia nonna passava, le ha fischiato. Dopo il fischio, ha aggiunto: – Sei bellissima!

Mia nonna, all’udire quell’orribile suono e quelle orrende parole, è stata pervasa da una vergogna e da un’umiliazione inaudita. Il suo fragile cuore non ha potuto reggere all’impatto di quelle indicibili e terribili sensazioni. Mia nonna ha lasciato cadere i sacchetti della spesa, ha portato la mano sul suo cuore e si è accasciata al suolo.

Mia nonna è morta così. Mia nonna è morta per catcalling.

Se mia nonna fosse nata ai nostri tempi, tempi contraddistinti da eroine e guerriere del suo calibro, se avesse potuto godere della protezione di combattenti alla stregua di Laura Boldrini, Michela Murgia, Aurora Ramazzotti, Lorenzo Tosa, probabilmente sarebbe ancora viva.

Mi manchi, nonna.

Nazional Femminismo

È sabato sera e mi sento davvero felice. Forse non ce ne rendiamo conto, ma è bene che qualcuno ve lo rimembri: stiamo vivendo forse una delle epoche più fortunate e prospere che ci siano, in termini di amore e sentimenti, sinceri e autentici, soprattutto in merito al delicato tema della tutela delle minoranze. La legge Zan è in fase di approvazione, la Lega si è convinta che è una legge che ha un valore civile e universale ed è dunque un’ulteriore possibilità e un’irripetibile occasione per insegnare alla gente a pesare le parole, con lo scopo di non ferire mai più i sentimenti di nessuno. Del resto, per quanto sul nostro corpo e sul nostro viso non vi sia graffio o livido alcuno, i segni più profondi sono generalmente celati nel nostro animo, e mi sento di proferire tutto questo da donna, madre e professionista, la quale, come noto e ormai scientificamente provato da dati inconfutabili, si fa carico da sempre della sua famiglia, naturalmente per colpa della biologica negligenza degli uomini bianchi ed eterosessuali.

Dal mio punto di vista, è bene condurre questa battaglia con lo scopo di compensare il male che noi donne di colore grigio omosessuali abbiamo subito da parte degli uomini bianchi eterosessuali nel corso di questi millenni. È chiaro come le “non donne” siano tutte violente da un punto di vista biologico e siano capaci di esprimersi solo tramite la sessualità e l’ira. Intanto, mi viene in mente una proposta, un’idea che potrebbe piacere a Laura Boldrini, a Michela Murgia, a Lorenzo Tosa, donne forti ed emancipate come la sottoscritta: ma se imponessimo al Santo Padre di cambiare il sesso di Nostro Signore? Per quale motivo costui dovrebbe chiamarsi Dio e dovrebbe essere Padre? Chiamiamolo Dea Madre, perdiana, chi è il maschietto che ha stabilito che il creatore sia di sesso maschile? Vi è una chiara incongruenza sociale, antropologica, statistica, scientifica. È chiaro che siamo noi donne a partorire, siamo le massime artefici della creazione, mentre il contributo di voi “contrario delle femmine” è limitato a uno squallido fiotto di seme caldo nel nostro ventre, tenendo conto che sotto un punto di vista biologico e medico siete chiaramente incapaci di provare qualsivoglia sentimento. Naturalmente, la mia proposta vale anche per il figlio di Dea Madre. Per quale motivo costui dovrebbe essere nato uomo e chiamarsi Gesù Cristo? A mio avviso occorre riscrivere i quattro vangeli parlando delle gesta di Gesuina Crista, la vera figlia di Dea, femminista radicale che costituisce insieme alla Madre e alla Spiritosa Santa una trinità femminile che incarna la vera essenza della vita, una verità assoluta chiaramente oggetto di censura per mano del bigottismo fallocentrico millenario del cristianesimo occidentale.

