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Non ci avrei mai creduto se me l’avessero detto una ventina d’anni fa, eppure credo sia arrivato un momento estremamente importante della mia vita, forse sono in procinto di raggiungere il vertice della parabola e a breve si avvierà una lenta quanto inesorabile discesa, forse un giro di boa sta per compiersi, un grande cambiamento. Eppure, mi avvicino ai quaranta e accade che ascolto la gente e non do più alcun peso alle loro parole. Ogni volta che interloquisco con qualcuno, so benissimo che costui sta mentendo a se stesso e di conseguenza anche a me. Naturalmente, tutto ciò non costituisce alcun giudizio morale, è solo un divertente giuoco degli specchi, anche la sottoscritta non è da meno. Chissà quante balle racconto ancora a me stessa, quante menzogne proferisco, quante pillole addolcisco per far sì che questa esistenza sia meno amara, sopportabile, chissà quanti passi mi attendono ancora per continuare a tendere asintoticamente a una consapevolezza che non raggiungerò mai definitivamente.

Dunque sappiatelo, quando cammino al vostro fianco, quando siedo con voi al bar e sorseggio un caffè o una birra in vostra compagnia, mentre permango silente, abbozzando un sorriso con la mia faccia da gran simpaticona e da catechista infoiata, mentre annuisco e ascolto anche con profondo interesse quanto avete da dirmi, so benissimo che mi state raccontando un mucchio di balle, che ve la state raccontando per mostrarvi migliori di quello che siete ai miei occhi, razza di malandrini e malandrinesse che non siete altro.

Cari utenti e care utentesse, ho imparato sulla mia pellaccia che, ahimè, la verità traspare dai dettagli, dagli sguardi, dai gesti. Tutto questo esibizionismo adoperato per ostentare sicumera, tutta questa aggressività spacciata per forza d’animo, tutto questo cinismo utilizzato per celare al contrario una profonda sensibilità, tutta questa felicità magnificata per nascondere una ferocissima depressione latente, tutta questa gelosia e fedeltà messa in luce per fare ombra alla propria voglia di tradire e di trasgredire, tutto questo piacere per la solitudine che occulta un estremo desiderio di compagnia, tutta questa voglia di compagnia che dissimula una smania di solitudine, è solo un’inutilissima fatica sprecata.

In ogni caso, non preoccupatevi, sono esattamente così anch’io, anzi per certi versi sono molto peggio di voi, eppure forse sono proprio queste le cose che ci accomunano, che ci rendono uguali, sorelle e sorelli in una sorta di socialismo emozionale che dovrebbe unirci e renderci comunità, alleati, anziché dividerci in continue guerre tra poveracci, pedine di ideologie di carta e a consumo, messe in piedi dai media e dalle reti sociali stesse, che hanno tutto l’interesse a rendere l’individuo sempre più isolato e parcellizzato.

Chissà, dopo tanto tempo, forse potremmo iniziare a volerci anche un po’ di bene, sarà il tempo a darci una risposta.

Intanto, si fa sera e l’aria diviene più fresca. Quando andrete a letto, stringetevi in un caldo abbraccio sotto la coperta con il vostro partner. Magari, quella tenerezza inaspettata potrebbe tramutarsi gradualmente in una generosa scopata e potrete finalmente ritrovare l’antico ardore dei vecchi tempi, di quando vi siete conosciuti.

Chissà.

