Amore Borderline

Finalmente avete trovato il partner giusto, l’anima gemella, o voi millenials, o voi generazione fiocchi di neve, eterni adolescenti così complessi come dite di essere, così tormentati, travagliati, difficili, incapaci di trovare una collocazione in questo pazzo mondo etichettante, ma al contempo liquido e in divenire, eternamente incompresi, con il vostro passato colmo di dolore usato come bandiera, come vezzo, con la vostra sensibilità considerata dono prezioso e raro, capaci come siete di sentire il doppio e in anticipo, di sentire la pioggia prima ancora che vi cada addosso e di sentire le urla di chi piange in silenzio, quando in verità avete semplicemente dimenticato di prendere i vostri antidepressivi del cazzo. Tutto fluisce, c’è affinità a letto, c’è affinità intellettiva, vi sentite reciprocamente a vostro agio. Avete finalmente l’occasione di poter sedurre l’altro con i vostri tormenti, con la vostra psiche malconcia, con l’amore non ricevuto dai vostri genitori, usando la vostra presunta depressione da quattro soldi come arma per sentirvi un po’ maledetti, un po’ speciali, nella speranza che in fin dei conti questa nuova storia, questo nuovo flirt vi possa guarire finalmente dal dolore e farvi felici per sempre.

All’inizio le cose procederanno bene, vi troverete in un autentico incantesimo, in una simbiosi perfetta, due spiriti affini zoppicanti che si prendono per mano e si mettono in cammino verso l’oscurità in un incastro nevrotico, due pezzi di un puzzle raffigurante un cimitero, finché dopo poco tempo, qualcosa comincerà a scricchiolare e, improvvisamente, percepirete un lieve crampo allo stomaco: il vostro partner sta cominciando a rimescolare le carte, a seminare dubbi sul rapporto, a lasciare le cose in sospeso, a omettere, con lo scopo di mettere costantemente alla prova il vostro interesse nei suoi riguardi e tenervi eternamente inchiodati a lui, fino a logorarvi e a esaurirvi. Bene, quel crampo allo stomaco è il segnale: datevela a gambe e non guardatevi indietro, neppure per recuperare le valigie. In caso contrario, finirete in una ragnatela di manipolazioni, menzogne, giochi di potere, alternanza di seduzione e ripensamenti dell’ultimo secondo, alternanza di amore e freddezza glaciale. Siete diventati per l’altro al contempo indispensabili e una palla al piede, sarete alternativamente trattati con profondo amore e bersagliati dall’odio più cieco nei vostri riguardi, in quest’ultimo caso perché siete diventati degli stronzi incapaci di comprendere il suo dolore. Ai suoi occhi, siete diventati come sua madre, siete diventati come suo padre.

La verità è che siamo patologicamente affezionati al nostro dolore e alle nostre nevrosi e, salvo rarissime eccezioni, non molleremo tutto ciò neppure morti. La nostra ridicola infelicità ci serve per darci un’identità, riempirci le giornate e darne un senso deviato. Amiamo fare le vittime e basare i nostri rapporti sul tenere legato l’altro a noi unicamente tramite il senso di colpa, nella speranza che si faccia carico del nostro malessere, in un legame che assomiglia più a quello tra un nematode e un intestino che a quello tra due esseri umani.

Grazie a Dio, le storie d’amore non sono tutte così, esistono rari casi di persone mature e abbastanza risolte, ma ascoltate un vecchio rotto in culo sulla soglia dei sessant’anni come il sottoscritto: imparate a convivere con i vostri fantasmi, evitate di sbatterli in faccia a chi vi circonda come arma di seduzione e, soprattutto, state alla larga da qualsiasi infelice e succhiavita emotivo, per quanto costui possa affascinarvi con il suo essere tormentato e maledetto.

Se non disporrete della fibra necessaria, quest’ultimo sarà più forte di voi, nella sua fragilità.

Ne uscirete a pezzi.

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