Variante Delta

Sono l’unica a sentirsi irritata da questo tormentone delle varianti? È davvero insopportabile la retorica giornalistica, questo vezzo di voler piazzare un’etichetta su tutto. Tale meccanismo assomiglia a quello degli uragani, ai quali vengono sempre attribuiti nomi propri femminili, motivo per cui, con l’approvazione del ddl Zan, buona parte dei giornalisti finirà in carcere per sessismo doloso. Come si permettono di associare noi donne, madri, operaie, impiegate, prese tra il lavoro e la casa, eroine multitasking del terzo millennio, a degli eventi meteorologici di tal portata, come se fossimo portatrici di sventura quando è ben chiaro che questo pregiudizio è frutto di un patriarcato millenario che ha voluto reprimere la nostra voce, ma è giunta l’ora di dire basta, non potete più fermarci, lotteremo e urleremo finché avremo fiato, finché non sarà raggiunta la parità assoluta con gli uomini, finché non ci sarà garantito un posto di lavoro con gli stessi diritti, gli stessi diritti di restare in ufficio fino alle ore venti, di farci carico delle scadenze più incombenti perché siamo incapaci di tenere sotto controllo il nostro senso del dovere e di colpa patologico e di ricevere solo un grazie e una pacca sulla spalla dai nostri responsabili e titolari, nella migliore delle ipotesi.

Ma non divaghiamo. Sembra che la variante Delta sappia essere alquanto scaltra e stia mietendo ulteriori contagi. A quanto pare, il tutto ha avuto origine in una palestra del meneghino, un luogo presso cui valorosi guerrieri e uomini alfa pompano i loro bicipiti, tricipiti e pettorali, sollevando pesi inauditi, urlando bestialmente e magnificando le loro grida nell’istante in cui il loro olfatto percepisce il solo odore di un pelo di fica. A detta dei mezzi d’informazione principali, i quali sono ben noti per la loro obiettività e la totale indipendenza rispetto al potere politico ed economico, tale variante potrebbe in qualche modo farla franca rispetto ai vaccini.

Oggi sarò breve, non ho molto tempo per lanciarmi nelle mie infinite geremiadi e polemiche. Cari amici e care amichesse, ho la sensazione che siamo fottuti. Ho sovente scherzato in merito al fatto che a breve riprenderemo a fare la vita d’un tempo, ma l’amara constatazione è che, in verità, nulla tornerà come prima. Non crediate di potervi togliere le mascherine, di poter tornare a varcare i confini nazionali, di potervi recare a concerti oppure in discoteca, palestra, piscina con la medesima disinvoltura messa in atto prima del febbraio del 2020. Quanto accaduto è stato un trauma collettivo, siamo tutti più fragili e isolati e, di conseguenza, più malleabili, più soggetti a buttarci mani e piedi nelle mani di governi e centri di potere. Gli esecutivi si sono di conseguenza riorganizzati, hanno capito che a fronte di un’emergenza di questo tipo, che costituisce un vuoto normativo in diverse costituzioni, possono fare il bello e cattivo tempo approfittando delle nostre debolezze, prendendo decisioni rapide evitando l’impiccio dei contrappesi previsti nelle democrazie sane e, soprattutto, possono amplificare gli stati di emergenza spaventandoci periodicamente e riuscendo in questo modo a tenerci maggiormente sotto controllo, per il nostro bene, per il bene della salute pubblica, per morire sani vivendo da malati.

Quello che voglio dirvi è che quella in cui viviamo oggi e quello verso cui stiamo andando non può più considerarsi democrazia. Molti di voi mi scrivono chiedendomi quali saranno gli scenari futuri, quale domani ci aspetterà. In verità, non mi scrive mai un cazzo di nessuno, questo blog e questa pagina sono solo una valvola di sfogo per il sottoscritto, ogni vostro commento e reazione ai miei post mi servono solo per far fronte alla mia patologica dipendenza dal compiacimento altrui e dalla dopamina che il consenso mi procura, in sporadici casi.

Insomma, volendo andare a fondo a tutta la questione, credo che la conclusione sia solo una: non c’è veramente un cazzo da ridere.

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