Ode alla Mediocrità

Mi rendo conto che gli aggiornamenti del blog divengono sempre più sporadici. Forse questa avventura ha fatto il suo tempo, forse Dino ha raggiunto gli scopi che si era prefissato, forse ha cercato solo compagnia, è stato un rimedio come un altro alla solitudine esistenziale che ci accompagna, anche se ci circondiamo di gente inutile con la quale intrattenerci senza fondamentalmente creare nessun tipo di rapporto autentico, presi come siamo dalla nostra continua tensione al miglioramento, alla crescita personale e all’accrescimento delle nostre capacità di leadership, no? Com’è che dite voi? “No pain, no gain”, “Ciò che non uccide fortifica”, “Il Boss è impersonale, il Leader è empatico”, mentre citate Butkowski e Carl Gustav Jung, senza sapere chi siano e non avendo mai letto e inteso nessuno dei loro libri, fondamentalmente perché non avete capito voi stessi, non sapete assolutamente nulla di chi siate voi stessi in realtà, mentre a guisa di pecorelle smarrite vi lasciate imboccare dagli stereotipi patetici delle reti sociali e dei media, guidati unicamente dal senso di colpa, dall’ansia e dalla paura, senza fermarvi mai a riflettere, senza osservare realmente cosa vogliano dirvi queste emozioni. Sto parlando con voi, voi madri di figli che non avete mai desiderato, voi rampanti giovani in carriera che si ritrovano responsabili di area sottopagati per poter raccontare ai vostri genitori che ce l’avete fatta senza sapere che l’avete presa sonoramente nel culo. Forse altro non desideravate che divenire semplici panettieri, impiegati comunali, scrittori, poeti, pittori, musicisti. Invece no, eccovi lì, buoni cristiani di facciata, buoni progressisti dalla parte delle minoranze, buoni lavoratori, padri e madri di famiglia, nella vostra gabbietta dorata, mentre vi lamentate di una quotidianità noiosa solo perché, fondamentalmente, vi è mancato il coraggio di fare alcune scelte.

Guardo a tutto questo con invidia, in realtà. Io stessa bramo una vita normale, mentre sono lacerato dai rimorsi e dalla mia costante irrequietezza, dalla colpa dei continui abbandoni e tradimenti, dei dolori che ho causato, della scia di cadaveri che ho lasciato alle mie spalle, mentre penso che non avrei dovuto lasciare l’università per darmi alla libera professione, mentre rifletto sul fatto che forse avrei dovuto essere una pecora e campare tranquillo, sposarmi, sfornare un paio di pargoli, ingrassare sul divano e diventare un cicciobombo sedentario e scoreggione, incassando e somatizzando le lamentele di una moglie altrettanto grassa, con i capelli unti e sessualmente frustrata.

Oggi mi guardo allo specchio e finalmente vedo lo sguardo di un fallito, un miserabile perdente senza una laurea, senza una famiglia, senza neppure un gatto scroccone ad accoglierlo quando rientra a casa, un vagabondo senza meta, ramingo per il mondo, incapace di portare a compimento i propri obiettivi, incapace finanche di tenere in piedi uno stupido blog, ormai trascurato e divenuto alla stregua d’una vecchia capanna abbandonata, piena di topi, polvere e ragnatele.

È un bene che non abbia conosciuto personalmente nessuno di voi e che nessuno di voi sia venuto in contatto con me. Vi siete risparmiati l’orrore del mio sguardo spento e ambiguo, del mio volto mutevole ed ermafrodito. Vi siete risparmiati un trauma.

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Notizie del Giorno

Leggo le notizie e al solito mi rendo conto di una certa mia tendenza masochistica a voler quasi di proposito irritare la mia fichetta secca e rugosa. Al solito, si narra di contagi che non decrescono a causa dei famigerati no-vax, questa banda di mattacchioni un po’ ribelli che si oppone alla scienza. Come osano, questi discolacci, a voler crear scompiglio e a disturbare il manovratore in questo modo?

Oltre a ciò, mi salta all’occhio un altro trend di recente introduzione da parte dei nostri amati giornalisti: quello degli incendi. Fateci caso, prima prende fuoco un grattacielo a Milano in Via Antonini, quest’oggi si parla d’un palazzo bruciato a Torino, in zona Porta Nuova. Vi ci vedo, cari boccaloni e boccalonesse, mentre leggete queste notizie, mentre prendete a noleggio i pensieri altrui e i fatti a cui dare importanza, mentre vi fate imboccare come infanti con la vostra pappetta quotidiana di cronaca, pensare quanto segue: – Mamma mia, il mondo intero sta andando a fuoco, dove andremo a finire?

