Vaccini e Fedez

Con molto rammarico prendo atto che tra pochi mesi saremo a piede libero. È stato alquanto curioso vivere alla stregua di un’eremita, qui nella mia piccola magione a Nosate, in un minuscolo monolocale in affitto di venti metri quadri con bagno cieco, insieme al mio bassotto Gramellino. Mi mancherà restare chiusa nel mio guscio, non dover esibire scusa alcuna per non frequentare le mie presunte amiche, poter passare giornate intere senza farmi il bidet, sapendo che nessuno sospetterà mai a cosa è dovuto l’odore di aringa affumicata a casa mia.

In questi lunghi mesi, e lo scrivo con le lacrime agli occhi mentre un nodo mi si stringe in gola, ho riscoperto finalmente l’Italia che sognavo da sempre: una comunità di gente rispettosa delle regole, salvo le dovute eccezioni naturalmente. Ripenso a quei lazzaroni dei tifosi interisti, che hanno rischiato di vanificare gli sforzi fatti dai nostri medici e infermieri eroi, ma soprattutto dai nostri amatissimi delatori, i quali leggo che, grazie a Dio, continuano a prodigarsi e a svolgere il loro sacro dovere nei confronti della nostra Repubblica, segnalando chiunque violi le regole e denunciando i propri vicini, seguendo l’esempio di Alessandro Gassmann, uomo dalla schiena dritta e rispettoso della legge. Sono sicuro che costoro si comporterebbero allo stesso modo qualora s’imbattessero in un furto d’auto, in una rapina o in una rissa, magari in qualche quartiere malfamato.

Intanto, mi diletto nell’osservare le avventure del nostro Fedez, questo rapper ribelle e talentuoso, divenuto d’un tratto, milionario sposato con una milionaria, rappresentante delle macerie della sinistra italiana, in prima linea per l’approvazione della legge Zan, baluardo dei diritti civili acclamati a gran voce da un elettorato eternamente adolescente e disoccupato, che usa genitori e nonni come welfare accontentandosi di stage non retribuiti per una paura fottuta della vita e dei possibili calci nel culo che questa è in grado talvolta di riservarti. Caro Federico Leonardo Lucia, sappi che hai trovato un’amica, sono dalla tua parte, picchia duro, soprattutto contro i partiti di opposizione. Gli artisti veri sono i “conformisti travestiti da ribelli”, come cantava il sottovalutatissimo Marco Masini. Dagliele sode a Matteo Salvini e a tutti quei razzisti della Lega, nessuna benevolenza nei confronti di un noto nazifascista, di un uomo che ha fatto del razzismo la sua bandiera e che alle prossime elezioni trasformerà sicuramente l’Italia in uno stato totalitario, magari decidendo tutto a colpi di decreti ministeriali, senza passare per il Parlamento e sfruttando i vuoti normativi della nostra Costituzione, magari chiudendo i confini non solo nazionali, ma anche regionali, costringendoci in casa a suon di varianti libiche, super varianti del Congo Belga, iper varianti cicciobombe della Somalia Italiana e giga-super-variantone dell’Antartide del Nord. Un momento, cazzo, questo è già successo se non ricordo male, o mi sbaglio?

Insomma, abbiamo vissuto un anno e mezzo di grande espressione di democrazia, finalmente tutti hanno diritti, pur agli arresti domiciliari, ma credo che occorra andare incontro anche ai feticisti, ai sadomasochisti e ai voyeur. Per quale motivo lo stato non riconosce i diritti dei cuckold? Perché non posso sposarmi in comune portando il mio schiavo al guinzaglio, magari terminando la cerimonia con una bella gang bang con tutto il consiglio comunale di Spernate Sul Volto, in un virulento baccanale fatto di “camsciotti” assieme a sindaci, sindache, assessori e assessoresse? Legalizzate ogni fantasia sessuale, porca puttana, voglio che lo stato riconosca il mio diritto di eccitarmi mentre guardo mio marito che mangia uova al tegamino nudo indossando unicamente un paio di mocassini!

Tutto questo finirà, tra non molto, cari utenti e care utentesse, tutta questa retorica da guerra, di quattro coglioni che si sentono soldati al fronte mentre si masturbano su Instagram in pigiama sarà a breve un lontano ricordo, ma state tranquilli: si inventeranno qualcos’altro per irritarci.

Noi, come soleva dire il mio professore di filosofia alle superiori, non possiamo fare altro che difenderci “con un bel pernacchio”.

Decidete voi, da dove farlo uscire.

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