Consultazioni e Prima Repubblica

Iniziano le consultazioni, alla ricerca di una nuova maggioranza, una consuetudine del nostro sistema parlamentare, sovente considerato lento e inefficiente. Non so voi, ma è da un po’ di tempo a questa parte che non si sente più parlare di questa impellente e ossessiva necessità di fare “le riforme”, di garantire la stabilità di governo, un tormentone cominciato dai tempi di Bettino Craxi che ha ripreso forza con la discesa in campo di Berlusconi e su cui parecchio ha insistito il Presidente Emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, specialmente negli ultimi anni del suo mandato. A mio modesto avviso, questa spinta riformatrice, questo voler rendere a tutti i costi i processi decisionali più snelli con l’obiettivo presunto di rendere la macchina dello Stato più efficiente ha avuto come esito principale l’emergere di leader di partito megalomani e affetti da profondi deliri di onnipotenza, i quali sgomitano, assetati di fama, di potere e di gloria, con lo scopo di poter lasciare un segno e passare alla storia come novelli Charles De Gaulle, tra coloro che hanno finalmente cambiato l’Italia modernizzandola.

Penso a questi colossi dai piedi d’argilla, ai loro ego ipertrofici, alla loro dipendenza patologica dal consenso, alla mancata rivoluzione liberale di Berlusconi, alla “Buona Scuola” e all’orrenda riforma costituzionale (fortunatamente bocciata) di Matteo Renzi, allo shock fiscale e ai confini chiusi di Salvini, in quest’ultimo punto del programma superato di gran lunga dal Covid-19 e mi sovviene un dialogo tra Alcibiade e Socrate, nel quale il filosofo ammonisce il politico ateniese dicendo: “Questo io temo più di tutto: che tu, diventato l’amante del popolo, vada in rovina”. Ci troviamo circa tra il 450 a.C. e il 400 a.C. e questo conferma il fatto che siamo da millenni una manica di pecoroni senza spirito critico, che si fanno intortare dal primo pifferaio arruffapopoli con un’autostima di cartapesta e a caccia di consenso.

Va benissimo così, l’umanità, e di conseguenza la società, è nevrotica e funziona così da sempre, nessun rancore, nessun astio verso il genere umano, amo profondamente le persone, ma ho una grande nostalgia per la vecchia Democrazia Cristiana, per il centro, un centro che trasudava fermezza e staticità, quei meravigliosi tempi della democrazia “bloccata”. In fin dei conti, lo sapete meglio di me: questo paese non ha bisogno di nessuna riforma delle istituzioni. La politica è arte, arte del dialogo, arte oratoria, arte del compromesso, ma, soprattutto, profondo pragmatismo e la Prima Repubblica è stata un vero capolavoro da questo punto di vista. Non avevamo tifoserie del cazzo, gente che considera il partito per cui vota alla stregua della squadra del cuore. Avevamo i soliti vecchi volponi, inchiodati perennemente alle loro poltrone, ma dei quali rimpiangiamo il senso di grigia sicurezza che erano in grado di trasmettere. Erano un’autentica certezza e al massimo ci si lamentava per l’aumento delle tasse.

Va bene, siamo d’accordo, molti di voi contesteranno il fatto che dal 1946 al 1994 abbiamo avuto una cinquantina di governi, abbiamo avuto Tangentopoli, condivido. Ma sapete cosa vi dico? Chi se ne fotte. Mi sento di proferire che l’unica riforma auspicabile per tornare a far splendere il nostro glorioso paese sia quella di triplicare il numero di deputati e senatori, aggiungere una terza assemblea legislativa oltre alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, inserire un ulteriore organo di controllo per l’approvazione delle leggi dopo la Corte Costituzionale e modificare una volta per tutte il sistema elettorale in senso proporzionale e senza alcuna soglia di sbarramento tramite legge costituzionale, da inserire come secondo comma dell’articolo 139 per cui non sarebbe più oggetto di revisione assieme alla forma repubblicana. Sarà bellissimo avere un Parlamento con una ventina di partiti al suo interno, con maggioranze completamente differenti tra Camera, Senato e terza assemblea e attendere mesi, forse anni, prima della formazione di un governo che durerà al massimo un mese, con un Presidente del Consiglio proposto unicamente dal Parlamento e nominato dal Presidente della Repubblica.

Date retta a una vecchia rotta in culo come me: siamo troppo pigri per cambiare le cose. Inaspriamo il parlamentarismo e le burocrazie, non cambiamo niente e, soprattutto, smettiamola di interessarci e di parlare di politica come se stessimo parlando di calcio. Siamo patetici, nel nostro fanatismo da quattro soldi e, soprattutto, l’unico sistema bipolare lo vedo nel funzionamento dei vostri cervelli del cazzo, cari millenials.

Viva la Prima Repubblica, viva la Democrazia Cristiana!

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