Cari utenti e care utentesse, premesso che se la pensate in questo modo, mi auguro davvero che andiate a finire in una discarica di rimpianti per il modo in cui avete sprecato la vostra vita, ma vi invito comunque a non farvi prendere per il culo. Non ve lo dico dall’alto di una cattedra, ci mancherebbe. Sono una ragazza semplice di quartiere anch’io, che si cerca la vita come può, con i suoi pregi e i suoi difetti, che sculetta come una frociona quando corre nel parco, ma che un tempo era esattamente così, manipolabile, suggestionabile, priva di spirito critico. Ebbene, una rondine, forse anche due, tre, dieci, cento non fanno primavera. Il mondo non sta andando a fuoco, vengono presi fatti di cronaca statisticamente irrilevanti e vengono magnificati facendone di una mosca un elefante, con lo scopo di distrarvi, terrorizzarvi per tenervi sotto controllo, se vogliamo anche per darvi degli argomenti di conversazione mentre siete a tavola con la vostra famiglia, con i vostri colleghi, intanto che sopra di voi, chi comanda il vapore fa il bello e il cattivo tempo e si diverte come un matto a tirarvi scemi. L’ho detto e lo ripeto: se avessi un briciolo di potere farei altrettanto, forse anche di peggio. E lo fareste anche voi.

Infine, Roberto Benigni lecca il culo a sua moglie e, di conseguenza, a tutte le donne, non perché le ritenga davvero migliori degli uomini, ma come sempre per garantirsi visibilità e cavalcare l’ennesima moda. In fin dei conti, Benigni vi dà quello che vuole, facendovi credere, cari utentessi, che in questo modo vi guadagnerete il rispetto delle donne e magari anche una generosa scopata. Bene, mi spiace deludervi, ma è l’esatto contrario, ragion per cui so benissimo che molti di voi, a causa di questa miserabile tecnica di seduzione, è da tempo che in verità passano le loro lunghe giornate con il pesciolone in mano. Le donne vi disprezzeranno ancora di più e con buona ragione: chiunque abbia un minimo di dignità e rispetto per se stesso non ha alcun bisogno di ruffiani che gli baciano il culo in maniera melliflua.

Questa, ahinoi, è la squallida società in cui viviamo, un super-io passivo-aggressivo che impone un mondo di pace, di accoglienza, di tolleranza e di rispetto delle minoranze in maniera autoritaria, individuando negli uomini, nel patriarcato e in un generico “fascismo” del quale nessuno probabilmente comprende il significato, perenni nemici da combattere.

E queste, cari utenti e care utentesse, sono le stesse identiche dinamiche dei regimi totalitari.

State tranquilli in ogni caso. Come sempre, una risata li seppellirà e, per citare il mio caro e rimpianto professore di filosofia delle superiori, anche “un bel pernacchio”.

Un Mare di Nostalgia

Non avrei mai detto che sarebbe accaduto, ma sto passando delle giornate impregnate di nostalgia, un sentimento che ho sempre rimosso, rifuggito, un’emozione considerata dalla sottoscritta alla stregua di un virus da cui proteggersi. La nostalgia è tipica dei falliti, solevo dire a me stesso qualche tempo fa, di coloro che guardano al passato per non fare i conti con un presente miserabile e un futuro privo di prospettive, la nostalgia vista come una vecchia casa, arredata di ricordi edulcorati di un passato idealizzato a cui sono stati rimossi gli aspetti negativi, i difetti.

Galleggio in questo mare di rimembranze, ripensando con intensità agli anni delle superiori, quando mi facevo beffe del grasso e sudaticcio Clemente per mettermi in mostra con quei pavidi eunuchi dei miei compagni, comportandomi da carnefice per evitare di diventare io la vittima. Mi viene in mente il mio trasferimento a Milano all’età di diciannove anni e alla mia lunga permanenza nel capoluogo lombardo, mi sovviene la quantità di gente che è entrata nella mia vita, a quanto fossi convinta che costoro sarebbero rimasti al mio fianco fino alla fine dei tempi, a come invero siano lentamente e inesorabilmente usciti dalla mia esistenza, per loro scelta, ma forse il più delle volte per mia scelta. È così che va, purtroppo è necessario chiudere tante parentesi, ma il più delle volte, ahimè, non abbiamo il fegato di farlo. Ci trasciniamo in situazioni stantie, amicizie e amori arrugginiti, finiti chissà quanto tempo fa, zoppi che vanno con altri zoppi che imparano a zoppicare sempre meglio, a odiarsi e a essere in perenne competizione tra loro, in un coacervo di dolore e di incomprensioni che in ogni caso fungono da riempitivo, perché oh, bisogna imparare a tollerare i difetti degli altri, bisogna essere comprensivi e indulgenti, altrimenti si rischia di rimanere isolati, quando la verità è che la maggior parte di noi altro non fa che ingoiare rospi tutti i giorni, in un continuo compromesso al ribasso con la famiglia, con il lavoro, con gli amici, mediocri circondati da altri mediocri.