A questa prima proposta che vi ho illustrato, me ne sovviene una seconda, come diretta conseguenza. Forse i tempi non sono ancora maturi, ma una volta che noi donne, eroine dei nostri tempi, multitasking per natura, prese come siamo dal lavoro e dalla gestione delle nostre famiglie, avremo trovato anche il modo di ingravidarci da sole, metodo peraltro già esistente in quel paradiso progressista di nome Svezia, come illustrato nel documentario “La teoria svedese dell’amore” di Eric Gandini, potrà esserci finalmente la svolta definitiva: istituire una santa inquisizione, una soluzione finale che permetta di accusare tutti gli uomini di stupro e di violenza sessuale, in modo da poterci una volta per tutte disfare di loro e, perché no, condannarli al pubblico ludibrio e ai lavori forzati in qualche campo di rieducazione. Del resto, lo afferma il recente capolavoro letterario di Pauline Harmange, “Odio gli uomini”, una sorta di “sua battaglia”, un vero e proprio saggio di sociologia e un’autentica guida per seguire le verità contenute all’interno dell’ideologia femminista e ringrazio di cuore Yasmina Pani (seguite la sua ottima pagina, ne vale la pena, credetemi) per l’ottima recensione fatta sulla sua pagina: la misandria è ampiamente giustificata perché non implica nessun tipo di violenza conclamata sugli uomini.

Porca Dea ladra, siam messi male, molto male…

Buon Pasquo a tutti.

Incremento dei Vaccini

Quest’oggi l’ammontare di vaccinati ha superato quota tre milioni. Gli annunzi del governo prevedono un incremento di dosi giornaliere a partire dal prossimo mese. Se davvero si raggiungerà la quota di cinquecentomila vaccinazioni al giorno, teoricamente in circa quattro mesi, tutto il popolo italiano avrà ricevuto la sua bella dose e le gabbie saranno lentamente aperte.Ora, ne ho scritto spesso, e lo ribadisco: siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Quanti battesimi e matrimoni abbiamo saltato grazie al Covid? Quanti noiosi pranzi in famiglia abbiamo evitato? Davvero, c’è qualcuno di voi che si diverte a pranzare con genitori e suoceri? Quanti aperitivi, quante pasquette, quanti capodanni, quanti eventi di gruppo in generale ci siamo risparmiati, circondandoci di gente con cui non abbiamo nulla in comune e della quale non ci interessa assolutamente nulla, purché ci siamo, purché siamo presenti, purché non si dimentichino di noi, ma soprattutto, purché non parlino male di noi, visto che se, siamo presenti, non potranno farlo?

Siamo proprio sicuri di voler tornare alla vita di prima? Non abbiamo fondamentalmente riassaporato il piacere di una vita sobria, ma soprattutto, non abbiamo finalmente ritrovato del tempo per noi, per fare davvero quello che ci piace, invece di ammazzare il tempo senza costruire nulla? Magari molti di noi si sono riempiti il culo di acquisti su amazon, siamo d’accordo, ma non ci siamo forse sentite libere da quest’obbligo patologico di uscire, di spendere e di spandere solo perché è sabato, e di vedere delle facce di merda come la nostra, come la mia?

Sul serio, non so se sono pronta a tornare alla vita precedente, un po’ come quello stronzo di Novecento in “La leggenda del pianista sull’oceano”, il quale, nel momento in cui sta per mollare la nave su cui è nato e cresciuto, decide che non ha nessun interesse a visitare la terra ferma e di restare su quella mastodontica imbarcazione, che tutto sommato lo faceva sentire coccolato, al sicuro e sono ben contento di aver spoilerato una parte del film. Se non l’avete visto, la colpa è solo vostra.

Viva La Scuola

Mi capita di riflettere sul ruolo che svolge la scuola italiana nel formare le giovani generazioni. So che ci sono diversi docenti che seguono questa porcata di blog, per cui avendo nei loro confronti una stima profonda per la loro preparazione e per l’impegno che mettono nel loro lavoro, mi costringerò a essere meno caustico del solito.

