L’Antifascismo di Lorenzo Tosa

Di tanto in tanto occorre parlare di Lorenzo Tosa, con il solo scopo di infiammare un po’ gli animi, strappare qualche reazione in più, e, soprattutto, proiettare su di lui tutti i nostri aspetti sentimentali e buonisti che, purtroppo occorre ammetterlo, appartengono anche a noi. Tocca riconoscerlo, non ne sono esente neppure io, se penso al fatto che, anziché farmi dei gran segoni sulle piccantissime e lunghissime scene di sesso lesbico de “La Vita di Adele” di Abdellatif Kechiche, quel film mi ha fatto in realtà piangere come una fica isterica, realizzando in quel momento di essere invecchiato davvero. Naturalmente non raccontatelo in giro, mi raccomando, che non si sparga la voce che il sottoscritto provi questi cosiddetti “sentimenti”, come li chiamate voi. D’altro canto, con questa mia attitudine da fichetta e l’apprezzamento espresso nei confronti del film Palma D’Oro al Festival di Cannes 2013, ho sostenuto involontariamente e indirettamente il ddl Zan.

Ma non divaghiamo, lasciamo perdere la mia recente ficamorfosi e torniamo a parlare di Tosa e della sua lotta al fascismo e alla omotransfobia. Mi sovviene una sua intervista di qualche tempo fa rilasciata a Saverio Tommasi. Premetto che è sempre un gran piacere quando due giornalisti di razza discorrono e approfondiscono temi di attualità, mi è parso in quell’ora di fruttuosa discussione di assistere a un dialogo tra Enzo Biagi e Indro Montanelli e sono davvero convinto che questi due ragazzi lasceranno un segno e faranno la storia del giornalismo italiano, soprattutto in merito alle loro qualità dialettiche e capacità di approfondimento. Mi permetto solo una piccola critica, senza naturalmente sminuire la caratura e lo spessore dei due personaggi in questione, ma da quel dialogo era emerso un ragionamento che mi aveva lasciato perplesso: Tosa sosteneva, ovviamente supportato pienamente da Tommasi, che il fascismo da combattere ai giorni nostri è un fascismo scimmiottato e inconsapevole, che si manifesta nei comportamenti quotidiani, sulle reti sociali e nei commenti, un fascismo della prevaricazione, un fascismo nella forma, forma che è più che mai sostanza. In merito a questo, nonostante Tosa non lo abbia esplicitato in maniera chiara, ipotizzo che la sua battaglia antifascista faccia riferimento anche al bullismo nei confronti di omosessuali, persone fragili, magari, perché no, con difetti di pronuncia e sovrappeso, vista la sua sensibilità sul tema espressa in più occasioni. Ecco, confesso che, in merito a questo, qualche dubbio lo nutro. In verità, non ho mai letto da nessuna parte che Mussolini o le camicie nere abbiano mai dato del ciccione o del ricchione a qualcuno, ma sono pronta naturalmente a ricredermi qualora alcuni di voi fossero più documentati del sottoscritto al riguardo. Dicevo, mi suona un po’ strano, ero convinto che i mali del Fascismo dipendessero dal fatto di aver instaurato un regime dittatoriale monopartitico, dall’emanazione delle leggi razziali, dall’aver dichiarato guerra a delle super potenze economiche e militari con un esercito da operetta, costituito da quattro poveri cristi di italiani pezzenti mandati a combattere in Africa, alcuni dei quali si consegnavano volontariamente agli inglesi per evitare di morire di fame e di sete in Libia. Invece no, evidentemente mi sbagliavo, a quanto pare, nonostante la retorica pomposa e solenne, fatta di simboli e di un italiano curato e pedante, una retorica che tanto eccitava le masse, le stesse masse eccitate ai giorni nostri dai post di Tosa, Mussolini forse era fascista nella forma, magari nel privato, chissà. Forse quando il Duce ha accolto Goering alla stazione di Roma Termini nel 1937, gli avrà dato del crucco cicciopallo, chi lo sa.

Sta di fatto che sono davvero preoccupata nel sapere che, a conti fatti, il fascismo c’è ancora. Spero davvero che Tosa, Tommasi e compagnia cantante abbiano il medesimo coraggio che hanno avuto i nostri partigiani e che continuino con la loro opera di resistenza permanente contro questo regime mai caduto, augurandoci che possano imporci il loro antifascismo con la forza, una forza maggiore e contraria di bene che soverchi il male, per un mondo perennemente rivolto al progresso, ai diritti e alla difesa delle minoranze, sapendo che gli uomini bianchi eterosessuali occidentali sono tutti colpevoli, portatori di un nazifascismo genetico.

Tra le altre cose, Tosa esprime crucciato solidarietà a Chiara, costretta a scappare di casa per via di sua madre, che ha dato di matto nel momento in cui ha saputo che sua figlia ama una donna. Francamente, questa storia non mi sembra tragica nella maniera più assoluta. Finalmente, una giovane donna prende il coraggio a due mani, e, forse con qualche anno di ritardo visto che è sulla soglia dei trent’anni, leva le tende con l’intento serio di farsi una sua vita. Certo, sua madre è stata senza dubbio un po’ fascista nella forma, per dirla con Tosa stesso, ma sicuramente la ragazza in questione può essere tranquillamente eretta a baluardo dell’antifamilismo, più che dell’antifascismo. Mi piacerebbe se avvenisse una dinamica simile in Casa Surace. Sarebbe bellissimo se, un bel giorno, quei lazzaroni scappassero via dalla ragnatela castrante di mamma Antonella e nonna Rosetta, smettendola di fare i mantenuti sulla soglia dei quarant’anni a suon di pacchi da giù e mettendosi finalmente alla ricerca di un lavoro vero.

Concludo questo inutilissimo post rivolgendomi ai genitori. So bene che alcuni di voi hanno generato prole perché hanno una paura terribile della solitudine e hanno intenzione di tenerla inchiodati in casa e di controllarla per tutta la vita, ma sappiate che, più farete così, più sarete responsabili delle loro tare mentali, delle loro depressioni, della loro sensibilità manipolatoria e della loro attitudine vittimistica, usata per elemosinare briciole d’amore. In pratica, avrete fallito miseramente come madri e padri, perpetuando il fallimento che i vostri genitori hanno compiuto nei vostri riguardi, in un circolo vizioso collettivo che costituisce la ragione per cui l’umanità è nevrotica dal momento in cui abbiamo smesso di essere cacciatori-raccoglitori.

Bene, direi che per oggi ho parlato abbastanza anche di me.

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