Cari utenti e care utentesse, cambiare fa paura, anzi, vi dirò di più, cambiare causa letteralmente il panico, si rischia veramente di impazzire se non si ha la tempra giusta. Se sentirete la necessità di un cambiamento importante, vi piscerete e cagherete nei pantaloni. Tutti i vostri vecchi fantasmi saranno lì a solleticare i vostri timori più atavici, ricordandovi che state facendo una stronzata, che tutto sommato è bene che rimaniate dove siete, nella miseria e nello squallore, che tutto sommato presenta il vantaggio di trasmettere il calore asfittico di un contesto prevedibile e conosciuto.Insomma, ho usato questo blog per non mandarle a dire a nessuno e per mettere nero su bianco tutto il mio disprezzo nei vostri riguardi, ma mi sento di dire che, tutto sommato, un po’ vi capisco. Capisco che non sia facile mollare quella palla al piede di vostro marito e quell’isterica frigida di vostra moglie, capisco che il vostro odiato lavoro vi dà comunque uno stipendio alla fine del mese. Guardo a tutto questo e tutto sommato avete la mia comprensione, se vogliamo anche un po’ di tenerezza.

Forse dovrò cambiare il registro di questo blog, o forse no. Forse dovrei mostrare, di tanto in tanto, i miei reali sentimenti, ma non vorrei trasformarmi in una fichettina smielata e piagnucolona. Ne va della mia reputazione, perdiana!

Messaggio della Buonanotte

Erano diversi giorni che non pubblicavo una delle mie missive al vetriolo, difatti sono stato sommerso da lettere, email, messaggi privati, mi sono ritrovata una folla di persone sotto casa che mi ha chiesto che fine avessi fatto, che mi ha letteralmente implorato di tornare a pubblicare. In realtà, sapete benissimo che tutto ciò è solo frutto della mia fantasia, sono solo sogni di gloria che svaniscono nell’inesorabile vento della vita, che tutto spazza e porta via con sé, verso destini giammai pianificati. Auspico, in verità, che questo spazio rimanga un salotto per pochi intimi, con poche reazioni e pochi lettori, l’ennesima invenzione che ho messo su per farmi ammirare da qualcuno e per sentirmi meno sola. Vogliamo essere amati, vogliamo essere adorati, tutto è vanità, ahimè, potreste mai dimostrarmi il contrario?

Sarò breve quest’oggi, sono giornate impegnative, ma non volevo farvi mancare un messaggio d’affetto e un buon consiglio per una vita sana e retta: rinunciate anche stasera al sesso e, al suo posto, recitate un Santo Rosario con il vostro partner. Mi rivolgo soprattutto alle coppie omosessuali, le cui unioni sono senza meno benedette dal Santo Padre e da Santa Madre Chiesa.Abbasso la fica, viva il Signore.

Buonanotte.