Mi tornano alla mente i tempi in cui frequentavo le scuole superiori e, di quel periodo, ricordo una certa difficoltà da parte dei miei docenti nel dare un’insufficienza e un debito formativo, per non parlare della bocciatura, una sorta di tabù divenuto inviolabile come l’incesto. Certo, ricordo bene che, provenendo da un contesto piuttosto piccolo, ero finito in una classe di figli di papà, molti dei quali avevano relazioni di tipo amicale o professionale con i professori o il preside stesso della scuola, di conseguenza questi rapporti non consentivano una certa libertà di movimento da parte del personale docente nel valutarci in maniera oggettiva. Del resto, non posso far la morale a nessuno, dato che io stesso sono figlio di un potentissimo cardinale, ma, in ogni caso, mi sovviene un episodio di ormai svariati anni fa. Avevamo terminato il terzo anno, scrutini in corso, una mia compagna di classe aveva preso voti molto alti nelle materie umanistiche, otto in filosofia, otto in storia, otto in italiano, sette in latino, ma, guarda caso, insufficiente in matematica e fisica. Nella gran parte dei contesti, con buona probabilità quelle insufficienze sarebbero state tramutate con un colpo di spugna in un sei politico, con lo scopo di non rovinare la sua media. Aggiungo che la ragazza in questione era figlia anche lei, tra l’altro, di un avvocato piuttosto conosciuto in paese. Bene, accadde qualcosa d’insolito quell’anno: il mio professore di matematica e fisica decise di tenere duro, nonostante avesse tutto il consiglio di classe contro, e la ragazza in questione fu rimandata nelle due materie. Fu alquanto curioso, quando uscirono i quadri, vedere esposta la sua media del sette e mezzo con due debiti formativi. Ricordo che ai tempi abbiamo tutti considerato quel docente un emerito stronzo, non solo noi studenti, ma financo alcuni suoi colleghi. Eppure, con il senno di poi, credo che quell’uomo vada in realtà considerato come un vero eroe, uno dei pochi che, in quel momento drammatico, ha creduto nella meritocrazia e si è mantenuto coerente. Del resto, nonostante fosse un professore piuttosto rigido, che sovente otteneva rispetto incutendo terrore, ha sempre svolto il suo programma con rigore e puntualità, portando avanti quei quattro gatti che capivano le sue materie. Tutto il resto della classe veniva puntualmente rimandato a settembre.

Ecco, mi rendo conto che, al giorno d’oggi, una cosa del genere sia estremamente difficile. Viviamo nell’epoca morbidosa in cui bisogna preservare la sensibilità dei fanciulli e stare attenti a non ferirli e a non causar loro troppi problemi. Del resto, è davvero indecoroso vedere come indegni genitori si rivoltino contro i docenti se questi ultimi si mostrano eccessivamente severi, ma voglio fare un appello ai miei cari professori che mi seguono, anche se non credo ne abbiano bisogno, ma nonostante tutto ci provo lo stesso: non abbiate alcun timore riverenziale nei confronti di questi genitori falliti, questi disastri che hanno dato immeritatamente frutto in una scopata che avrebbero dovuto risparmiarsi e che, proteggendo i loro rampolli con questo mammismo castrante, hanno dato alla luce una generazione di molluschi che, non appena sbattuti nel mondo del lavoro, si renderanno conto di come la realtà sia ben diversa e saranno costretti a rimboccarsi le maniche, a meno che non abbiano naturalmente qualche santo in paradiso che garantisca loro un posto pubblico anche se, al giorno d’oggi, anche lì gli accessi sono più che limitati. Per cui, cari professori, guardate bene negli occhi questi genitori, durante i convegni e i ricevimenti, e non abbiate paura a far loro presente che i loro figli sono dei molluschi figli di molluschi incapaci e che se non si mettono sotto a studiare saranno bocciati senza pietà. Tenete duro, siate come il mio prof di matematica, se dentro una vocina vi sussurra che questi stronzetti brufolosi e segaioli siano da rimandare, siate fermi e decisi: rimandateli, bocciateli.

Fatelo per il loro bene, per il bene dei vostri studenti. Fallire fa bene ed è forse più formativo di una media del dieci e di un percorso ineccepibile e senza intoppi, anche perché un figlio, a un certo punto della sua vita, se cresce sano nonostante dei genitori immeritevoli, odierà una madre e un padre troppo permissivi e si sentirà tradito proprio dal fatto che costoro lo hanno fatto vivere per anni in una campana di vetro.

Cari docenti e docentesse, avete una grande responsabilità: cominciamo dalla scuola, se non vogliamo che fenomeni come Tosa e Scanzi si moltiplichino a vista d’occhio.

