Sindaci Progressisti

Ci sono notizie che mi fanno seriamente pensare che una buona fetta di uomini di quest’epoca non abbia il cazzo. Davvero, non parlo metaforicamente, sono seriamente convinta che costoro siano completamente piallati tra le gambe e abbiano solo un minuscolo orifizio, un buchino miserabile utilizzato unicamente per la minzione, effettuata rigorosamente da seduti.

Osservo la faccia di quest’uomo e mi sovviene il volto di Pinolo, il mio migliore amico delle scuole superiori, da sempre innamorato di me e, pertanto, disposto a subire qualsiasi tipo di umiliazione da parte mia. Benché fossi completamente frigida e avessi la fica secca come un’arachide, ricordo che in quel periodo esibivo i miei capezzoli puntuti per i corridoi della scuola in sua compagnia, oltre a quella di Mariarita, la cicciona che ho già menzionato in un’altra circostanza, la quale ora è diventata “un tipo” e scopaccia selvaggiamente con il suo compagno di vita, al contrario di me che sono sola come una cagna e sono interessata soltanto all’esercizio del potere per farmi invidiare dalle donne e farmi desiderare dalle “non donne”. Dicevo, Pinolo sopportava ogni tipo di mortificazione, passava a prendermi tutte le sere, prima in scooter, poi in macchina, e in quelle serate gli riempivo la testa di racconti relativi a uomini mai esistiti che mi sarei portata a letto, narrando gesta erotiche mai avvenute, farcendo il tutto con minuziose descrizioni di posizioni acrobatiche millantate e ben sapevo che lui ascoltava tutto questo eccitato e con un dolore malcelato da un penoso compiacimento. Ero ben conscia che Pinolo, una volta tornato a casa sua, avrebbe sfogato il suo dolore e il suo desiderio in una squallida smanacciata, fantasticando su di me, sul mio culetto sodo e sui miei capezzoloni turgidoni, per concludere il tutto con quattro fiotti caldi, un rumore di sciacquone e una partita a World of Warcraft, verso cui soffriva di una terribile dipendenza. Pinolo ignorava il fatto che fossi totalmente frigida e, in realtà, tutte le sere, piangevo con la testa nel cuscino e morivo di dolore perché sapevo di non essere meritevole di ricevere nulla e usavo la mia malvagità come rivalsa verso dei genitori che non mi hanno mai amata.

Bene, il sindaco di Castelfranco Emilia mi ricorda tantissimo Pinolo. Il furbone utilizza la “Schwa”, rimarcando che si tratta di un simbolo neutro, ma sappiamo benissimo, e non ci vuole certo un genio per capirlo, che quel simbolo altro non è che una fottuta “e” rovesciata, il che vuol dire che non sta facendo altro che compiacere noi donne, non perché sia un santo, non perché sia un benefattore o una brava persona, ma perché, in fin dei conti, spera che tutto ciò si traduca in consenso elettorale e, perché no, magari in una o più generose scopacciate da parte di qualche femminista, eccitata dalla sua ruffianeria e dalla sua ridicola piaggeria.

Ce la puoi fare sindaco, io ci credo, continua così e troverai una fila di donne sotto il comune di Castelfranco Emilia, le quali non vedranno l’ora di spolparti quella triglietta progressista, quella pesciolona ricottosa, democratica e arcobaleno.

Sempre che ci sia.

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