La Pandemia delle Giornate Mondiali

da corriere.it

Non so se sono l’unica a sentirsi irritata, ma qualcuno fermi questa epidemia, questa influenza spagnola delle giornate mondiali. Smettiamola, nel nome di Dio, con questo orribile calendario laico, impregnato di ricorrenze consumistiche che hanno contribuito a tramutarci in amebe prive di spirito critico. Ricordo che ai miei tempi ci si alzava tutti alle quattro del mattino, mio marito si recava al lavoro con i figli maschi, con il suo carro trainato dal nostro cavallo Imperatorius, mentre la sottoscritta si dedicava dapprima a una magra colazione a base di pane secco e un caffellatte. Terminata la colazione, seguiva la lettura delle lodi mattutine, caratterizzate da una rigorosa ruminazione delle sacre scritture e degli inni nei confronti del santo del giorno. Già, il santo del giorno, quello sì che era un signor calendario! Erano tempi meravigliosi, sublimavamo la sessualità a suon di eccitantissimi Padre Nostro e Ave Maria, raggiungendo l’apice del piacere con un terzetto di Gloria, incanalando la nostra libido esclusivamente verso Nostro Signore e la Vergine Madre. Gli unici rapporti sessuali consentiti erano quelli che avevano come obiettivo la procreazione, nel corso dei quali mai sia intercorresse un fiato, un urlo, mai sia trapelasse il benché minimo piacere. Erano tempi meravigliosi, godevamo nel sacrificare le pulsioni e nel rinunciare totalmente al piacere, avevamo un potere immenso, incatenavamo i nostri figli a vita, per noi considerati esclusivamente alla stregua di manodopera per i campi, per poi tramutarli in badanti una volta che saremmo divenuti anziani e impedendo loro, legandoli al letto o a suon di cinghiate, qualsiasi tentativo di indipendenza.

Cari utenti e care utentesse, sappiate che, da allora, le cose non sono affatto mutate, hanno solo cambiato veste. Per quanto i media mainstream, i giornali online, continuino a raccontarcela, a ficcare il naso sotto le nostre lenzuola, a darci consigli sulla sessualità, a frugare nelle nostre mutandine, si scopa meno di allora, o forse si scopa di più, ma spesso si scopa male. Quest’epoca di consumismo non ha portato alcun beneficio in quei termini, ho già fatto presente che viviamo un’epoca Vittoriana travestita da Woodstock. C’è stato un colpo di spugna che ha preteso di cancellare le paure e i sensi di colpa in merito alla sessualità, mentre in realtà latenti continuano a lavorare nei bassifondi del vostro inconscio, rendendovi sempre più isterici, insoddisfatti, ansiosi, impauriti, mentre indossate la maschera dei vincenti, perché a voi non la si fa, siete più furbi di vostra madre e vostro padre, voi sì che avete un sacco di donne, che avete un sacco di uomini, passate tutto il tempo a flirtare e a scopare, quando in realtà morite di solitudine perché non avete il coraggio di esporvi davvero, di mostrarvi con i vostri limiti e con le vostre insicurezze. Non preoccupatevi in ogni caso, i vostri cazzi mosci e le vostre fiche secche parleranno molto più di voi. Il momento della verità si manifesterà in camera da letto, cari presunti maschioni e ninfomani.

Ora, per cortesia, cercate di andare un po’ oltre il sarcasmo feroce delle righe precedenti e, nel frattempo, liberatevi delle vostre inutili Reflex, mezzo che usate naturalmente con la speranza di finire a letto con qualcuno. Tutto è vanità, ahimè, ma c’è bisogno che qualcuno ve lo dica: le vostre foto fanno veramente schifo, non avete la benché minima idea di come si faccia una composizione, sono banali, i vostri tramonti, i vostri paesaggi, i vostri ritratti sono tutti uguali, non trasmettono nulla, siete nulla che produce altro nulla.

In realtà sono di buon umore quest’oggi, un caro augurio, per questa splendida giornata mondiale. Togliete il like al blog e segnalatelo.

Recensioni Mattacchione – Claudio Cupellini – Una Vita Tranquilla

Per chi se lo fosse perso, vorrei consigliare a voi tutti la visione di questa esilarante commedia, diretta da Claudio Cupellini, che per l’intreccio non ha assolutamente nulla da invidiare ai capolavori dei fratelli Vanzina o di Neri Parenti.

Per sfuggire da una famiglia soffocante, il napoletano Antonio De Martino (Tony Servillo) si finge morto e si dà alla macchia, fuggendo in Germania e cambiando il suo nome in Rosario Russo. Quest’ultimo sposerà Renate (Juliane Köhler), una donna tedesca, con la quale darà alla luce un figlio, Mathias (Leonardo Sprengler). I due gestiscono assieme un albergo ristorante. La quiete della nuova famiglia sarà turbata dall’arrivo del discolo Diego (Marco D’Amore), figlio del primo matrimonio di Antonio/Rosario, una vera peste. Quest’ultimo, per vendicarsi di suo padre che lo ha abbandonato in tenera età, combinerà una serie di birichinate assieme al suo migliore amico Edoardo (Francesco Di Leva), scapestrato e mattacchione combinaguai, rendendo la vita molto difficile ad Antonio/Rosario e dando vita a una serie di equivoci e di gag da sbellicarsi dalle risate.

