Dialogo tra Grandi del Giornalismo Italiano del Ventunesimo Secolo

– Pronto, Fabrizio?

– Ciao Lorenzo, come te la passi? Scusami se ti disturbo a quest’ora. Ti ho svegliato?

– Ciao carissimo. Non ci lamentiamo. Ero sveglio. Nessun disturbo. Nessuno. Figurati. Puoi chiamarmi. Quando vuoi. Davvero. Sinceramente.

– Ascolta Lorenzo carissimo, devo darti una notizia: è morto Paolo Rossi!

– Ah. Il comico?

– Ma no, Lorè! Il calciatore, Pablito, campione del mondo nel 1982!

– Ah. Grazie. Per avermi avvisato. Avvertito. Quando è successo?

– La notizia è di questa notte. L’ha mandata sua moglie sul suo profilo instagram.

– Va bene. Hai già pubblicato qualcosa? Sulla tua pagina? La tua pagina Facebook?

– Non ancora Lorè, ti dico la verità…

– Beh, cosa aspetti? Attendi?

– Lorè…ti dovrei confessare una cosa sinceramente, è da un po’ che ci rimugino…

– Dimmi. Tutto. Caro Fabrizio. Ti ascolto.

– Lorè…almeno quando siamo al telefono, puoi usare senz’altro qualche subordinata in più, è una conversazione tra amici questa, non occorre essere così, fammi dire, puntigliosi…

– Grazie. Non mi occorrono consigli. Suggerimenti. Nessuno. Di nessun tipo. Lo faccio per allenamento. Autodisciplina. Pratica.

– Come preferisci…ascolta Lorè, non si tratta di questo, ma da un po’ di giorni sto riflettendo su una cosa che mi sta facendo sentire in colpa…

– Dimmi pure.

– Lorè, parliamoci chiaro: qui non facciamo altro che copiare la notizia struggente del giorno e replicarla con questo stile smielato che, fammi dire, non offre nessun valore aggiunto a livello informativo. Sono solo buoni sentimenti, post acchiappa-like. Intendiamoci: io sono nato nel 1980 se non ricordo male e tu nel 1983. Quando l’Italia ha vinto i mondiali io avrò avuto sì e no tre anni e tu non eri neppure nato, porca puttana!

– Arriva al punto. Al dunque. Al cuore. Al nocciolo. Del discorso. Di questa conversazione.

– Lorè, oggettivamente non ce la faccio più a tenermi dentro questa cosa: a me di Paolo Rossi, come di tutti i morti celebri del giorno che commemoriamo puntualmente per ottenere consensi, non me ne fotte un cazzo! Mi sento uno sciacallo a volte, peggiore di Salvini!

– …

– Ci sei, Lorè? Mi senti?

– Sì. Ho ascoltato. Attentamente. Molto attentamente. Con molta attenzione.

– E quindi?

– Fotte sega. Nemmeno a me. Neppure al sottoscritto. Non sento nulla. Per loro. Per nessuno. Ed è ciò che siamo. Sciacalli. Speculatori. Della peggior specie. Mercificatori. Di buoni sentimenti. Siamo uguali. Speculari. Duali. A Salvini. Matteo Salvini. Proprio lui.

– Lorè…ma che stai dicendo?

– Fabrizio. Amico mio. A me sta a cuore solo una cosa. Una singola cosa. Ho un sogno. Un unico sogno. Un singolo interesse. Un’unica battaglia. Per donare speranza. Per un mondo migliore. Per me stesso. Solo ed esclusivamente per me stesso.

– Lorè, accorcia! Mi stai facendo una capa tanto! Dov’è che vuoi andare a parare?

– Fabrizio. Ne ho un bisogno disperato. Di tutti quei like. Di tutti quei consensi. Reazioni. Commenti. Sono una persona sola. Non ho amici. Non ho una donna. Nessuno mi ama. Nella vita. Nella vita reale. Vivo ancora con mia madre. La donna che mi ha messo al mondo. Questo mondo cattivo. E si vergogna di me. Tanto. Tantissimo. Lo faccio per lei. Per compiacerla. Per piacerle. Per conquistare il suo amore. Il suo riconoscimento. Sai cosa accadrebbe, se un giorno tutto questo finisse?

– Lorè…hai usato un periodo ipotetico del secondo tipo, occhio…

– Sai cosa accadrebbe?

– Cosa?

– Che morirei di dolore.

– …

– Ci sei? Fabrizio?

– Lorè…

– Fabrizio.

– La penso esattamente come te…sono nella tua stessa identica situazione…l’unica differenza è che vivo con un gatto…e si vergogna di me, tanto, tantissimo. Lo faccio per lui, per compiacerlo, per piacergli, per conquistare il suo amore, il suo riconoscimento…

– Già. Fabrizio. Amico mio. Siamo nella merda.

– Siamo nella merda…

– A che ora pubblichi? Il tuo post? Su Paolo Rossi?

– Tra un paio d’ore, Lorè…

– Va bene. Il mio sarà pubblicato verso le nove. Del mattino. Al solito. Come consuetudine. Ora di punta. Molte visite. Endorfine. Dopamina. Sollievo. Dalla solitudine. Dal dolore. Dal mio complesso. Complesso di Edipo. Sollievo. Effimero. Ma sollievo.

– Ci sentiamo Lorè…

– Stammi bene. Fabrizio. Davvero. Un abbraccio. Ti voglio.

– Prego?

– Bene.

– Ciao…

– Ciao.

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