Intellettuali Moderni

Credo che noi tutti dobbiamo eterna gratitudine a questa vita. Abbiamo la gran fortuna di nascere e vivere in un’epoca foriera di dibattiti stimolanti, i cui contendenti costituiscono senza meno l’eccellenza culturale del nostro paese, menti e intelletti di altissimo livello, che, senza ombra di dubbio, in futuro saranno considerate alla stregua dei più grandi poeti, artisti e autori dell’ultimo millennio. Mi riferisco naturalmente a Fedez, il quale incarna, con i suoi testi introspettivi scanditi da una metrica impeccabile, lo stesso spirito di Giovanni Pascoli, di Giacomo Leopardi, di Cesare Pavese, questi ultimi sicuramente accomunati dalla medesima sofferenza esistenziale del rapper meneghino. Mi riferisco a Pio e Amedeo, che con il loro umorismo elegante e raffinato possono essere sicuramente considerati come gli eredi naturali di Totò e Peppino. Ripenso al loro format d’esordio, Emigratis, e mi sovviene la scena in cui Pio mostra il culo in spiaggia a Ibiza oppure Amedeo che mette le mani sulla minchia di Drogba e mi rimandano a “Il Monello” o a “Il Grande Dittatore” di Charlie Chaplin. Guardo poi a Lorenzo Tosa, che interviene sulla bacheca Facebook del duo foggiano, redarguendoli a guisa d’una madre amorevole, in un italiano impeccabile, ricco di periodi articolati in cui congiuntivi, condizionali, principali e subordinate danzano in armonia come in un valzer di Strauss, esibendo tutta la sua empatia e la sua tenerezza nei riguardi di chi ancora porta dentro l’acuto dolore delle prese in giro e delle violenze, con un fare da suora laica, baluardessa contro il bullismo, in lotta per trasformare la nostra madre terra in un luogo di amore puro, senza conflitti, invitandoci a “immaginare tutta la gente vivere la vita in pace”, sentendosi un po’ John Lennon, ma soprattutto Yoko Ono.

Sono felice, davvero, non potevo chiedere di meglio, sono un uomo e una donna fortunata. Siamo al cospetto di autentiche guide e riferimenti culturali, maestri di vita che sanno indicarci in maniera netta cosa è bene e cosa è male, senza alcuna sfumatura in mezzo, portandoci verso una verità assoluta e semplificandoci la vita. Per quale motivo dovremmo sforzarci a pensare, tutto sommato? Perché mai dovremmo utilizzare il pensiero complesso e perdere tempo a farci delle domande? Cos’è questa “porta stretta” di cui parlava quel tizio, com’è che si chiamava, Cristo, giusto? Sarà stato il solito maschilista che per duemila anni ha imposto un pensiero misogino e castrante. È un bene che ci siamo liberati del Cristianesimo, basta con questo cosiddetto “Dio”, che impone limiti e restrizioni. Ora siamo liberi, finalmente. Possiamo sciacquarci la coscienza commuovendoci davanti a “Le Parole della Settimana” di Maximum Gramellina, sorridere al cane che ruba la scena al presidente irlandese e far finta di stare dalla parte delle cosiddette minoranze, le quali solo per uno scatto di dignità dovrebbero essere le prime a ribellarsi a questo andazzo che non mostra alcuna solidarietà umana, ma solo pietà strategica da parte di chi, con questo buonismo viscido di facciata, vuole esattamente imporre la propria supremazia.

Abbiamo dunque abolito la violenza? No, l’abbiamo rimossa, come ogni bella società nevrotica che si rispetti. È la stessa merda di sempre. Chi sta ai vertici ha potere, soldi, compiacimento delle masse, e giustamente impone il suo pensiero e non lo molla manco per il cazzo e, credetemi, farei altrettanto al loro posto. Viviamo in una sorta di età Vittoriana mascherata da Woodstock, in cui si finge di vivere in pace e di andare d’accordo con chiunque, mentre si millantano prestazioni da record a letto, visto che persino i quotidiani danno consigli sulla sessualità e vengono a frugare tra le nostre lenzuola e tra le nostre mutande, persino la politica vuole intrufolarsi in un contesto che dovrebbe essere intimo e privato, ma in verità l’invito subdolo è quello di indurci a reprimere le nostre pulsioni e di farci smettere di scopare, non tramite il senso di colpa, ma tramite ansie da prestazione indotte, oltre a incutere il terrore di molestare e fare del male a qualcuno.

La soluzione, cari amici e care amichesse, è sempre la stessa: tenete i vostri cazzi e le vostre fiche alla larga dai social, circondatevi di persone che amate e che vi amino davvero, che sia una notte o una vita intera, e sedetevi lungo il fiume accanto a me. Guardiamoli, questi fenomeni di giornalisti, artisti, virologi scannarsi tra loro, finché, logorati e corrosi dal loro stesso narcisismo, non cadranno nel dimenticatoio e finiranno a concimare qualche campo, presto o tardi.

Esattamente come il sottoscritto.

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