C’è un po’ di tutto in questa pellicola, un po’ “Dennis La Minaccia”, un po’ “Il Fu Mattia Pascal”. Un film da guardare in famiglia, assieme ai vostri bambini, per una serata all’insegna della spensieratezza.

Ego Sum Feministum

Credo che Repubblica svolga davvero un servigio di notevole ausilio nei confronti di noi donne, un quotidiano capace di supportare con consigli autorevoli come si può vivere felicemente in coppia. Paolo Crepet, con notevole piglio scientifico, ci fornisce suggerimenti su come comportarci qualora avessimo scelto di avere al nostro fianco un uomo anaffettivo.

Esattamente, “scelto” è il participio passato giusto. Per quanto forte possa essere la convinzione che sia stato il destino a farcelo incontrare, ce lo siamo scelto noi, siamo state noi a decidere, per automatismo indotto, perché quel bonobo freddo, taciturno e senza spina dorsale ci ricorda quello stronzo di nostro padre, che ancora amiamo incestuosamente, mentre siamo ancora identificate con la nostra mammina, sia imitandola spudoratamente, sia comportandoci esattamente all’opposto di lei, due facce della stessa medaglia, in ogni caso.

Insomma, mi rivolgo a voi utentesse, con la mia consueta solidarietà femminile, premettendo che questo blog è favorevolissimo alla nostra emancipazione, ve lo dico da uomo e donna sposata, in procinto di divorziare dopo una storia durata undici anni. Che la nostra sia un’emancipazione fatta di conoscenza di noi stesse e di cosa vogliamo davvero. Credetemi, con il femminismo non abbiamo raggiunto nessun risultato, nessuna libertà. Abbiamo solo rivolto la nostra attenzione verso l’ennesimo surrogato di nostro padre, il femminismo stesso, il governo che non ci dà diritti, l’ennesimo totem verso cui piangere miseria ed elemosinare un briciolo di attenzione, l’ennesimo idolo a cui dare la colpa e su cui proiettare tutte le nostre fragilità e inadeguatezze, con i nostri capricci isterici del cazzo.

Per cortesia, care donne, troviamoci un uomo serio, che ci faccia veramente bagnare la passerina e che sappia ricambiare. Piantiamola di caricarci il primo scimmione a cui mettere l’anello al dito per far contenti mamma e papà, i quali comunque non saranno contenti finché non avremo almeno sfornato un paio di pargoli. Oh, alla vostra età è ora di metter su famiglia, no? Com’è che dicono, quei due vecchi rottinculo?

Fate così, andate da vostro marito, che sarà senz’altro sul divano a leggere la gazzetta dello sport o a bighellonare con la playstation e diteglielo: io non ti amo, ti stimo, provo per te solo un tiepido affetto, è finita. Fatelo ora, prima che sia troppo tardi, prima di trascinarvi in un lento e inesorabile cammino verso la miseria e l’infelicità.

Fatto ciò, liquidato l’orango di turno, mettetevi seriamente a caccia di uccelloni, ma soprattutto trovatevi un uomo onesto che vi dica le cose come stanno, nel bene o nel male, qualcuno che lo faccia con finalità catartiche. Non ce ne sono tantissimi, purtroppo. Forse è vero che per un uomo è difficile esprimere i propri sentimenti, non potrà mai dire a un suo caro amico “ti voglio bene”, senza il rischio di passare per ricchione, ma fidatevi che chi cerca trova.

Di qualsiasi età, di qualsiasi condizione sociale, care utentesse, è tempo di piselloni seri. Forza!

fonte: repubblica.it

Il Mio Primo Green Pass

Sono eccitata come una fichetta. Quest’oggi per la prima volta mi è stato richiesto il Green Pass. Mi sono recato presso un ristorante che fa prezzi modici di cui ormai sono cliente abituale e debbo dire che, non senza una punta d’orgoglio, ho potuto mostrare l’ambito documento. Già, mi ritengo orgogliosa di disporre di tale papello, che senza meno mi certifica a guisa d’un prodotto d’alta qualità.