Nuovi Materiali a Indice di Rifrazione Unitario

In base al secondo postulato della relatività ristretta, la velocità della luce nel vuoto presenta sempre il medesimo valore in tutti i sistemi di riferimento inerziali, pari a circa 3 x 10^8 m/s . Quando la luce incontra un mezzo diverso dal vuoto, la sua velocità si riduce di un fattore n, definito come indice di rifrazione, una costante adimensionale che quantifica la capacità di un materiale di ridurre tale velocità.

Bene, da questo si evince che l’indice di rifrazione del vuoto può essere considerato pari a 1. Tuttavia, di recente, la scienza ha scoperto dei nuovi materiali a indice di rifrazione unitario, attraversando i quali, se si applica la legge di Snell, la luce non subisce alcun fenomeno rifrattivo e nessuna deviazione rispetto alla sua direzione di propagazione. Ve ne mostro un’anteprima.

Andrea Scanzi e il Vaccino

La vicenda del vaccino di Scanzi ci insegna che è sufficiente sedersi in riva al fiume e attendere il passaggio del corpo esanime del nemico. Non che ritenga il giornalista aretino un mio nemico, intendiamoci, provo per lui la pena acuta che si prova nei confronti di un cinquantenne patetico come ce ne sono tanti al giorno d’oggi. Oggettivamente, Andrea ha pestato un merdone di notevoli dimensioni e d’altro canto, se ti esponi con milioni di persone con la tua pagina ridicola in cui commenti la politica in maniera del tutto soggettiva, ergendoti a sommelier della domenica e a critico musicale de noantri, se percepisci quell’ebbrezza che ti fa sentire venerato come un Cristo in terra, appena pisci fuori dal vaso te la fanno pagare cara e quel delirio di onnipotenza non può che tramutarsi in una morte cupa dell’anima, nonostante i goffi tentativi di giustificarsi e di autoproclamarsi cittadino responsabile per esseri reso immune.

Mi rendo conto che il nostro Andrea si sia vaccinato probabilmente perché rientra in una categoria fragile, quella dei narcisisti insicuri, ma persino il collega Peter Gomez lo sta scaricando. Del resto, quest’ultimo ha fatto un’osservazione giusta e di buon senso: il grosso danno dei social e di quest’epoca è proprio che, nel nome della trasparenza, tutti parlano e danno aria alla bocca, condividendo cazzi e fiche con la massa per poi piangere miseria quando la massa stessa, volubile per natura, spara loro merda addosso. Questa vicenda mi ricorda quella di Federica Pellegrini, la quale non troppo tempo fa ebbe modo di documentare su Instagram il modo in cui aveva affrontato il Covid, inizialmente sostenuta dai suoi seguaci per poi essere letteralmente massacrata nel momento in cui, non ricordo se ancora positiva o appena guarita, è andata a far visita alla madre non più giovane, rischiando di trasmetterle il virus e di farle seriamente del male.

Sul serio, mi rivolgo a tutti, come se qualcuno segua davvero questa porcheria di blog che ho messo su. Nel nome della trasparenza siamo diventati letteralmente invisibili, completamente uniformati in questo terzo millennio banale e stritolato da una dittatura del manierismo che ha letteralmente rotto i cosiddetti. Impariamo invece nuovamente un’antica virtù: quella del silenzio, quando opportuno, e del riserbo. Tenete i vostri cazzi e le vostre fiche a debita distanza dagli sconosciuti, per una questione di dignità personale, valore scomparso al giorno d’oggi, e di rispetto verso voi stessi. Vi garantisco che più terrete quella fogna chiusa, prima smetterete di pubblicare il vostro squallore su queste piattaforme che hanno lo scopo principale di mandarvi pubblicità mirata, più apparirete al contrario interessanti agli occhi degli altri.

Siate rivoluzionari per davvero, non nel conformismo dell’anticonformismo: tacete e imparate a tenervi i cazzi vostri per voi. Perché fondamentalmente, è proprio per il fatto di esservi sputtanati così tanto che non scopate da anni.

Chissà, magari con quest’ultima affermazione sono riuscita a convincervi (come no…).