A mio avviso, come già ebbi modo di farvi presente, forse questa misura non è sufficiente. Sarebbe un bene che il cosiddetto “QR Code”, come dite voi giovani, venga tatuato direttamente sulla fronte, sul polso o, perché no, sulle chiappe. Immaginatevi la scena. Famiglie borghesi in fila per una deliziosa cena in un ristorante stellato, accolti da un maître impeccabile, vestito di tutto punto in completo nero e farfallino, il quale, con un velato accento francese e la erre moscia, proferisce quanto segue: – I signori vogliono gentilmente mostrarmi il culo prima di entrare?

Bene così, è giusto che il governo ci dia la possibilità di discernere tra carni di prima e seconda scelta, in qualsivoglia contesto, oserei dire anche in fase di selezione della compagna o del compagno sessuale più idoneo. Ebbene sì, credo sia opportuno educare le giovani generazioni affinché l’accoppiamento avvenga solo tra coloro che sono adeguatamente immunizzati, con l’ambizioso obiettivo di dare origine all’Uomo Nuovo, una generazione di Oltreuomini Nietzschiani, prescelti, dal sistema immunitario armato fino ai denti di anticorpi ciccioni e pugnaci contro ogni malanno, eroi resistenti a qualsivoglia malattia, utili al lavoro e alla produttività.

Al contrario, oserei definire “Homunculi” tutti coloro che non si sono sottoposti al vaccino. Per costoro, è bene che il governo apra dei quartieri appositi dove codesti untori possano essere segregati, onde evitare che vadano in giro a far danni e a contagiarci con i loro semplici sguardi, gli sguardi carichi di rancore nei confronti di una politica maternalista e paternalista che in questo ultimo anno e mezzo ha pensato solo a proteggerci e a far sì che non ci buscassimo un bel raffreddore. Come si permettono costoro di mancare di rispetto alle nostre istituzioni e di cercare di interagire con noialtri, immuni e ormai inattaccabili, stretti “a corte” e pronti alla morte?

Parlando d’altro, come vanno le ferie? Siete ancora in coda sulla A7?

Gattosità Estive

Vivo le ferie alla stregua di un gatto. Mi sveglio al mattino, faccio colazione con caffè e croccantini e, una volta sazio, vado a sedermi sul divano, lasciando la finestra del soggiorno aperta per godermi questo insolito vento fresco d’agosto, senza pensare a nulla, galleggiando nelle mie sensazioni, risparmiandovi la similitudine delle emozioni con le onde del mare, altrimenti faccio incazzare Massimiliano Parente.

Insomma, mentre me la spasso a guisa d’un felino, penso a voi e penso a me, alle preoccupazioni e alle razionalizzazioni, ai falsi desideri, ai progetti ambiziosi e alla dipendenza verso l’altrui compiacimento. Penso a voi, proprietari di uno o più felini e sono sempre più convinto che questi ultimi ridano di voi. Guardateli, con i loro musetti apparentemente innocenti, con quegli occhietti impertinenti e le loro espressioni fiere e altere. Sappiate che vi osservano mentre vi agitate, strepitate e inveite contro il mondo, l’universo, Dio o Dea, perché le vostre aspettative sono state deluse, perché vostro marito è un mediocre e vostra moglie è un’isterica bisbetica e al lavoro non riconoscono il vostro talento, ma gliela farete vedere voi un giorno, o sì che gliela farete vedere, a quella gentaglia che non vi valorizza, ai vostri vicini invidiosi, ai vostri amici d’infanzia che vi etichettano come se aveste ancora quindici anni e vi ritengono dei falliti.

I vostri gatti vi guardano, vi leggono nel pensiero, sanno tutto di voi e, pur mostrandosi seri e composti, internamente si sbudellano dalle risa e vi ritengono patetici e stupidi.

Solo per questo dovreste vergognarvi, lazzaroni!